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(it) Italy, UCADI, #181: L'Argentina nelle spire di Milei (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 20 Feb 2024 08:30:31 +0200
L'insediamento dei Milei alla Presidenza del paese è stato
caratterizzato dall'emanazione di tre provvedimenti (sui 10 annunziati)
che per la loro complessità e natura rappresentano la chiave di lettura
del suo programma politico. Consapevole del fatto di non avere la
maggioranza in Parlamento e di non controllare i Governatori delle
diverse regioni del paese Milei che è stato eletto al ballottaggio con
una maggioranza del 56% dei voti, dispone al Congresso solo di circa il
10% dei voti al Senato e del 15% alla Camera dei Deputati. Il suo
partito, La Libertad Avanza, ha solo 38 deputati su di 257 e 8 senatori
su 72: avrà quindi bisogno del sostegno e della complicità della destra
per far approvare i suoi provvedimenti liberticidi.
Il Presidente si è messo subito al "lavoro" e il rapporto peso-dollaro è
stato dimezzato ed ora per ogni dollaro sono necessari 800 pesos.
Dimenticata la dollarizzazione Milei pensa di provvedere entro qualche
mese al conio di nuove monete per evitare di dover andare in giro con
valigie di banconote per provvedere ad ogni transazione. Milei ha
promesso che presto seguiranno altre svalutazioni. Perché sia chiaro
agli argentini con chi hanno a che fare, Milei ha provveduto con il suo
primo provvedimento ad abrogare la norma che vietava il nepotismo e a
nominare sua sorella segretaria della Presidenza.
Il fondo monetario internazionale si è subito avventato sulla preda ed
ecco l'accordo: è stato garantito un surplus di bilancio del 2% del Pil,
una accumulazione di riserve fresche della Banca centrale, pari a 10
miliardi di dollari nel 2024, in cambio di un esborso di 4,7 miliardi di
dollari di interessi sul debito contratto. Sono questi i nuovi termini
fissati nella settima revisione dell'accordo Extended Fund Facility
(Eff) per la restituzione del credito di 45 miliardi di dollari concesso
dal Fmi nel 2018. Con questo accordo gli impegni dell'Argentina a
restituire il debito sono diventati più stringenti e saranno necessari
più pesanti sacrifici, malgrado che l'inflazione nel paese superi il
140% e sia quella largamente più alta di tutta l'America Latina, anche
rispetto al Venezuela che finora ne deteneva il record. I mutui sono
saliti di 113 euro al mese e 2000 famiglie non riescono più a pagare e
sono sotto sfratto.
Contestualmente il Presidente ha annunciato la soppressione di numerosi
ministeri Quello dell'istruzione, (la formazione scolastica pubblica
viene declassata e istituito un esame finale per gli studenti che
terminano gli studi secondari), quello della salute (privilegiando la
sanità privata), il ministero del lavoro e degli affari sociali, della
cultura e dell'ambiente (liberalizzando il mercato dei carburanti),
mentre rimangono in attività quello dell'economia delle infrastrutture
degli interni della giustizia della sicurezza della difesa degli esteri
e del capitale umano. D'altra parte il Presidente non fa mistero nel suo
disprezzo per la cultura, se ne frega dei deboli e dei malati, che si
curino come possono, e che l'ambiente venga sfruttato il più possibile,
gli sta più che bene. Infine viene abrogata la legge che regolamenta
l'Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il
razzismo (INADI).
A pagare il risanamento del paese saranno la classe media e le fasce più
disagiate della popolazione, prova ne sia che il Presidente piace ai
mercati e la borsa di Buenos Aires ha quasi raddoppiato il suo valore,
perché i padroni ritengono che i profitti delle imprese sono e saranno
al sicuro. L'intento di tagliare i finanziamenti alle Province significa
di fatto spostare il deficit dallo Stato alla periferia, perciò i
provvedimenti del governo cominciano a mostrare la loro inconsistenza.
La destrutturazione dello Stato
Nel suo discorso di insediamento del 10 dicembre il Presidente ha
dichiarato di voler stipulare un "nuovo contratto sociale" nel paese
partendo dal fatto che la situazione è così grave da richiedere uno
shock: occorre recuperare da subito 5 punti di PIL e per farlo intende
agire sul costo dell'apparato dello Stato, evitando di gravare sul settore
privato. "Sappiamo che nel breve termine la situazione peggiorerà-
avverte Milei - ma poi vedremo i frutti" e ha dichiarato che il
risanamento "avrà un impatto negativo sul livello di attività,
occupazione, salari reali e numero di persone povere e indigenti"; "Ci
sarà una stagflazione in cui stagnazione e inflazione si verificano
contemporaneamente e saranno necessari.... sforzi supremi e sacrifici
dolorosi " e ha promesso che si procederà tagli della spesa sociale
dello Stato, alla deregolamentazione economica, a modifiche fiscali e
privatizzazioni. Queste scelte sono necessarie perché la situazione è
disastrosa - ha concluso il Presidente - il quale tuttavia si è guardato
bene del proporre la dollarizzazione dell'economia, suo cavallo di
battaglia durante la propaganda elettorale. Secondo i dati ufficiali,
l'Argentina ha più del 40% di povertà e un'inflazione del 140%, l'indice
dei prezzi ha raggiunto a dicembre il 211,4% su base annua, dopo aver
registrato un incremento mensile del 25,5% , ma "ciò che occorre evitare
è una povertà superiore al 90%", ha dichiarato il Presidente.
Consapevole del fatto che il suo programma coprirà i poveri e i
lavoratori Milei ha permesso la mano dura contro i "piqueteros", gruppi
di protesta che solitamente bloccano strade o vie per avanzare
rivendicazioni, affermando che "chi blocca le strade, violando i diritti
dei suoi concittadini, non riceverà assistenza dalla società"
minacciando chi protesta di privarlo dei diritti sociali.
Dopodiché il presidente ha rivolto la sua attenzione alla politica
estera e si è affrettato a sconfessare il precedente governo ritirando
l'adesione dell'argentina ai Brics, riportandola nell'area del dollaro,
prendendo contatto con il governo ucraino per manifestare il suo
sostegno e organizzare un vertice in America Latina a favore del paese
in guerra.
Dalle parole ai fatti
Milei ha varato i suoi provvedimenti bandiera; il Decreto di Necessità e
Urgenza (DNU) e la legge "omnibus" (664 articoli) inviata al Congresso
il 20 dicembre; Il decreto si apre con la dichiarazione di "emergenza
pubblica in materia economica, finanziaria, fiscale, amministrativa
previdenziale, sanitaria e sociale fino al 31 dicembre del 2025".
Con l'articolo 2, lo Stato "promuoverà e assicurerà l'effettiva vigenza
su tutto il territorio nazionale di un sistema economico basato su
decisioni libere, adottate in un contesto di libera concorrenza, con
rispetto della proprietà privata e dei principi costituzionali di libera
circolazione dei beni, servizi e lavoro". A questo scopo, mediante il
DNU si procederà ad una "ampia deregolamentazione del commercio, dei
servizi e dell'industria", abrogando "tutte le restrizioni sull'offerta
dei beni e servizi" e ogni legge "che distorca i prezzi di mercato,
impedisca la libera iniziativa privata o eviti l'interazione spontanea
dell'offerta e della domanda".
Viene tracciato il percorso per la privatizzazione delle imprese
pubbliche abrogando la normativa che ne impediva la vendita. Scompare
della figura giuridica della "società dello Stato" e di tutte quelle che
non siano integralmente con capitale pubblico, secondo la definizione
della legge del 1974. Il governo trasformerà "ogni impresa pubblica in
società anonima, per la sua successiva privatizzazione", tracciando un
percorso che dovrebbe portare alla dismissione delle quote pubbliche in
aziende storiche come Aerolineas argentinas o la compagnia energetica
Ypf. Tutto ciò perché si ritiene che la politica "aeronautica argentina
ha limitato fortemente lo sviluppo dell'industria commerciale aerea,
pilastro non solo dell'integrazione del Paese ma anche dello sviluppo
economico e del turismo. Si rende perciò "imperativo" un riordino
integrale del comparto per creare le condizioni di flessibilità utili a
garantire il collegamento tra tutte le città. Nel decreto si quantifica
in 25 miliardi di dollari il debito contratto assieme da Ypf e Banca
centrale.
Il Governo, al fine di promuovere gli investimenti stranieri, abroga la
legge agraria che impediva la cessione a stranieri di porzioni di terra
eccedenti una certa quota, mettendo in vendita il paese. Viene abrogata
la Legge sugli affitti "perché il mercato immobiliare torni a funzionare
senza problemi e perché affittare non sia un'odissea", La legge è
ritenuta "nefasta", perché genererebbe inconvenienti: l'eccesso di
regolamentazione normativa nei contratti privati, specialmente in quelli
di affitto degli appartamenti, sarebbe responsabile "di gravi
conseguenze tanto per i locatari quanto per i locatori", con la
"potenziale distruzione del mercato immobiliare". In "coerenza con tutto
ciò", si ripristina la possibilità per le parti di stabilire con quale
moneta effettuare la transazione. Nella modifica apportata ad ottobre
alla legge in vigore dal 2020 e ritenuta responsabile di un calo
dell'offerta, era infatti stato negato l'uso del dollaro statunitense,
valuta di cui il governo precedente ha cercato in ogni modo di
restringere l'uso. Mettere fine alla legge, avvertono associazioni di
categoria, potrebbe comportare una serie di effetti: il termine minimo
di un contratto torna ai due anni, il prezzo dell'affitto può essere
indicizzato su qualsiasi parametro, dall'inflazione al valore del
dollaro o al prezzo del gasolio. Inoltre, tra le altre conseguenze, le
riparazioni domestiche saranno a carico degli inquilini, così come le
eventuali spese condominiali ordinarie e straordinarie.
Il governo annuncia poi la cancellazione di una serie di leggi perché
"distorcono" la libera formazione dei prezzi e ostacolano "l'iniziativa
privata". Viene abrogata la Legge sulla fornitura (Ley de
abastecimiento) e la Legge sugli scaffali (Ley de gondolas). La prima,
entrata in vigore all'inizio della pandemia, autorizzava lo Stato ad
attivare incentivi e sanzioni per garantire prezzi accessibili e
disponibilità di prodotti e servizi di base. Per Milei bisogna fare in
modo che lo Stato "non attenti più contro il diritto di proprietà degli
individui". Abrogando la seconda legge, si toglie allo Stato la
"possibilità di intromettersi nelle decisioni dei commercianti
argentini": si tratta infatti della norma che impedisce agli esercenti
di presentare su uno stesso scaffale una quota superiore al 30 per cento
di prodotti di una sola marca. Cadono ampi stralci della legge sugli
acquisti nazionali (Compre nacional e Compre argentino), che garantivano
protezione al prodotto locale, ma che per Milei "beneficiavano solo
determinati attori politici". Il governo sopprime l'Osservatorio di
prezzi istituito presso il ministero dell'Economia, per evitare "la
persecuzione delle imprese".Il mercato del lavoro viene totalmente
destrutturato e liberalizzato: nelle intenzioni del governo il suo
funzionamento verrebbe "modernizzato agevolando il processo di creazione
di lavoro".
Attualmente denuncia il governo, l'occupazione nel settore privato è
ferma a sei milioni di cittadini, ma il lavoro nero è sommerso è così
ampio che supera del 33 % quello legalmente regolato; per questo motivo
"i salari reali si trovano a un livello inusualmente basso", che
significa la povertà, per il 45% della popolazione, e l'indigenza, il 10
%. Per
favorire i datori di lavoro il DNU prevede una riduzione gli indennizzi
per licenziamento, con l'abolizione di bonus di vario genere sin qui
garantiti. Vengono ridotti anche gli indennizzi derivanti da cause di
lavoro in caso di licenziamento e la rivalutazione dovuta nel caso di
ritardato pagamento di essi. Come un unico provvedimento a favore dei
lavoratori viene prevista la creazione di un fondo per coprire la quota
di fine rapporto, nel caso di licenziamento senza giusta causa,
alimentato mensilmente dal datore di lavoro, come accade in molti paesi
europei.
Restrizioni riguardano i diritti sindacali: i sindacati conservano il
diritto di convocare e realizzare assemblee e congressi, "senza
pregiudicare le attività normali dell'impresa o danneggiare terzi". È
punito il "blocco o l'occupazione di uno stabilimento, impedire od
ostruire totalmente o parzialmente l'ingresso e l'uscita di persone" dal
luogo di lavoro,
nonché creare "danni a cose e persone dell'impresa".
Il DNU è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, e in quanto decreto di
necessità e urgenza ha assunto validità immediata e come risposta
immediata gli argentini sono scesi in piazza a Buenos Aires e in tutte
le città del paese con manifestazioni massicce e partecipate. Per
entrare definitivamente in vigore il testo deve essere prima esaminato
da una Commissione bilaterale parlamentare ristretta cui spetta il
compito di valutare i requisiti di necessità e urgenza.
Successivamente il decreto verrà esaminato in seduta plenaria dalla
Camera e dal Senato che possono respingerlo o accettarlo ma non
emendarlo o modificarlo. Entrerà in vigore solo se ha provato a
maggioranza assoluta.
Il decreto potrebbe essere fermato dalla Corte suprema di giustizia nel
caso non si ravvisino gli estremi di "eccezionalità" previsti dalla
Carta Costituzionale e già molti ricorsi in tal senso sono stati
presentati e alcuni provvedimenti già sospesi.
Il Decreto omnibus
Inoltre il cosiddetto decreto omnibus, ovvero la "Legge delle basi e
punti di partenza per la libertà degli argentini", è stato inviato al
Congresso. Questo progetto legislativo è il più profondo poiché contiene
"due terzi" di tutte le proposte di riforma. Il provvedimento dichiara
"l'emergenza pubblica in materia economica, finanziaria, fiscale,
pensionistica, di sicurezza, di difesa, tariffaria, energetica,
sanitaria, amministrativa e sociale fino al 31 dicembre, 2025.", periodo
che "può essere prorogato dall'Esecutivo nazionale per un massimo di due
anni". Se questa norma venisse approvata, Milei avrebbe il potere di
decidere su tutte quelle questioni su cui oggi solo il Parlamento può
legiferare durante i suoi quattro anni di governo e avrebbe nelle sue
mani sia il potere esecutivo che quello legislativo.
Il provvedimento gli conferisce poteri su questioni come la finanza,
l'economia e l'energia che prima erano nelle mani del Congresso e si
concentra su ambiti che, secondo la Costituzione, possono solo essere
modificati dal Congresso."Il testo prevede riforme profonde, necessarie
e urgenti in materia fiscale, lavorativa, penale, energetica ed
elettorale", modificando venti leggi. Un capitolo dedicato alla riforma
dello Stato, dichiara tutte le aziende del settore pubblico "soggette a
privatizzazione".Si tratta di circa 40 aziende statali, tra cui la
compagnia petrolifera YPF, Aerolíneas Argentinas, Banco Nación, la Casa
de Moneda (dove vengono stampate le banconote), l'agenzia di stampa
Télam, la compagnia idrica AYSA e Ferrocarriles Argentinos. Il capitolo
sulla riforma elettorale prevede l'eliminazione delle Primarie Aperte,
Simultanee e Obbligatorie, meglio conosciute come PASO, che sono state
fonte di controversia fin dalla loro creazione nel 2009. Si propone di
modificare la composizione della Camera dei Deputati, passando dal
sistema attuale, che determina il numero dei rappresentanti
proporzionalmente alla popolazione, a un sistema di collegi uninominali
, che implica la divisione del Paese in 254 collegi elettorali con un
deputato ciascuno. Anche se il governo sostiene che ciò metterebbe fine
alle cosiddette "liste coperte ", in cui la popolazione vota per molti
rappresentanti che non conosce, i critici sottolineano che questa
formula, utilizzata dai paesi anglosassoni, favorisce le grandi forze
politiche, togliendo rappresentanza a quelle più piccole.
Vengono fissati nuovi limiti alle manifestazioni, con le pene fino a
quattro anni di reclusione per chi usa armi per interrompere il servizio
di trasporto pubblico o fino a cinque anni per chi "dirige, organizza o
coordina un incontro o una manifestazione che impedisce, ostacola o
intralcia la circolazione o i trasporti pubblici o privati". La pena
sarà ancora più alta nel caso in cui le persone vengano costrette a
partecipare a una protesta minacciando di togliergli l'assistenza sociale.
Di contro vengono eliminate le sanzioni per chi fa uso di armi
"nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio legittimo del proprio
diritto, autorità o posizione". Attualmente il codice penale consente
l'uso delle armi solo da parte delle forze di sicurezza. o quando la
vita di altre persone è a rischio". Ora la polizia ha mano libera!
La "legge omnibus" propone anche il riciclaggio di beni fino a 100.000
dollari, benefici fiscali per coloro che dichiarano beni o contanti
inferiori a tale importo; dispone di lasciare l'aumento delle pensioni,
che oggi sono regolate dalla legge, nelle mani dell'esecutivo,
attraverso decreti presidenziali. Il nuovo pacchetto di Javier Milei
prevede limitazioni al diritto di protestare.
Anche se alcune proposte - in particolare l'eliminazione del PASO -
hanno il sostegno di diverse forze politiche, è probabile che molti dei
664 articoli della "legge omnibus" finiranno per non essere approvati.
"Milei ha inviato la sua idea di un'Argentina perfetta, ma non ha tenuto
molto conto della fattibilità politica", ha detto l'analista del canale LN+
Pablo Fernández Blanco. Milei non ha la maggioranza al Congresso, quindi
la fattibilità delle sue proposte non è garantita. Deve avere il pieno
sostegno della coalizione di centrodestra "Insieme per il cambiamento,
che era sull'orlo della frattura a causa delle divergenze sull'alleanza
con Milei ma ora sembra disponibile a sostenerlo.
Mentre il Congresso discute la "legge omnibus" in sessioni straordinarie
convocate fino al 31 gennaio, bisognerà attendere le sessioni ordinarie,
a partire da marzo, per il 24 gennaio è stato convocato un primo
sciopero generale.
Il ruolo della vicepresidente Victoria Vilarruel
A coprire dal punto di vista securitario la politica del presidente e ad
assicurargli il sostegno dell'estrema destra è preposta la sua vice la
quale si è distinta per avere promesso che in caso di vittoria avrebbe
rivisto l'attuale politica della memoria, della verità e dei diritti
umani del paese che ha risarcito migliaia di vittime della repressione
avvenuta durante l'ultima dittatura militare (1976 -1983) che ha voluto
che il decreto DNU disponesse l'abrogazione della legge sui diritti
umani. Villarruel sostiene con la sua azione di voler difendere la"
memoria completa" , il che significa tener conto che c'è stata una
guerra che ha visto da una parte i militari e le forze di sicurezza e
dall'altra i guerriglieri di sinistra, che lei definisce "terroristi".
Figlia e nipote di soldati, Vicky, come la chiamano i suoi seguaci, ha
creato una sua ONG nel 2006 per aiutare le 1.094 vittime dei gruppi
armati di sinistra negli anni '70 che "non sono mai state riconosciute
dallo Stato.
Perciò dopo aver fatto abrogare la legge sui diritti umani si è fatta
affidare la delega per i settori della Difesa, della Sicurezza e
dell'Intelligence e mantiene i rapporti con gli ambienti degli ex golpisti.
G. C.
https://www.ucadi.org/2024/01/23/largentina-nelle-spire-di-milei/
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