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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #14-26 - Spezziam gli dei del cielo. Riprendere la lotta antireligiosa (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 9 Jun 2026 07:26:40 +0300
Nell'anniversario del martirio di Giordano Bruno, il 17 febbraio,
abbiamo tenuto, come Federazione Anarchica Livornese, un'iniziativa
pubblica. Le riflessioni che seguono intendono esporre le ragioni
dell'attualità della lotta antireligiosa, riprendendo ed ampliando
quanto esposto in quella occasione. ---- Per capire i caratteri della
lotta antireligiosa, conviene illustrare il ruolo che il Programma
Anarchico assegna alla religione nella società.
Nel passaggio che tratta la questione, Il Programma fa riferimento a
quel gigantesco aumento della produzione, realizzatosi nel corso della
storia, che permise ad una minoranza dell'umanità di vivere senza
lavorare alle spalle dell'immensa maggioranza che produceva per tutti,
cristallizzando il privilegio tramite il rapporto della proprietà
privata. Questo processo vide anche la costituzione di un'altra classe
speciale, il clero, che "con una serie di favole sulla volontà di Dio,
sulla vita futura, ecc., cerca d'indurre gli oppressi a sopportare
docilmente l'oppressione, ed al pari del Governo, oltre di fare gli
interessi dei proprietari, fa anche i suoi propri". In quest'ottica, la
religione non risponde ad un supposto "spirito religioso" che sarebbe
presente nella mente delle persone, ma all'azione cosciente di una
minoranza che intende continuare a vivere alle spalle della massa che
lavora, diffondendo le favole religiose.
La definizione che il Programma Anarchico dà del clero e della sua
funzione rimanda alla divisione tra lavoro manuale e lavoro
intellettuale, su cui conviene soffermarsi.
Con la divisione tra lavoro intellettuale e manuale l'unità interna
dell'attività lavoro, come dispiegamento di energia che si volge ad un
fine e lo realizza, viene meno. Una classe particolare di persone si
arroga il compito di orientare secondo il proprio fine l'attività
pratica, lasciando alla classe subordinata il compito dell'attività
manuale. In questo modo il fine si separa dall'attività manuale e si
trasferisce nell'organizzazione sociale, che opera come una forza
naturale impersonale ed incomprensibile per i produttori reali. Il
lavoro manuale si fa sempre più meccanico, esigendo lo sviluppo di
attitudini speciali a danno di altre, impedendo la completa
realizzazione delle facoltà individuali. In queste condizioni, il lavoro
diviene un'attività costrittiva ed estrinseca, che porta con sé la
deformazione e l'unilateralità della persona, determinando il fenomeno
che è stato definito alienazione.
Di pari passo con l'alienazione economica e sociale si sviluppa
l'alienazione della coscienza sociale, che vede la separazione tra la
coscienza empirica e quotidiana delle persone e, dall'altra parte,
l'evoluzione del pensiero intellettuale, astratto, della scienza. In tal
modo questa coscienza empirica quotidiana diventa prigioniera di
rappresentazioni feticiste che danno una falsa rappresentazione della
realtà.
Come nei tempi preistorici l'umanità era succube di forze naturali
impersonali che non comprendeva e non riusciva a dominare, così oggi le
cause profonde delle sofferenze sociali sono incomprensibili per la
maggioranza dell'umanità, e assumono la forma di potenze naturali
incontrollabili.
È su questa base che opera la cattura del consenso, elaborata attraverso
una visione capovolta della realtà, le cosiddette ideologie, intendendo
con questo termine quelle strutture concettuali che riflettono il
dominio delle condizioni sociali sugli individui, delle idee sulle
condizioni materiali. Che ad esercitare il controllo della formazione
della coscienza sociale siano non solo le classi privilegiate, ma anche
specifici centri del privilegio e del potere, come università, centri di
ricerca internazionale o gerarchie ecclesiastiche fa poca differenza,
semplicemente articola e diversifica il dominio.
Nell'ambito di queste ideologie, la religione si presenta come un
prodotto dell'alienazione sociale e storica. Le ideologie religiose,
nelle diverse epoche, hanno permesso ai gruppi sociali dominanti di
tenere a freno la ribellione con le promesse di un domani migliore
nell'aldilà. Al tempo stesso, la specifica forma dell'alienazione
religiosa, che proietta le qualità umane in un dio creato
dall'immaginazione umana, convince le masse oppresse ad accettare la
loro subordinazione al potere terreno, allo stesso modo in cui accettano
la guida di un dio onnipotente ed onnisciente, che saprà premiare chi è
sottomesso ed accetta le sofferenze quotidiane.
La religione dunque è una conseguenza dell'organizzazione gerarchica
della società; il superamento della religione non è possibile quindi
senza una profonda trasformazione sociale, che elimini le cause della
religione. Al tempo stesso, questa trasformazione sociale non è
possibile se non parte dall'azione diretta delle stesse classi
sfruttate, attraverso l'autogestione e l'autorganizzazione. A sua volta
questa autoemancipazione delle classi sfruttate non è possibile senza
che si diffonda contemporaneamente la riflessione critica sulle
condizioni materiali della formazione sociale attuale e la critica
all'apparato ideologico, di cui la religione è parte, giustificandone
l'esistenza.
Accanto alle lotte su obiettivi concreti, che mettono in crisi aspetti
specifici dell'oppressione e dello sfruttamento, deve progredire la
lotta alle ideologie: non si tratta solo di contrapporre un'ideologia
all'altra, ma di sconfiggere alla base il meccanismo che le genera: la
separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, e il ruolo
assegnato alle idee nella definizione del mondo. In questo senso,
contrapporre alla verità rivelata la ricerca della verità attraverso il
dibattito orizzontale e la verifica dell'esperienza è molto più
importante che mandare a memoria le riflessioni di questo o quel
pensatore. Questa pratica e questo metodo, insieme a quello della
verifica sulla base dell'esperienza, deve prendere il posto della
fiducia negli esperti e nei testi sacri, caratteri essenziali di ogni
religione.
In questo senso, lo sviluppo di un pensiero critico, che si basi sulla
critica pratica delle condizioni di sfruttamento, è inseparabile dalla
lotta alla religione.
Come è possibile un pensiero critico in una società dominata dalla
proprietà privata, una società divisa in classi, una società dove esiste
il controllo da parte dello Stato, da parte delle istituzioni sui mezzi
di comunicazione? Esiste una potenza di fuoco da parte dell'informazione
ufficiale che sembra capace di distruggere ogni forma di opinione non
conforme.
Proprio per questo oggi più che mai la battaglia per il pensiero libero
è assolutamente indispensabile. Abbiamo bisogno di un pensiero critico,
un pensiero che sia capace di mettere a nudo le contraddizioni di questa
società e possa dare alle classi sfruttate quello strumento che,
attraverso la critica dell'ideologia, prefiguri quell'espropriazione dei
mezzi di produzione che è la premessa indispensabile alla costruzione di
una nuova società. La battaglia antireligiosa è parte di questo
percorso. Ci sono stati momenti in cui ciò è stato ben chiaro.
La battaglia antireligiosa attualmente è un po' caduta nel dimenticatoio
perché la tematica è stata monopolizzata da istanze borghesi, assumendo
una valenza conservatrice ed elitaria, ma anche perché, tra le forze che
si richiamano, più o meno chiaramente, alla trasformazione sociale è
stato dato spazio a tendenze oscurantiste.
Una di queste tendenze nasce dall'idea che per sottrarre le masse
sfruttate all'influenza borghese sia necessario usare gli stessi
strumenti usati dalle classi privilegiate per esercitare questa
influenza. È in quest'ottica che vengono riscoperti pensatori come
Gustave Le Bon o come Georges Sorel, che con i loro studi sulla dinamica
dei movimenti di massa hanno fornito gli strumenti a chi voleva
esercitare il controllo ideologico su di esse. Le riflessioni di questi
pensatori sono tornate d'attualità con le ricerche sugli effetti dei
condizionamenti operati dai social network sulle scelte politiche degli
utenti. Si tratta di riflessioni che comunque entrano in contraddizione
con un processo di presa di coscienza effettivo, sopravvalutando i
meccanismi inconsci di controllo ed orientamento. Puntano in sostanza ad
ottundere i processi razionali, anziché a svilupparli.
Un'altra tendenza oscurantista si è in qualche modo formata all'interno
della critica della cultura occidentale e del colonialismo. All'interno
di questa critica si è sviluppata una rivalutazione di quelle religioni,
di quelle chiese, di quei dogmi che non appartengono alla visione del
mondo giudaico-cristiana. Alla luce di questa impostazione, la critica
dell'Islam - che è una religione a tutti gli effetti, come lo è il
cattolicesimo - viene assimilata ad una forma di pregiudizio
suprematista, figlio di un malinteso concetto di "privilegio", nei
confronti dei popoli che in maggioranza seguono questa religione, come
se i popoli che giacciono sotto l'oppressione della religione islamica
non avessero le stesse tendenze, le stesse spinte a costruirsi un loro
percorso di liberazione. Indubbiamente la laicità o addirittura
l'ateismo imposti dallo stato hanno permesso a movimenti
clerico-fascisti islamici di presentarsi in funzione di liberazione
dall'autoritarismo del governo e confondere le stesse forze
rivoluzionarie. Al tempo stesso la difesa della tradizione,
dall'induismo in India al buddismo in Tibet, assume una funzione
antimperialista, senza stare troppo a sottilizzare se dietro alla difesa
della tradizione c'è soprattutto la difesa delle classi privilegiate
tradizionali.
Queste interpretazioni, che si ritrovano frequentemente anche
all'interno dei movimenti antagonisti e rivoluzionari rendono necessaria
una posizione lucida e chiara. Anche per questo è necessario riprendere
la lotta alla religione.
Tiziano Antonelli
https://umanitanova.org/spezziam-gli-dei-del-cielo-riprendere-la-lotta-antireligiosa/
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