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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-25 - Bakunin 1 - Il diavolo alla console. Note bandite (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 22 Aug 2025 08:39:56 +0300
Il nome di Bakunin, assieme ad altri come Proudhon e Kropotkin, è
indelebilmente legato all'anarchia e viceversa. ---- Di nobili origini,
sfidò imperatori e borghesi di mezza Europa, temprando le sue idee
rivoluzionarie tra prigioni e insurrezioni. La presenza in Italia di
Michail Bakunin nella seconda metà dell'800 favorì la formazione di
un'intera generazione di militanti rivoluzionari, tra cui per la
levatura morale e intellettuale si possono ricordare Cafiero, Malatesta
e Costa. ---- Filippo Turati in una nota biografica riportata nella
prima edizione italiana di "Dio e lo Stato" (1893) - ma risalente a
qualche anno prima, quando nel movimento operaio italiano socialismo e
anarchismo erano in promiscuità/simbiosi - lo descrive così: "russo
cosmopolita, pensatore soldato e idealista assetato d'azione".
Per quel che riguarda le canzoni, molto spesso tendono a ricordare
rivolte, fatti di sangue e martiri, Bresci e Caserio più di altri, meno
di frequente vi trovano spazio pensatori e ideologi. Anche per Bakunin
vale un po' la stessa cosa, esistono canzoni a lui dedicate per lo più
scritte però dopo molti anni (ben oltre un secolo!) dalla sua morte.
Esiste una compilation per i 200 anni dalla sua nascita, curata dal
Circolo Carlo Vanza di Bellinzona (Svizzera). È un cd diy totale,
avvolto in un digipack di grezza carta riciclata rossa e grigia; nel
libretto incollato c'è una citazione di John Cage sulla necessità di una
"musica anarchica" in cui "i suoni siano solo suoni e le persone solo
persone" per dissolvere davvero "la distinzione tra pubblico e
musicisti". Tra pezzi più o meno punk da tutto il mondo vi sono quelli
di Against All Authority e RAdadub esplicitamente per Bakunin. In
copertina e sul dorso non c'è scritto niente. Una stringhetta con la
firma di Bakunin chiude la copertina - a mo' di certificazione di
qualità - e qualche vergata a pennarello indica il numero della copia,
stampati solo 200 esemplari. Una chicca.
In lingua italiana qualcosa esiste per ricordare Bakunin, e cercheremo
di canticchiare anche il contesto in cui lui operò e i tentativi
rivoluzionari messi in atto proprio in Italia.
1 Rankore - Bakunin
2 Enzo Del Re - Comico
3 Benito Merlino - Lettera al ministro
1 Rankore - Bakunin
I Rankore (rigorosamente scritto con la 'k') sono un gruppo punk di
Torino che fa canzoni politiche con un suono mai duro ma genuino e
scatenato che non ha paura di inflessioni ska o folkeggianti. Nel loro
repertorio non mancano anche cover di "classici" come "Inno
individualista", "Sante Caserio" o "Il galeone".
I Rankore hanno dedicato un brano omonimo al principale esponente del
movimento anarchico internazionale della sua epoca, sostenitore di
spontaneismo, azione diretta e avversione allo Stato, "...come fece
Bakunin / continuerò a gridare / che Chiesa e Stato / son da
eliminare!". Il pezzo mantiene quel nesso essenziale tra pensiero e
azione che ha caratterizzato la vita dell'anarchico, nel testo affiorano
le citazioni delle sue opere più famose "Dio e lo Stato" e "Stato e
anarchia". "Lo Stato è una macchinazione, un complotto, una dittatura, /
un presidente, uno zar, un prete: contronatura!". Per quanto possa
essere semplice, il testo accenna alla partecipazione di Bakunin
all'Internazionale, che contribuì a fondare quella Antiautoritaria nel
1872 in contrapposizione a quella di Marx ed Engels. Il rivoluzionario
di origine russa studiò le classi contadine povere individuandole come
"detonatore sociale rivoluzionario", "...puntando dritto al cuore di
banditi e proletari, / sfruttati ed in catene siam da secoli lontani, /
non siamo bestie da lavoro / siamo esseri umani!", anche per questo in
Spagna e Italia i bakuninisti saranno maggioritari nel movimento operaio.
2 Enzo Del Re - Comico
La vita e l'opera di Enzo Del Re ci mostrano uno spaccato inconsueto
della produzione artistica e musicale, militante e di protesta. Dalla
sua Mola di Bari ha girato tutta l'Italia, rifiutando mezzi di trasporto
privati e cachet che superassero la paga giornaliera di un operaio,
vendendo i suoi dischi autoprodotti. Come cantastorie non è ricorso ai
suoni suadenti della tradizione popolare, anzi nemmeno a degli strumenti
"tradizionali" se è per questo. Suonava percuotendo oggetti comuni: "Io
e la mia sedia in giro per il mondo / a cantare, a suonare a
concertare", e oltre alla voce ritmava i suoi canti di lotta schioccando
la lingua, diventando un corpofonista. Chissà se il suo stile
inconfondibile potrebbe rientrare in quella musica anarchica fatta di
rumori di cui parlava John Cage...
Il ricorso alla "sedia acustica" serviva a "riscattare" l'uso che i
governanti avevano fatto della sedia elettrica: "Con una sediaccia
elettrica / ammazzati in America fulminati / i compagni Sacco e Vanzetti
dai governantacci folgorati".
Enzo Del Re ha collaborato con le sue canzoni a diversi spettacoli
teatrali, alcuni di Dario Fo; nel '77 Radio Alice elegge "Lavorare con
lentezza" come propria sigla. "Ridere, / mi piace ridere, / mentre
scoppia / la rivoluzione" recita Comico che fa parte del suo primo
disco. Nel pezzo possiamo trovare molti temi tipici degli anni '70, come
l'immaginazione al potere e il sostegno alla lotta di liberazione del
Vietnam. Col suo tono acido, ironico il testo recita nel ritornello:
"Ridere, / si fa per ridere / tutta la strada fino all'altro mondo. /
Giap, Giap, Ho Chi Min / in allegria, / Giap, Ho Chi Min / con
buon'umore / Ho Chi Min / ventiquattr'ore". È interessante sottolineare
che in una versione "alternativa" dello stesso brano, registrata da Del
Re poco prima della sua morte nel 2011, il capo militare del Viet Minh e
il Presidente della Repubblica democratica del Vietnam vengono
sostituiti da un evergreen libertario. "Ridere, / mi piace mettere al
potere / l'immaginazione / Evviva Bakunin / in allegria, / Viva Bakunin
/ con buon'umore / Bakunìn / ventiquattr'ore".
3 Benito Merlino - Lettera al ministro
Benito Merlino ha scritto, arrangiato e interpretato canzoni in italiano
e francese, ma anche negli idiomi delle sue origini, ovvero siciliano ed
eoliano. Nelle numerose pubblicazioni, a partire dagli anni '60, si
esprime tra la chanson e il folk. La sua carriera da cantante è iniziata
in Francia, e più di recente ha scritto anche romanzi, oltre ad aver
tradotto in francese quelli di Elio Vittorini e Pino Cacucci.
Da un'idea di Ugo Ronfani compone "La banda del Matese", l'album canta
dell'esperienza insurrezionale guidata da Malatesta e Cafiero nel 1877
nei comuni montani tra Benevento e Campobasso, editato per il
centenario. Il disco ripercorre fatti, aspirazioni e passioni degli
internazionalisti che sotto la bandiera rosso-nera proclamarono la
Repubblica sociale e abolirono la proprietà privata. Un altro
componimento che si collega alla storia dell'anarchismo è Lettera al
Ministro incisa in "Lettres d'amour et de haine" del 1976. Il
componimento fa riferimento al testo che Andrea Costa scrisse nel 1877,
una volta uscito di prigione dopo due anni di detenzione, indirizzandola
a Giovanni Nicotera, allora ministro dell'Interno. Andrea Costa che ai
tempi doveva ancora diventare deputato socialista e vice-presidente
della Camera, venne incarcerato perché accusato di complotto contro lo
Stato e per aver partecipato al tentativo insurrezionale del 1874.
Nell'agosto di quell'anno a Bologna gli anarchici internazionalisti
tentarono una insurrezione che però venne sventata sul nascere grazie a
spie infiltrate. Fu in quell'occasione che Costa venne arrestato e
ritenuto uno dei principali capi della rivolta. Anche Michail Bakunin,
che in "Stato e anarchia" indicava l'Italia come la regione in cui la
rivoluzione sociale era più prossima, giunge in incognito nel capoluogo
emiliano, ma con la situazione già precipitata deve ripartire subito
verso la Svizzera, alcuni dicono travestito da prete. Questi fatti sono
alla base del romanzo storico "Il diavolo al Pontelungo" di Riccardo
Bacchelli. Andrea Costa, tra l'altro, scriverà la prima biografia
italiana di Bakunin, su mandato del congresso emiliano romagnolo
dell'Internazionale subito dopo la sua morte il 1° luglio 1876.
Costa nel 1877 usa parole di fuoco contro governo e borghesia, in
risposta al Ministro che in Parlamento aveva gravemente accusato
l'Internazionale dopo i moti del Matese. "Seguite la vostra strada
onorevole ministro / e noi seguiam la nostra: l'internazionalista! / Non
è la rivoluzione osso per i vostri denti / con le persecuzioni non
arriverete a niente". Merlino è riuscito a riassumere in tre strofe la
lunga stesura di Andrea Costa, parafrasandone l'iconico finale: "E se
altre volte abbiamo tentato il dialogare / con voi non si può più: è
meglio bastonare. / Vivete pur tranquillo, onorevole barone. /
Arrivederci al giorno della rivoluzione".
En.Ri-ot
https://umanitanova.org/bakunin-1-il-diavolo-alla-console-note-bandite/
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