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(it) Italy, UCADI #211 - Cosa c'è di nuovo - La Cisgiordania stuprata (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 12 Oct 2026 08:08:45 +0300
Nella guerra del 1967, meglio conosciuta come "guerra dei sei giorni",
Israele aggredì Egitto e Giordania estendendo il proprio controllo su
Gerusalemme est e la Cisgiordania sottratta all'amministrazione della
Giordania. Mentre la fine delle ostilità sancì la definitiva
acquisizione del Sinai, iniziata con la guerra del 1956, stabilì
l'estensione del controllo israeliano alle alture di Golan, sottratte
alla Siria. Questi territori non furono giuridicamente annessi a
Israele, prova ne sia che la Corte Suprema dello Stato non ha mai
dichiarato né Gaza né la Cisgiordania facenti parte del territorio
israeliano: da qui la definizione di "territori occupati" che indica
l'amministrazione israeliana, che dovrebbe essere temporanea. L'Onu e
per quel che contano, la Corte internazionale dell'Aia e il diritto
internazionale, considerano questi territori in regime di occupazione
"temporanea", in attesa di una regolamentazione giuridica.
Fin da subito Israele ha condotto una politica di occupazione e
insediamento in questi territori, istituendo colonie e favorendo piani
di acquisizione di terre e insediamenti edilizi, e creando un reticolo
di strade che li collegano, percorribili solo dagli israeliani,
concepite in modo strategico, così da isolare progressivamente il
territorio trasformando quello occupato dai palestinesi, abitanti
autoctoni in enclave sempre più isolate.
Nei territori occupati e nelle colonie edificate si sono trasferiti
progressivamente un numero crescente di cittadini israeliani,
provenienti dalle grandi città, attirati da abitazioni a basso costo e
più spaziose, con costo della vita più basso, grazie ai lauti
finanziamenti statali o di gruppi ebraici internazionali, che si
traducono in incentivi finanziari e sgravi fiscali. Molti di loro si
trasferiscono per motivi ideologici e vedono la Cisgiordania, chiamata
Giudea e se Samaria, secondo la dizione biblica, come la terra promessa
al popolo ebraico.
Una quota significativa di costoro è di origine straniera e provengono
in decine di migliaia dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Russia e
da altri paesi occidentali o dall'ex Unione Sovietica, molti di costoro
posseggono la doppia cittadinanza e si trasferiscono per motivi
ideologici, religiosi o economici. Molti di costoro arrivano in Israele
tramite l'Aliyah (il diritto al ritorno per gli ebrei della diaspora) e
decidono di stabilirsi direttamente negli insediamenti della
Cisgiordania, spinti da visioni fondamentaliste o messianiche che li
inducono a considerare quei territori come la terra promessa, dando vita
a comunità a forte caratterizzazione ideologica e estremamente coese.
Tutto ciò avviene malgrado che la Convenzione internazionale di Ginevra
vieti alla potenza occupante di trasferire la propria popolazione civile
nei territori occupati. Per questo motivo la comunità internazionale,
inclusa l'Unione europea e l'Onu, a parole, considerano tutte le colonie
di Cisgiordania, indipendentemente dalla provenienza originaria dei
singoli residenti, illegali, secondo il diritto internazionale. In
realtà il senso di vergogna per l'Olocausto, ma ancor più profondi e
radicati, interessi economici che legano gli Stati a Israele, le
pressioni delle lobby ebraiche economicamente potentissime e
politicamente radicate nelle istituzioni degli altri Stati, assicurano
una tolleranza complice e il disinteresse per i diritti violati dai
palestinesi che vedono le loro terre occupate, rase al suolo, che
vengono i palestinesi repressi e uccisi dai militari come dai coloni e
la costruzione abusiva di insediamenti, sempre crescente, finalizzati
alla loro espulsione dal loro territorio.
Un piccolo ostacolo a tutto questo sembra essere stato costituito da
un'abitazione presa di mira dai coloni che hanno tagliato luce e gas e
impedito il rifornimento di acqua e di viveri a una famiglia e dal fatto
che il proprietario dell'immobile assediato è un palestinese con doppia
cittadinanza: possiede infatti anche quella statunitense. Questo dato di
fatto ha costituito la pietra dallo scandalo, introducendo perfino il
sionista
ambasciatore USA in Israele a protestare vivacemente col Governo per il
diritto violato, a dimostrazione della sacralità dei cittadini
statunitensi che prevale sull'imperativo messianico.
Al di là della soluzione che verrà data al caso specifico resta è il
fatto che questi criminali, con la complicità attiva dell'esercito
israeliano, stanno mettendo in campo l'espulsione della popolazione
autoctona per consentire a dei fanatici millenaristi di espropriare un
intero popolo dei suoi diritti, tutto questo nel silenzio complice del
mondo che guarda indifferente a quanto sta venendo.
Come dimostrano le grandi manifestazioni di massa a favore di Gaza e
della Palestina, in difesa dei diritti degli abitanti della Cisgiordania
occupata se gli Stati tacciono, la coscienza dei popoli è vigile e ha
interiorizzato la profonda sofferenza e le violenze nei confronti dei
palestinesi, acquisendo la consapevolezza che nulla è ingiustificato, da
ora in poi, in risposta a questo sopruso.
https://www.ucadi.org/2026/09/06/cosa-ce-di-nuovo-la-cisgiordania-stuprata/
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