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(it) Italy, FDCA, il Cantiere #23: MANOVRA ECONOMICA 2024: UN BILANCIO POSITIVO PER LE CLASSI PRIVILEGIATE - Mario Salvadori (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 1 Mar 2024 10:02:57 +0200


Il 29 dicembre dello scorso anno, in extremis, come spesso accade per evitare l'esercizio provvisorio, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la Legge di bilancio per il 2024; è la seconda volta che tale legge viene licenziata con questa compagine ministeriale, ma è la prima dopo un intero anno di governo. Così l'Esecutivo ha potuto sviluppare in pieno le proprie proposte di politica economica, non deludendo certamente quei ceti sociali di cui è in gran parte punto di riferimento. Infatti, pur essendo la manovra finanziaria condizionata dai vincoli europei, dalle spese militari, dalla partecipazione alla guerra in Ucraina, dalla inflazione speculativa e dall'aumento dei tassi di interesse, se ne scaricano i costi sulle classi lavoratrici con conseguenze negative sui salari e sulle pensioni.

Non c'è infatti nei provvedimenti alcuna risposta alla vera e propria emergenza salariale causata da una inflazione che negli ultimi due anni ha inciso negativamente per il 17% sui salari, che oltretutto vengono da un lungo periodo di mancanza di adeguati aumenti contrattuali, e sulle pensioni la cui rivalutazione è stata bloccata per molti anni. Sui salari il taglio del cuneo fiscale - finanziato temporaneamente ed in deficit - e l'accorpamento dei primi due scaglioni Irpef al 23% produrranno solo dei vantaggi irrisori sulle buste paga. Si punta sempre di più sul welfare aziendale (fringe benefits detassati che non concorrono a formare reddito per il lavoro dipendente) che oltre a favorire il settore privato incide negativamente sulla tenuta dello stato sociale poiché per il datore di lavoro si tratta di importi completamente deducibili dal reddito di impresa.

Lo stesso dicasi per le pensioni.

La maggioranza parlamentare, dopo aver promesso in campagna elettorale il superamento della legge Fornero, è riuscita a peggiorare le misure previdenziali abbassando nei fatti le già insufficienti forme di flessibilità in uscita, mentre i lavoratori pubblici, coinvolti dalla revisione delle aliquote di rendimento, saranno di fatto spinti ad uscire con la pensione di vecchiaia per evitare la riduzione del proprio reddito. Inoltre, mentre non è previsto alcun intervento per la piena indicizzazione delle pensioni, viene confermato il taglio sugli importi complessivi oltre quattro volte il minimo: una perdita, questa, non recuperabile, che si quantifica in sette miliardi per il biennio 2023/24, che va ad aggiungersi ai cento miliardi risparmiati dal 2011 ad oggi tramite i vari interventi che hanno interessato il sistema di rivalutazione.

Insomma, misure che scaricano le contraddizioni economiche di questo sistema sul lavoro dipendente e sulle pensioni - da cui deriva quasi totalmente il gettito Irpef - mentre con la flat tax per gli autonomi, la difesa delle rendite finanziarie, la mancata tassazione degli ingenti profitti di banche assicurazioni imprese, la revisione delle aliquote Irpef, il Governo cerca di tutelare la maggior parte del proprio elettorato. Anche la totale chiusura di una sia pur minima misura di redistribuzione della ricchezza, da attuarsi attraverso una imposta patrimoniale, la dice lunga sul pervicace attaccamento al proprio status sociale da parte dei ceti maggiormente privilegiati. (1).

Questo mentre oggi, in Italia, il dieci per cento delle persone - cioè 5,6 milioni - non riescono ad arrivare alla fine del mese; cresce infatti la povertà, anche di chi ha un lavoro, secondo i dati forniti dall'Istat, l'istituto nazionale di statistica. In questa situazione l'abbassamento del livello di welfare pubblico va ad incidere ancora di più sulle condizioni di vita di chi è in difficoltà economica, soprattutto per quanto riguarda il settore della sanità già sottoposto da anni ai tagli dei vari governi di ogni "colore"; particolarmente spregevole è quanto previsto nella manovra economica per chi non rientra nelle categorie per l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, cioè i migranti extracomunitari, a cui è richiesto un contributo non inferiore ai duemila euro per avere diritto alle prestazioni del sistema. Dopo un innalzamento del rapporto tra spesa per la sanità e PIL negli anni della recente pandemia da Covid-19, la quota si è abbassata nuovamente al 6,3% e tende al 6% (sotto la media europea che si assesta al 6,2%, ma ben lontana dall'oltre 9% di Francia e Germania), mentre cresce la quota che viene destinata alle strutture private a causa del boicottaggio della sanità pubblica da parte dell'attuale governo e di quelli che lo hanno preceduto in questi decenni.

Di fronte a questa grave situazione la risposta delle organizzazioni sindacali confederali è stata frammentata, discontinua, e conseguentemente non incisiva. Mentre la Cisl si lanciava ben oltre qualche "giro di valzer" con il Governo, in particolare con il Ministro Salvini, la Uil e la Cgil mettevano in piedi uno sciopero generale articolato su più giorni e più regioni: il 17 novembre nelle regioni del centro, a cui si sommava quello nazionale per l'istruzione ed in comparti dei trasporti; il 20 novembre in Sicilia; il 24 novembre nelle regioni del nord; il 1° dicembre nelle regioni del sud. Se nelle intenzioni dei sindacati l'obiettivo era quello di prolungare lo sciopero e di renderlo più efficace, possiamo dire che questo non è stato raggiunto; infatti la mobilitazione, pur riuscita, per le forme di attuazione si è dispersa ed ha assunto un carattere confuso. Di questo ha profittato Matteo Salvini che il 17 novembre ha precettato il settore dei trasporti, riducendo in maniera autoritaria lo sciopero nelle ferrovie a quattro ore (dalle ore 9.00 alle 13.00), forzando quanto previsto dalle leggi che regolamentano gli scioperi; quelle leggi che, a suo tempo, erano state valutate positivamente anche dagli stessi sindacati confederali.

Che quella di Salvini non fosse una iniziativa isolata lo si è visto pochi giorni dopo quando è intervenuto nuovamente e pesantemente contro lo sciopero nazionale del Trasporto Pubblico Locale indetto da Cobas lavoro privato, Usb, Adl, Sgb, Cub trasporti, tanto da indurre questi sindacati a spostare lo sciopero dal 27 novembre al 15 dicembre per evitare la precettazione. In entrambi i casi, pur con le loro differenze, il Governo è ricorso alla precettazione nonostante che nella proclamazione degli scioperi fossero state seguite tutte le regole previste dalla legge e non si fosse in presenza di alcuna circostanza eccezionale per rinviarli. Questo precedente introduce un salto di qualità nella gestione degli scioperi da parte del Governo e pone grossi problemi a tutto il movimento sindacale, già fortemente limitato nella sua azione in molti settori dalle leggi 146/90 ed 83/2000.

L'attacco della borghesia alla classe lavoratrice prosegue quindi su più fronti ed utilizzando tutti gli strumenti, dalle leggi antisciopero alla manovra economica, dalla repressione alla militarizzazione, fino all'intervento di fatto nelle guerre in atto. A questa situazione non si può rispondere in maniera episodica e frammentata, ma impostando e proseguendo una mobilitazione che punti ad alcuni essenziali obiettivi: questione salariale, pensioni, precarietà, redistribuzione della ricchezza dalle rendite e dai profitti verso il lavoro e lo stato sociale.

Il perseguimento di questi scopi, assieme ad una lotta antimilitarista e contro le spese militari, può tornare a rendere finalmente credibili e vincenti le mobilitazioni e le lotte della nostra classe.

Note

1) L'imposta straordinaria sul patrimonio, come misura di rilancio del sistema economico capitalistico, è stata sostenuta anche in passato da eminenti rappresentanti del pensiero liberale.

A questo proposito citiamo Luigi Einaudi, già Governatore della Banca d'Italia e secondo Presidente della Repubblica Italiana, e quanto scriveva nel 1946 (Luigi Einaudi, L'imposta patrimoniale. Editrice Chiare Lettere, 2021).

http://alternativalibertaria.fdca.it/
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