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(it) Italy, Sicilia Libertaria #468 - ANARCONATURISMO. - Disobbedire andando in natura (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 2 Aug 2026 08:05:37 +0300
Esiste, o può esistere oggi, un "escursionismo" anarchico? La domanda
può apparire oziosa, specie in tempi in cui tutto sembra ardere ed ogni
cosa ci spinge a stare sulla barricata. O peggio, rischia di apparire
come un tentativo di fuga dal mondo. --- Eppure credo che sia doveroso
interessarsi di Natura non soltanto nei termini di ambientalismo, che ne
prescrive il rispetto e la tutela, quanto per recuperarne la dimensione
libera e non definita.
Occorre entrare anche dentro alla distinzione, di stampo
borghese/industriale, fra mondo urbano e mondo naturale. Una distinzione
che ci porta a considerare erroneamente l'ambito urbano come autonomo e
distinto da quello naturale, confinato in parchi e riserve. Si tratta di
una contrapposizione ideologica, che sostiene un approccio predatorio di
sfruttamento delle risorse, ma che è funzionale anche al disciplinamento
dei nostri corpi, dei nostri desideri.
Intrappolati come siamo per gran parte del tempo in ambienti chiusi,
illuminati artificialmente, perdiamo giorno per giorno la possibilità di
esperire le potenzialità e i limiti dei nostri sensi.
L'ambiente (tecno)urbano che ci circonda configura sempre più una
società frictionless, nella quale ci sarà permesso di consumare senza
alcun rischio apparente, senza contatti minacciosi, senza inutili
perdite di tempo o di energie. Una pulsione di morte si incarna dietro
le "promesse" delle smart cities, nelle quali il funzionamento
standardizzato e omologante tende ad ingabbiare l'uomo nella sua duplice
natura di essere vivente ed essere culturale (l'aristotelico zoon
politikòn).
In contrasto a tutto ciò, la Natura ci offre un fertile campo di prova
in cui sperimentare un proprio modo di stare al mondo, affinché ciascuno
cerchi di "obbedire alle leggi del suo essere", per riprendere una
suggestione di Henry David Thoreau, figura chiave dell'anarco-naturismo.
Un individuo in grado di perseguire con tenacia questa forma di
sperimentazione, ci dice il filosofo, diviene fautore di "leggi nuove,
universali e più libere", o farà sì che "leggi vecchie saranno estese e
interpretate in suo favore in senso più ampio". La "vera America",
ammonisce Thoreau, non è quella dove si è costretti a sacrificare il
meglio della nostra vitalità pur di avere carne e caffè ogni giorno,
bensì "è quel paese dove si è liberi di condurre una vita che può
renderci capaci di fare a meno di tutto questo, e dove lo stato non
tenta di obbligarci a finanziare la schiavitù, la guerra e altre spese
superflue". In questo senso "l'America", pur con le sue mani intrise del
sangue dei nativi, ha rappresentato un luogo dell'anima, una meta
spirituale di liberazione del sè e delle comunità. Promessa, oggi più
che mai, tradita.Un uomo che attraversa i boschi, che si costruisce un
proprio riparo, che vi si alimenta, che si procura la legna per
accendere un fuoco, già ai tempi di Thoreau risultavano sospetto,
qualcosa a metà fra il vagabondo, il brigante e l'eremita. Oggi, in
tempi di progressivo securitarismo, passerebbe certamente per un criminale.
Come in diversi altri ambiti di vita, stiamo infatti assistendo ad un
graduale disciplinamento anche delle condotte in Natura, specie nelle
aree boschive, la cui fruizione (termine volutamente inappropriato) deve
rispettare precisi standard turistici. Accendere un fuoco è permesso
nelle apposite aree attrezzate, con carbonella e non con legna, non è
possibile accamparsi fuori dalle aree designate, e via dicendo.
Tutte misure che, a prima vista, potrebbero sembrare di buon senso, tese
a limitare i rischi di incendi e danni ambientali. Si tratta tuttavia di
misure il più delle volte inutili, oltre che spesso poco applicabili,
perché non vanno realmente a colpire chi veramente inquina o mette a
rischio la propria e l'altrui sicurezza. Mi riferisco a mafie rurali e
agli "avventori della domenica", capaci di deturpare interi ecosistemi
nell'arco di poche ore. Chi invece si avvicina alla Natura con spirito
libero e critico, parte solitamente da un approccio di rispetto e di
comunione ben diverso, condizione di spirito che la fredda legge non
potrà né comprendere, né prevedere. Leggi di questo tipo servono
unicamente, a mio modo di vedere, per rafforzare l'approccio
paternalista e repressivo su tutte quelle esperienze potenzialmente
liberatorie e "incontrollate".
Ne sono prova le strette securitarie esercitate dal Decreto antirave - a
suo modo una limitazione della possibilità di esperire il rapporto con
la Natura in modo differente - e dal recentissimo Decreto sicurezza
15/2026, che inasprisce significativamente il trasporto di armi da
taglio. Ancora una volta, una misura che avrà verosimilmente un impatto
insignificante sui reati (davvero pensiamo che un criminale smetterà di
portare le armi per rispetto al nuovo Decreto?), andando invece
potenzialmente ad incidere sui margini libertà di pochi (in genere)
rispettosi frequentatori delle aree boschive. Un modo, l'ennesimo, per
circoscrivere dall'alto il comportamento dei cittadini. E questo a
dispetto del fatto che la netta maggioranza degli incendi boschivi e del
consumo di suolo derivi dalle ecomafie; a dispetto del fatto che la
quasi totalità dei reati per arma da taglio (per non dire femminicidi)
si compia con coltelli da cucina in ambito domestico.
A fronte di queste derive demenziali, torniamo ad ascoltare Thoreau, non
come un maestro (ché era l'ultimo dei suoi desideri), quanto per
recuperare la dimensione disobbediente che ci ha indicato. Ma
soprattutto, riprendiamoci le nostre vite, i nostri corpi, torniamo ad
ascoltare noi stessi, le nostre leggi interiori; seguiamo l'invito a
portare la vita alle condizioni minime, liberandola dargli orpelli che
la appesantiscono e intristiscono. Andiamo in Natura, dunque, disobbedendo.
Riccardo Riccer
http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/aprile2026_compressed.pdf
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