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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #461 - Ripensando sovranità e liberazione tra Palestina-Israele: la soluzione senza Stati (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 1 Sep 2025 07:34:50 +0300
Il conflitto israelo-palestinese rimane una tra le questioni
geopolitiche più lunghe, violente e complesse dell'era moderna. Negli
anni sono state proposte diverse possibili soluzioni alla questione
dell'occupazione della Palestina da parte dell'entità sionista (e il
supporto occidentale) ma nessuna azione ad oggi ha portato a esiti
umani, rispettosi e giusti, ma solo ad ulteriori brutalità e spargimenti
di sangue. L'attuale genocidio a Gaza e le continue violenze in
Cisgiordania, sotto i nostri occhi, sono l'ennesimo esempio dei
fallimenti di tutte quelle istituzioni nazionali ed internazionali (ICC,
ONU, etc...) che fanno da facciata simil-democratica ma che in realtà
servono solo gli interessi dei pre-potenti, degli oligarchi, degli stati
canaglia e mai dei popoli.
Negli anni le tradizionali narrazioni incentrate sullo Stato sono state
spesso messe in discussione da visioni alternative radicate nei concetti
di sovranità, autodeterminazione e liberazione, oggi vorrei portare su
queste pagine una riflessione da un punto di vista ebraico che ritengo
abbia aspetti affini alla filosofia anarchica e che si possa aggiungere
alla storica tradizione di proposte alternative agli Stati.
Accademico, storico delle religioni e di origine ebraica, il prof.
Daniel Boyarin pubblica nel 2023 il libro dal titolo "The No-State
Solution" che presenta un'argomentazione teologica e filosofica
provocatoria mettendo in discussione la legittimità del modello dello
Stato-nazione, sostenendo che questo perpetui violenza, esclusione e
gerarchia - elementi incompatibili con gli ideali etici radicati negli
insegnamenti ebraici - proponendo invece una visione radicata nella
comunità e nella parentela spirituale.
Boyarin esplora l'idea che la storia e la teologia ebraica, soprattutto
come riflesse nelle tradizioni rabbiniche, offrano un modello per una
società che vada oltre lo Stato-nazione. Sostiene che le comunità
ebraiche storicamente operavano secondo principi di parentela
comunitaria, legge spirituale e responsabilità reciproca, spesso al di
fuori dei limiti delle sovranità imperiali o coloniali. Allo
Stato-nazione oppone una comunità spirituale basata su valori condivisi,
mutuo soccorso e responsabilità etica, piuttosto che sulla sovranità
territoriale. Boyarin attinge ampiamente ai testi rabbinici,
sottolineando il concetto di *Am Yisrael* (il Popolo di Israele) come
comunità spirituale piuttosto che come Nazione territoriale. Interpreta
gli insegnamenti ebraici come un'enfasi sulla legge, la comunità e le
relazioni etiche rispetto alle rivendicazioni territoriali. Questa
interpretazione sfida la narrazione sionista che equipara l'identità
ebraica a una patria territoriale, proponendo invece una visione
dell'esistenza ebraica radicata in legami spirituali ed etici condivisi,
una nazione senza confini. Boyarin esamina criticamente l'istituzione di
uno Stato ebraico da parte del sionismo e le sue conseguenze, tra cui
l'esodo forzato e la violenza contro i palestinesi; sostiene una società
in cui i legami comunitari e i valori condivisi sostituiscono la
necessità di confini sovrani, immagina una comunità decentralizzata e
non gerarchica che enfatizza l'aiuto reciproco, la responsabilità etica
e la parentela spirituale.
Ricordando anche le analisi di Erich Fromm, nel suo approccio critico,
Boyarin esplora le conseguenze devastanti del nazionalismo, una
ideologia che in molte occasioni si è manifestata come una forza
divisoria, anziché unificatrice. Di fatto, il nazionalismo non è
solamente una risposta a una crisi di identità ma un veicolo per il
potere, spesso impiegato da regimi autoritari per giustificare la
marginalizzazione di comunità minoritarie e di dissenso.
La prospettiva di Boyarin, sebbene intrisa di aspetti spirituali e
religiosi, si avvicina molto alle visioni dell'anarchismo. Nel contesto
Israelo-Palestinese, gli anarchici criticano sia gli apparati statali di
Israele e dell'Autorità Nazionale Palestinese, come pure gli aguzzini di
Hamas definendoli fonti di violenza, repressione e controllo
territoriale. Sostengono che il monopolio statale sulla violenza e sulla
sovranità perpetua conflitti, sfollamenti e disuguaglianze. Da una
prospettiva anarchica, le soluzioni implicano la promozione di comunità
autonome basate su bisogni condivisi e mutuo soccorso, senza dipendere
da autorità centralizzate. Ciò potrebbe significare sostenere iniziative
di base, strutture cooperative e reti non gerarchiche che diano potere
alle popolazioni locali. Gli anarchici enfatizzano la solidarietà
internazionale oltre i confini, opponendosi al nazionalismo e alle
soluzioni incentrate sullo Stato. Sostengono che la vera liberazione
implichi il trascendere le identità nazionali e la costruzione di un
movimento globale radicato in bisogni e valori umani condivisi. La
libertà, non è concepita come un semplice atto di ribellione contro lo
Stato, ma come una pratica di costruzione attiva e collettiva, capace di
generare spazi di resistenza e creazione.
Considerando le idee di Boyarin, accostate con l'attivismo e la
filosofia anarchica, si potrebbe immaginare un futuro in cui le comunità
palestinesi e israeliane sviluppino reti cooperative e non gerarchiche,
enfatizzando la coesistenza basata sul riconoscimento reciproco, lo
scambio culturale e la governance condivisa, senza dipendere da
strutture statali formali.
È chiaro che purtroppo l'attuazione di un modello senza Stato di
ispirazione anarco-culturale-spirituale (ebraica e mussulmana) si
scontra con ostacoli significativi, tra cui sistemi statali
militarizzati radicati, pressioni geopolitiche esterne, una storia di
violenza radicata e narcisismi nazionalisti gravi. Molti critici inoltre
sostengono che le comunità senza Stato potrebbero avere difficoltà a
difendersi dalle minacce esterne. Gli approcci anarchici spesso
enfatizzano la difesa comunitaria, ma la portata e la complessità del
conflitto israelo-palestinese pongono serie sfide.
Ma ci sono esempi interessanti nella regione del levante e del
medio-oriente, uno rilevante è il modello di governance adottato nel
Rojava, una regione autonoma nel nord della Siria, dove le comunità
locali si sono organizzate in un sistema di federalismo confederale
basato su assemblee locali e consigli di quartiere, senza la mediazione
di partiti politici. Questo modello di governance decentralizzata e
partecipativa è ispirato alle idee di Murray Bookchin e Abdullah Öcalan,
e rappresenta un esempio concreto di come le comunità possano
autogovernarsi senza la necessità di stati centralizzati o partiti
politici dominanti.
L'intersezione tra "La soluzione senza Stato" di Boyarin e il pensiero
anarchico offre una prospettiva coinvolgente per reimmaginare non solo
il futuro di Israele e Palestina ma di molte altre realtà nel mondo.
Mettendo in discussione la legittimità della sovranità e sottolineando i
legami comunitari radicati nell'etica e nel mutuo aiuto, entrambe le
prospettive propugnano una società fondata sulla condivisione umana
piuttosto che sulla conquista territoriale. Sebbene l'attuazione pratica
rimanga irta di sfide, queste idee ci spingono a riconsiderare i
fondamenti della giustizia, della comunità e della liberazione in uno
dei conflitti più duraturi al mondo.
Oggi l'anarchismo contemporaneo ha l'opportunità di costituirsi come
prassi dinamica e multifocale, alternativa valida ai modelli di
sovranità statale ormai obsoleti, violenti e corrotti, espandendo la sua
capacità di adattamento e rispetto dei contesti sociali, storici,
ambientali, culturali e politici in continuo mutamento, basando le
proprie azioni dalla solidarietà locale a quella internazionale.
Gabriele Cammarata
https://www.sicilialibertaria.it/
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