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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #14-26 - Sicurezza per chi? Ancora un decreto contro le libertà (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 2 Jun 2026 07:24:03 +0300
Non è il primo, e probabilmente non sarà l'ultimo. Il nuovo decreto
sicurezza del governo Meloni si inserisce in una sequenza ormai continua
di provvedimenti che, sotto la parola d'ordine della "sicurezza",
estendono controllo, repressione e poteri amministrativi.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si interviene prima del reato, sulla
base di una presunta pericolosità. Ma di quale reato si parla? Si
prevengono gli assassinii sul lavoro? Si colpiscono i reati dei padroni
contro i lavoratori? Si contrasta il razzismo, il fascismo, lo
sfruttamento, la violenza di genere?
No. I reati contro cui si scaglia questo governo sono sempre gli stessi:
quelli legati alla marginalità, alla povertà, al conflitto sociale. Non
si interviene sui rapporti di potere, ma su chi li subisce o li mette in
discussione.
Prefetti e questori vedono rafforzati i loro strumenti: possono
individuare aree urbane "sensibili" e disporre l'allontanamento di
persone ritenute moleste o potenzialmente pericolose. Non serve una
condanna, né un fatto specifico. Basta una valutazione.
Non è necessario un processo, né un giudizio ponderato. Non serve una
responsabilità accertata. È sufficiente una decisione amministrativa.
È la logica del sospetto che si fa norma.
E allora tornano alla mente esperienze già vissute. All'approssimarsi
del Primo Maggio, sotto il fascismo, scattava sistematicamente il fermo
preventivo: gli antifascisti più noti venivano arrestati in anticipo,
per impedirgli di organizzare o partecipare alle manifestazioni. È alla
luce di questo meccanismo che comprendiamo meglio lo stato d'animo di
Emanuele Gualano nella notte del 30 aprile 1934, quando la polizia si
preparava alla retata dei "sovversivi".
«...si era mobilitata in pieno assetto di guerra per procedere nella
notte stessa all'arresto di tutti i noti "sovversivi antifascisti"...
Io... abbandonavo il paese sotto lo sguardo vigile e smanioso delle spie
perché non sfuggissi a questa retata...»
Non è storia lontana. È lo stesso dispositivo: colpire prima, sulla base
di una presunta pericolosità. Allora si chiamava fermo preventivo; oggi
assume altre forme, ma la logica resta identica.
E quando il sospetto diventa legge, il confine cambia: il poliziotto non
è più un esecutore della legge, ma chi decide, nei fatti, chi può stare
e chi deve andarsene, spesso al riparo dell'immunità concessa dal potere
di turno. Diventa sbirro!
Il cosiddetto DASPO urbano viene così esteso e normalizzato. Interi
spazi della città diventano selettivi: accessibili ad alcuni, preclusi
ad altri. A essere colpiti sono soprattutto i soggetti più deboli
socialmente - giovani, marginali, poveri - trasformati in problema di
ordine pubblico.
Accanto alla prevenzione, cresce anche la repressione. Il decreto amplia
la possibilità di arresto in flagranza differita, anche sulla base di
immagini raccolte durante manifestazioni pubbliche. Si colpiscono così
le forme di conflitto sociale, estendendo nel tempo il potere punitivo,
rendendo più rischiosa la partecipazione e aumentando le sanzioni in
maniera del tutto spropositata. Una parola di troppo può costare uno o
più mesi di lavoro.
Ma non basta reprimere. Occorre anche premiare chi reprime e costruire
una narrazione che ne legittimi l'azione. Da una parte si rafforzano i
poteri, dall'altra si costruisce un alone di legittimità attorno a chi
li esercita, presentato come garante dell'ordine.
"Sicurezza per chi?" La risposta la danno gli stessi esponenti del
governo. La sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro lo dice chiaramente:
bisogna difendere "le libertà vere, quelle dei cittadini perbene".
Ecco il punto. Da una parte i "perbene", dall'altra tutti gli altri: chi
protesta, chi è povero, chi è straniero, chi non si adegua. È dentro
questa divisione che si costruisce la sicurezza di oggi.
Sul versante dell'immigrazione, il quadro è ancora più netto. Si
rafforzano i centri di trattenimento, si velocizzano le espulsioni, si
estendono le procedure accelerate di frontiera. L'immigrazione viene
definitivamente trattata come questione di sicurezza, da gestire con
strumenti coercitivi, premiando con denaro sonante chiunque collabori
alla macchina dei rimpatri.
Il risultato è un sistema in cui le garanzie si riducono e il controllo
si espande. Non è la sicurezza a crescere, ma il potere di controllo.
Una sicurezza che non protegge, ma seleziona. Che non libera, ma esclude.
Alla "gente per bene" rispondiamo: «Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per far quello che voi volete...»
Totò Caggese
https://umanitanova.org/sicurezza-per-chi-ancora-un-decreto-contro-le-liberta/
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