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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - SPAGNA E RIVOLUZIONE - L'organismo economico della, rivoluzione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 15 Oct 2026 08:44:22 +0300


Novant'anni dopo lo scoppio della rivoluzione spagnola, il 19 luglio 1936, cosa rimane della più importante ed estesa esperienza di anarchia mai realizzata? Vi riflettiamo sopra proponendo due scritti. Col primo, pubblicato da Pippo Gurrieri nello Speciale del Luglio-Agosto 2016 (Con la Spagna nel cuore) per l'80° della rivoluzione, iniziamo a festeggiare i 50 anni di vita di questo giornale. Nel secondo, di Natale Musarra, tenteremo un breve excursus sulle idee "fondanti" della rivoluzione spagnola attraverso il maggior testo teorico di Diego Abad de Santillán, El organismo economico de la revolución, apparso nel 1936 e aggiornato nei due anni successivi, rimasto inedito in italiano.

L'organismo economico della rivoluzione

Diego Abad de Santillán, alias Sinesio Baudillo García (1897-1983), è probabilmente, con Isaac Puente Amestoy (1896-1936) e Joan Peirò i Belis (1887-1942), tra i principali teorici della rivoluzione spagnola. Che agli scritti di costoro sia stata prestata finora ben poca attenzione la dice lunga su una tradizione storiografica, dura a morire anche tra gli storici di area libertaria, che presenta i fatti storici come sequela di eventi o di reportages esperienziali, senza quasi mai ricondurli alle idee di coloro che pure provocarono quegli eventi e propiziarono quelle esperienze.
Le tesi di Puente sul comunismo libertario furono riprese dalla risoluzione sul "concetto confederale di comunismo libertario", adottata dal congresso di Saragozza della CNT del maggio 1936 - alla vigilia della rivoluzione -, e riportata in italiano nella "summa" di Jean Peirats (La C.N.T. nella rivoluzione spagnola, I, pp. 173-184). Nel 2006 furono tradotte integralmente per i "Quaderni di Alternativa Libertaria" (vedile on line). Nel tratteggiare una società post-rivoluzionaria, esse miscelavano comunismo, collettivismo e consiliarismo, accostando all'idea classica della Comune, che avrebbe "amministrato" la vita quotidiana servendosi di assemblee popolari e di un organo esecutivo composto "dai rappresentanti dei Consigli di coltivazione, di sanità, di cultura, di distribuzione e produzione, di statistica", quella del sindacato anarchico al quale demandare la cura della produzione, dei servizi e della distribuzione dei prodotti.
L'intero sistema sarebbe stato sorretto da patti federativi stretti tra vari soggetti sociali e ai diversi livelli territoriali.
Juan Peirò, nei suoi scritti tuttora inediti in italiano, si ricollegava invece al più vasto dibattito in corso nell'anarchismo europeo proponendo la fondazione, dopo la guerra, di una Repubblica Sociale Federale dove poter sperimentare le varie opzioni comuniste e collettiviste (Perill a la retaguardia). In un secondo momento rivedrà tale ipotesi consentendo, a patto di vincere la guerra, la ricostituzione di uno Stato "minimo", controbilanciato da forti autonomie municipali, che nazionalizzi e gestisca le principali industrie del Paese con la collaborazione e il controllo delle organizzazioni sindacali (Problemas y cintarazos).
A metà strada tra i due si pose lo scritto programmatico di Abad de Santillán, anch'esso inedito, intitolato El organismo economico de la revolución, apparso nel 1936 a supporto dei primi esperimenti rivoluzionari di autoorganizzazione e di autogestione delle fabbriche.
Egli vi riproponeva alcune tesi che avevano già fatto scalpore sulla stampa anarchica spagnola ed erano state ospitate, per la loro novità, anche da "Studi Sociali" di Montevideo, accompagnandole con un originale piano di ricostruzione economica della società. In quelle tesi distingueva tra rivoluzione politica, tendenzialmente prevaricatrice, e rivoluzione sociale, "fioritura di soluzioni economiche e politiche" delle quali auspicava una "possibile convivenza e collaborazione", respingendo in tal modo "la soluzione dell'esclusivismo e dell'uniformità".
Per de Santillán, "l'anarchia, ossia la libertà, è compatibile con le condizioni economiche più diverse, sempre che tali condizioni non implichino, come avviene col monopolio capitalista, la sua negazione". Difatti, "la negazione del principio di autorità dell'uomo sull'uomo non è legata alla realizzazione di un determinato livello economico, a dispetto del marxismo, che pretende di realizzarsi a corollario dell'evoluzione capitalista". Ne consegue una critica originale al sistema comunista, anche nella sua versione libertaria: "Se in economia preferiamo generalmente il comunismo, non è perché questo sistema sia consustanziale all'anarchia. Essa può realizzarsi in molteplici modi diversi, economici, individuali e collettivi (e tuttavia) se l'anarchia degli anarchici può realizzarsi sia nell'abbondanza che nella miseria, il comunismo non può praticarsi che nell'abbondanza; nella scarsità corre sempre il pericolo di naufragare". Andrebbe dunque considerato come "il frutto naturale dell'abbondanza" da raggiungere in un prossimo futuro. Nell'ora della rivoluzione, invece, "in ogni località, in ogni ambiente e dove vi siano prodotti che si considerino abbondanti, si stabilità il grado di comunismo o il grado di collettivismo o di mutualismo necessari in ragione di liberi accordi, intese, volontà e possibilità. Perché volerlo determinare prima? Noi, che facciamo della libertà una bandiera, non possiamo negarla in economia[...]Noi, che propiziamo l'abolizione della proprietà privata della terra, delle fabbriche e degli strumenti di lavoro, non vorremmo che, al posto dell'antico proprietario, ne spuntasse un altro nascosto sotto un ordinamento comunale o nazionale. La terra, le fabbriche, le miniere, i mezzi di trasporto, le scuole, sono di tutti, devono essere di tutti: il prodotto del lavoro dev'essere ripartito con equità, come con equità dev'essere ripartito lo sforzo lavorativo[...]L'anarchia può realizzarsi qui e là, ma non si avrà vero benessere che in un regime di perfetta coesione economica e di intensa applicazione di tutte le conoscenze tecniche e scientifiche che disponiamo".
Questo nuovo regime economico, fondato sulla libera sperimentazione, sull'acquisizione di dati "concreti, ponderabili e misurabili", sul calcolo, su valori conosciuti, sull'applicazione tecnica, sul mutuo accordo e l'intesa tra tutti, costituisce l'oggetto principale del libro. L'autore perora la necessità di una pianificazione, di un coordinamento e di una regolamentazione che rispondano maggiormente alla complessità della vita economica.
Se è vero che in un'economia socializzata spariranno "la rendita del proprietario, l'interesse del capitale, il beneficio per l'imprenditore la difesa statale della proprietà, che sono il centro e il motore dell'economia capitalista", e con essi tutti quei fattori parassitari (gli apparati repressivi e di governo, la magistratura e l'esercito, ecc.) che sottraggono ricchezza; che la terra, le fabbriche, le abitazioni, i mezzi di trasporto cesseranno d'essere monopolio particolare per appartenere alle comunità, ad operai e tecnici "che non avranno altro motivo, finalità, obbiettivo che soddisfare le necessità della popolazione"; che insomma si passerà a quella che de Santillán chiama "l'economia del sentito comune"; è pur vero che occorre da subito garantire alle popolazioni "ciò che è socialmente necessario" e serve alla loro sopravvivenza (ad esempio, "alimentarsi, vestirsi, disporre di una dimora, curarsi, muoversi da un luogo all'altro, comunicare con amici e parenti distanti ..."), separandolo "da ciò che invece è socialmente libero, appartiene cioè alla creazione spontanea, senza controllo sociale e, pertanto, senza quella regolamentazione sociale che è invece indispensabile per ciò che è socialmente necessario".
Riemergono qui il pragmatismo e la sperimentazione: "Le necessità non sono immaginarie ma reali, e possiamo verificare in che grado le soddisferemo, e come si potrebbero soddisfare con un altro ordine economico e sociale, sopprimendo questo o quel fattore, attingendo a questa o quella fonte di energia, ricostituendo in questa o in un'altra forma l'apparato produttivo". Cose queste che non possono essere lasciate al caso o all'improvvisazione.
Perciò egli propone, nella prima parte del suo libro, la creazione di una nuova struttura economica in cui siano i produttori medesimi a possedere la ricchezza sociale e ad amministrarla, e che sia sempre suscettibile di verifiche, di modifiche, di revisione, "perché nessuno è infallibile". "Al posto del proprietario - scrive - terremo un Consiglio di impresa, di fabbrica, di qualsiasi specialità lavorativa, costituito da operai, impiegati e tecnici che rappresentino il personale, siano da esso nominati, revocabile e modificabile in qualsiasi momento". Il Consiglio o Comitato di fabbrica coordinerà in autonomia il lavoro con altri gruppi produttivi o con Consigli similari, coi quali si relazionerà per formare le Sezioni o Sindacati dei produttori di articoli affini, "organismi rappresentativi in un particolare ramo della produzione locale".
Questi, a loro volta, si riuniranno in Consigli che, nel proprio ramo, si occuperanno della produzione e della distribuzione, servendosi possibilmente di cooperative. De Santillán elenca diciassette di questi Consigli di ramo "con i quali organizzare tutta l'economia di un paese": Consigli per l'alimentazione, l'abitazione, il vestiario (necessità fondamentali), la produzione agricola, l'allevamento, le foreste, le miniere, la pesca (materie prime), i trasporti, le comunicazioni, stampa ed editoria, credito e interscambio (collegamenti), l'industria metallurgica, l'industria chimica (industrie di trasformazione), della luce, forza motrice e acqua; della sanità e igiene; della cultura.
In città i Consigli di ramo confluiranno nel Consiglio locale dell'economia e in campagna nel Consiglio municipale o di distretto ("il centro nel quale convergeranno tutti i fili della produzione, del consumo, delle relazioni di una località con altre località"), chiamati a "sostituire gli organi politici attuali, i municipi, le deputazioni, ecc." e, in caso di emergenza controrivoluzionaria, ad armare dei corpi di volontari. Tramite delegati essi costituiranno i Consigli regionali dell'economia, "con le stesse funzioni, su un'estensione maggiore, dei Consigli locali", che manterranno perfetta autonomia amministrativa, "senza pregiudizio di vincoli funzionali nemmeno per i Consigli di ramo". I Consigli regionali costituiranno infine, sempre per delegazione, il Consiglio federale dell'economia, "il più alto organo di coordinamento economico del paese", un regolatore economico e amministrativo, senza potere politico, che riceve le direttive dal basso, si attiva per attuarle e si relaziona con l'estero.
Tutti questi Consigli terranno congressi periodici, realizzeranno in scala opere pubbliche, si occuperanno dell'istruzione e della formazione dei lavoratori.
I Consigli di ramo potranno inoltre raggrupparsi verticalmente tra loro fino a costituire Consigli nazionali di ramo, "con la missione di regolare a livello nazionale la produzione e tutto ciò che è relativo al suo funzionamento". Il Consiglio del credito e dell'interscambio ospiterà al suo interno la "funzione statistica", essenziale nella nuova organizzazione.
Nella seconda parte del libro di Santillán, i Consigli di ramo ricevono una specifica trattazione, ricca di dati statistici, che si conclude con l'elaborazione di una bozza di regolamento interno per ciascuno di loro. Queste bozze possono considerarsi dei modelli organizzativi di natura tecnica, affatto politica o di classe, che potrebbero essere usati indifferentemente da libertari e autoritari per dimostrare l'efficacia delle loro ricette economiche.
Il programma elaborato da Santillán contenderà a quello comunista libertario della CNT l'egemonia sulle realizzazioni economiche della rivoluzione.
La sua "linea sperimentale" s'imporrà, alla fine, nelle regioni conquistate all'anarchia. Diversi sindacati regionali catalani della CNT (Alimentazione, Industrie tessili, degli abiti e affini, Industrie Agricole, della pesca e dell'alimentazione, Sanità e igiene) e nazionali (Industrie della costruzione, del legno e della decorazione, Industria chimica) ne adotteranno gli schemi. In ogni regione si costituiranno Consigli regionali economici, confluenti in un Consiglio Economico Confederale.
Nel Pleno Economico Nacional Ampliado della CNT, tenutosi a Valencia dal 15 al 23 gennaio 1938, saranno infine create le Federazioni nazionali d'industria, equivalenti dei Consigli nazionali di ramo.

Natale Musarra

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