A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ _The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours | of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025 | of 2026

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Italy, UCADI, #209 - S C H I A V I (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 13 Aug 2026 07:19:39 +0300


Nella Melonia Felix, il rinvenimento di quattro cadaveri bruciati di braccianti in un'auto, tre pachistani e un afgano, in quel di Amendolara, in Calabria ci ricorda l'esistenza di un bracciantato migrante che in questo caso prestava la propria opera nell'agro metapontino per dedicarsi alla raccolta delle fragole, dei limoni, della verdura, attività che molti braccianti nati in Italia e di pelle bianca non vogliono più fare, ammesso che ve ne siano ancora.
Le paghe infime, le condizioni di lavoro bestiali, lo sfruttamento mafioso e ndranghetista, lo rendono impossibile.
Alimentano lo sfruttamento tra gli stessi migranti e fanno intraprendere ai giovani italiani, dotati di un passaporto comunitario, di intraprendere la strada dell'emigrazione, più remunerativa e con maggiori diritti. A lavorare sotto il sole e la pioggia sono rimasti i migranti, molti dei quali artatamente irregolari, alla ricerca disperata di un permesso di
soggiorno, i quali, ricattati a causa della loro condizione di non regolari, accettano più degli altri, paghe da fame, condizione di lavoro inumane, vivendo in alloggi di fortuna, vere baraccopoli che si formano ai margini dei campi. Le abitazioni per loro, costruite in alcuni casi con i fondi del PNRR, sono rimaste vuote e nell'attesa dell'assegnazione, vandalizzate.
Di questi luoghi ne conosciamo molti, nella cosiddetta "fascia trasformata" (da Pachino fino a Palma di Montechiaro e Vittoria), nella piana di Rosarno, nel metapontino, nelle campagne del napoletano, nell'Agro pontino e in tutta la provincia di Latina, nel foggiano, nelle Murge e ancora, risalendo la penisola, nelle fattorie Emiliane e della bassa Padana, nel Monferrato, ad occuparsi delle vigne, nel Trentino per raccogliere mele.
Gli appartenenti a questo esercito industriale di riserva, a basso costo e senza diritti, sono il frutto perverso della legge Bossi-Fini e della gestione dei migranti che consegna alla clandestinità permanente la gran parte di loro, legando in rinnovo del permesso di soggiorno al mantenimento di un lavoro costante e legale. Accanto a questi vi sono quelli impiegati nella gestione delle stalle e dei pollai intensivi, favoleggiando di una "propensione naturale" dei migranti provenienti dall'India e dal Bangladesh a vivere in simbiosi con gli ovini.
Poi ve ne sono di quelli impiegati nell'industria: basta fare una passeggiata a Monfalcone per scoprire che gran parte degli addetti ai cantieri provengono dall'India e dal Bangladesh. A costoro, molti dei quali sono di religione islamica, viene negato il diritto alla moschea e i comuni gestiti dai leghisti si fanno scrupolo e preoccupazione di negare sia i permessi edilizi necessari per costruire la Moschea che concedere il cambio di destinazione in luoghi di culto di capannoni dismessi o di immobili acquistati con uno sforzo economico notevole da parte delle comunità. Si tratta di migliaia di persone che restano assolutamente sconosciute alle statistiche e anonime, non censite, alle quali si rimprovera per sovrammercato di non riuscire ad integrarsi o di non volersi integrare, quando in realtà non hanno alcuna possibilità di farlo, perché sono loro negate le strutture. La gestione burocratica delle amministrazioni locali, soprattutto ma non solo, a conduzione leghista glielo impedisce, ostacolando la loro strutturazione in comunità.
Abbiamo assistito con orrore ma senza stupore, il 9 maggio 2026, alla notizia che un bracciante agricolo di 35 anni, originario del Mali, Bakari Sako, venisse aggredito e ucciso da una baby gang a Taranto formata da quindicenni nullafacenti; abbiamo accettato che un bracciante agricolo indiano, Satnam Singh, di 31 anni, il 17 giugno 2024 a Borgo Santa Maria (Latina), venisse abbandonato dal datore di lavoro davanti a casa, con in una cassetta il braccio mozzato e triturato da una macchina agricola a morire dissanguato; ricordiamo che nel crollo a Firenze del solaio di un supermercato la gran parte dei lavoratori morti sotto il crollo erano migranti irregolari e potremmo continuare citando altri eventi noti e meno noti, sapevamo inoltre che a gestire il lavoro dei braccianti e dei migranti sono dei Kapo spesso reclutati tra di loro, costruendo una gerarchia di sfruttamento governata dalla miseria, dalla mancanza di diritti, dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sapevamo di tutto questo, ma quel che è avvenuto recentemente a Milano supera ogni immaginazione.

La gestione multinazionale del bracciantato e del caporalato

Milano, 2022, area dell'ex Tiro a Segno, in piazzale Accursio (quartiere Cagnola): il governatore lombardo Fontana, il sindaco Sala, l'assessora Letizia Moratti, l'ambasciatore Usa, danno il via ai lavori per la costruzione della nuova sede del Consolato USA, progettato da SHOP Architects. Il complesso si estenderà su oltre 40.000 m² e integrerà la storica Palazzina Liberty del 1905. Il budget del progetto ammonta a 351 milioni di dollari. L'impresa costruttrice incaricata dei lavori è la Caddell Construction Company, LLC, un colosso dell'edilizia statunitense con sede principale in Alabama sotto il controllo del Bureau of overseas buildings operations del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti: fiduciario in Italia un manager turco, Ulas Demir. Si legge nell'atto della procura di Milano che la Caddell Construction «per l'anno 2025, ha impiegato un organico variabile dalle 311 alle 394 unità, delle quali nel mese di dicembre ne sono state utilizzate 388 di cui 316 di etnia indiana. Al mese di febbraio 2026 le maestranze denunciate dalla sede secondaria della Caddell per la costruzione del nuovo consolato sono state 261».
Dall'inchiesta svolta dal Nucleo di tutela del Lavoro, che fa capo alla Procura della Repubblica di Milano, si apprende che da anni, vicino al centro di Milano, vi è un luogo dove la manodopera utilizzata viene nella maggior parte assunta all'estero con procedure di tipo ricattatorio e mafioso.
I lavoratori vengono agganciati nel loro paese d'origine, l'India, da intermediari senza scrupoli. Questi intermediari promettono stipendi dignitosi, sfruttando il loro stato di necessità. Per poter partire viene richiesto un pagamento a tutti i lavoratori di un corrispettivo pari a circa 5.000 euro (500 mila rupie), al fine di ottenere il relativo visto di soggiorno per lavoro e ricevere la garanzia stessa del lavoro; per poter pagare tale "pizzo" gli stessi operai e le loro le famiglie si indebitano pesantemente. Una volta arrivati in Italia, i lavoratori scoprono che le promesse erano false; il debito contratto diventa una catena dato che il "caporale di cantiere" trattiene gran parte del salario (già misero) con la scusa dell'alloggio e del vitto e con la minaccia di licenziamento, con il risultato che molti lavoratori rimangono nello stato di clandestinità.
Lo sfruttamento diventa più penetrante ed economicamente esoso nella vita di cantiere, dove gli operai «sono costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento» e quindi di rientrare nel loro paese d'origine, in applicazione alla legge Bossi-Fini, se non sottostanno a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare, perché ricattabili e controllati, trasformati in schiavi e di fatto retribuiti a 2EUR l'ora.
Ricostruiti i fatti sorgono inevitabili alcune domande: come è stato possibile, a fronte di un numero così imponente di manodopera sfruttata, che quanto avveniva sia potuto sfuggire per circa 4 anni all'attenzione degli organi di vigilanza sul lavoro e sull'emigrazione? Si dirà che era difficile venirne a capo, considerato che si è fatto di tutto per impedire ai sindacati di entrare nel cantiere, a verificare le condizioni di lavoro: anche se vi è chi sostiene che ad ostacolare verifiche e controlli è stato il fatto che si trattava di una stazione appaltante e di una aggiudicataria non italiana e non europea.
Giova tuttavia ricordare che la costruzione riguarda la sede di un consolato: l'utilizzazione di manodopera senza nome, utilizzata e poi dispersa nel paese di origine, è funzionale a cancellare nelle maestranze, a fine lavoro, memoria delle caratteristiche del progetto eseguito, viste le certe esigenze di riservatezza che devono coprire le caratteristiche costruttive e gli impianti realizzati, ma questa esigenza non può giustificare comunque lo sfruttamento e la schiavizzazione della manodopera; allo stesso tempo proprio le caratteristiche strutturali dell'opera da realizzare non giustificano l'ignoranza su quanto avveniva da parte del committente.
Ne consegue che, malgrado che la magistratura abbia disposto il commissariamento immediato dell'azienda e che questa dovrà ora regolarizzare i suoi lavoratori, controllare i luoghi di lavoro e dotarsi di strumenti organizzativi per evitare che i fenomeni di grave sfruttamento di cui è accusata si ripetano, i suoi dirigenti devono essere indagati dei reati di cui all'art. 603 bis c.p. (e la connessa responsabilità ex D.Lgs 231/2001 a carico dell'impresa), non solo quelli operativi come Ulas Demir, fermato mentre stava fuggendo in Turchia ma quelli della Caddell Construction Company, LLC, e del Bureau of overseas buildings operations del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, in quanto non potevano non sapere, questo anche se non vi è alcuna possibilità che ciò avvenga.
I legami che uniscono gli Stati Uniti all'Italia non giustificano e non consentono ad un paese straniero, per quanto importante alleato, di violare le leggi vigenti del nostro paese: ne va della sovranità tanto cara all'attuale governo, ma così nei fatti disprezzata e vilipesa.

G. C.

https://www.ucadi.org/2026/06/27/s-c-h-i-a-v-i/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center