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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-26 - Si applica (anche troppo) ma non è intelligente. Le molte implicazioni dell'intelligenza artificiale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 11 Aug 2026 07:04:42 +0300
Abbiamo voluto ragionare con LaTram, fumettista e illustratrice,
dell'impatto diretto che l'utilizzo dell'intelligenza artificiale può
avere su alcune professioni tipicamente creative, ma anche delle
generali ricadute ambientali che derivano dall'impiego sempre più
massiccio di questa tecnologia. Di seguito l'intervista --- D. Parlaci
della tua attività di disegnatrice e di come l'hai vista cambiare negli
ultimi anni con lo sviluppo delle tecnologie informatiche
R. Da circa vent'anni faccio questo lavoro, sono fumettista e
illustratrice, e mi dedico anche al graphic journalism. La professione è
cambiata moltissimo, in generale, ed ha sfruttato tante opportunità
tecnologiche che via via si sono presentate. L'introduzione
dell'intelligenza artificiale tuttavia ha impresso un mutamento enorme e
massiccio, in costante e vorticosa evoluzione, e che rende difficile
metabolizzare e gestire l'impatto. Da un mese all'altro si creano
versioni sempre più aggiornate e più potenti di intelligenze artificiali
che lavorano su quantità di data set sempre più estesi e che, in modo
sempre più raffinato, riescono a comprendere i prompt e a interpretare
meglio le richieste.
Personalmente, lavoro in analogico, cioè disegnando e colorando
manualmente le mie opere, ma devo comunque mettere le mie produzioni in
rete per farle conoscere agli editori, come fa tutto il mondo dei
creativi di cui faccio parte. Ebbene, mettere su Internet un lavoro
anche artigianale, lo sottopone al rastrellamento dell'intelligenza
artificiale.
D. Potresti spiegarci, a grandi linee, come funziona il sistema della AI
nello specifico settore delle immagini?
R. Le intelligenze artificiali per poter funzionare bene devono essere
addestrate su una raccolta organizzata e strutturata di dati, il data
set, che un software può analizzare per effettuare la ricerca e
l'elaborazione della richiesta. Quanto più il data set è ampio, tanto
maggiore sarà la qualità di ciò che viene prodotto dalla AI. Quanto più
nutri e "dai da mangiare" alla AI, tanto più essa impara e poi produce,
in ambito visivo, immagini altamente dettagliate e professionali. Questo
significa che, nell'ambito della creatività, lavorando ad esempio con
illustrazioni, possono essere recepite indicazioni molto puntuali e
riprodotto quello che è esattamente contenuto nella richiesta. La rete è
piena di immagini, caricate dagli illustratori stessi per dare
visibilità alle loro produzioni. Con l'avvento dell'intelligenza
artificiale questa quantità di dati è disponibile per essere utilizzata
senza che vi sia, ad oggi, una regolamentazione. Le AI, al momento,
possono usare per "allenarsi" tutto quello che c'è su internet: immagini
originali, immagini elaborate, fotografie etc.
Un esempio emblematico e paradossale dell'uso indiscriminato della AI ce
lo ha dato una vicenda recentemente svoltasi in Spagna. Il manifesto per
il Festival del fumetto di Valencia è stato "commissionato"
all'intelligenza artificiale, la quale, in base alle informazioni
ricevute, ha realizzato un manifesto praticamente identico a quello
autentico prodotto per un Festival della letteratura da Paco Roca, il
fumettista spagnolo attualmente più famoso. Ne è nato un caso, il
manifesto copiato è stato ritirato etc., ma la vicenda mostra in modo
lampante che se commissioni un manifesto "in stile Paco Roca", puoi
ritrovartene uno uguale, magari senza nemmeno accorgertene, con ciò che
ne consegue; o puoi commissionare un manifesto con determinate
caratteristiche, anche senza usare il prompt di un autore specifico, e
l'intelligenza artificiale decide autonomamente che lo stile di Paco
Roca sia il più adatto per quel manifesto, senza che il committente
sappia che quello è il prodotto di Paco Roca... Insomma, un delirio.
Inoltre basta cambiare un piccolissimo dettaglio di un'immagine per far
sì che quella non sia più la tua immagine ma una che le assomiglia,
quindi perde valore l'originalità della realizzazione, ma anche tutta la
parte di ricerca precedente alla realizzazione del lavoro, cioè la
progettazione, la composizione, la scelta del linguaggio grafico
adeguato al messaggio da comunicare, la scelta della palette etc. La AI
non sa ancora riprodurre tutto questo processo, ma crea diligentemente
un'immagine che contiene tutto ciò che è nel prompt, appiattendo e
svalorizzando il lavoro e soprattutto utilizzandolo impropriamente.
D. Dal quadro che hai fatto si deduce che ad essere messa a rischio non
è solo la capacità creativa, ma anche il lavoro vero e proprio di una
categoria non piccola di lavoratori e lavoratrici che operano nel
settore della produzione grafica.
R. Esattamente. La questione dell'AI è ovviamente molto sentita dai
lavoratori della creatività. Per cercare di introdurre delle tutele è
nata EGAIR (European Guild Artificial Intelligence Regulation),
un'organizzazione che associa lavoratori di diversi campi, non solo
illustratori e fumettisti, ma tutti i lavoratori dell'immagine (grafici,
pubblicitari etc.).
Lo scopo è quello di richiedere a livello istituzionale una
regolamentazione nella fruizione delle immagini presenti in rete, e già
dei passaggi sono stati fatti al Senato e a livello europeo.
Fra le varie richieste c'è quella di introdurre il consenso da parte
degli autori. Attualmente infatti non è possibile negare il consenso
all'utilizzo delle immagini come training set, cioè per l'addestramento
per le intelligenze artificiali; introdurre una sorta di consenso
potrebbe essere già una prima forma di protezione. Un'altra richiesta è
che i nomi o i nomi d'arte degli autori non possano essere inseriti nel
prompt, quindi che non sia possibile commissionare esplicitamente alla
AI un'immagine indicando di riprodurre lo stile di quel determinato
autore. Inoltre dovrebbe essere obbligatorio riportare in tutte le
immagini che vengono elaborate dalla AI la dicitura "interamente
realizzato con la AI" oppure "parzialmente realizzato con AI". Manca,
infine, anche una distinzione chiara tra materiale protetto da
copyright, di cui si riconosce e si identifica con chiarezza l'autore, e
materiale "di pubblico dominio": può verificarsi che anche materiale
protetto da copyright venga ugualmente utilizzato dalla AI. Non c'è una
chiara classificazione delle immagini che si trovano su internet e anche
la protezione del copyright non è sufficiente, talvolta perché la stessa
definizione di copyright è attualmente soggetta a interpretazioni
potenzialmente scivolose.
La proposta dell'EGAIR è quella di agire sul piano istituzionale, ma ci
sono altri ambiti in cui lo stesso problema potrebbe essere affrontato
tramite la sensibilità e la solidarietà. Mi riferisco al fatto che
purtroppo l'uso indiscriminato delle immagini originali, tramite
rielaborazione di intelligenza artificiale, viene ampiamente praticato
anche negli spazi di movimento e in ambienti che dovrebbero mostrare
attenzione ai diritti di lavoratori, perché questo noi siamo. Una
categoria che, peraltro, non è nemmeno tutelata da sindacati, contratti
nazionali, ferie pagate, contributi, malattia. Niente.
Se si vuole avere uno sguardo complessivo, se si vuole autenticamente
produrre un cambiamento sociale e superare lo sfruttamento, non si
possono ignorare le esigenze di tutto il mondo del lavoro. Non ci
vorrebbe molto a mostrare solidarietà concreta evitando di utilizzare
l'intelligenza artificiale quando si realizzano grafiche, locandine,
materiali di propaganda, soprattutto perché molti artisti sarebbero e
sono ben felici di prestare anche gratuitamente la propria arte. L'ho
fatto io e lo hanno fatto tantissimi miei colleghi.
D. Oltre allo specifico impatto dell'AI sull'utilizzo delle immagini,
andando su un piano più generale ti vorrei chiedere: l'intelligenza
artificiale è realmente sostenibile, come qualcuno afferma sottolineando
la possibilità di ottimizzare e ridurre i consumi energetici legati alla
capacità di elaborare una quantità di dati ambientali?
R. Non sono un'esperta di transizione verde o roba del genere, peraltro
tutta legata all'esigenza di rimodellamento del capitale, ma, stando a
numerosi fonti ufficiali alle quali chiunque può accedere, mi pare
proprio che la AI sia tutt'altro che sostenibile. Chi afferma il
contrario sostiene che in un tempo relativamente breve si arriverà a una
tecnologia tale da poter minimizzare l'impatto ambientale di questi data
center necessari al funzionamento della AI. In realtà le ricadute
sull'ambiente ci sono, ci sono ora e sono irreparabili e molteplici;
riguardano elettricità, suolo, acqua, minerali critici, alla faccia di
tutte le rassicurazioni e le minimizzazioni.
Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite sull'impatto
dell'intelligenza artificiale, per esempio, entro il 2030 si stima che
ci potrebbe essere un consumo fino a 945 terawattora l'anno di
elettricità, cioè il triplo dei consumi elettrici annuali combinati di
Pakistan, Bangladesh e Nigeria (fonte: Luca Aterini per Greenreport
www.greenreport.it/news/scienza-e-tecnologie/62110-intelligenza-artificiale-consumi-naturali-nel-2030-lai-si-berra-lacqua-di-1-3-miliardi-di-persone)
E non è "solo" un problema di elettricità. Per addestrare e far
funzionare la AI servono enormi data center, strutture colossali grandi
quanto diversi campi da calcio, strutture che ospitano decine di
migliaia di processori ad altissima potenza. C'è quindi un consumo
diretto di suolo, che prevede espropri e desertificazione di aree
geografiche estese in cui vengono posizionate le infrastrutture
necessarie alla produzione di AI. Inoltre va ricordato che i chip
dell'intelligenza artificiale sono alimentati da minerali critici: si
tratta di minerali che si trovano tipicamente in aree geografiche di
paesi così detti in via di sviluppo, dove l'attività estrattiva è meno
controllata, dove lo sfruttamento del territorio, le perforazioni, le
concessioni alle multinazionali rivestono caratteristiche apertamente
coloniali e spesso sono concause di guerre. Anche questo è sfruttamento
di suolo, ma non è "solo" questo: il fenomeno si intreccia con
colonialismo, militarizzazione, sfruttamento della povertà.
Le enormi strutture destinate all'addestramento e al funzionamento
dell'intelligenza artificiale si trovano generalmente vicine a corsi
d'acqua o a falde acquifere, perché le distese di processori presenti
nei giganteschi data center richiedono elevatissime quantità di acqua
per il raffreddamento.
Acqua per produrre energia, acqua per raffreddare i processori che
lavorano incessantemente; quantità di acqua assorbita per il
funzionamento della AI e poi rilasciata nell'ambiente con relativo
inquinamento, in primis delle falde acquifere stesse, con grave danno
per l'approvvigionamento idrico della popolazione delle zone circostanti
e con ricadute complessive. L'impronta idrica calcolata per la AI è
enorme: si prevede che con la diffusione sempre più massiccia
dell'intelligenza artificiale si arriverà a un consumo globale di acqua
pari al fabbisogno annuo di 1,3 miliardi di persone.
D. Secondo te, quanta consapevolezza c'è del fatto che i data center
generatori di intelligenza artificiale abbiano questo forte impatto
ambientale, oltre che sociale?
R. Secondo me la consapevolezza è ancora poca e lo vediamo, come già
detto, anche dalla disinvoltura con cui l'intelligenza artificiale viene
utilizzata anche in ambiti di movimento proprio quelli che dovrebbero
porre attenzione alle problematiche che questa tecnologia innesca, che
sono tante e hanno delle interconnessioni profonde: dall'inquinamento
ambientale, a forme di neocolonialismo per l'approvvigionamento di
risorse energetiche, alla cancellazione di diritti dei lavoratori.
Ma la consapevolezza manca anche nel rapporto individuale con la AI. Una
richiesta all'intelligenza artificiale consuma 10 volte più energia
rispetto a una semplice ricerca su un semplice motore di ricerca. E se
la diffusione della AI rappresenta un enorme occasione di profitto per
il capitale, non va dimenticato che è la nostra interazione personale,
più che il training delle AI, che determina la maggior parte del lavoro
di questi computer: una conversazione con l'AI che preveda l'interazione
continua, tipo "dimmi questa cosa, dimmela meglio etc." produce un
consumo di energia elettrica superiore di oltre 200 volte quello
necessario per una semplice ricerca in rete. Il consumo è 1450 volte
superiore, poi, se si utilizza la AI per la generazione di un'immagine,
200.000 volte superiore per la realizzazione di un breve video. Quindi
siamo soprattutto noi, con le nostre interazioni spesso inutili, che
alimentiamo questo circolo vizioso.
D. Tornando alla questione specifica dell'utilizzo delle immagini con AI
e quindi al tuo settore di attività: qualche decennio fa le esperienze
create dai media indipendenti e le possibilità, offerte dalla rete, di
poter scaricare video e musica, furono vissute come una positiva
estensione dell'accesso all'informazione e alla libera fruizione di
prodotti culturali. Oggi l'intelligenza artificiale non potrebbe
rappresentare un processo orizzontale di questo tipo?
R. Sicuramente l'intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata in
modo più virtuoso, ma le dimensioni che il fenomeno sta prendendo
rendono molto difficile, al di là di un tentativo di regolamentazione,
una ipotesi di "autogestione" dello strumento tecnologico AI.
Con l'intelligenza artificiale abbiamo una generazione manipolata,
derivata dall'elaborazione automatica di immagini originali rubate in
rete ad autori in carne ed ossa, non mi sembra una grande conquista né
democratica né orizzontale.
Che bisogno c'è? Con un foglio e una matita, o un computer e un
programma di grafica chiunque può realizzare qualcosa, esprimendo quello
che vuole, usando un linguaggio personale, coerente con ciò che vuole
esprimere. La creatività non è altro che un'urgenza, è completamente
avulsa dal risultato estetico finale, non c'entra niente. Non è che una
cosa per essere valida deve essere bella e quindi fatta da una AI;
questo secondo me è un altro di quei meccanismi che ci ha inculcato il
capitalismo, per cui se una cosa non è perfetta, non è bella, non è
meravigliosa, non è lucente, con la superficie senza macchia, allora non
è valida. In realtà è valido tutto quello che tu senti l'urgenza di
dire, è così che sicuramente arriva. Ed è così che si fa veramente
comunicazione.
a cura di P. N.
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