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(it) Italy, Sicilia Libertaria #468 - RIFLESSIONE SUL REFERENDUM. - Giù la maschera (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 3 Aug 2026 07:20:26 +0300


Non sarà certo tramite questo articolo che verrete a scoprire i risultati del referendum costituzionale sulla giustizia. --- Quindi cambierà qualcosa, per noi comuni mortali, con questa vittoria del No? E sarebbe cambiato qualcosa, se avesse vinto il Sì? Magari no. Ma dunque, perché parlarne, che utilità può avere? Ebbene, dietro la campagna e il risultato referendario si cela qualcosa di più ampio che vale la pena di essere analizzato.
Partiamo dal dato di partenza: il governo voleva una riforma costituzionale nei riguardi del funzionamento della giustizia, e ne è derivato questo referendum, il quale si presentava (si sottolinea il tempo verbale all'imperfetto) come squisitamente tecnico. Era infatti in ballo il funzionamento e l'organizzazione delle istituzioni superiori che fanno capo alla magistratura dello stato italiano, alla ricerca di erodere il più possibile l'indipendenza della magistratura, stando nei canoni della famigerata "costituzionalità", e operando in modo subdolo, non estremamente manifesto rispetto ai propri obiettivi. Infatti, poche ciance, il disassemblamento del CSM e l'imbastimento di un nuovo super-organo superiore, per metà eletto dalla maggioranza del Parlamento (che si tenga bene a mente questo) e per metà sorteggiato, era uno strumento quantomeno per costruire le basi di un nuovo corso, in cui la politica avrebbe potuto progressivamente intrufolarsi nella magistratura. Una "battaglia" politica che (senza riesumare la smania di controllo totale del fascismo) risale ai desideri di Silvio Berlusconi, nella sua eterna lotta contro le "toghe rosse" (sic!).

Ma diciamoci anche un'altra cosa, siamo onesti. Al di là del consenso raggiunto dalla destra attuale alle ultime elezioni, il suo elettorato sarebbe stato interessato ad un quesito squisitamente tecnico e relativo alle istituzioni superiori della magistratura? Non è così maligna questa domanda polemica, se consideriamo che, per molti mesi, il dibattito sul referendum non decollava.

Il centrosinistra aveva giusto espresso il suo timido dissenso, il governo fondamentalmente non ne parlava... ed è rimasto tutto grossolanamente silente sino al momento topico dell'intervento del ministro Nordio, sul finire del 2025, in cui si stupiva del fatto che il centrosinistra potesse mostrarsi avverso alla riforma visto che «converrebbe anche all'opposizione, se dovesse vincere le elezioni e governare». Alt. Quindi, subito un "giù la maschera"; ecco l'obiettivo della riforma: fare in modo che la politica governativa possa avere un'influenza superiore sulla magistratura. Ma spostiamoci a qualche mese dopo, nel periodo di gennaio-febbraio 2026, ed ecco lo stesso Nordio sostenere che il referendum non aveva a che fare in nessun modo con il funzionamento dei procedimenti giudiziari e quindi non aveva niente a che fare direttamente con i cittadini; dichiarazioni cui faceva l'eco la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, in modo anche più colorito: «Solo un ignorante può pensare che questa riforma deve incidere sui tempi e sull'efficienza della giustizia». Perché dunque si dovrebbe andare a votare Sì? Ecco quindi, tutti gli ingredienti sono pronti. Ora è chiaro: i più grandi esponenti del fronte del No erano proprio gli esponenti di destra (sic!). Hanno fatto e disfatto tutto sostanzialmente da soli, da subito. Ma, si sa, «boia chi molla», non ci si arrende.

Hanno tramutato loro un referendum tecnico in un "aut aut" di tipo politico, buttandola in caciara, credendo di avere la meglio così come è stato alle elezioni politiche. E, attenzione, la medesima ipocrisia è stata sfruttata anche dal centrosinistra, compresi coloro che gridavano alla Costituzione da salvaguardare, mentre ieri abolivano l'articolo 18, sputandoci sopra, per esempio.

Per recuperare il gap perso, dopo mesi di possibile propaganda buttati, e le poche dichiarazioni dannatamente autosabotanti (prese dalle opposizioni paro paro per corroborare il fronte del No), il governo cercava allora di giocare la solita ennesima carta della propaganda becera, manipolante e semplificante. Da lì, partiva una campagna elettorale megagalattica per il Sì. Askatasuna? Colpa dei magistrati, vota Sì. Famiglia nel bosco? Vota Sì. Garlasco? Vota Sì. Mal di gola? Tosse? Vota Sì al referendum! Ehi, ma non era una faccenda tecnica che non incideva «sui tempi e sulla efficienza della giustizia»? Forse non era così tanto maligna la domanda polemica precedente, allora.

È bastato un giorno, ed ecco il "rimpasto", l'imposizione delle dimissioni a Delmastro, Bartolozzi e Santanché, rei di essere degli impresentabili... ci chiediamo: ma se avesse vinto il Sì, sarebbero stati presentabili? Giorgia "Disciamo" Meloni avrebbe, disciamo, portato, disciamo invitato, disciamo costretto pure alle dimissioni questi loschi figuri, dobodighé?
Insomma, alla fine, cosa possiamo dire di questo referendum? Ebbene che, forse, un piccolo spiraglio di speranza, quantomeno sul fatto che a furia di spararle grosse poi non attacca più, c'è.

Alessandro Usai

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