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(it) Italy, FDCA, il Cantiere #23: Il continente digitale: ossessioni e dispositivi della sorveglianza - Marilina Veca (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 2 Mar 2024 10:28:31 +0200


Riceviamo dalla nostra collaboratrice Marilina Veca, giornalista e scrittrice, un contributo sul capitalismo della sorveglianza e sul controllo sociale digitale. Lo proponiamo ai compagni e ai lettori con l'intento e l'auspicio di aprire un dibattito sulle nuove forme in cui la classe dominante "2.0" esercita il proprio potere.[ed] ---- "L'Homo sapiens - sempre che non si autodistrugga a suon di bombe intelligenti e guerre umanitarie o proseguendo nell'inquinamento del suo habitat per continuare a produrre altre armi e merce-spazzatura - troverà prima o poi una via per uscire dal vicolo cieco in cui il modo di produzione capitalistico, non senza il suo benestare, lo ha infilato?" (1).

La situazione attuale sembra configurarsi come il tempo di schiavi senza padrone sottoposti ad una sorveglianza generalizzata in cui ognuno si consegna come produttore di dati volontario e dove i padroni nascosti e occulti sono i Signori di Big Data. In poche parole l'implementazione tecnologica produce il coinvolgimento dei cittadini nella loro stessa sorveglianza. Ed il coinvolgimento dei cittadini nella propria sorveglianza si esprime in tutte le attività che sulla rete - in particolare sui cosiddetti social - stimolano ed invitano a produrre dati.

Più dati in qualunque forma una persona genera con le sue attività in rete e sul web, maggiore sarà il suo contributo personale a produrre su di sé e su altri, forme di sorveglianza.

Ogni nuovo dato prodotto, ogni click, incrementa l'intensità e l'estensione del controllo. Oggi si esercita il potere nell'analizzare, indurre, prevedere i comportamenti delle persone che forniscono continuamente e volontariamente gli strumenti del proprio controllo (ognuno "posta" continuamente sui social una serie di dati e informazioni che ne determinano i comportamenti presenti e futuri, dall'avere animali in casa, agli sport praticati, all'uso del tempo libero, ai libri prediletti, alla musica più ascoltata, all'arredamento della casa, alle abitudini, agli amori, e così via).

L'attivazione dello smartphone e delle app e sensori connessi, la consultazione dei messaggi, l'invio e ricezione di posta elettronica - incluse foto, attività lavorative e ludiche, condivisioni varie, frequentazioni, etc. - l'acquisto di biglietti ferroviari e aerei, lo studio delle previsioni del tempo, gli orari dei mezzi pubblici, i gruppi WhatsApp, i social di riferimento, i giochi elettronici per ingannare il tempo, i video più amati su You Tube, l'uso del navigatore, Google maps e i localizzatori, l'uso della carta di credito e delle carte prepagate, l'utilizzo del badge, gli acquisti su Amazon, la richiesta ai motori di ricerca di informazioni, il monitoraggio tramite dispositivi e l'informazione sulla salute personale e di altri, su vaccini, epidemie, pandemie, le telecamere a circuito chiuso di metropolitane, banche, aziende, varchi stradali, i sensori che ovunque tracciano i dispositivi digitali che utilizziamo e indossiamo, etc.

Generiamo continuamente dati, continuamente e volontariamente: produciamo dati che serviranno al controllo permanente e alla predizione di comportamenti futuri, dati che rimarranno registrati nei server dei fornitori di servizi per un tempo indefinito e resteranno disponibili per ogni possibile uso e per la sorveglianza continua e predittiva dei nostri comportamenti. Un tempo, per controllare un uomo bastava ingabbiare, limitare ed eventualmente reprimere la sua attività: adesso, al contrario, ognuno è stimolato a fare, dire, dichiarare, esporsi, fornire informazioni, continuamente e su tutto. È dal FARE di ognuno che si genera il controllo, un controllo nuovo e non paragonabile a nessun'altra forma di sorveglianza prima praticata.

La rete di Internet, come ha più volte sottolineato Renato Curcio, non è per niente neutrale, come d'altronde non è neutrale nessun altro apparato tecnologico: siamo sempre più incentivati ad incrementare la nostra "sudditanza attiva" attraverso l'uso di tutti i possibili dispositivi che hanno "ibridato" la nostra vita. Per fare un esempio banale, l'espressione continua del "mi piace"/"non mi piace", l'ossessione dei "like", la conta ossessiva del numero di followers che seguono e approvano un nostro post, può apparire come un gioco, come qualcosa di non importante, di divertente, un modo per essere partecipi, per esprimere solidarietà o vicinanza o, al contrario, disapprovazione: in fin dei conti il modo migliore per essere "social". Invece esprimerci con i "like" costituisce una enorme produzione di dati e di predizioni produttive per le piattaforme digitali e fa diventare ognuno di noi un promotore in/volontario della sorveglianza. Non più sorvegliare e punire ma indurre la produzione di dati? Renato Curcio, nei suoi studi sulla società cibernetica, ha citato Dominique Cardon, lo studioso che, "osservando questo dispositivo che a partire dalle misurazioni attribuisce punteggi e classifiche, dispositivo che nel continente digitale troviamo ormai ovunque", ha portato la sua attenzione proprio sulle funzioni che queste attribuzioni svolgono non solo per la cattura dei clienti ma ancor più nella loro messa al lavoro per la riproduzione dei dispositivi stessi e per la produzione del loro futuro. La sua risposta è molto interessante. Scrive: "Le misurazioni servono anche per fabbricare il futuro". Producendo il comportamento dei classificati, gli algoritmi che regolano le classifiche "fabbricano la nostra realtà, la organizzano e la orientano".

In conclusione - conclusione tanto per dire, perché questo argomento ha implicazioni talmente enormi da rendere impresa impossibile scriverne in poche righe - siamo di fronte a nuove forme e articolazioni del potere, ad una gerarchia di poteri remoti. Vorrei concludere con una nota di speranza citando ancora Curcio: "Questa tuttavia è anche, o potrebbe essere, una grande occasione per ridisegnare creativamente l'orizzonte economico, culturale, etico e politico di una rinnovata convivenza degna d'esser detta "sociale", decolonizzata e post capitalistica; un'opportunità per immaginare concrete vie d'uscita dall'atomizzazione digitale che ci umilia. Forse, dopotutto, non è l'Homo sapiens ad essere giunto in fondo al suo cammino" (2).

(1) Renato Curcio, La società artificiale, Sensibili alle Foglie, Roma, 2017.

(2) Ibidem.

http://alternativalibertaria.fdca.it/
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