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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - Sguardi sul mondo: BOLIVIA. Sulla sollevazione popolare (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 11 Oct 2026 07:33:15 +0300
Da alcune settimane in Bolivia è in corso una rivolta popolare
caratterizzata da scioperi, manifestazioni e blocchi stradali che hanno
coinvolto popolazioni indigene, contadini, operai, minatori, insegnanti
e giovani, in rivolta contro le politiche neoliberiste imposte dal
presidente Rodrigo Paz Pereira.
Dopo i primi sei mesi della presidenza di Rodrigo Paz, la popolazione
boliviana ha protestato e continua a protestare con decine di blocchi
stradali in diversi dipartimenti (La Paz, Oruro, Potosí, Chuquisaca,
Cochabamba e Santa Cruz). La protesta, che coinvolge ampi settori della
società boliviana, è contro una serie di misure di austerità economica
che colpiscono principalmente i settori più vulnerabili del paese.
Attraverso decreti e riforme di bilancio sono stati sospesi i sussidi
(come quello sui carburanti), la spesa pubblica è stata drasticamente
ridotta, le assunzioni nel settore pubblico sono state interrotte e sono
state adottate misure per deregolamentare ulteriormente il mercato,
cedendo territori e beni comuni al capitale transnazionale.
La Bolivia possiede la prima riserva mondiale di litio e grandi riserve
minerarie di stagno, rame, oro e terre rare. La popolazione è pertanto
fortemente convinta che il governo si sta compromettendo con le
multinazionali estere per concedere loro nuove risorse economiche,
compresi gli idrocarburi che erano stati nazionalizzati dal governo di
Evo Morales.
L'intensificarsi della protesta sociale contro questo "programma di
austerità e di liberalizzazione" ha aumentato la repressione
governativa. Tra i manifestanti si segnalano finora più di 150 persone
arrestate, almeno 50 ferite e un manifestante ucciso durante le
proteste. Inoltre sono stati emessi dalle autorità boliviane mandati di
arresto contro diversi dirigenti sindacali e contro esponenti del
movimento contadino. Le accuse a loro carico sono di istigazione alla
criminalità, associazione a delinquere, terrorismo, finanziamento del
terrorismo, attentati contro la sicurezza dei mezzi di trasporto e dei
servizi pubblici.
Per fermare le proteste il governo sta inoltre puntando sulla
militarizzazione e sullo stato di emergenza che sta già iniziando ad
applicare con un nuovo decreto. Lo stato di emergenza è stato
consolidato con l'annullamento, da parte dell'Assemblea legislativa
controllata dalla destra, della legge che limita la dichiarazione dello
stato di emergenza. Questa mossa ha aumentato la tensione sociale e le
proteste organizzate da sindacati, organizzazioni e movimenti sociali
mobilitati. All'inizio di giugno si registrano 80 blocchi stradali in
diverse regioni del paese. A sostegno dell'iniziativa, un corteo di
lavoratori composto da una folla numerosa ha percorso 25 chilometri
dalla città di El Alto fino alle vicinanze di Plaza Murillo, sede delle
istituzioni pubbliche a La Paz. Le città di La Paz ed El Alto si sono
trovate in una situazione di paralisi totale a causa dello sciopero a
tempo indeterminato dei trasporti urbani e della carenza di carburante
nelle stazioni di servizio.
Le notizie che giungono dalla Bolivia hanno incitato la solidarietà
internazionale che è condivisa da diverse organizzazioni anarchiche in
altri paesi con appelli all'autorganizzazione, contro lo stato, il
capitalismo, per la rivoluzione sociale in Bolivia e nel mondo intero.
ErreEsse
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