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(it) Sicilia Libertaria 2-24: Colonialismo Made in Italy. Il piano MelEni - DEPREDARE GLI AFRICANI A CASA LORO (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]
Date
Sat, 2 Mar 2024 10:28:56 +0200
Ci hanno scassato le orecchie per più di un anno con 'sto piano Mattei.
Ci hanno ripetuto in tutte le salse che dovevamo fidarci, che sarebbe
stato un "nuovo modello di cooperazione non predatoria con l'Africa",
come l'ha definito la premier Giorgia Meloni. E noi abbiamo fatto finta
di crederci, perché si sa che questa ignobile destra al governo ha
davvero a cuore gli interessi del continente con la crescita demografica
più tumultuosa del presente e del futuro. Mica sono razzisti e
discriminatori, nooooo, i fascisti ripuliti di oggi si sono pure
scoperti concilianti e collaborativi.
E invece il vertice Italia-Africa del 28 e 29 gennaio a Roma - come se
si potessero sintetizzare in un'unica voce 54 stati differenti e,
soprattutto, centinaia di popolazioni con culture e storie differenti -
si è rivelato per quel che era facile prevedere, cioè un mezzo flop.
Tutto qui 'sto piano Mattei? È quel che si sono chiesti tanti analisti.
Appena 5,5 miliardi di euro, tra l'altro soldi sottratti da altre
finalità mica da poco come l'adattamento al collasso climatico, e manco
uno straccio di programma vero e proprio, se non un elenco parziale di
progetti già esistenti sulla cooperazione, coi ministeri dell'Ambiente e
degli Affari Esteri che hanno palesato il proprio malumore per
l'accentramento deciso da Palazzo Chigi.
Già nei giorni precedenti al vertice 80 organizzazioni della società
civile africana avevano presentato una serie di richieste al governo
italiano, tra le quali una maggiore trasparenza e una reale inclusione
di chi vive in Africa. "Il piano Mattei è un simbolo delle ambizioni
italiane in materia di combustibili fossili, un piano pericoloso e
un'ambizione miope che minaccia di trasformare l'Africa in un mero
condotto energetico per l'Europa" ha dichiarato Bean Bhekumuzi Bhebhe,
responsabile delle campagne di Don't Gas Africa. Parole con le quali
viene individuato il reale senso del piano Mattei, vale a dire il solito
accaparramento di risorse africane da parte dell'Italia. L'intitolazione
al fondatore dell'Eni non arriva a caso. Per la destra arraffona e
securitaria si può tranquillamente tralasciare l'impegno partigiano di
Enrico Mattei, che militò nelle formazioni democristiane e che proprio
per questo motivo fu messo a capo dell'allora Agip (doveva essere un
semplice commissario liquidatore per consentire a Usa e Gran Bretagna di
papparsi il petrolio e il gas italiano e invece rilanciò l'azienda
statale trasformandola nel cane a sei zampe che conosciamo), mentre il
suo colonialismo dal volto umano viene preso come riferimento
patriottico, dimenticando che la scelta di puntare sull'Africa (e sul
Medioriente) fu perseguita da Mattei per una pura strategia aziendale di
posizionamento: dato che le cosiddette "sette sorelle", cioè le altre
multinazionali petrolifere, erano troppo forti in determinati mercati,
Eni scelse di concedere agli stati più deboli e ricchi di risorse
condizioni di gran lunga migliori rispetto alle concorrenti. Ma sempre
in un'ottica capitalistica di sfruttamento. Che è la stessa mira del
governo Meloni, intenzionato a riempire il vuoto della Francia che, dopo
secoli di oppressione, sta dismettendo la sua politica nota col termine
Françafrique, cioè il controllo economico e politico delle sue ex
colonie africane e delle molte regioni francofone del continente.
Siccome i veri messaggi vanno dati a chi ci mette i soldi, è stato il
ministro Crosetto a rivelare questa intenzione nel corso di un evento
riservato, organizzato dalla società di consulenza Ernst & Young e con
una folta platea di imprenditori e manager. "Noi siamo il paese meglio
accettato nelle nazioni dove siamo stati colonizzatori" ha detto uno dei
leader di Fratelli d'Italia, sciorinando per l'ennesima volta la
storiella degli italiani brava gente che col piano Mattei diventa un
obiettivo politico. Da parte nostra, quella militante, non dobbiamo fare
lo sciocco errore di sopravvalutare o alterare le intenzioni del
governo. Lo scopo non è quello di contenere i flussi migratori portando
lo sviluppo in Africa, come ho letto da qualche parte, né tantomeno
Meloni aspira a diventare la statista che vuole risolvere i problemi
dell'Africa intera. Anche perché l'Italia comunque gioca un ruolo
insignificante rispetto a potenze come Russia e Cina, che nel frattempo
hanno enormemente espanso la loro presenza nel continente. Semplicemente
lo stato italiano vuole continuare a garantirsi i profitti che gli
consentono le partecipazioni azionarie dentro colossi come Eni ed Enel.
Al di là della fuffa politicante, infatti, sono altre le parole che
bisogna sapere ascoltare. Come quelle pronunciate da Claudio Descalzi,
l'amministratore delegato di Eni, alla trasmissione Rai condotta da
Bruno Vespa. Una prima annotazione è che lo pseudo-confronto tra i due è
avvenuto proprio il 29 gennaio, appena terminato il vertice
Italia-Africa organizzato dal governo. "
Loro hanno tantissima energia, tantissimo territorio, noi non abbiamo
energia ma abbiamo un grande mercato" è stato il messaggio di Descalzi.
Più chiaro di così... Di fronte a tale disegno va rigettato in toto
l'intento riformista di provare a migliorare il Piano Mattei. Non
soltanto perché è il progetto sul quale si fonda l'idea folle e
antistorica dell'Italia come hub del gas, non soltanto perché sminuisce
il settore della cooperazione, non soltanto perché nella sua prima
stesura l'Africa non è stata manco consultata (come ha affermato al
Senato il presidente dell'Unione africana, quello vero e non quello
interpretato in uno storico scherzo ai danni di Meloni da due comici
russi qualche mese fa) ma perché è appena un'altra gabbia, neppure
dorata. Al netto delle alleanze e delle collaborazioni che dobbiamo
consolidare e avviare con chi vive in Africa, è qui che dobbiamo
scalfire il predominio dei "nostri" colossi energetici. La lotta alle
multinazionali è da sempre anche una lotta antistatalista.
Andrea Turco
https://www.sicilialibertaria.it/
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