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(it) Italy, UCADI, #207 - Ungheria: la destra sconfigge la destra (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 4 Jun 2026 07:32:20 +0300


Partecipando alle elezioni politiche l'80% degli elettori ungheresi ha scelto di sostituire il governo sovranista di destra guidato da Victor Orban, primatista bianco, convinto sionista, complice di Netanyahu e da lui elogiato, con quello di destra guidato da Peter Magyar suo ex sodale. ---- Bruxelles, grande sponsor elettorale del partito di destra Tisza, una aggregazione elettorale nata nel 2020, nata da una discussa "scissione familiare" per iniziativa del marito della ministra della giustizia Judit Varga, dalla quale ha poi divorziato, esulta, credendo di aver guadagnato un capo di governo che sarà promo alla sua politica estera, anche se a parole dichiara che la soddisfazione deriva dalle intenzioni del nuovo premier di ripristinare lo stato di diritto che Orban aveva smantellato, utilizzando la ex moglie al dicastero della giustizia per due legislature, instaurando quella che Orban stesso definiva con orgoglio una democratura, ovvero una democrazia illiberale.
Per la verità Magyar si è ben guardato dall'assumere un tale impegno, anche se l'elettorato ha conferito al suo partito ben 138 seggi con i quali il nuovo governo potrebbe rivedere radicalmente la Costituzione ed abrogare tutte quelle modifiche che hanno trasformato il paese, cancellando i diritti sociali e politici, i diritti dei lavoratori, quelli di libertà e autonomia delle formazioni sociali, la libertà religiosa, l'indipendenza della magistratura, la libertà di insegnamento e sul piano sociale ha colpito e represso le minoranze come quella LGBTQ+. Assumendo come punto di riferimento il programma di Tisza, sembra di capire invece che l'obiettivo principale e prioritario nel nuovo governo sarà quello di ristrutturare i centri di potere di distribuzione dei finanziamenti provenienti dall'Unione europea per lo sviluppo economico, smantellando la rete di sodali orbaniani che monopolizzavano questi fondi e si arricchivano distribuendoli a pareti, amici e clientes. L'intento sembra essere quello di utilizzare come leva la lotta alla corruzione, ovvero a questo sistema clientelar-familiare che imprigionava le forze produttive del paese ed impediva all'oligarchia magiara di spartirsi le spoglie della nazione.
In effetti Orban ha perso le elezioni a causa della grande crisi economica del paese che ha portato l'inflazione al 25% e ha ridotto notevolmente il benessere dei cittadini dei cittadini ungheresi, privati di ogni prospettiva, anche a causa del fatto che i ripetuti veti di Orban in politica internazionale e soprattutto nei confronti del finanziamento della guerra in Ucraina, avevano indotto l'Unione europea a congelare ben 17 miliardi di euro. A quel punto è stato proprio l'entourage del Primo Ministro Orban a non godere più dei proventi ai quali era abituato e sui quali ha costruito la propria fortuna. Il sistema corruttivo è entrato in crisi perché non c'era più da corrompere. Da qui la ribellione di Mayar, uno dei suoi.
Occorreva quindi procedere ad un'operazione di restyling del ceto politico al governo, affinché i finanziamenti riprendessero a scorrere, gestiti da una nuova consorteria di manutengoli del potere, più o meno riciclati. In altre parole, occorreva che tutto cambiasse perché nulla cambiasse. D'altra parte, dopo 16 anni di governo ininterrotto di Fidesz gli apparati burocratici dello Stato quello che si definirebbe Stato profondo sono così avvezzi all'esercizio pratico di un'attività di spartizione e appropriazione dei fondi pubblici e degli appalti che è difficile immaginare l'efficacia di un contrasto effettivo alla corruzione.
Va detto poi che Orban ci ha messo di suo per perdere il confronto elettorale, tanto che subito prima di andare alle elezioni, ha modificato la legge elettorale, in questo modo incidendo sull'assegnazione delle maggioranze nei collegi, non pensando che questo potesse ritorcersi contro di lui, e conducendo una campagna elettorale opaca e stanca, a riprova che non è sempre vero che il potere logora chi non c'è l'ha. Scegliere la Russia come un potenziale interlocutore, se era saggio rispetto al quadro politico internazionale, con l'obiettivo di raggiungere l'autonomia energetica, non faceva i conti con il potere in mano agli ucraini di bloccare, come è avvenuto il gasdotto e oleodotto Druzhva, mettendo in crisi gli approvvigionamenti del paese. A dire il vero Orban ha fatto di tutto per porre questo problema come il punto centrale della propria politica, ma non è bastato, né Trump (il cosiddetto amico di Orban) lo ha aiutato in alcun modo. Quando Zelensky ha iniziato a bloccare l'oleodotto Druzhva, avrebbe potuto fare una telefonata al despota ucraino ed imporgli di riaprirlo. Questo sì sarebbe stato un gesto che avrebbe aiutato Orban nelle elezioni, un aiuto pratico che avrebbe suggerito agli elettori che la politica di Orban pagava in qualche modo. Ma non si è visto niente, perché alla fine Trump è così egocentrico che aiuta se stesso e basta (se mai ci riesce).
D'altra parte, non ha avuto peso la posizione di Orban sfacciatamente pro israeliana, sottolineata dall'intervento a sostegno di Netanyahu, né tanto meno ha pesato la sua posizione di sostegno all'aggressione all'Iran in un paese con una informazione controllata e tutto ripiegato sui problemi interni. Prova ne sia il totale insuccesso dei partiti di sinistra che hanno sfiorato il 2% e che nella loro campagna elettorale molto ha insistito anche sulla critica alle posizioni internazionali del Governo.

Il nuovo Governo e i problemi aperti

Occorrerà circa un mese perché il nuovo Parlamento si insedi e nasca il nuovo governo, ma i problemi che restano sul campo per l'Ungheria sono molti e tutti ben noti e non potranno che condizionare le scelte politiche che il nuovo Governo sarà chiamato a fare.
Anche se il paese sarà costretto a pagare il debito contratto con Bruxelles mutando la propria posizione al riguardo della guerra in Ucraina e rimuovendo i veti finora sollevati (che del resto anche Orban era sempre pronto a far cadere in cambio di concessioni), lo sblocco dei 17 miliardi di congelati potrà dare un po' di respiro all'asfittica economia del paese, contribuirà a retribuire le nuove affamate consorterie che si divideranno il potere, ma non risolverà i problemi economici strutturali del paese che hanno la loro radice nell'assetto generale della politica economica e sociale dell'Unione europea, non risolverà la crisi energetica che ha come punto di riferimento necessario sempre e comunque le forniture russe, non risolverà i problemi legati alla diaspora ungherese, crea una grossa incognita a livello internazionale sulla collocazione del paese nell'Unione, con la messa in crisi definitiva del gruppo di Visagrad, non risolverà il problema del ripristino delle libertà civili violate che costituisce l'ultima, ma veramente l'ultima, preoccupazione del nuovo governo.
Dovrà poi affrontare il problema di come impostare la prosecuzione o l'interruzione dei rapporti stabiliti con la Cina che riguardano soprattutto infrastrutture strategiche e l'industria dei veicoli elettrici (EV), fabbriche di batterie (Eve Energy, BYD), già realizzati che hanno posizionando il paese come hub logistico e produttivo chiave per Pechino in Europa, anche grazie alla costruzione in corso della ferrovia ad alta velocità Budapest-Belgrado, realizzata da maestranze e con capitali cinesi, che dovrebbe collegare i due paesi ai porti del Pireo controllati da Pechino. Per comprendere l'importanza della questione basti ricordare che questa è stata una delle cause della crisi serba che ha indotto Stati Uniti ed Europa ad intraprendere azioni di destabilizzazione congiunta nei confronti del governo serbo pur di impedire la realizzazione dell'opera.
Il solo risultato di quando è avvenuto avrà come effetto la velocizzazione dei processi decisionali a Bruxelles inevitabilmente proiettata verso il baratro a causa del sostegno alla guerra d'Ucraina che ogni giorno di più eroderà i livelli di welfare che i paesi dell'Unione europea sono in grado di erogare ai loro cittadini e porterà all'impoverimento delle classi e dei ceti più deboli. È la consapevolezza di questo meccanismo che ha indotto i politici russi a gioire di quando è avvenuto, sostenendo che gli effetti del cambio di potere accelerano la crisi dell'Unione europea che essi, come gli Stati Uniti, detestano. Un effetto collaterale delle elezioni ungheresi è costituito dall'insuccesso di Vance, propagandista per Orban, nel quale ha coinvolto Trump con una telefonata in diretta. L'insuccesso e il danno di immagine per Orban dimostra che Trump e il suo vice sono ormai un'arma efficace in mano agli avversari.

Un programma del sovranista-opportunista

A voler marcare le differenze dalla precedente gestione del potere da parte di Orban che non si concedeva ai giornalisti se non ad un gruppo selezionato di essi Mayar, lunedì 13 aprile ha tenuto una conferenza della durata di ben tre ore sul programma politico del suo governo dichiarando che: si opporrà a qualsiasi corsia preferenziale per l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, assumendo a motivo che entrare «sarebbe impossibile per un paese in guerra. Tutti gli Stati candidati all'adesione devono seguire lo stesso processo». D'altra parte, durante una consultazione pubblica organizzata per sondare gli umori dei suoi elettori (13 aprile 2025, un anno fa), oltre il 90% dei sostenitori di Tisza aveva appoggiato le proposte di Magyar sulla lotta alla corruzione e su una collocazione più europea e occidentale dell'Ungheria, ma solo il 58,2% si era detto favorevole all'adesione dell'Ucraina all'Ue. In risposta Magyar aveva promesso che una volta al governo avrebbe indetto un referendum sulla questione, ma solo quando e se l'adesione sarà concretamente sul tavolo e le condizioni saranno definite fin nei dettagli. Questo perché Magyar sa bene, come tutti gli ungheresi, per effetto del Trattato del Trianon, che nel 1920 ha ridisegnato i confini dell'Ungheria dopo il crollo dell'Impero Austro-ungarico privando il paese di circa due terzi del suo territorio e lasciando milioni di ungheresi fuori dal paese, che una parte consistente della popolazione è rimasta oltre frontiera, inclusa la comunità della Transcarpazia, oggi in Ucraina che viene perseguitata dal governo di Kiev, il quale recluta con la forza gli uomini per mandarli a combattere, chiude all'insegnamento dell'ungherese nelle scuole e fa di tutto per assimilare la popolazione, arrestando chi è sorpreso a parlare in pubblico in ungherese. Negli ultimi anni Orbán ha fatto di tutto per sostenere le minoranze magiare all'estero e Magyar non vuole esser da meno.
Tuttavia, in un'ottica di compromesso con Bruxelles, il nuovo governo non si opporrà al prestito da 90 miliardi di euro a Kiev che Orbán stava bloccando, ma manterrà la decisione di non partecipare finanziariamente al prestito, oltre ad opporsi a un'adesione rapida dell'Ucraina all'Unione.
Sulla Russia, invece, ha detto di voler avere rapporti "pragmatici" con Mosca, soprattutto per quanto riguarda le importazioni di gas, facendo notare che Budapest non può «cambiare la geografia. La Russia sarà lì e l'Ungheria sarà qui» perciò il suo Paese non potrà staccarsi facilmente dalle forniture russe, perché vuole continuare a «comprare petrolio a basso prezzo in modo sicuro», anche se lavorerà a una diversificazione delle fonti, qualsiasi cosa voglia dire in un Paese che, come è noto, non ha sbocchi al mare. Per lo stesso motivo le sanzioni andrebbero abolite perché «Non è nell'interesse dell'Europa comprare materie prime a prezzi più alti perché questo distrugge la nostra competitività.
Capisco le questioni morali, ma non dobbiamo darci la zappa sui piedi». Non un'alleanza, quindi, ma nemmeno una rottura.
Sull'immigrazione, Magyar in continuità con Orbán, sostiene la totale chiusura del paese. In altre parole un governo di destra ma non troppo, pragmatico ed opportunista. La sinistra europea non ha nulla da festeggiare!

G. C.

https://www.ucadi.org/2026/04/19/ungheria-la-destra-sconfigge-la-destra/
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