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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #19-26 - La perla nera dei Caraibi. Cuba: scontro di poteri sulla pelle degli oppressi (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 31 Jul 2026 07:37:53 +0300
L'ipocrita accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emessa
il 20 maggio contro Raùl Castro Ruz, generale dell'esercito e
personalità tra le più rappresentative della Rivoluzione cubana, non ha
soltanto i tratti dell'arroganza impunita di chi si sente forte e al di
sopra del diritto, ma forse vuole anche essere un tentativo di dare un
tocco di legittimità al criminale embargo che dura da decenni e alle
ancor più vergognose misure coercitive che in questi ultimi mesi hanno
colpito la popolazione inerme (240 da gennaio). La popolazione è stata
soffocata da un feroce blocco energetico imposto dalla potenza egemone,
il cui unico risultato sembra essere stato quello di aver fatto
precipitare la quasi totalità delle masse lavoratrici ad un livello di
quasi sussistenza, incalzate dalla pressante urgenza di reperire beni di
prima necessità e dalla minaccia costante di un'aggressione armata.
Una lettura unilaterale, assai poco conforme al contesto in cui si
svolsero i fatti, un'incriminazione priva di alcun valore legale (anche
a prenderlo per vero) e di una giurisdizione in cui poterla applicare,
vorrebbe far giustizia in merito a un episodio che nel 1996 portò
all'abbattimento di due velivoli facenti capo a Brothers to the Rescue,
organizzazione che opera con metodi violenti e ha sede a Miami.
L'abbattimento avvenne dopo ripetuti sconfinamenti e violazioni dello
spazio aereo cubano, infrazioni più volte segnalate dalle autorità
dell'isola agli enti governativi statunitensi e da questi ripetutamente
ignorati; sintomo, quantomeno, di una certa complicità se non di una
vera e propria pianificazione e sovvenzione; una condotta, tra l'altro,
che si inscrive nella lunga traiettoria costellata di attentati,
sabotaggi e tentativi di aggressione che il governo degli Stati Uniti ha
messo in opera da che nel gennaio del 1959 il socialismo di stato è
stato imposto quale religione ufficiale. Un ultimo - per ora - atto di
quella mai sopita, controversa e irrisolta questione che tiene occupati
i due paesi da quasi settant'anni, ma che pure visto dalla prospettiva
meramente giuridica del diritto internazionale, della Carta delle
Nazioni Unite e della Convenzione di Chicago sull'Aviazione Civile
Internazionale, rientrerebbe in un'azione di legittima difesa del
proprio spazio aereo contro quelli che potrebbero essere interpretati
come atti di "terrorismo", che la suddetta organizzazione avrebbe messo
in pratica tra il 1994 e il 1996, in barba alla stessa legislazione
statunitense. Oltretutto, questa accusa arriva dopo che le forze armate
Usa per mesi hanno spadroneggiato nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico,
arrivando ad uccidere quasi duecento persone e a sequestrare il
presidente del Venezuela, a corollario di una dottrina che, sostenuta da
un imponente apparato bellico, cerca di applicare attraverso
l'imposizione unilaterale delle sanzioni, quella pressione politica ed
economica i cui scopi mirano a ridefinire gli assetti geopolitici della
regione. Giustificata con le parole del procuratore generale "se
uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non
importa quale carica ricopriate", frasi che riecheggiano da tempi
storici che ritenevamo oramai tramontati ma che purtroppo oggi si
ripropongono con logica spietata anche ad altre latitudini (vedi
Medioriente). Questa montatura extragiudiziale che agisce su un piano
politico vorrebbe essere la giustificazione delle recenti imposizioni
coercitive che, operando a livello economico, producono i loro effetti
devastanti direttamente sui corpi delle persone. Evidentemente questa
Legge dei Poteri Economici d'Emergenza Internazionale (IEEPA), che
amplia sanzioni già esistenti (tra l'altro in violazione degli articoli
1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e della risoluzione del 1992
sulla rimozione del blocco), rientra in quella nuova fase di riassetto
degli equilibri della regione che Washington sembra voglia ridefinire
attraverso un protagonismo deciso e un utilizzo cinico di quelle che si
mostrano come le raffinate tecniche della nuova guerra ibrida: sanzioni,
dazi, strangolamento finanziario, incriminazione a livello
internazionale, propaganda mediatica e uso extragiudiziale della propria
giustizia. Nel frattempo però, si fa ricorso anche ai vecchi metodi con
la portaerei Nimitz che scorrazza indisturbata nelle acque delle
Antille, in attesa di sviluppi.
Al ritorno dal suo viaggio in Vaticano, tra le cui motivazioni non
espresse figurava verosimilmente la ricerca di un'intesa col mondo
cattolico, ben radicato sull'isola, il segretario di stato Marco Rubio,
di origini cubane, soltanto poche ore prima dell'annuncio delle sanzioni
se ne usciva con un video diretto alla popolazione oramai allo stremo:
"Cuba non è governata da nessuna rivoluzione, ma da GAESA, uno stato
dentro lo stato, i cui benefici sono appannaggio di una piccola élite".
Questo Gruppo di Amministrazione Imprenditoriale a cui si fa
riferimento, bollato come organismo cancerogeno che parassita l'economia
nazionale, incolpato dei continui black out, della scarsità di
combustibile, cibo e medicine, è un consorzio imprenditoriale creato
negli anni '90 con lo scopo di captare la valuta estera, che in quei
frangenti cominciava ad affluire in seguito all'apertura al turismo
voluta da Fidel Castro e all'introduzione della doppia moneta (pesos e
dollari). Ideato dall'allora ministro della difesa Raùl Castro, tale
holding ha finito per inglobare tutta una serie di attività commerciali
e finanziarie che vanno dagli hotel ai centri di immersione, dai porti
sportivi alle agenzie di viaggio; dal 2010 assorbe Cimex, impresa
statale dei supermercati, e centinaia di stazioni di servizio, e infine
diventa proprietaria della Banca Finanziaria Internazionale, una delle
più grandi del paese, arrivando a controllare il 40-70% dell'economia
nazionale attraverso un impero stimato, nel 2025, in 18 miliardi di
dollari. Il 7 maggio l'amministrazione Trump ha inasprito ulteriormente
le sanzioni contro GAESA e la sua direttrice ufficiale Ania Guillermina
Lastres Morera, adducendo il pretesto della sicurezza nazionale. Mentre
il 22 l' ICE arrestava la sorella a Miami sotto identica motivazione,
cercando così di colpire l'esercito cubano nelle sue finanze. Quanto
queste misure possano incidere realmente sulla tenuta di questo
conglomerato imprenditoriale resta tuttavia un mistero, data l'estrema
opacità da cui è sempre stato avvolto.
Il blocco energetico ha ridotto quasi a zero un turismo già in caduta
libera, mentre le rimesse dall'estero, che nel 2019 erano stimate in 3,7
miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata, nel 2024 si
aggiravano intorno all' 1,1 milioni, con un crollo del 43% rispetto
all'anno precedente. In parallelo, Washington si dice pronta ad offrire
cento milioni di dollari in aiuti umanitari, mentre Rubio esorta la
popolazione affinché si decida per un cambio di regime: "Una nuova Cuba,
dove qualsiasi cubano, e non solo GAESA, possa aprire una banca o
un'impresa edile". Stessa ricetta, questa volta cucinata in salsa caraibica.
Cuba vive un periodo di decadenza che, sebbene si possa far risalire al
perìodo especial degli anni '90, vede oggi una recrudescenza senza
eguali che investe la gran parte della popolazione e che è sfociata in
una crisi alimentare spaventosa e in un altrettanto deplorevole crisi
energetica; due aspetti di uno scenario dove il reperimento dei beni di
prima necessità e i ricorrenti black out segnano le modalità e i ritmi
della quotidianità. Quello che si dice del capitalismo, ovvero essere la
gestione pianificata della scarsità, può a buon diritto essere applicato
su scala locale anche a Cuba e al suo regime, che ha saputo far tesoro
in questi decenni di tecniche di governo assai raffinate, ma che oggi
vede progressivamente venir meno la sua autorevolezza grazie a un
risveglio, seppur timido, delle coscienze, che si traduce in certe forme
di comunitarismo o di solidarietà popolare che scandiscono l'agire
quotidiano; nel mentre si va affievolendo l'immagine di padre
benefattore che il castrismo ha saputo dispensare lungo tutto l'arco
della sua esistenza. Di contro, però, bisognerebbe considerare anche
l'altro lato della medaglia, ossia il fatto che la competizione per la
sopravvivenza e le diverse manifestazioni di egoismo che l'accompagnano
sono andate anch'esse aumentando. Di pari passo si è inoltre avuto un
incremento dell'azione repressiva dello stato e un'estensione del raggio
operativo della polizia politica, che ha portato a un aumento
esponenziale delle carcerazioni e all'emersione di un vero e proprio
problema carcerario, con migliaia di prigionieri politici da gestire e
le complesse conseguenze sociali che questo comporta, con la
sensibilizzazione di interi settori sociali contro la gestione
autoritaria della cosa pubblica che interdice la benché minima
possibilità di una qualche riforma, seppur blanda. Lo stato ha risposto
con una serie di misure a carattere sociale per sopperire alle mancanze
degli strati più disagiati della popolazione insieme ad una campagna
propagandistica in grande stile nel tentativo di poter recuperare
quell'aura di benevolenza che l'ha sempre caratterizzato. Ma di fatto,
quello che maggiormente definisce la gestione della sovranità continua
ad essere, benché in forme più dissimulate, l'amministrazione
centralizzata della paura, che può contare, oltre che su un apparato
repressivo tra i più efficienti, anche sulla disaffezione generalizzata
e su una pressoché totale ignoranza o disconoscimento di forme
elementari di organizzazione e reazione nei confronti del dispositivo
dispotico imperante; un dispositivo che può fare affidamento, oltre che
sull'accaparramento delle risorse economiche e finanziarie, su un
progressivo spopolamento che interessa le fasce più giovani, le quali
trovano nell'emigrazione la possibilità di sottrarsi ad una condizione
fattasi insostenibile ma che ha portato ad un decremento demografico e a
un parallelo consolidamento del conservatorismo politico. Le deboli
proteste che pur saltuariamente affiorano si limitano a qualche
cacerolazo urlato a gran voce ma privo di una struttura organizzativa,
espressione di una disperazione ormai endemica avvolta da fatalismo e
rassegnazione, comunque ben lontane da quelle grandi manifestazioni di
massa che si ebbero quattro anni fa, quando sembrava che qualcosa si
stesse realmente muovendo. Le proteste antigovernative dell'11 luglio
2022 partite da San Antonio de Los Baños, poco fuori l'Avana, e da Palma
Soriano, nella provincia orientale di Santiago, poi dilagate nei centri
principali nel giro di ventiquattro ore, che videro riversarsi nelle
strade migliaia di cittadini dei settori maggiormente precarizzati della
società cubana, un evento di cui non si ricordano precedenti (se non
forse il cosiddetto Maleconazo, del 1994), e che hanno portato
all'arresto di 1848 persone, sono state anch'esse l'espressione di una
resistenza al dominio dello stato e alle varie forme di autoritarismo
imperanti che intere classi, gruppi e individui hanno cercato di
opporre, nella loro complessità e anche a dispetto del tentativo di
cooptazione da parte di forze esterne o straniere, con il fine di
rivendicare scampoli di libertà e migliori condizioni di esistenza. È
stata una spinta che è giunta dalle fasce più marginalizzate della
classe proletaria, quella dei lavoratori precari, a giornata, dei
disoccupati e delle moltitudini contadine che abitano le periferie
delle grandi città, arrivate sull'onda di una forte migrazione interna
ma sprovviste della consapevolezza di essere classe, che però non può
essere caratterizzata come movimento operaio in senso stretto, mancando
di organizzazione, di forme sindacali o corporative classiche, o
finanche di organismi territoriali vincolati al lavoro. Rispecchiano
piuttosto la disperazione dei gruppi meno abbienti, influenzati dagli
effetti delle politiche governative degli ultimi decenni che hanno
portato ad una estrema atomizzazione del tessuto sociale, e dalla
suggestione di un modello consumistico che arriva dall'emigrazione,
soprattutto statunitense. Non si può quindi parlare di forze politiche a
rigor di termini, tutt'al più di forze sociali non organizzate che si
scontrano con forze di polizia, queste sì estremamente organizzate, che
nella loro opera meticolosa sono riuscite a disarticolare ogni forma di
dissenso e di opposizione politica nel paese, lasciando una situazione
anche peggiore ed eludendo la questione e le motivazioni che ne hanno
decretato l'esplosione. Il vuoto che oggi viene avvertito,
l'impossibilità sperimentata di poter operare un cambio politico
dall'interno, sono con buona probabilità all'origine della grande
popolarità di cui attualmente gode, ovviamente in alcuni settori, Marco
Rubio, insieme all'ambasciatore Mike Hammer, e spiegano in parte il
senso di impotenza sociale che avvolge l'isola. Secondo un recente
sondaggio effettuato da El Toque, organo indipendente locale,
sembrerebbe che la maggior parte dei cubani (56% di chi vive sull'isola
e il 67% di quelli della diaspora) veda di buon occhio un intervento
armato statunitense, o comunque come il male minore di fronte alla fame
che avanza. L'amministrazione Trump ha avuto diverse interlocuzioni
negli ultimi mesi con il presidente Dìaz-Canel e il suo consiglio dei
ministri, e contatti diretti con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote
del vecchio dirigente e il più zelante delle sue guardie del corpo,
figlio dell'ex direttore di GAESA insignito del grado di generale da
Raùl Castro per meriti nella gestione dell'azienda; il "granchio", così
soprannominato per via di una deformazione alla mano, si sarebbe
incontrato più volte in Messico con il segretario di stato
nordamericano. Se ciò fosse confermato, se ne potrebbe dedurre che gli
USA hanno scelto di trattare con gli apparati militari, almeno con i
settori maggiormente orientati agli affari, piuttosto che con quelli
politici, che dopo decenni di criminalizzazione del dissenso si
ritrovano ora a dover negoziare con l'unico interlocutore disponibile,
ossia il potere corporativo yanqui. Nonostante la frattura che
attraversa le forze armate, divise tra una fazione composta da generali
anziani legati alla dirigenza politica e i quadri inferiori maggiormente
esposti agli effetti della crisi (chiamati con spregio fagioli e riso,
in riferimento alla loro dieta), la Casa Bianca sembra disposta ad un
accomodamento, concedendo a Castro il privilegio di garantire una
transizione tranquilla mentre alla cupola militare di disarticolare il
vecchio sistema politico facendosi garanti del nuovo ordine; una
soluzione molto auspicata dalla superpotenza, che di certo non vuole
casini a 144 km dalle sue coste. In questo senso è da vedere anche la
visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, avvenuta a metà maggio,
che ha alimentato le voci in merito ad una eventuale tutela di Raùl, che
resterebbe a margine di qualsiasi rappresaglia, e ad un possibile cambio
di regime per interposta persona, come avvenuto in Venezuela. Questa
soluzione soddisferebbe Trump e il suo entourage più pragmatico, che
grazie ad un tocco cosmetico favorirebbe l'ingresso mascherato del
capitale nordamericano, ma assai meno l'ala più oltranzista, capitanata
da Rubio, che pone tra i suoi desiderata una trasformazione radicale
della società. Le parole di Marcell Felipe, direttore del Museo della
Diaspora Cubana di Miami, "non abbiamo lottato per 67 anni, con
prigionieri e morti, per guadagnare il diritto di investire sotto le
regole di un regime comunista", sono condivise da almeno tre deputati di
origine cubana del congresso a stelle e strisce. L'ansia e il timore di
molti, a Cuba e nell'esilio, è quello che sia arrivato il momento, per
via di una serie di fattori: le elezioni di medio termine, la presenza a
breve dei mondiali di calcio, Trump nelle vesti di colui che ha portato
la democrazia, la nuova configurazione degli assetti geopolitici
nell'emisfero occidentale; ma soprattutto perché il popolo cubano non
ce la fa più: i bambini non vanno più a scuola, molti non hanno di che
sfamarsi, diversi gli ospedali incapacitati ad operare, gli altri si
fermeranno a breve; le medicine scarseggiano mentre le malattie
cominciano a mietere le prime vittime, uomini e donne disperano di una
situazione sentita come surreale. Sul palcoscenico della storia di
questo nuovo millennio, l'eterna commedia dello scontro di poteri si
rappresenta sullo sfondo della tragedia che affama e asservisce
moltitudini di proletari, oppressi e assoggettati, ma non ancora
piegati, a logiche a loro estranee, i cui effetti devastanti avvertono
sulla propria pelle.
Massimiliano Bonvissuto
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