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(it) Italy, FDCA, Cantiere #46 - Vent'anni dopo Bookchin - Per un'eredità vivente di Bookchin:dall'ecologia sociale alle culture di resistenzaFederico Venturini (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 20 Oct 2026 07:55:03 +0300


Vent'anni dopo la morte del pensatore americano Murray Bookchin (1921-2006), la questione non è stabilire quanto avesse previsto correttamente il futuro. Più utile è chiedersi perché, dopo decenni di politiche ambientali, innovazioni tecnologiche e crescente consapevolezza ecologica, la crisi continui ad aggravarsi. E soprattutto se gli strumenti dell'ecologia sociale possano ancora aiutarci non soltanto a comprenderla, ma a trasformare le condizioni sociali che la producono.

Personalmente, ho incontrato l'ecologia sociale nella tarda adolescenza, poco dopo il G8 di Genova del 2001, in un centro sociale anarchico di Udine, tra ecologia sociale, concerti punk e pratiche collettive quotidiane. Da allora è diventata un riferimento del mio attivismo e della mia ricerca, fino alla partecipazione alla fondazione del Transnational Institute of Social Ecology - TRISE (trise.net).

Riprendere Bookchin oggi non significa trasformarlo in un'autorità da seguire, ma mettere alla prova una delle sue intuizioni centrali: la crisi ecologica non può essere separata dalla società che l'ha prodotta.

Una crisi sociale ed ecologica

Il cambiamento climatico è soltanto una componente di una trasformazione più ampia dei sistemi terrestri. Il quadro dei confini planetari (1) identifica nove processi fondamentali per la stabilità del sistema Terra: clima, integrità della biosfera, uso del suolo, acqua dolce, cicli di azoto e fosforo, acidificazione degli oceani, ozono stratosferico, aerosol atmosferici e nuove entità. Il concetto non indica un collasso automatico oltre una soglia, ma un aumento del rischio quando determinati limiti vengono superati.

Il punto non è soltanto quanti confini siano stati oltrepassati. Questi processi interagiscono e si rafforzano reciprocamente. Non siamo quindi davanti a problemi separati, ciascuno risolvibile con una tecnologia specifica, ma a una destabilizzazione complessiva delle condizioni ecologiche della vita sociale.

La diagnosi biofisica non risponde però da sola alle domande politiche: chi produce queste pressioni, attraverso quali rapporti economici, a vantaggio di chi e chi ne subisce le conseguenze? Non tutte le persone, le classi sociali, le imprese o i territori contribuiscono allo stesso modo alla crisi. Parlare genericamente di "umanità" rischia di nascondere profonde disuguaglianze di responsabilità e vulnerabilità.

È qui che l'ecologia sociale compie uno spostamento decisivo. Il capitalismo, attraverso estrazione, mercificazione, accumulazione e crescita continua, intensifica la pressione sui sistemi naturali. Ma per Bookchin il problema è più profondo: l'idea di dominare la natura si sviluppa insieme alle forme attraverso cui gli esseri umani hanno imparato a dominare altri esseri umani. Il capitalismo è oggi il principale amplificatore della devastazione ecologica, ma gerarchia e dominio hanno una storia più lunga. (2)

Città, urbanizzazione ed ecologia

Questa relazione diventa particolarmente visibile nelle città. Per l'ecologia sociale la città non è soltanto un insieme di edifici e infrastrutture, ma anche uno spazio di prossimità, conflitto e costruzione della vita politica (3) . Bookchin distingue per questo la città dall'urbanizzazione: la prima può generare civitas e possibilità di autogoverno; la seconda tende invece a espandersi come ambiente costruito amorfo, subordinando lo spazio alle esigenze della circolazione economica.

L'urbanizzazione capitalistica trasforma il territorio in merce. Terra, abitazioni e spazi pubblici vengono valutati attraverso la loro capacità di produrre rendita. La città consuma suolo e risorse, separa funzioni e popolazioni e concentra enormi flussi di materiali ed energia.

Da qui emerge un limite dell'ambientalismo quando si riduce alla gestione degli impatti. Verde urbano, efficienza energetica, riciclo e rinnovabili sono necessari, ma non costituiscono di per sé una trasformazione ecologica. Una città può diventare più efficiente continuando a espellere le classi popolari o mantenendo un territorio costruito attorno alla mobilità privata.

L'ecologia sociale propone dunque uno spostamento più radicale: dall'ambientalismo come gestione degli impatti all'ecologia come trasformazione delle relazioni sociali. Non basta rendere più verde la città capitalistica; occorre interrogare proprietà, produzione, distribuzione delle risorse e soprattutto il potere decisionale. Anche l'urbanistica non è neutrale: ogni forma urbana incorpora decisioni su chi può abitare dove, come ci si muove e chi partecipa alle scelte.

Quattro dimensioni dell'ecologia sociale

Ritengo che la rilevanza del contributo di Bookchin possa essere letta attraverso quattro dimensioni interconnesse: analisi, etica, prassi e visione politica.

- Analisi.

La distruzione ecologica non può essere separata da gerarchia, dominio, sfruttamento e capitalismo. Le crisi ambientali e sociali sono manifestazioni interconnesse di rapporti di potere. Il capitalismo è centrale, ma gerarchia e dominio non possono essere ridotti ai soli rapporti di classe. Allo stesso tempo, Bookchin individua nella storia una persistente eredità di libertà, fatta di cooperazione, mutuo appoggio, forme comunitarie e momenti di autogoverno.

- Etica.

Attraverso il naturalismo dialettico l'ecologia sociale offre un fondamento etico ricostruttivo. Natura e società non sono due mondi separati: la società emerge dalla natura e ne rappresenta uno sviluppo specifico. Bookchin distingue una "prima natura", costituita dall'evoluzione biologica, e una "seconda natura", rappresentata dall'evoluzione sociale umana. Il naturalismo dialettico cerca anche le potenzialità contenute nei processi naturali e sociali. Cooperazione, mutuo appoggio, differenziazione e unità nella diversità mostrano che competizione e dominio non esauriscono le forme possibili di relazione. Una possibile futura "terza natura" indica la riconciliazione tra prima e seconda natura attraverso relazioni sociali non gerarchiche ed ecologicamente sostenibili.

- Prassi.

L'ecologia sociale traduce analisi ed etica in azione diretta, democrazia diretta, assemblee popolari, confederazione e gestione comunitaria dell'economia. L'azione diretta non è soltanto una tattica di protesta: è un processo attraverso cui individui e comunità recuperano capacità di decidere e agire, sperimentando nel presente relazioni che prefigurano una società diversa. Per Bookchin il potere non può essere semplicemente abolito: la questione è dove risiede e attraverso quali istituzioni viene esercitato. Un potere concentrato nello Stato o nelle strutture economiche diventa "potere su"; un potere costruito attraverso istituzioni popolari può diventare capacità collettiva di creare e autodeterminarsi.

- Visione eutopica.

L'ecologia sociale offre infine un orizzonte eutopico: non una società perfetta, ma la costruzione concreta di "luoghi buoni" nei quali libertà, giustizia sociale ed equilibrio ecologico possano svilupparsi insieme. La post-scarsità non significa abbondanza illimitata, ma utilizzare risorse, conoscenze e tecnologie per garantire condizioni materiali dignitose e liberare tempo per partecipazione politica, creatività e relazioni sociali (4) . Anche la tecnologia va valutata chiedendosi chi la controlla, quali bisogni soddisfa e quale rapporto instaura con gli ecosistemi. L'obiettivo non è una versione più verde della società esistente, ma una trasformazione delle sue condizioni sociali, economiche e politiche.

Criticare Bookchin per mantenerne viva l'eredità

Mantenere viva l'ecologia sociale significa anche criticarne i limiti. Un primo nodo riguarda il municipalismo libertario e il ruolo attribuito alle elezioni comunali. Bookchin distingue il livello municipale dalle istituzioni statali e considera il comune uno spazio nel quale può essere recuperato un controllo più diretto dei cittadini. Ma questa distinzione non è scontata. Un'amministrazione comunale rimane inserita nell'ordinamento giuridico, fiscale e burocratico dello Stato, e la vicinanza geografica tra rappresentanti e rappresentati non rende automaticamente il mandato più vincolante o democratico. Senza assemblee autonome, movimenti sociali e strumenti reali di controllo e revoca, il rischio è che il municipalismo si riduca a una forma locale di parlamentarismo.

Un secondo limite riguarda la democrazia stessa. La distinzione tra decisione politica e amministrazione tecnica è utile, ma il confine è spesso incerto: energia, trasporti o salute implicano competenze specialistiche, priorità politiche e distribuzione di risorse. Anche la preferenza per la maggioranza lascia aperto il problema del dissenso e delle minoranze. Un limite più generale riguarda la geografia politica e intellettuale entro cui Bookchin elaborò il proprio progetto. I suoi riferimenti principali rimangono la polis greca, le città medievali europee, la Rivoluzione francese, l'anarchismo spagnolo e i town meetings del New England. Conosceva e talvolta citava esperienze sviluppatesi altrove ma raramente i movimenti contemporanei del Sud globale diventarono interlocutori capaci di modificare profondamente la sua teoria. Colonialismo e razzismo, pur incompatibili con l'impianto dell'ecologia sociale, non ricevono la stessa attenzione sistematica riservata a gerarchia, Stato e classe.

Gli zapatisti rendono questo limite evidente.

Mentre Bookchin rendeva sempre più prescrittivo il municipalismo libertario, in Chiapas si sviluppavano forme di autonomia fondate sul mandar obedeciendo, sulla rotazione delle responsabilità e sull'articolazione tra comunità e territori. All'interno dello stesso limite può essere letta la sua posizione sulla Palestina (5): una teoria fondata sulla critica del dominio avrebbe potuto applicare con maggiore radicalità le proprie categorie alla colonizzazione territoriale, alle espulsioni e alle asimmetrie prodotte dalla costruzione dello Stato israeliano. Questi limiti non cancellano il valore dell'ecologia sociale; mostrano la necessità di sottrarla alla trasformazione in dottrina.

Costruire culture di resistenza

Che cosa dovremmo dunque fare del sapere accumulato attraverso decenni di ecologia sociale?

Non conservarlo immutato. Se l'eredità di Bookchin deve rimanere viva, deve continuare a essere interrogata e trasformata alla luce delle contraddizioni del presente e delle esperienze venute dopo di lui.

In questo senso, il contributo di Bookchin può essere collocato all'interno di un processo più ampio che definisco costruzione di culture di resistenza: un processo di apprendimento che trae alimento dalla memoria del passato e dall'immaginazione di futuri possibili in armonia con la natura. Esso si sviluppa attraverso progetti sociali alternativi e movimenti che sorgono in opposizione al capitalismo e alle diverse forme di dominio, producendo idee, pratiche, valori e norme condivise capaci di dare forma ad alternative ricostruttive e liberatorie.

Parlare di culture, al plurale, è fondamentale.

Non esiste una cultura rivoluzionaria trasferibile da un luogo all'altro, né un percorso universale.

Le lotte emergono da condizioni specifiche: ciò che può essere condiviso non è un modello, ma un patrimonio di esperienze, errori e possibilità.

Costruire culture di resistenza significa ricordare, perché la memoria delle lotte ci sottrae al presente come unico mondo possibile; immaginare, perché il capitalismo restringe lo spazio delle alternative; e trasformare, perché memoria e immaginazione acquistano forza quando vengono messe alla prova nelle pratiche collettive.

È in questo senso che possiamo imparare dagli zapatisti, dal movimento di liberazione curdo e dalle molte esperienze che costruiscono autonomia, mutuo appoggio e democrazia dal basso. Non come modelli da copiare, ma come sperimentazioni situate capaci di mostrare come idee radicali possano essere reinterpretate e trasformate in istituzioni radicate nella vita quotidiana.

Costruire culture di resistenza significa quindi muoversi tra scoperta, coinvolgimento e trasformazione: scoprire pratiche e storie che mettono in discussione ciò che consideravamo inevitabile; metterle alla prova nelle nostre realtà; trasformarle e lasciarci trasformare dalle loro contraddizioni.

È qui che l'eredità di Bookchin può continuare a essere utile: non come insieme di risposte definitive, ma come parte di un patrimonio più vasto di conoscenze e pratiche rivoluzionarie. La nostra responsabilità è mantenerlo vivo, utile e accessibile ai movimenti impegnati nella trasformazione sociale.

È in questo modo che possiamo rendere omaggio a Bookchin: non conservando immutata la sua opera, ma contribuendo alla costruzione di culture di resistenza capaci di ricordare il passato, immaginare ciò che ancora non esiste e trasformare concretamente il presente, mantenendo vive le possibilità rivoluzionarie.

Note:

(https://economiacircolare.com/planetary-boundaries-cosa-sono/)

(https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=428).

(https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php? Idlib=556)

(https://www.orthotes.com/anarchism/? srsltid=AfmBOoq9AncZyDKm_v0_JFyd2HODXJNlxI4ZoXVusjXI9NrAJFz1tI6Q)

(https://theanarchistlibrary.org/library/murray-bookchin-attacks-on-israel-ignore-the-long-history-of-arab-conflict)

https://alternativalibertaria.org/
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