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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Cloache virtuali del patriarcato: "Mia Moglie" e "Phica.net" (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 23 Nov 2025 08:01:51 +0200
Il caso del gruppo privato di Facebook "Mia Moglie", attivo dal 2019 e
chiuso a fine agosto 2025 da Meta sotto la pressione della polizia
postale, ha scoperchiato un vaso di Pandora grande quanto tutto il
patriarcato. ---- Per cominciare la segnalazione è avvenuta da una
donna, attiva su Instagram con lo pseudonimo lhascrittounafemmina,
confermando ancora una volta che l'indignazione e il bisogno di
intervenire è reazione che non ci si può aspettare usualmente dagli
uomini. ---- Si è così rilevato che un buon numero di persone - poco più
di 32.000 uomini - usava condividere nel gruppo social scatti delle
mogli e compagne, rubati a loro insaputa, per darli alla mercé del resto
della combriccola, che bene che andasse li commentava in maniera volgare
in evidente segno di approvazione. La notizia di quanto stava accadendo
ha portato molte donne a indagare e scoprire di essere state oggetto di
questa pratica illecita e mortificante, di esserlo state per mano dei
loro compagni e la questione, da subito sotto i riflettori di tutti, si
è svolta in prima battuta rimanendo in seno a quell'intimità violata,
con testimonianze di donne in stato di improvvisa crisi coniugale, di
uomini che si difendevano rivendicando le buone intenzioni, tutte votate
a valorizzare la propria consorte.
Tale pratica, che lo psicoanalista Massimo Recalcati spiega come frutto
di una mentalità antica, quella del "maschilismo più feroce, declinato
al tempo dei social" eseguita dagli uomini per rendere la donna un
oggetto di consumo, rientra pienamente nel revenge porn e non si limita
al gruppo italiano "Mia Moglie". L'indagine che si è aperta su questo
gruppo si è poi allargata al mondo ancor più vasto e sotterraneo di
"Phica.net", sito che esiste da circa vent'anni e il cui gestore,
Vittorio Vitiello, pare essere il principale bersaglio per le
dichiarazioni del 4 febbraio 2022 in cui autorizzava e incoraggiava la
divulgazione di immagini di minorenni, purché vestiti, oltre che per
l'estorsione di denaro che praticava dal 2017 per la rimozione di
contenuti dalla pagina. Ma oltre a Vitiello, c'è un grosso numero di
esperti di pornografia amatoriale che guadagna da questo scambio di
contenuti illeciti, che hanno coinvolto anche donne celebri e mondo
istituzionale. Il sito pare essere legato ad una matassa di società
diverse, di cui una presente anche in Italia, impegnata nella produzione
di video porno e per quanto non ci sia un apparente legame con la pagina
in questione se non per l'omonimia, si rintraccia la possibilità di una
rete fitta, che fa leva sull'anonimato e la pluralità di gestione per
rendere le acque più torbide e perciò più facilmente navigabili da chi
intende sfruttarle.
Mentre le indagini proseguono gli uomini appartenenti all'appena
estinto gruppo "Mia Moglie", baldanzosi e ostinati poiché in gran numero
protetti dai loro nickname, si sono riorganizzati su "Mia Moglie 2",
dove si guardano bene dal divulgare contenuti espliciti, ma dove
esplicitamente proseguono con la medesima attività per cui sono stati
segnalati, chiedendo scambi di contenuti e stavolta, però, furbacchioni,
spostando la comunicazione su Messenger o Telegram, rendendo privato il
momento dello scambio di immagini.
Adesso, a differenza della prima fase dello scandalo in cui fioccavano
le testimonianze delle donne, si assiste alla sorprendente, ma di fatto
prevedibile attenzione su quegli uomini e sulla loro nuova pagina, che
riceve numerose richieste di accesso, le quali rapidamente vengono
accolte senza troppa selezione, tanto che vi fanno parte donne che
vogliono stare lì per visionare quanto accade e denunciarlo. Un gran
numero di uomini, ogni giorno, chiede di poter essere accolto nel gruppo
"Mia Moglie 2" e questo oltre a smuovere molta rabbia e ad appiccare il
fuoco alla già martoriata sfiducia, non può passare inosservato.
Ciò che colpisce profondamente è l'aspetto epidemico di questo genere
di pratiche, tanto da costringere a sospendere un'analisi sugli
squilibri psichici, che pure inizialmente si era provato a mettere in
piedi, ma che davvero non può trovare alcuna risposta in un fenomeno
così vasto. Davanti a tutte queste persone intente a praticare revenge
porn decade la presunta questione del disturbo sessuale e si entra
doverosamente nel dominio della legittimazione di certe pratiche solo
perché diffuse, con quello stolto ragionamento di fondo che minimizza,
scambia il serio con il faceto, si adegua alla massa trovando conforto
nei suoi assurdi meccanismi di legittimazione, ma soprattutto che mostra
di muoversi ancora dalla base assurdamente solida della donna come
oggetto, come pezzo utile a qualcosa e del rapporto padronale con il suo
corpo da parte dell'uomo. È l'ennesimo caso di mortificante
atteggiamento virale, in cui si trova un po' di tutto, dall'uomo che è
convinto di onorare la moglie mettendone in risalto la bellezza fisica
al pervertito che chiede se ci sono anche figlie e bambini.
Il denominatore comune è la donna mercificata e per lo più a pezzi, a
frame, a scampoli, che in quanto non toccata fisicamente non dovrebbe
sentirsi violata. Il denominatore comune è la pratica talmente diffusa
da diventare normale, trasformandosi in gioco regolamentato (no bambini
nudi, no messaggi pubblici espliciti e così via). Il denominatore comune
è il patriarcato, che trasforma un piacere perverso, quello di poter
dare in pasto l'immagine di una donna agli altri, in uno dei tanti
passatempi di un uomo, che spaccia il turpiloquio per elogio, la
perversione per virilità, lo scambismo virtuale per edonismo. Una
cultura che non verrà smontata da qualche indagine e dalla circostanza
specifica, ma che va contrastata in tutti i suoi aspetti, tutti i
giorni. E questo va detto anche alle donne politiche che adesso si
indignano e insorgono persino dalla destra, donne che stiamo vedendo
infuocate, ma che come sappiamo - Mara Carfagna una per tutte - non solo
sono esse stesse asservite al patriarcato dalla testa ai piedi, ma non
hanno mai perso l'occasione di osteggiare le lotte femministe
dissociandosi, attaccando, promuovendo leggi becere e facendosi nemiche,
ma che adesso, sentendosi minacciate, trovano nella marea femminista il
sostegno e le braccia aperte. Una definitiva lotta al patriarcato
partecipata trasversalmente o la consueta strumentalizzazione dei
femminismi?
Désirée Carruba Toscano
https://www.sicilialibertaria.it/
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