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(it) Spaine, CNT-CIT, #435: Manomissione della memoria: distorsione e appropriazione a fini partigiani - Araceli Pulpillo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 28 Apr 2024 11:05:48 +0300
La manipolazione interessata della storia è il pane quotidiano di alcuni
e di altri, poiché è noto che nella memoria/storia risiede un motore di
slancio - o di ritirata, e di consolidamento di privilegi per pochi -
nel presente. Da qui la disputa sul discorso. Certo, non si tratta di un
fenomeno riducibile allo Stato spagnolo ma, come dice la frase popolare:
i vincitori scrivono la storia, o meglio, i vincitori disciplinano e
indottrinano poiché sono loro che possiedono gli strumenti e i mezzi per
creare egemonia. Forse il caso particolare della guerra civile spagnola
è un buon modello a cui guardare. Un esempio: come un mantra, è giunto
fino ai giorni nostri che nel conflitto c'erano "due schieramenti", uno
in lotta per la Repubblica, l'altro dalla parte ribelle. Noi anarchici
e/o anarcosindacalisti sappiamo bene che questo mantra è
decomplessificante ed egoistico, che cancella dalla storia, e
dall'immaginario collettivo, il processo rivoluzionario avviato in
quegli anni; che è una finzione faziosa e ben nota, non solo ai
vincitori ma a buona parte degli sconfitti che oggi si annidano nelle
strutture dello Stato.
Questo appiattimento della storia - e quindi la costruzione della
memoria che ci trafigge - produce fenomeni di oblio che finiscono per
commettere gravi errori nella stesura delle genealogie. In alcuni casi
questi errori sono ancora il prodotto di un discorso ripetuto fino alla
nausea a cui abbiamo finito per credere a livello strutturale; In altri,
è il prodotto di un tortuoso revisionismo storico che dà luogo
all'appropriazione di figure di una certa rilevanza e molto utili nelle
campagne politiche e/o culturali: marketing politico nella sua forma più
pura, uso "commerciale" di una storia lontana da essa. Riguarda la
verità, la giustizia e la riparazione.
Come un mantra, è giunto fino ai nostri giorni che nel conflitto c'erano
"due parti", una in lotta per la Repubblica, l'altra per la parte
ribelle. Noi anarchici e/o anarcosindacalisti sappiamo bene che questo
mantra è decomplificante ed egoistico, che cancella dalla storia, e
dall'immaginario collettivo, il processo rivoluzionario avviato in
quegli anni.
Rispetto al primo caso si può parlare di come a volte si commettano
degli errori di divulgazione storica: ad esempio, qualche anno fa venne
pubblicata su un portale un'illustrazione dell'anarchica di Jerez María
Luisa Cobo in cui appariva con la bandiera della Repubblica. Colei che
lottò nella CNT e nelle Mujeres Libres per convinzioni anarchiche, e
fece arringhe contro il nuovo governo repubblicano, finisce per essere
ricordata con una bandiera che non ha mai portato e contro la quale ha
anche combattuto, poiché la sua militanza mirava alla realizzazione del
comunismo libertario . Il caso di Lucía Sánchez Saornil è piuttosto
grottesco, poiché un'immagine di Antonio Fontanillas - anche di Simone
Weil, América Barroso e perfino Soledad Estorach - ha finito per essere
utilizzata come se fosse il volto di Lucía, in questo caso l'errore
ingenuo si intreccia con il politico, perché sebbene il suo non-volto
abbia finito per essere riprodotto in una moltitudine di forum
letterari, libertari e militanti, è stato utilizzato anche in campagne
come quella di Feminismos Podemos per l'anniversario della Seconda
Repubblica.
Memoria e marketing politico.
Il caso di Lucia ci aiuta a fare il salto verso quel grottesco marketing
politico di cui parlavo prima. Un poster in cui si legge Lucía Sánchez
Saornil, con il volto a destra di Antonia Fontanillas e con un piccolo
testo che dice: «Poeta che entrò in contatto con l'anarcosindacalismo
lavorando a Telefónica, dove capì che il movimento dimenticava donne. Ha
co-fondato Mujeres Libres nel 1936 per combattere il capitalismo e il
patriarcato. Nel dopoguerra subì un triplice esilio: come repubblicana,
come donna e come lesbica. Anche se a prima vista può sembrare strana
l'idea di rivendicare la figura di un'anarchica nel giorno della Festa
della Repubblica, posso accettare che venga promossa a donne che
contribuirono in quel periodo ad allargare gli angusti limiti di una
società conservatrice. Ciò che è inaccettabile è che la loro militanza e
le loro idee siano distorte fino a generare confusione sul loro impegno
politico.
Un altro esempio ci porta all'8 marzo scorso, quando il PSOE di Madrid
ha lanciato una campagna per pubblicizzare le donne femministe nella
regione. In uno dei suoi manifesti si vede una vecchia Federica Montseny
sotto l'etichetta di "politica e sindacalista madrilena", senza che
nessuna di queste definisse se stessa nella vita e nessuna
rappresentasse il suo lavoro militante. Sembra che questo sia il meno,
non c'è interesse per un recupero onesto ma piuttosto una somma di
denaro, la somma a costo di sfigurare il fondo, di sfigurare chi fossero
quelle persone. Il tutto per attirare voti, gli stessi che Federica
disprezzava in vita, poiché credeva in una trasformazione radicale della
società in cui finisse la struttura statale, e quindi con partiti
politici come il PSOE inseriti in detta struttura. Anarchico, quanto
deve bruciare scrivere solo la parola.
Per un pensiero memorabile.
Naturalmente questi sono solo alcuni esempi, del resto questa
distorsione non è estranea a noi nello spettro anarchico e/o
anarco-sindacalista, motivo per cui mi interessa molto il pensiero
memoriale così come teorizzato da Silvia Rivera Cusicanqui: "il gioco
della memoria come qualcosa di attivo nella vita presente. Questo mi fa
pensare che all'interno della nostra organizzazione dobbiamo riflettere
anche su quanto integriamo la memoria nella nostra prassi politica,
perché pur avendo molto contro di noi, nonostante l'assedio mediatico e
la strumentalizzazione e il silenzio interessato delle nostre idee e
pratiche, c'è anche una responsabilità da parte nostra in questa
gestione. Senza andare oltre, mi ha commosso sentire al Congresso il mio
collega Luis Fuentes spiegare in sessione plenaria la sua preoccupazione
sul ruolo che diamo alla memoria - più specificamente a ciò che è legato
al lavoro nelle fosse comuni - nella CNT. Raccolgo quella riflessione
affinché questo piccolo testo possa servire anche a noi, per (ri)pensare
fino a che punto facciamo memoria pensando, fino a che punto etica,
estetica e ambizione vanno di pari passo per diffondere la nostra
storia, onorare i nostri morti e continuare la loro lotta dal
presente-cammino che ci sussurra Rivera Cusicanqui, con un futuro alle
spalle e un passato davanti a noi.
https://www.cnt.es/noticias/manosear-la-memoria-tergiversacion-y-apropiacion-con-fines-partidistas/
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