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(it) Italy, Anarres Info: NO AL G7 ENERGIA ED AMBIENTE. ENI: SANGUE, PETROLIO, GUERRA | Sguardi Critici (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 6 May 2024 08:24:25 +0300
Quest'anno il G7, la rete che unisce i sette paesi più industrializzati,
è presieduta dal governo italiano. Il summit finale, cui parteciperanno
i capi di Stato, si terrà a Bari in giugno. ---- Dal 28 al 30 aprile si
svolgerà nella reggia di Venaria il vertice dedicato ad energia ed
ambiente. ---- La scelta di mettere insieme queste due tematiche,
facendo convergere a Venaria i ministri e i loro sherpa, è in se
indicativa della volontà di considerare la tutela ambientale una
variabile dipendente dagli orientamenti in materia di energia, con un
ben chiaro rapporto gerarchico.
Se si pensa che l'ultima COP, dedicata alla catastrofe climatica in
corso, si è tenuta in Qatar, un paese che galleggia su un mare di gas e
petrolio, e la prossima sarà dall'11 al 22 novembre in Azerbaijan, che
deve la propria fortuna sull'essere un hub energetico basato
principalmente sulle fonti fossili, si comprende bene che la logica del
profitto prevale su qualunque, sempre ambiguo, progetto di transizione
ecologica.
La transizione ecologica deve essere un buon affare: finché non lo sarà
le fonti fossili continueranno ad essere la scelta privilegiata dei
governi e delle multinazionali energetiche.
La campagna di Plenitude è martellante. Spot, cartelloni, banner,
eventi, inserzioni pubblicitarie mostrano scenari di
"decarbonizzazione", "economia circolare", "sostenibilità". Nel 2019
l'amministratore delegato Claudio Descalzi ha parlato di una "chiamata
collettiva all'azione", dell'assunzione di "grandi responsabilità" di
fronte alla "necessità di intervenire attivamente nel contrastare i
cambiamenti climatici".
Chiacchiere e fumo negli occhi.
Quest'anno ENI ha detto chiaro e tondo che le rinnovabili costano molto
e rendono poco, per cui l'Ente Nazionale Idrocarburi continuerà ad
investire in modo massiccio in gas e petrolio.
Dal 2019 ad oggi, grazie ad una serie di acquisizioni ENI è divenuta "la
seconda più grande compagnia E&P - esplorazione e produzione - in
Norvegia, con riserve e risorse totali pari a circa 1,9 miliardi di
barili di petrolio"
Nelle acque profonde del bacino di "Kutei", in Indonesia, Eni si è
invece aggiudicata nel 2019 il blocco esplorativo di West Ganal, con i
17 miliardi di metri cubi di gas del giacimento "scoperto" denominato Maha.
Lo sfruttamento dei giacimenti di gas egiziano hanno raggiunto livelli
record.
Questi sono solo alcuni esempi.
Il 14 marzo di quest'anno ha presentato il suo Capital markets update
2024-2027, con cui il Cane a sei zampe traccia il piano di sviluppo
industriale per i prossimi anni.
L'elemento centrale resta l'esplorazione e produzione di combustibili
fossili: l'ENI invece di rallentare accelera. «La produzione Upstream è
prevista crescere a un tasso medio annuo del 3-4% fino al 2027». Questa
scelta, in netto contrasto con quanto dichiarato nel 2021, porterà ad un
aumento significativo delle emissioni climaticide.
Secondo Greenpeace Italia, ReCommon e Reclaim Finance, che hanno
realizzato un'analisi della strategia climatica del Cane a sei zampe, da
qui al 2027 «Eni prevede di aumentare la produzione di petrolio e gas e
di mantenerla costante fino al 2030. Così facendo, la sua produzione
sarà superiore di ben il 71% rispetto allo scenario emissioni nette zero».
Restano marginali le attività sull'energia pulita: «Per ogni euro
investito da Eni in combustibili fossili, meno di sette centesimi sono
stati investiti in energie rinnovabili sostenibili»
Altra costante è la stretta interconnessione tra numerose missioni
militari italiane in Africa (ma non solo) e gli interessi dell'ENI.
Missioni militari all'estero tra gas, petrolio e uranio
La diplomazia in armi del governo per garantire i profitti della
multinazionale petrolifera va dalla Libia al Sahel al Golfo di Guinea.
Queste aree hanno un'importanza strategica per gli interessi dell'ENI,
perché vi si trovano i maggiori produttori africani di gas e petrolio.
L'obiettivo è la protezione delle piattaforme offshore e degli impianti
di estrazione.
L'ENI rappresenta oggi la punta di diamante del colonialismo italiano in
Africa.
La bandiera con il cane a sei zampe dell'ENI sventola a fianco di quella
tricolore in luoghi in cui la desertificazione e la predazione delle
risorse macinano le vite di tanta parte di chi ci vive.
Alla guerra neocoloniale per il controllo delle risorse energetiche si
accompagna l'offensiva contro le persone in viaggio, per ricacciare i
migranti nelle galere libiche, dove torture, stupri e omicidi sono fatti
normali. Le migrazioni verso i paesi ricchi sono frutto della ferocia
predatoria delle politiche neocoloniali.
Niger. La nuova frontiera del colonialismo made in Italy
Settanta milioni di euro. È la cifra stanziata nel luglio 2022
dall'Unione Europea per supportare l'esercito del Niger. Soldi che
Bruxelles ha difficoltà a gestire da quando, a fine luglio 2023, a
Niamey i militari guidati dal generale Abdourahamane Tchiani hanno
deposto il presidente Mohamed Bazoum.
Alcuni degli stati membri dell'Unione di maggior peso hanno posizioni
divergenti sull'argomento. Francia e Germania, ad esempio, spingono per
ritirare i fondi e destinarli ad altri stati dell'Africa occidentale.
L'Italia, invece, punta a mantenere un dialogo con Niamey e trovare un
compromesso con la giunta militare al potere, l'autoproclamato Consiglio
nazionale per la salvaguardia della patria.
I 70 milioni di euro stanziati dall'UE per equipaggiare le forze armate
nigerine sono infatti gestiti per conto dell'Unione dall'Agenzia
Industrie Difesa (AID), ente controllato dal ministero della Difesa
italiano. Un bel gruzzolo per mantenere la propria presenza militare in
Niger, dopo la cacciata dei francesi e, più recentemente, degli
statunitensi, cui è stato intimato di abbandonare la base per droni di
Agadez. Nel frattempo nel paese subsahariano, al di là dei toni da
revanche anticoloniale adottati dai nuovi signori di Niamey, si sono
affacciati ed insediati altri attori, la Cina e, dall'11 aprile, i russi
degli Africa Corps (ex Wagner), che pur non essendo truppe regolari,
sarebbero dipendenti statali, non mercenari privati.
L'Italia mantiene buoni rapporti con i golpisti al governo ed intende
restare nel paese, dove da due anni ha una propria base. Il governo
Meloni ha dichiarato che i militari italiani riprenderanno
l'addestramento delle truppe nigerine.
Il contingente militare tricolore è un tassello fondamentale
nell'esternalizzazione della guerra ai migranti e, non secondariamente,
per il controllo delle risorse di uranio del paese. L'uranio è alla base
del combustibile per le centrali nucleari e per le bombe atomiche.
In Italia la propaganda pro nucleare, ormai sdoganato dalle Cop come
fonte equiparabile alle rinnovabili, è sempre più martellante.
Tra uranio, migranti e ridefinizione degli equilibri e delle aree di
influenza l'imperialismo italiano prova a scavarsi il proprio spazio.
Il gas azero, la questione armena, le armi di Leonardo
La repubblica di Artsakh, un'enclave in territorio azero,costituitasi
tra il 1992 e il 1994, non esiste più: nel settembre del 2023, dopo un
anno di assedio, è stata occupata dalle truppe azere con un'operazione
di pulizia etnica che ha portato all'espulsione di oltre 100mila armeni.
Pochi mesi prima Leonardo con il beneplacito del ministro della Difesa
Crosetto aveva fornito aerei militari e missili che sono stati impiegati
nella guerra all'Artsakh da militari addestrati nel nostro paese.
L'apertura verso il regime di Baku da parte di tutta l'Unione Europea ha
una ragione precisa: il gas azero, che ha in buona parte sostituito
quello russo nella fornitura all'Europa.
Nel 2023 le importazioni di gas russo in Europa sono crollate: dal 42%
del 2021 al 14%.
Per questa ragione nessuno ha mosso un dito per la popolazione armena
costretta alla fuga ed è probabile che se l'Azerbaijan dovesse attaccare
ed annettere il sud dell'Armenia, come promette da tempo, lo scenario
non si modificherebbe. E per chi ha giustamente da ridire sulla
dittatura putiniana e i i suoi metodi spicci e brutali, bisognerebbe
ricordare che Ilham Aliyev si comporta con eleganza pari al suo omologo
di Mosca.
La connessione tra scelte energetiche, interessi dell'ENI e guerra con
armi made in Italy, sono del tutto trasparenti.
Dal 28 al 30 aprile nella Reggia di Venaria 7 tra i principali
responsabili di guerre, inquinamento, sfruttamento, catastrofe climatica
si siederanno ad un tavolo per mettere in scena un spettacolo che
mescolerà dichiarazioni altisonanti sul pianeta, con chiacchiere sullo
sviluppo e il benessere, che, ancora una volta saranno legati
all'aumento infinito della produzione.
Opporci alla guerra, alla logica del profitto è una delle chiavi per
rallentare la catastrofe ambientale in corso.
Fermarli è possibile. Fermarli è necessario.
A partire da casa nostra.
Lottiamo contro il neocolonialismo tricolore, boicottiamo l'ENI e le
fabbriche d'armi, impediamo il ritorno del nucleare, blocchiamo le
missioni militari all'estero.
Domenica 28 aprile
ore 14
parco Galileo Galilei a Venaria (TO)
spezzone Antimilitarista
contro il G7 energia e ambiente
contro l'ENI, la logica estrattivista, le missioni militari neocoloniali
dell'Italia
Assemblea Antimilitarista di Torino
https://www.anarresinfo.org/no-al-g7-energia-ed-ambiente-eni-sangue-petrolio-guerra/
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