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(it) Italy, Umanita Nova #26-25 - Seminare memoria per raccogliere libertà. Un luogo chiamato Pinelli (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 1 Nov 2025 08:56:59 +0200
Si è aperta una sottoscrizione di firme in appoggio alla richiesta, che
verrà depositata in Comune a Castelfiorentino (FI) come F.A.I. per
intitolare a Pino Pinelli una via, piazza o giardini, nell'area dell'ex
Montecatini, una volta ristrutturata e riconsegnata alla fruibilità e al
tempo libero della cittadinanza, o una via nel centro città nella parte
storica. UNA TERRA SENZA CONFINI...era forse questo il sogno più
grande di Giuseppe Pinelli, detto Pino, il ferroviere anarchico che
lottava per un mondo migliore, prima di trovarsi vittima innocente di un
complotto criminale che toglierà la vita a lui, alle 17 vittime della
strage terroristica di piazza Fontana il 12 dicembre 1969 che getterà
l'intero Paese nel lutto e nella disperazione. Nato a Milano nel
quartiere operaio di Porta Ticinese il 21 ottobre 1928, Pino molto
presto fu costretto a lasciare la scuola per aiutare economicamente la
famiglia ma senza tralasciare mai la lettura e lo studio, autodidatta
attento e curioso. Si avvicinò giovanissimo al pensiero anarchico
leggendo gli scritti di Malatesta e Bakunin e giovanissimo iniziò la sua
attività politica partecipando alla Resistenza, come giovane staffetta
partigiana nella brigata anarchica "Franco". A 15 anni è uno dei più
giovani partigiani della brigata comunista anarchica "Bruzzi-Malatesta"
che agisce nel milanese e fuori nelle valli vicine. Esce dalla guerra
con ideali rafforzati di pace e fratellanza che lo portano a frequentare
un corso di esperanto, la lingua universale dei popoli, e lì conosce la
giovane Licia Rognini che sposerà di lì a poco. Pino e Licia avranno due
figlie Silvia e Claudia. Pino viene assunto in ferrovia con un concorso
e nel '68-'69, anni di fermenti sindacali e studenteschi, Pino svolge
attività sindacale come ferroviere e attivista politico nelle sedi USI e
del Circolo Anarchico.
Il movimento degli studenti, delle donne, dei lavoratori rivendica nelle
strade i diritti negati da stato e governi. Si chiedono più diritti per
tutti, si lotta per il diritto allo studio e a un sapere critico nelle
università, si chiedono la riduzione dell'orario di lavoro, aumenti
salariali, diritti sindacali nelle fabbriche grandi e piccole. A partire
dai primi mesi del 1969 l'insubordinazione operaia e studentesca
attraversa come un'onda tutta la penisola. L'onda della contestazione
diventa particolarmente estesa e incontrollabile nelle aree operaie del
centro-nord, e si allarga anche nel meridione.
Stampa e mass media del sistema fanno immediata eco al messaggio
repressivo che si sviluppa contro operai e studenti con un chiaro
richiamo ad un "presidenzialismo" contro tutte le forze di contestazione
anarchiche e comuniste che "fomentano" studenti e operai contro il
governo. La tematica degli "opposti estremismi" diventerà per molto
tempo il cavallo di battaglia della Democrazia Cristiana e della
repressione lanciato dal "messaggio" del Presidente della Repubblica
Saragat ad un convegno dei conservatori riunitosi a Firenze contro la
contestazione che non accetta il progresso e il suo costo: fatica,
lavoro e dolore. Fu per fermare tutto questo che scoppieranno le bombe
che insanguineranno l'Italia e che si collocano nel più ampio quadro
della "strategia della tensione". Venerdì 12 dicembre 1969 alle ore
16,37 una bomba ad alto potenziale esplode all'interno della Banca
Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano. I morti saranno
17, i feriti più di 80. La questura indica subito gli anarchici come
responsabili della strage. I giornali le fanno il coro. Anche Giuseppe
Pinelli viene fermato e raggiungerà la questura in via Fatebenefratelli
con il suo motorino, seguendo la macchina della polizia. Morirà nella
notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969 nel corso di un interrogatorio con
almeno cinque persone presenti nella stanza, precipitando o fatto
precipitare da una finestra al quarto piano della questura di Milano
dopo un fermo durato oltre i limiti di legge. Nessuna giustizia per la
sua morte, che verrà archiviata frettolosamente come "suicidio",
insabbiando e coprendo i veri autori della strage i terroristi fascisti
poi indagati anni e anni dopo. Giuseppe Pinelli era innocente, cosi
come innocenti erano gli anarchici che si faranno anni di galera con
accuse infamanti come Pietro Valpreda e gli altri accusati. Oggi grazie
alle indagini, alla controinformazione, iniziata subito dopo la strage,
le carte trovate da coraggiosi avvocati e dopo molti processi svolti su
Piazza Fontana, la "madre" di tutte le stragi successive, noi sappiamo,
ma sapevamo da subito, che i responsabili furono i neo fascisti di
Ordine Nuovo coperti e protetti da funzionari dell'Ufficio Affari
Riservati del Ministero degli Interni presenti anche in questura a
Milano la notte che uccisero Pinelli gettandolo dalla finestra. Sappiamo
che venne attuata nel nostro paese una "strategia della tensione" con
l'impegno massiccio di apparati dello Stato e della Democrazia Cristiana
che governava. Venne messo in pratica un piano reazionario e golpista
consistente nell'impiego sempre più massiccio e violento delle forze di
polizia, con l'uso strumentale dei gruppi neofascisti, l'intervento dei
"corpi separati" (servizi segreti), l'utilizzo massiccio da parte della
magistratura del codice fascista, il mai abolito codice Rocco, adatto a
colpire la libertà di espressione e di associazione della sinistra
rivoluzionaria. Si compiono attentati per far ricadere la responsabilità
sui militanti e organizzazioni di sinistra e cosi creare un clima di
tensione funzionale a reprimere con violenza e galera qualsiasi tipo di
lotta e conflitto, sociale. Il disegno dello stato fallì perché i
sinceri democratici, gli antifascisti, i cittadini capirono con una
parte di coraggiosi giornalisti, lo scopo della "strategia delle bombe"
e scesero in piazza anche per denunciare la morte di un uomo innocente,
Pino Pinelli, morto nelle mani dello stato, entrato vivo nella questura
di Milano e uscito morto. Oggi a 56 anni dalla sua morte non
dimentichiamo Giuseppe Pinelli e con lui i 158 morti innocenti della
stagione nera delle bombe fasciste e per questo, chiediamo al Comune di
Castelfiorentino e alla sua Giunta di accogliere favorevolmente e
condividere questa richiesta di dedicare a Castelfiorentino una via o
piazza o giardino sia in città che nell'area ex Montecatini con questa
descrizione: GIUSEPPE "PINO" PINELLI partigiano
ferroviere anarchico "
I cittadini che vorranno testimoniare e condividere questo progetto "UNA
VIA PER PINELLI" possono firmare la petizione andando alla libreria
"Libri & Persone" in via G. Garibaldi 17 a Castelfiorentino prima che
venga depositata in Comune.
F.A.I Castelfiorentino
Alessio Latini
https://umanitanova.org/seminare-memoria-per-raccogliere-liberta-un-luogo-chiamato-pinelli/
________________________________________
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Per, gli, sugli anarchici
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- Prev by Date:
(pt) Italy, Umanita Nova #26-25 - Semear memória para colher liberdade. Um lugar chamado Pinelli (ca, de, en, it, tr)[traduccion automatica]
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(tr) Italy, Sicilia Libertaria #462 - USAI 2 – Özel “Paritetik” Okulların Cenneti (ca, de, en, it, pt) [makine çevirisi]
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