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(it) Italy, Sicilia Libertaria #469 - RAGUSA. - Il Primo Maggio Anarchico 2026 (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 12 Aug 2026 07:28:59 +0300


Salutato dai rintocchi dispettosi delle campane del duomo di San Giovanni, si è tenuto anche quest'anno a Ragusa il comizio del 1° Maggio anarchico. Il testimone lasciato da Pippo Gurrieri, impossibilitato per la prima volta a partecipare alla manifestazione, è stato raccolto da tre maturi compagni della Federazione Anarchica Siciliana e da una giovane promessa dell'anarchismo ragusano. Un pubblico di poco più di un centinaio di persone e diversi turisti ha incoraggiato i compagni.
La scalinata, i parapetti e il terrazzo della chiesa erano addobbate da bandiere e striscioni. In piazza un numero consistente di compagni e poco più di un centinaio tra curiosi e turisti hanno incoraggiato gli oratori sottolineando con applausi insistenti alcuni dei passaggi più significativi.

Ha esordito Natale Musarra sottolineando che il 1° maggio di quest'anno, oltre che anarchico è antifascista: la Meloni, con i decreti-sicurezza e le nuove direttive imposte a questurini e magistrati, rispolvera norme del Ventennio, palesemente incostituzionali, per impedire che si manifesti e cresca una "vera" opposizione al governo, non quella della sinistra parlamentare - inetta e incapace - ma l'opposizione sociale rappresentata dai movimenti che dal basso si battono per un lavoro dignitoso, contro le guerre, contro il Muos di Niscemi e la militarizzazione della Sicilia, contro le trivellazioni, contro la mafia e la corruzione alla Regione siciliana, contro gli incendi, per i beni comuni e gli usi civici, per l'acqua pubblica, pro Palestina Libera, a supporto della Sumud Flotilla, dei migranti, delle lotte ambientaliste ed ecologiste, in difesa dei territori dalle speculazioni e dall'affarismo. I fascisti al potere non amano il 1° maggio (nel ventennio mussoliniano lo sostituirono col 21 aprile, il "Natale di Roma", che sono tornati a festeggiare quest'anno!) perché ha radici anarchiche: nasce in ricordo dello sciopero generale per le 8 ore tenutosi a Chicago nel 1886 a seguito del quale furono condannati a morte cinque anarchici che l'avevano indetto. Col pretesto dell'istigazione, le autorità di allora trasformarono questi nostri compagni da aggrediti in aggressori, esattamente come avvenne dopo le stragi fasciste degli anni '20, e particolarmente a Ragusa il 9 aprile 1921 (nello stesso luogo in cui si è tenuto il comizio di quest'anno), e come continua a succedere ai giorni nostri.

Antonio Rampolla si è ricollegato nel suo intervento a queste ultime considerazioni, accusando i neofascisti al governo del Paese di voler riscrivere la storia, accanendosi contro chi manifesta la propria solidarietà a Cospito e contro gli anarchici coinvolti nelle lotte. Si sofferma in particolare sugli arresti preventivi degli anarchici romani, rei, secondo il questore capitolino, di aver scritto sui muri "Pace tra gli oppressi, guerra agli oppressori". Frase terribile, istigatrice, foriera di gravissime conseguenze, tratta da una celeberrima canzone di Pietro Gori (Addio, Lugano bella), che quel questore evidentemente sconosce. Ma la repressione ha colpito duro anche da noi, contro gli attivisti del No Muos, sommersi da decine di fogli di via, contro il movimento ProPal, colpito da sanzioni per migliaia di euro, contro i Centri sociali autogestiti, luoghi primari di aggregazione, acculturazione e politicizzazione giovanile, sgomberati ovunque. Tutto ciò quando, per restare a Niscemi, si perde la casa nella grande frana, o ci si ammala di tumore per le radiazioni, o s'incendiano ettari della sughereta vicino al Muos - senza che gli americani della base se ne accorgano -, mentre le autorità locali e la procura gelese occultano le proprie responsabilità; mentre in Sicilia la mafia risolleva la testa e nel Mediterraneo impazzano le guerre senza che in alcun modo i governi europei intervengano per fermarle.

Renato Franzitta ha messo alla berlina il decreto-lavoro sbandierato dal governo alla vigilia del 1° maggio, che introduce un concetto nuovo e antico al tempo stesso: il "salario giusto" che contrappone al "salario minimo". Il salario "giusto" è il salario che i padroni, nella loro bontà, elargiscono ai servi in base a ciò che ritengono dovergli spettare; che li incatena alle logiche del mercato e della produzione, marcandone il tempo di vita (ad esempio con ritmi più elevati, lavori usuranti e nocivi, straordinari più frequenti, anche se ben pagati); che non considera l'erosione del potere di acquisto causata dall'inflazione. Si tratta di un concetto usurato perché, tranne per i "garantiti" dai contratti nazionali, ha sempre fomentato la precarietà, l'emigrazione giovanile, lo spopolamento del Sud, e abbattuto i salari in media dell'8%, più che in ogni altro paese in Europa. Tutto ciò nel quadro di una classe politica che ha sperperato i miliardi del PNRR, ha impoverito i già poveri per fare i ricchi sempre più ricchi, di un governo prono ai voleri dei padroni della finanza, delle grandi aziende energetiche e del complesso militare industriale, di un'economia che inquina, distrugge i suoli e l'ambiente, di una politica estera che fa l'occhiolino ai peggiori guerrafondai e criminali internazionali.

In conclusione, dopo un breve intervento della compagna Ignazia, incentrato sulla repressione che colpisce il mondo anarchico giovanile, e sulla repressione di genere, i compagni presenti hanno intonato "Addio, Lugano bella" di Pietro Gori.

Uno che c'era

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