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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #13-26 - Note Bandite - Maledetto lavoro 2. Con la carne di crumiro ci faremo del ragù (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 30 May 2026 08:29:26 +0300
Il capitalismo cambia, muta, si trasforma, colonizza Marte, progetta
androidi e ci proietta nella fantascienza ma resta chi è povero
(nonostante qualcuno avesse abolito per legge la povertà...), sfruttato
e oppresso. ---- Le canzoni hanno sempre accompagnato le lotte, negli
scioperi, ai picchetti, nelle campagne. Le canzoni aiutano a ricordare i
nomi di chi ha tenuto la schiena dritta, di chi non ha chinato la testa,
di chi è morto per i suoi diritti e per quelli di tutti. Il 1° Maggio
resta ancora la festa di chi è sfruttato, un giorno per ballare e
cantare in vista di 364 giorni di lotta.
1 DUAP - EROE DI NULLA
2 PAT ATHO - L'OMICIDIO DI ABD EL SALAM
3 RIDERZ WITH ATTITUDE - WORKING CLASS RAP
1 DUAP - EROE DI NULLA
Il rock proletario dei Duap rinvigorì il suono dell'Oi! italiano dalla
fine dei '90. Suonarono tutto sommato pochi anni, regalando pezzi
importanti per i kids "de borgata" e per i ribelli: "Su quei muri
scritte nere / «Punk e skin ancora insieme»" recita "Storie di
quartiere". Il loro streetpunk non sbandierava contenuti
politico-ideologici ma non per questo avevano testi disimpegnati. Come
buona parte dell'Oi!, i loro testi raccontano la quotidianità dei
quartieri operai e popolari, sicuramente la fabbrica e il posto di
lavoro ma anche le ansie, le frustrazioni, gli svaghi e le pulsioni di
chi abita nelle borgate. "Non s'accorgerà più nessuno / se sei morto
oppure se sei vivo, / ogni giorno vivi una battaglia / per restare
ancora in piedi". Inizia così "Eroe di nulla", canzone contenuta nel
loro - ultimo e più maturo - album "Solo per noi" ben riconoscibile dal
suono compatto e scattante, grezzo al punto giusto. In copertina compare
l'opera di Flavio Costantini "Parigi 7 aprile 1912, I banditi tragici",
che immortala l'arresto di Raymond Callemin e Pierre Jourdain -
conosciuti come Raymond la Science e Imbart -, anarchici della Banda
Bonnot. Il nome dei Duap riassumeva originariamente la "Distribuzione
Unitaria Anarco-Proletaria", ma dato che indicava più un progetto che
una band, ed essendo pesantuccio... il brano "Duri a perdere" divenne
perfetto per mantenere il vecchio acronimo e riassumere la loro
attitudine. Se il punk aveva molta rabbia da sfogare l'Oi! è un punk
intriso di odio: "Otto ore di bestemmie / pensi invano al tuo futuro /
sei rinchiuso in questa vita / non ti lasciano neanche respirare". Gli
eroi descritti nella canzone solo in realtà semplici persone, chi va a
lavorare tutti i giorni, per (soprav)vivere: "Eroe di nulla! / eroe di
otto ore / eroe di nulla! / mani da lavoro / eroe di nulla! / capelli
sempre corti / eroe di nulla! / pronti alla vittoria!". Un ritornello
magari semplice, ma che racchiude la materialità del loro sfruttamento
(i calli delle mani), l'appartenenza sottoculturale (testa rasata:
"...ora hai uno stile: / skinhead!") e un pizzico di speranza data dalla
lotta. "Eroe di nulla" sembra anche richiamare con una metafora bellica
i "caduti sul lavoro", vittime di un sistema di sfruttamento che miete -
anche solo in Italia - un quotidiano stillicidio, una vera e propria
guerra silenziosa. "Io non voglio nessuna medaglia / ma rivoglio la mia
dignità!". Non sarà di certo un testo consolante, non c'è un lieto fine,
"Solo per noi" è disilluso ma mai rassegnato: "Io non voglio il tuo
saluto / io non voglio i tuoi soldi / io non voglio nessuna medaglia /
io non voglio più ubbidire".
2 PAT ATHO - L'OMICIDIO DI ABD EL SALAM
Abd Elsalam Ahmed Eldanf (*) è stato schiacciato da un camion
scagliatosi contro il picchetto sindacale che la notte del 14 settembre
2016 presidiava i cancelli dell'azienda della logistica in cui era in
corso una vertenza. Lavorava come operaio presso il magazzino di GLS a
Piacenza, aveva 53 anni e 5 figli, era originario dell'Egitto dove
insegnava come professore. Il presidio del sindacato USB quella notte
blocca i cancelli nel polo logistico durante una negoziazione per il
rispetto dei contratti dei lavoratori precari, Abd El Salam partecipa
pur avendo un contratto a tempo indeterminato. Lui muore, un altro suo
collega viene ferito da un crumiro che a guida del mezzo pesante
schiaccia letteralmente lavoratori e diritti. "L'omicidio di Abd El
Salam" fa parte di quel pugno di canzoni che ricordano il lavoratore e
la sua storia, è stata scritta da Pat Atho nel suo secondo disco da
solista. "È morto stecchito / hanno mentito / è morto di dolore / l'ha
detto il dottore. Com'è morto / l'han messo sotto / il cieco destino /
il furgone di un crumiro". Path viene dalla scena punk della "laida
provincia" laziale, tra le band più incisive di cui ha fatto parte basti
ricordare i nomi di Automatica Aggregazione e Gli Ultimi. Nel suo
progetto solista rispolvera la tradizione folk italiana e d'oltreoceano,
con l'armonica e una sei corde vecchia scuola canta con la stessa
veracità stradaiola del punk. Quel che conta è avere storie da
raccontare, e quella di Abd El Salam è una di queste: "Chi l'ha ucciso?
Tu l'hai ucciso / Chi l'ha ucciso? Il padrone ha ucciso Abd El". Il
pezzo è accompagnato da alcune righe dell'autore che ripercorrono la
dinamica del picchetto di sciopero a Piacenza e la morte del lavoratore:
"Di un omicidio si tratta, sia volontario o colposo ha importanza solo
per le aule di tribunale: il messaggio è stato chiaro, per chi ha
orecchie per intendere. Ancora in tutto il paese torna la violenza sui
luoghi di sciopero, memoria di uno squadrismo che sembrava ormai
passato. Abd El Salam non è un simbolo né un martire. Abd El Salam è un
professore egiziano, in Italia un operaio della logistica, morto
ammazzato dalla corsa al profitto". "L'azienda c'ha diritto / l'azienda
c'ha il potere / di togliere la vita / a un uomo se lo crede". La
canzone scorre veloce nonostante il racconto pesi come un macigno, una
manciata di strofe per ribadire che nessuno deve morire di lavoro, per
il lavoro o sul lavoro, "...vorrei poterti dire / che la lotta sarà
dura. / Ma ditemi solo / come Cristo è morto / voglio sapere / perché è
morto".
(*) Il suo nome è scritto in modi diversi, non sapendo quale sia quello
corretto è stato riportato ogni volta come scritto nella fonte.
3 RIDERZ WITH ATTITUDE - WORKING CLASS RAP
In un mondo occidentale in cui il potere dominante aveva fatto della
trap una sua perfetta espressione culturale (una branca del rap che
estremizzava le pulsioni gangsta di raggiungere soldi, potere e donne
con ogni mezzo e metodo), la risposta trappata della working class non
poteva che arrivare dai "nuovi schiavi". Sono nati a Torino i Riderz
With Attitude, una gang di riders che rappando racconta e anima le loro
lotte. L'idea e l'uso politico della trap in chiave anticapitalista sono
nati tra coloro che per primi lavorano imbrigliati nell'algoritmo, che
stabilisce inedite forme di controllo e sfruttamento. È attorno al 2018
che in Italia iniziano le mobilitazioni dei nuovi fattorini alle
dipendenze di colossi del capitalismo digitale che hanno impostato il
loro profitto su un neo-caporalato invisibile, sulla flessibilità
estrema, che speculano in barba a qualsiasi diritto, legge o
convenzione. "Working Class Rap" è sicuramente uno dei loro brani più
rappresentativi: "Pompa questa merda trema tutto working class rap /
spingila più forte per le strade voglio mille gangs / bocce da 66
fanculo il tuo moet / pecunia non olet / ma al tuo centro sociale manca
solo il privé". Un testo fresco e veloce che si distanzia dal rap delle
posse, dagli slogan, dal "classico" storytelling per farsi più fluido e
scomposto: "Ogni giorno è una scommessa come se giocassi a dadi / porto
l'antipioggia Quechua pure se fa trenta gradi / cavalchiamo tutto il
giorno come fossimo nomàdi / indovina chi fotte coi riderz? / esatto:
nobody". La precarietà e la condizione lavorativa dei rider emergono
anche da barre come "Da Porta Palazzo (keep it real) / faccio nove
chilometri per portare un happy meal (oh shit)", o "Strade secondarie
come topi nelle fogne / qui si sta come d'autunno sopra gli alberi le
foglie" che mostrano condizioni di lavoro diversissime da quelle del
capitalismo industriale. Il nome RWA richiama ovviamente quello del
seminale gruppo americano NWA (Niggaz Wit Attitudes), che gettò le basi
di un certo tipo di rap, interessante che i torinesi abbiano sostituito
con la "R" il tema della classe a quello razziale: "non conosci la
fatica ma parli di classi / tutto giusto in teoria se non fai la
prassi". Il brano viene introdotto da una specie di manifesto non da
poco: "Working Class Rap non è solo un pezzo ma è stile. Un modo per
ribaltare gli abituali contenuti della trap, tornare in strada e lì
provare a ribaltare una realtà che sta troppo stretta. L'ostentazione
lascia spazio all'insubordinazione, la rabbia gansta all'odio di classe:
Gucci diventa Kalenji, le collane catene, il privé una piazza coperta da
un tappeto di bocce da 66. Non sarà mai mainstream e non vuole esserlo,
l'obiettivo è raccontare e accompagnare turni svogliati, scioperi
incasinati e attitudini insofferenti, pompando da una cargo e sperando
in 1000 'gvng'". Gli RWA sono inoltre un esempio abbastanza raro in
Italia di crew in cui ogni membro rappa nella sua lingua (grazie a
sottotitoli o traduzioni su YouTube si può capire molto), alcuni di loro
sono Fara, 3P, Makita, Karma e Shiro. "E non mi fermo con il gelo /
anche se fa meno sette / siamo in giro per davvero / mica come i vostri
rappers" dice "Odio di classe", "sotto l'acqua se piove, all'inferno
sotto il sole" aveva ahinoi già cantato la working class... Come fosse
una moderna "CNN degli sfruttati" nel racconto della loro attività
lavorativa incontriamo un lessico tipico del movimento operaio: "Vuoi
del sugo? ti portiamo pure salsa BBQ / con la carne di crumiro ci
facciamo del ragù!" (da "Nomadi").
En.Ri-ot
https://umanitanova.org/note-bandite-maledetto-lavoro-2-con-la-carne-di-crumiro-ci-faremo-del-ragu/
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