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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #32-25 - Smascherare repressione e speculazioni. Eni vuole sgomberare C.S. La Fornace (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 25 Dec 2025 08:04:37 +0200
Ancora non si è spento l'eco dello sgombero del Leoncavallo, al quale
sono seguite manifestazioni di protesta con migliaia e migliaia di
partecipanti (tuttora sono in corso trattative con il Comune ma senza
risultato concreto), che al Centro Sociale SOS la FORNACE di Rho,
cittadina dell'hinterland milanese, è di recente arrivato l'avviso di
sfratto da parte di Eni, proprietaria dell'immobile. Si tratta di un
ulteriore attacco ad uno spazio occupato in un immobile abbandonato e
riattivato dalla vita culturale e sociale per essere restituito alla
collettività locale.
Il Centro Sociale la FORNACE è nato del marzo del 2005 con l'occupazione
in via San Martino dell'ex Sacchettificio Garavaglia in disuso. Dopo
quella occupazione e lo sgombero che ne è seguito, ci sono state a Rho
altre occupazioni di immobili in stato di abbandono da parte della
FORNACE, seguite da altrettanti sgomberi. Questo fino al 2018, quando è
stato occupato un ex deposito Eni abbandonato in via Risorgimento.
L'attività che svolge il Centro Sociale è di tipo culturale, legata alla
socialità, ma anche di opposizione sociale su temi caratterizzanti, come
la difesa dei diritti, a cominciare da quello all'abitare, e di
partecipazione alle mobilitazioni, come quelle No Expo. Il Centro
Sociale partecipa ai vari cortei esponendo lo striscione con la scritta
"Gli sgomberi non spengono la FORNACE".
Nell'importante assemblea di movimento organizzata alla FORNACE per
comunicare ed affrontare la questione dello sgombero è stato precisato
che l'azionista di maggioranza di Eni è proprio il governo, per cui è
facile immaginare le vere motivazioni che stanno dietro a questo
ennesimo atto repressivo. Si tratta della strategia del Governo Meloni
ampiamente pubblicizzata in campagna elettorale: chiudere gli spazi
sociali occupati e riattivati all'uso sociale. Una catena repressiva che
è necessario interrompere unendo le forze. La partecipazione
all'Assemblea è stata molto numerosa, tanto che la sala non conteneva
tutti i partecipanti. In particolare, nel mio intervento, ho
sottolineato l'opportunità di legare la questione della difesa dello
spazio con la denuncia della politica di Eni e di conseguenza del
governo stesso. Il colosso aziendale ricava infatti enormi profitti dal
commercio degli idrocarburi, attraverso pratiche coloniali e politiche
di rapina nei confronti di paesi considerati sottosviluppati che hanno
importanti giacimenti di idrocarburi. Lo sfruttamento determina anche
gravi ripercussioni ambientali, soprattutto in paesi come Congo e
Nigeria, dove interi territori vengono distrutti, le falde acquifere
vengono contaminate e le popolazioni sono costrette a bere acqua
inquinata, i contadini e i pescatori sono costretti ad abbandonare le
loro attività per via del diffuso inquinamento. Un disastro compiuto
senza nemmeno pagare pegno, grazie alle tangenti elargite ai potentati
del luogo. Oltre questo aspetto c'è quello degli extraprofitti
realizzati grazie all'economia di guerra, come nel caso del conflitto
russo/ucraino, per cui le materie prime energetiche già comprate ad un
prezzo vengono vendute ai livelli dei prezzi saliti alle stelle dopo lo
scoppio della guerra. Un affare che ha fruttato all'ENI circa 40
miliardi di euro, mai tassati dal governo Meloni, mentre le bollette
della luce e del gas succhiano i redditi dei lavoratori e dei
pensionali. USI CIT ha approfondito queste problematiche, supportate da
documentazione, ed ha elaborato un opuscolo di cui è stata proposta la
presentazione proprio all'interno dello Spazio della Fornace. Analoga
iniziativa è stata effettuata lo scorso 28 ottobre presentando
l'opuscolo "ENI, Petrolio, Gas, Inquinamento, Guerre" presso lo Spazio
Micene, in via Giuseppe Pinelli (ex via Micene), dove il compagno
Daniele Ratti ha illustrato le questioni contenute nell'opuscolo
soffermandosi in particolare sul ruolo di Eni, colosso operante in 68
paesi e in 5 continenti con operazioni di rapina coloniale e
devastazione ambientale, svolgendo un ruolo di politica estera e
dettando di fatto le linee guida alla Farnesina. Quest'ultima svolge un
ruolo di supporto e di difesa degli insediamenti Eni attraverso missioni
militari falsamente definite umanitarie. La dimostrazione di questo
legame di sudditanza della Farnesina nei confronti di Eni è dimostrato
dal fatto che funzionari governativi sono nel libro paga dell'Eni e che
reparti di carabinieri vengono addestrati da Eni per scopi di
spionaggio. Tutto questo viene giustificato in base all'interesse
nazionale e al ruolo di sicurezza energetica che Eni svolgerebbe.
Riguardo poi alla questione delle energie rinnovabili di cui Eni sembra
farsi promotore, è stato sottolineato come ciò rappresenti solo un fiore
all'occhiello al quale non viene dato il necessario sviluppo, perché si
privilegiano i grossi profitti derivanti da commercio degli idrocarburi.
Con un collegamento forte alla questione palestinese, nel corso
dell'assemblea si è anche parlato dell'accordo stipulato fra Eni e
governo israeliano il 29 ottobre 2023, appena scoppiato il conflitto con
la Palestina, accordo che concede ad Eni la possibilità di sfruttare i
giacimenti di gas nel mare davanti a Gaza, il 62% dei quali è
riconosciuto al popolo palestinese da accordi internazionali.
Al dibattito presso lo spazio Micene hanno assistito con interesse una
rappresentanza della Fornace e di altre aree sociali antagoniste, oltre
ad una rappresentanza del Collettivo universitario della Statale, che ha
contribuito alla discussione con un proprio documento di approfondimento
sul ruolo di Eni. In particolare, i compagni del Centro Sociale la
FORNACE sono intervenuti illustrando, oltre alle iniziative in difesa
del loro spazio sotto minaccia di sgombero, anche l'attività di denuncia
che stanno svolgendo contro l'inquinamento prodotto sul territorio da
Agip/Eni. La Raffineria Agip fu installata da Mattei nel 1952: comignoli
che vomitavano veleni chimici rendendo l'aria irrespirabile, inquinata
da idrocarburi. La chiusura dell'Agip avvenne nel 1992, con la
conseguente demolizione dei comignoli, lasciando un terreno gravemente
inquinato che doveva essere bonificato, dove nel 2005 è stata insediata
la Fiera di Milano. Nel terreno attiguo sono stati montati i padiglioni
dell'Expo 2015, un'area anch'essa da riqualificare perché altamente
inquinata. Ed è proprio il Centro Sociale la FORNACE, nel giugno del
2014, a denunciare la truffa della bonifica: "Abbiamo con disappunto
preso atto che per bonifica si intendono le attività del terreno
naturale eseguito in seguito al piano di caratterizzazione, mentre i
primi metri del terreno di tutta l'area, inquinata e non, per decisione
di Expo 2015 S.P.A., sono stati considerati rifiuti e come tali da
conferire in discarica, con uno spreco di denaro pubblico disdicevole,
stracciando in questo modo gli impegni presi con le amministrazioni
comunali di Rho e Milano sulla attività di bonifica". Insomma, una
storia in cui si mescolano inquinamento, speculazioni e profitti.
Si è trattato di momenti assembleari molto interessanti, in cui si è
sviluppato un dibattito fecondo e si sono sviluppate relazioni
significative tra i presenti. Il tutto riconfermando sempre la
solidarietà verso lo spazio della Fornace attualmente sotto minaccia di
sgombero. E sempre a sostegno della Fornace, sabato 25 ottobre è stata
organizzata, nel vasto spazio all'aperto, la quinta edizione del
Festival AFA della autoproduzione undeground dedicata al fumetto
indipendente, alle fanzine e alle autoproduzioni con la partecipazione
di oltre 100 tra autrici e autori che hanno esposto i propri lavori
originali in una grande mostra mercato. Ci sono stati anche incontri e
dibattiti come "Immigrazioni, progetti e visioni a supporto del popolo
palestinese" e un dibattito su "Quando si sgombera la cultura" con la
partecipazione di esponenti di vari spazi sociali milanesi e una
presenza di pubblico di circa 2 mila partecipanti.
Enrico Moroni
https://umanitanova.org/smascherare-repressione-e-speculazioni-eni-vuole-sgomberare-c-s-la-fornace/
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