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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Venezuela: dalle sanzioni nordamericane alla minaccia di invasione armata -- ven 3 ott 2025 alle ore 18:40 (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 22 Nov 2025 08:14:59 +0200


Durante la seconda metà del secolo XX, le relazioni di Venezuela con gli Stati Uniti sono state relativamente pacifiche, soprattutto perché, dopo la caduta in 1958 del dittatore militare Pérez Jiménez, si istallò nel potere un bipartitismo "democratico" di marca democristiana, alleato con gli Stati Uniti, che moltiplicò l'estrazione del petrolio da parte delle compagnie nordamericane. Per capire l'interesse del primo mondo sul Venezuela è necessario chiarire che Venezuela possiede la più grande riserva di petrolio del mondo con riserve sotterranee che superano i 300 bilioni di barili, anche se occorre precisare che si tratta di crudo superpesante, che ha bisogno di tecnologia specifica per estrarlo e processarlo. Nello stesso modo, esistono vaste riserve di gas naturali nel sottosuolo, da 195 a 200,3 bilioni di piedi cubici (BPC), facendo del Venezuela l'ottavo paese del mondo e primo in America latina in riserve provate di gas. Risulta così evidente l'interesse degli Stati Uniti di mantenere il controllo del petrolio venezolano, soprattutto considerando che fino a 1999 le compagnie petrolifere nordamericane pagavano royalties minime (dal 1% al 5%) allo stato venezolano, situazione che cambia radicalmente quando Chávez arriva al potere e sconvolge l'ordine petrolifero, imponendo royalties del 33% e poi cambiando anche le regole storiche sulla proprietà del petrolio estratto, imponendo la costituzione di compagnie miste, con por lo meno il 51% in mano dello stato venezolano.

L'autonomia dagli Stati Uniti che il progetto chavista pretendeva ottenere si è realizzata in parte in ambito politico ma non economico, dato che gli USA continuarono a essere i maggiori acquirenti del petrolio venezolano e, oltretutto, la maggiore raffineria del petrolio pesante venezolana si trova in territorio statunitense (CITGO), insieme a una rete di distribuzione propria in quel paese (oggi sotto sequestro). Così, mentre il Venezuela stringeva sempre più le sue relazioni con Cuba e il progetto di Chávez si radicalizzava, alla crisi delle relazioni fra i due paesi dovute al alza delle royalties del petrolio, si aggiunge una motivazione ideologica: gli Stati Uniti riattivano la loro storica lotta contro il "comunismo" in America Latina. Fin dall'inizio della presidenza di Chávez, gli Stati Uniti aumentarono la pressione, anche attraverso l'istigazione a un colpo di stato prodotto in 2002, senza esito, e sanzioni a funzionari y militari in 2008; ma è con la sua morte in 2013 e l'arrivo alla presidenza di Maduro, che gli Stati Uniti cambiano su strategia, imponendo sanzioni economiche e impedendo progressivamente al Venezuela la vendita del petrolio e altre esportazioni, come l'oro (buona parte della riserva di oro del Venezuela si trova nel banco centrale inglese, ed è stata sequestrata). In 2014, con Obama presidente, comincia la lunga serie di sanzioni generali e individualizzate al Venezuela, il sequestro dei conti bancari negli Stati uniti a funzionari e militari del governo chavista, tanto di governi democratici che repubblicani, fino ad arrivare alla seconda presidenza di Trump, quando alla strategia delle sanzioni, che praticamente ha spinto il Venezuela nelle braccia aperte di Russia e Cina, si aggiunge l'espulsione massiva di emigrati venezuelani negli Stati Uniti e, finalmente, la pressione militare (occorre anche ricordare che dal 2018 anche l'Unione Europea si è accodata alle politiche sanzionatorie nordamericane).

L'espulsione di alcune migliaia di venezuelani dagli Stati Uniti, anche con documenti di residenza e di lavoro, con destino alle carceri di El Salvador o al loro paese di origine, in aerei del governo venezolano, è stata validata legalmente dal governo di Trump tirando fuori una legge del 1798 che da al presidente nordamericano l'autorità di espellere persone straniere appartenenti a nazioni in guerra con gli Stati Uniti. Per dimostrare questo conflitto bellico inesistente, Trump ha elaborato una strampalata teoria: il governo del Venezuela ha svuotato le sue carceri dai delinquenti y li ha inviati, insieme ai "pazzi" dei manicomi, agli Stati Uniti per destabilizzarlo. Particolarmente, si tratterebbe dell'invio di criminali associati nella banda chiamata il "treno di Aragua", un gruppo di origine venezuelano di stampo mafioso che si sta espandendo in America Latina. Per identificare gli appartenenti a questa banda, hanno elaborato dei criteri etnici e, soprattutto, tatuaggi specifici che li identificherebbero, con il risultato che chiunque avesse un tatuaggio strano e fosse di caratteristiche fisiche latine può essere arrestato e deportato. E anche se alcuni giudici hanno parzialmente bloccato l'uso di quella vecchia legge, l'opinione pubblica trampiana negli USA è stata ben felice di avere un nuovo nemico esterno a cui implicitamente si dichiarava la guerra.

E siccome la spiegazione a uso interno no sarebbe servita di molto sul fronte internazionale per spiegare il nuovo attacco, questa volta bellico, al Venezuela, il 19 di agosto del 2025, Trump dichiarava che si sarebbe attivato un piano per combattere il traffico di droghe che dal Venezuela erano inviate negli Stati Uniti da un presunto "Cartel de los soles", chiamato così perché sarebbe gestito dai generali dell'esercito venezuelano, con a capo Maduro (a cui è stata aumentata da Trump la taglia a 50 milioni di dollari per chi aiuta a catturarlo). E anche se buona parte dei paesi latinoamericani non credono a questa bufala, come è il caso del presidente di Colombia, anche se certamente no lo appoggiano politicamente, Trump è andato avanti con il suo piano: nei giorni successivi all'annuncio, 6 navi di guerra, fra cui la "Forza Anfibia di Attacco Rapido Iwo Jima", con 8.500 marines e marinai, più una ventina di elicotteri d'assalto, un sottomarino atomico e un non precisato numero di aerei di pattuglia marittima P-8 Poseidon sono arrivati nel mare dei Caraibi. E sono queste navi, che, pattugliando i confini delle acque territoriali di Venezuela, hanno affondato fra fine agosto e l'inizio di settembre quattro motoscafi, probabilmente pescatori venezuelani o colombiani, bombardandoli da lontano, spiegando che si trattava di narcotrafficanti del "Treno di Aragua" provenienti dal Venezuela che portavano casse di droga verso gli Stati Uniti, però non hanno mostrato ne i corpi della ventina di vittime, ne le casse della droga. Come ha scritto il New York Times, riportando una dichiarazione di un militare nordamericano, "Inviare questo tipo di contingente per combattere i cartelli e fermare i motoscafi equivale a presentarsi con un cannone a una rissa all'arma bianca". E persino fra i presidenti dell'America Latina e nella stessa ONU, temendo un'escalation di violenza, alcuni hanno espresso in modo esplicito che si trattava di un vero e proprio assassinio, fuori da qualunque legge internazionale. Vedremo cosa succederà in ottobre e ne informeremo.

Francisco López

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