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(it) Sicilia Libertaria 2-24: Dalla parte degli agricoltori (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]
Date
Fri, 1 Mar 2024 10:03:12 +0200
Gli agricoltori sono tornati a protestare; la spinta l'hanno dato ancora
una volta quelli francesi, da sempre determinati (e non a caso hanno
ottenuto risposte positive dal governo), stavolta coadiuvati dai
tedeschi. In tutta Italia i trattori invadono strade, autostrade, piazze
e pongono all'ordine del giorno la questione dell'agricoltura e dei
contadini bistrattati da lungo tempo, messi ai margini e subordinati
alle onnipresenti e dannose logiche di mercato, che rubano letteralmente
i prodotti a chi li produce per venderli a prezzi esorbitanti al solo
scopo di far profitti. In prima fila in questo meccanismo la Grande
Distribuzione Organizzata e le multinazionali, in altre parole (anche se
non lo si dice: il capitalismo).
Di fatto, le politiche nazionali e quelle europee garantiscono ai
colossi del settore e alla GDO enormi profitti mentre trascurano e
marginalizzano i milioni di piccoli e medi produttori, carichi di tasse
e tagliati fuori dai finanziamenti europei, che vanno nella maggior
parte dei casi alle grandi imprese del settore (l'80% finisce al 20%
delle aziende), favorendo sempre l'agricoltura intensiva, quella che
consuma suolo e acqua, avvelena la terra, uccide la biodiversità e in
genere smercia prodotti discutibili dal punto di vista della qualità.
In Italia il governo Meloni (e il cognato della premier, il ministro
dell'agricoltura Lollobrigida) ha ripristinato l'Irpef agricola
eliminata sotto il governo Renzi nel 2017, calcolando di succhiare ai
contadini 280 milioni di euro l'anno. Non a caso le proteste di queste
settimane accusano direttamente governi nazionali ed UE, ma contestano
anche le grandi organizzazioni del settore, a partire dalla più potente,
la Coldiretti, trasformatasi in una spalla del governo Meloni, e quindi
responsabile dei danni alla categoria che dice di rappresentare e difendere.
I lavoratori delle campagne pongono la questione della dignità del
proprio lavoro, ricordano a tutti, con i tanti cartelli e striscioni
esposti sui trattori, che l'agricoltura è vita e che senza agricoltura
non c'è cibo sulle nostre tavole. Insomma, ribadiscono che dietro gli
scaffali dei supermercati, dove la stragrande maggioranza di noi
acquista il cibo che consuma, c'è la fatica umana, ci sono i sacrifici
di milioni di contadini, anche se il consumismo e l'alienazione ce lo
fanno dimenticare troppo spesso. Il cibo infatti ormai è degradato a
merce, è snaturalizzato dalla pubblicità (ingannevole per antonomasia) e
come tale assolve a funzioni che sono solo secondariamente alimentari,
ma principalmente finanziarie e commerciali, il cui scopo non è sfamare
le persone (tanto è vero che se ne butta una enorme quantità, circa il
25%) ma l'appetito insaziabile dei padroni, delle multinazionali che
gestiscono tutta la filiera alimentare o comunque la controllano.
Anche in provincia di Ragusa i trattori hanno invaso strade e città,
anche se (ancora) il livello della protesta non ha raggiunto l'intensità
di quello dei forconi di più di dieci anni fa, eppure molti dei
contadini in lotta sono gli stessi che animarono quella battaglia,
un'esperienza che, al di là delle contraddizioni che recava in sé e che
finirono per poi esplodere, fu un grande momento di riscatto sociale che
però non riuscì ad andare fino in fondo nella sua azione.
Ora ai raduni dei trattori si vedono politici di varie coloriture, tutti
intenti a farsi amici i contadini. D'altra parte si avvicinano le
elezioni europee, e forse anche le provinciali, e il paraculismo dei
politicanti ha sei facce come il caciocavallo nostrano. Politicanti che
sono da anni infilati nei vari governi e sottogoverni e anche quando gli
tocca il turno di stare all'opposizione, non possono certo presentarsi
come verginelle, dato che le politiche di affossamento dell'agricoltura
vengono da lontano e sono state varate da tutte le coalizioni
governative. Non sono stati pochi i casi in cui questi falsi amici sono
stati cacciati a suon di fischi dai presìdi.
Il presidio di Ragusa si è spinto oltre, emanando un comunicato di
sfiducia verso qualsiasi leadership del movimento: "Per quanto ci
riguarda, anche memori dell'esperienza vissuta nel 2013, ci teniamo a
precisare che non riconosciamo assolutamente alcun leader né nazionale
né regionale autoproclamatisi tali nell'attuale protesta dei trattori,
nata spontaneamente sulla scia delle manifestazioni dei colleghi
francesi e tedeschi". Una importante presa di posizione che fa sperare bene.
Certamente ai problemi sollevati dagli agricoltori andrebbe affiancato
quello climatico, anch'esso sempre più pregnante e condizionante
l'attività agricola, e, specie in Sicilia, assurto a livelli che
potremmo definire drammatici, sovente non affrontato alla radice ma
ridotto a mera questione di risarcimento dei danni provocati dai vari
"stati di calamità". E la questione climatica non è scevra dalle azioni
dei governi, che tergiversano, rinviano, sottraggano risorse a quella
che viene considerata la svolta obbligatoria per abbassare il
riscaldamento del pianeta e attuare opere di mitigazione dei fenomeni
atmosferici.
I governi, a cominciare dal "nostro", tergiversano, puntano sul fossile,
varano fantomatici piani Mattei per assicurarsi gas e petrolio africano,
organizzano missioni militari a protezione di ENI, insomma continuano a
marciare indefessi verso il baratro propinandoci contemporaneamente
baggianate sull'impegno verso una riconversione energetica che non si
vede da nessuna parte. Anzi, strombazzano un "made in Italy" (ci hanno
fatto pure un ministero) tutto sbilanciato sulle produzioni tossiche e
sullo sfruttamento intensivo e industriale di terre e animali, e
definendo tutto ciò "sovranità alimentare".
Il nostro giornale ha pubblicato nei due numeri precedenti l'attuale,
due significativi articoli di Roberto Brioschi sul bluff del Made in
Italy; ma ha messo in risalto in svariate occasioni la centralità della
questione agricola, ultimamente con lo speciale su "I contadini
salveranno il mondo?"; da questo numero, inoltre, a pag. 6 inauguriamo
una nuova rubrica intitolata "Ambiente, cibo, clima" in cui svisceriamo
molti aspetti della questione agricola, a partire con quello sulla
cosiddetta carne sintetica.
La vera sovranità alimentare la possono assicurare solo i contadini non
asserviti alle logiche di mercato, quelli che si attivano per proteggere
e conservare i semi antichi e originari, che curano la terra
dall'aggressività dell'industria chimica e dalle minacce della
cementificazione che sottrae suolo agricolo a ritmi insostenibili.
I contadini in lotta dovrebbero puntare ad un'alleanza con i
consumatori, sempre più necessaria per spezzare la schiavitù verso le
multinazionali; un'alleanza fatta di progetti di riconversione dei
terreni, di produzione di cibo biologico e di qualità, di creazione di
strutture di distribuzione dal basso che scavalchino i pescecani della
GDO. Una complicità necessaria tra città e campagna, perché questa lotta
ci riguarda tutti.
Papè Trippìla
https://www.sicilialibertaria.it/
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