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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-25 - Decreto repressione. L'ordinaria emergenza straordinaria (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 27 Aug 2025 09:28:40 +0300
L'emanazione del cosiddetto decreto sicurezza e la sua approvazione
presentano evidenti elementi di forzatura esercitati dal Governo che
consolidano ancor di più la tendenza all'accentramento dei poteri. ----
È quanto si evince dalla relazione presentata dall'Ufficio del
Massimario e del Ruolo della Corte di cassazione, una sorta di ufficio
studi con il compito di svolgere l'analisi sistematica della
giurisprudenza di legittimità. ---- La relazione è molto lunga ed
articolata; per questa riflessione è sufficiente occuparsi del capo 3
della premessa, che si occupa delle problematiche costituzionali
generali. L'Ufficio riprende nel proprio scritto quanto affermato
dall'Appello per una sicurezza democratica, secondo il quale siamo di
fronte a un "vero e proprio vulnus causato alla funzione legislativa
delle Camere", dato che l'iter legislativo del d.d.l. sicurezza, ai
sensi dell'art. 72 Cost., "era ormai prossimo alla conclusione, quando è
intervenuto il plateale colpo di mano con cui il governo si è
appropriato del testo e di un compito che, secondo l'art. 77 Cost., può
svolgere solo in casi straordinari di necessità e di urgenza".
Secondo i docenti di diritto costituzionale ascoltati dalle Commissioni
I e II riunite della Camera durante l'iter di conversione del decreto,
saremmo di fronte ad "una vera e propria regressione democratica, con un
salto di qualità nell'aggressione alla legalità costituzionale, oltre
che ai diritti fondamentali". Anche l'Osservatorio dell'Associazione
Italiana dei Costituzionalisti ha rilevato che ci troviamo di fronte a
una "prepotenza governativa"; l'Associazione Italiana Professori di
Diritto Penale ha criticato, oltre al contenuto, il metodo, che ha
creato "un precedente che potrebbe alimentare una prassi che svilisce il
ruolo del Parlamento". L'Alto Commissariato per i diritti umani
dell'O.N.U. esprime particolare preoccupazione per la decisione del
Governo italiano di trasformare il disegno di legge in materia di
sicurezza in un decreto d'emergenza, aggirando lo scrutinio parlamentare
e il dibattito pubblico; riguardo al merito lo stesso organismo
evidenzia il rischio di colpire eccessivamente gruppi specifici, come
minoranze etniche, migranti e rifugiati, configurandosi come potenziale
causa di discriminazioni e violazioni di diritti umani.
Successivamente l'Ufficio del Massimario prende in esame altri aspetti
del decreto sicurezza, esame da cui emergono criticità dal punto di
vista costituzionale, come la mancanza dei requisiti di straordinaria
necessità e urgenza, la ritardata presentazione alle Camere,
l'eterogeneità, l'uso della decretazione d'urgenza in materia penale,
oltre al mancato rispetto dei principi costituzionali in materia penale.
Leggendo il testo della Corte di cassazione quindi possiamo concludere
che questo decreto condivide con altri precedenti interventi legislativi
aspetti critici dal punto di vista costituzionale, legati alla
decretazione d'urgenza, con cui il governo si appropria del potere
legislativo che spetterebbe al Parlamento, ridotto al ruolo di ratifica
di decisioni prese altrove. Questa pratica è aggravata dal particolare
percorso di questo decreto, prima presentato alle Camere, poi, vista la
difficoltà di approvarlo senza modifiche, "scippato" dal Governo e
ripresentato in forma di decreto legge per impedirne la discussione e la
modifica.
L'opposizione parlamentare è salita subito sul carro, denunciando il
comportamento del governo in carica e il rischio di accentuare la deriva
autoritaria. L'opposizione parlamentare, ovviamente, fa il suo gioco e
cerca di mettere in cattiva luce l'attuale Governo e di presentarsi come
paladina della libertà.
In sostanza, però, non dice da cosa è composta la deriva autoritaria e
che non ci troviamo di fronte ad una anomalia italiana, né ad una
anomalia di questo governo. Per restare alla cronaca di questi ultimi
anni, la nomina del governo Draghi e la successiva conferma del
presidente uscente Sergio Mattarella, principale sostenitore del Governo
in carica, per consentire allo stesso Mario Draghi di rimanere
presidente del consiglio, una volta sfumata per Draghi la speranza di
diventare presidente della repubblica, ne sono un esempio calzante: un
balletto che si è svolto tutto nelle stanze del Quirinale e di Palazzo
Chigi, in cui non sono stati coinvolti i comuni cittadini, ma in cui i
sedicenti rappresentanti del popolo hanno svolto il ruolo di comparse.
Proprio la crescente crisi del capitalismo, incapace di produrre margini
di profitto sufficienti a sostenere il sistema creditizio, crisi che ha
raggiunto livelli esplosivi in Italia prima che altrove, rende
necessario l'intervento crescente dei governi a sostegno dell'economia,
cioè dell'accumulazione capitalistica. Allo stesso modo in cui si
concentrano i gruppi capitalistici, industriali e finanziari, il potere
di scelta politica si deve concentrare nelle mani dei governi e degli
organismi internazionali sovragovernativi (Unione Europea, NATO, FMI
ecc.), meno esposti dei governi alla "volubilità" dei corpi elettorali.
Il Governo in carica ha fatto del decreto sicurezza un provvedimento
bandiera. Ha perfettamente ragione: la prassi seguita per la sua
approvazione si inserisce nella trafila di provvedimenti che hanno
progressivamente esautorato il Parlamento, fino a ridurlo di numero e a
farlo diventare un'assemblea di clienti delle segreterie dei partiti,
rafforzando il potere dell'esecutivo e soprattutto della presidenza
della repubblica che nelle ultime legislature, al di là del personaggio
temporaneamente su quello scranno, è intervenuto più volte quando il
Parlamento era incapace di indicare un presidente del consiglio gradito
ai potentati economici e finanziari. Il governo Meloni si presenta con
questo provvedimento a suoi veri elettori, a chi ha tutto da perdere dal
crescente malcontento sociale.
Se in Italia le questioni legate alla sicurezza vengono risolte con
provvedimenti che assomigliano agli ukaz degli zar, negli Stati Uniti
l'amministrazione Trump ricorre agli ordini esecutivi, in Francia
Emmanuel Macron ricorre ai poteri straordinari del presidente per
imporre una riforma delle pensioni non voluta dalla maggioranza dei ceti
popolari francesi, mentre in Germania il governo fa approvare un
mastodontico piano di riarmo ad un parlamento defunto. Non si tratta di
aberrazioni: il dominio politico getta la maschera. I Governi, incapaci
di accontentare tutti, sostengono i grandi capitalisti in cambio
dell'appoggio che ne ricevono; per gli altri, per chi non è né cliente
dei partiti né vassallo dei capitani d'industria, ci sono i decreti
sicurezza per tenerli a freno. Israele insegna.
Tiziano Antonelli
https://umanitanova.org/decreto-repressione-lordinaria-emergenza-straordinaria/
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