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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #14-26 - Senza gabbie né confini. No CPR! (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 4 Jun 2026 07:32:04 +0300
Ci sono zone geografiche che si trovano ai margini dei centri di
produzione e accumulo del capitale. A volte queste zone vengono
designate (senza il consenso di chi le abita) come "zone di sacrificio",
dove concentrare nocività o dove posizionare strutture che si vuole
tenere lontano dagli occhi...e dal cuore. È così che la Lunigiana, e
nello specifico il territorio di Aulla (MS), nelle ultime settimane sta
vedendo il concentramento di vari interessi: quelli della guerra
esterna, con MBDA, consorzio europeo che produce morte sotto forma di
"sistemi d'arma complessi" e che vuole posizionarvi un polo di
produzione di missili; ma ben presenti sono anche gli interessi della
guerra interna contro poveri, migranti e soggettività marginalizzate. Il
comune di Aulla è infatti stato designato come luogo per ospitare un
nuovo CPR.
La scelta del luogo
Andiamo con ordine. A gennaio 2025, dopo anni di vicende giudiziarie,
era cominciato l'iter per la bonifica dell'area dove il ministero
dell'interno vorrebbe costruire il CPR. Si tratta dell'ex polveriera di
Pallerone, per 60 anni sede di stoccaggio di esplosivi militari,
successivamente discarica per tonnellate di rifiuti pericolosi a cielo
aperto, come l'amianto.
I luoghi scelti per la costruzione di queste prigioni sono posizionati
in aree isolate e poco accessibili, sia perché più facilmente
sorvegliabili, sia perché l'allontanamento dalle zone abitate è parte
del processo di disumanizzazione delle persone che vi vengono rinchiuse.
La disumanizzazione del "diverso" si diffonde grazie alla propaganda
razzista, basata sulla paura e sull'emergenzialità, e si accompagna
all'infantilizzazione dello "straniero" (dal mito coloniale e
missionario del "bianco salvatore" che porta la civiltà tra i
"selvaggi"). Siamo spinti a non provare empatia per chi proviene da
oltre il confine, o a vederlo come un soggetto incapace di
autodeterminarsi: sono due facce della stessa medaglia discriminante. Va
ricordato anche che il confine del colore della pelle è mobile, perché
la definizione di bianchezza non dipende dal colore della pelle, ma dai
privilegi che uno possiede, dal luogo geografico, dal periodo storico.
L'allontanamento dallo sguardo rende più difficile portare solidarietà
ed entrare in contatto con i reclusi, e garantisce a chi non vuole
vedere la possibilità di non vedere. Rende cioè più difficile conoscere
chi si trova dietro le mura, facilitando la divisione della popolazione
(divide et impera) sulla base di privilegi di razza, di genere, di classe.
È all'incrocio di tutti questi meccanismi economici, politici e
culturali che si normalizza l'idea di CPR.
Il sistema CPR
Il CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) è un dispositivo di
frontiera interna, un carcere di detenzione amministrativa (strumento
repressivo importato da Israele) per persone prive di documenti di
soggiorno validi. Dal CPR, poi, queste persone dovrebbero essere
deportate nei paesi di origine o, secondo il nuovo Patto Ue su
migrazione e asilo che entrerà in vigore a giugno, nei cosiddetti "paesi
terzi sicuri".
Va ricordato in cosa consiste questo ricatto dei documenti. Il permesso
di soggiorno in Italia è vincolato alla soddisfazione di due requisiti:
un contratto di lavoro e un luogo di abitazione certificato. Questo
sistema rende facilmente ricattabili, dal punto di vista lavorativo, le
persone che vogliono ottenere il permesso di soggiorno e si disvela così
lo scopo del sistema dei documenti: si tratta di un metodo di
distinzione lavorativa su base razziale, dove lo sfruttamento maggiore
ricade su chi è più ricattabile. Qualcosa che non stupisce, visto che il
capitalismo si è sempre fondato sullo sfruttamento del lavoro (su base
razziale, di genere e di specie), garantito dalle leggi e dal monopolio
della violenza statale.
La notizia della volontà di aprire un nuovo CPR ad Aulla arriva mentre
continuano le rivolte nei CPR già attivi. Solo nelle ultime settimane,
le informazioni che trapelano dalle persone rinchiuse (in quasi tutti i
CPR è vietato il possesso di un cellulare) sono di violenze quotidiane e
di una totale mancanza di autodeterminazione. Il cibo è immangiabile,
spesso andato a male e imbottito di calmanti e psicofarmaci, ma anche
rifiutarsi di mangiarlo, per autotutela o semplice disgusto, può esporre
al rischio di ulteriori pene: ricordiamo che, con il decreto sicurezza
dell'aprile 2025, sono punibili per "rivolta in carcere" anche coloro
che mettono in atto metodi di resistenza passiva. Diversi sono i casi di
persone con gravi problemi di salute fisica e mentale rinchiuse; in
alcuni CPR le telecamere sono posizionate anche dentro le celle e chi
prova a coprirle, per ottenere un minimo di privacy, viene punito
tramite pestaggi e isolamento: queste sono d'altronde le due risposte
che gli enti gestori dei CPR - ossia quegli enti del terzo settore che
lucrano grazie ad un lager - e le forze dell'ordine danno a chiunque
cerca di. Sono diversi i casi di autolesionismo o tentativi di
suicidio, sia per le condizioni disperate sia nel tentativo di essere
rilasciati per non idoneità (come se invece possano esistere delle
persone idonee a essere rinchiuse in una prigione). Ma le porte dei CPR
si aprono sempre meno anche per chi si provoca gravi danni fisici,
magari saltando da un tetto o ingoiando oggetti taglienti: la
giustificazione è sadica, ed è quella di "non incentivare" queste forme
di lotta.
Le rivolte però ci sono sempre state, e ci fanno sperare: va sempre
ricordato come i CPR sono stati chiusi in passato solo grazie alle
rivolte interne, come il CPR di Torino, dato alle fiamme e chiuso nel
2023 e riaperto nel 2025.
Le mobilitazioni sul territorio
Tornando alla notizia di questi giorni, l'idea di "un CPR per ogni
regione" risale al decreto Minniti-Orlando, che sanciva la nascita di
questa nuova forma di reclusione. Quello di Aulla è un territorio in cui
è diffuso il sistema di accoglienza RETESAI (ex SPRAR) che, pur
rimanendo nell'ottica del paternalismo statale e
dell'integrazione/inclusione (concetto coloniale che presuppone un
confine noi/loro), offre un alloggio a richiedenti e persone con
protezione internazionale. Aulla è vicina a Marina di Carrara, dove
vengono dirottate diverse navi di ONG che si occupano di soccorso in
mare; è vicina a La Spezia, sede della marina militare, e all'autostrada
che permette di raggiungere in poco tempo gli aeroporti di Genova, Parma
e Pisa: sappiamo infatti che molte deportazioni avvengono su voli di
linea o charter.
Nel maggio 2025, diverse realtà associative lunigianesi - dall'Arci
Agogo di Aulla all'ANPI intercomunale, ma anche CGIL, Accademia apuana
per la pace, Emergency e altre associazioni locali - e singole persone
si erano incontrate nuovamente per un pomeriggio di autoformazione, dopo
le precedenti mobilitazioni del 2023. Un incontro pensato per
approfondire con la cittadinanza cos'è un CPR e come ci si attiva su
altri territori per contrastarne l'esistenza. Era presente anche il
sindaco di Aulla, che in passato si era già fatto promotore di alcune
delibere contro l'apertura del CPR ad Aulla, e che di recente è stato
eletto presidente della provincia di Massa-Cararra, anche coi voti della
destra.
Sembra che questo progetto di apertura del CPR abbia lasciato scontenti
anche diversi esponenti di destra locali. Ma mentre il motivo di scontro
nei partiti rimane solo il luogo dove aprire un CPR, le realtà del
territorio sono state chiare fin da subito: no al CPR, né ad Aulla né
altrove. Perché l'obiettivo non è solo evitare l'apertura, ma anche
chiudere i CPR già esistenti.
Le realtà del territorio si sono già riattivate: il 23 aprile si è
tenuto un incontro per preparare i materiali che serviranno il 27 aprile
per il presidio chiamato in occasione del consiglio comunale
straordinario. L'incontro successivo, promosso sempre dall'Arci Agogo,
sarà poi il 7 maggio: formazione "volontari anti CPR". Ma la rete
oltrepassa i confini regionali, perchè i CPR non vanno aperti né qui né
altrove, e si sta cercando di coordinarsi con le reti NO CPR di Trento e
Bologna, altre due città che vedono davanti a sé la prospettiva
dell'apertura di un CPR (in particolare a Trento dovrebbe essere
realizzato entro il 2026).
Nei prossimi mesi vedremo se Aulla, questo territorio marginale, saprà
trasformarsi, usando le parole di bell hooks, in "un luogo radicale di
possibilità[...]capace di offrirci la condizione di una prospettiva
radicale da cui creare e immaginare alternative e nuovi mondi".
Per un mondo senza gabbie né confini.
Badabing
https://umanitanova.org/senza-gabbie-ne-confini-no-cpr/
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