A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ _The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours | of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025 | of 2026

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Italy, UCADI, #207 - Una proposta per salvare l'Unione Europea (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 2 Jun 2026 07:23:20 +0300


È sotto gli occhi di tutti il profondo silenzio dell'Unione Europea di fronte agli eventi di politica internazionale e soprattutto a proposito delle due principali guerre in corso nel pianeta. Questa assenza di posizionamento sempre più viene accolta con un senso di sollievo, nella consapevolezza che ci viene risparmiato di ascoltare le bestialità colossali di Ursula von der Stupid e Kaja Kretina Kallas, due soggetti totalmente inadeguati a ricoprire il loro incarico. Altrettanto dicasi del restante staff dell'U.E., sia a livello di Presidenza del Parlamento europeo che dell'intera Commissione. Costoro non sono nemmeno supportati dalla qualità dei componenti il Consiglio europeo, del quale fanno parte i capi di Stato e di Governo, ovvero i veri depositari del potere. La ragione è presto detta: basta consultare il loro curricula sul web e si ha modo di constatare che sono stati tutti generati dal medesimo tipo di covata, hanno fatto la loro esperienza nelle grandi multinazionali statunitensi, lì sono stati allevati, coccolati e formati, per gestire in nome e per conto dei loro padroni, l'Europa, illudendosi di essere in tal modo cooptati nelle élite di governo mondiali. Se fosse solo questo il problema, la soluzione sarebbe semplice, perché basterebbe un virus selettivo e questo aggregato di manutengoli verrebbe spazzato via in un colpo solo, posto che la loro eliminazione mediante elezioni è lenta e faticosa, anche e soprattutto perché coloro che sono posizionati nella seconda, nella terza e nella quarta fila per prenderne il posto, sono la loro coppia conforme: l'infezione ha travalicato i cosiddetti schieramenti politici e, salvo rare eccezioni, riguarda tutti coloro che fanno parte dell'establishment. Una quota crescente di elettori di ogni paese l'ha capito e questa è una delle ragioni per le quali ha perso ogni fiducia nell'efficacia del voto e si astiene.
Tuttavia lo sconforto non nasce solo da questo, ma dalla consapevolezza che c'è dell'altro, che va ricercato nella struttura e nelle relazioni di potere che sono state costruite negli anni, nelle scelte politiche adottate che, come si è detto, sono il frutto di un rapporto di vassallaggio verso i padroni, ma anche il risultato di una formazione di pensiero selettiva, fatta di ignoranza, stupidità, servilismo, che fa di costoro dei corrotti come diceva Vilfredo Pareto e ripete instancabilmente Alessandro Orsini ovvero di soggetti che non hanno mai avuto cognizione di quale fosse la loro missione o quando l'hanno avuta hanno tradito.
Poiché sulle qualità soggettive c'è poco da fare, una scelta possibile è operare sulle strutture e le istituzioni, nella prospettiva che queste condizionino l'agire di coloro che sono chiamati a ricoprire i diversi incarichi.

Il problema strutturale

Un primo problema strutturale dell'Unione europea è costituito dall'insieme di Stati che sono entrati via via per cooptazione nell'Unione. All'inizio l'organismo era nato come una coalizione degli Stati Europei devastati da ben due conflitti mondiali che avevano provocato in Europa ben 80 milioni di morti. La convinzione dei federatori che vollero l'Unione europea era che i danni erano stati tali che mai più avrebbe dovuto esservi una guerra in Europa: ciò poteva avvenire solo mettendo insieme le diverse nazioni che erano stati gli attori dei conflitti, unite dal reciproco interesse al progresso, allo sviluppo e alla pace. Ed è qui che, a causa della situazione politica contingente, ovvero l'immediato esplodere dalla guerra fredda che portò alla formazione dei due blocchi contrapposti tra Oriente e l'Occidente che si creò il primo vulnus al progetto. Ad aderire all'Unione vennero chiamati tutti gli Stati, esclusa la Russia, proprio quello Stato che aveva partecipato come uno dei principali attori alle due guerre e che aveva avuto il maggior numero di morti, più di un quarto del totale.
Non vogliamo ovviamente discutere in questa sede di cosa avrebbe potuto essere se le cose fossero andate diversamente, ma c'è da prendere atto di una situazione di fatto: le cause del conflitto non erano state rimosse, ma solo rinviate. Gli Stati europei occidentali si confederavano sotto l'ala di uno dei due vincitori del conflitto, gli Stati Uniti, divenendo una provincia dell'impero e parte della Pax statunitense e strumento della competizione di questi con la Russia sovietica e le entità statali ad essa collegate. Bisogna riconoscere ai politici dell'epoca di essersi posti il problema del superamento di questa situazione ricorrendo alla cooperazione internazionale, sfoggiata negli accordi di Helsinki, per promuovere la convivenza pacifica in Europa. Tale assetto aveva termine il 9 novembre 1989, emblematicamente con il crollo del muro di Berlino: l'Occidente era convinto di poter approfittare di questa situazione e fare della Russia un terreno di caccia di facili profitti, attraverso la frantumazione istituzionale di quei territori in tante piccole entità che avrebbero potuto essere assorbite col tempo una ad una dall'Unione europea e sfruttate dall'Occidente collettivo (progetto Brzezinski).
Questa strategia sembrava avere successo nella prima fase, promuovendo il dissolvimento manu militari della ex Jugoslavia, paese federale che per la sua struttura e per essere allora uno dei leader del movimento dei paesi non allineati, avrebbe potuto costituire un polo di attrazione alternativo all'Unione europea, al quale è seguita un'acquisizione per gruppi degli altri paesi non solo dei Balcani ma dell'Est Europa, senza che in realtà questa adesione fosse accompagnata da una piena condivisione dei valori fondanti dell'originaria convergenza di interessi. L'apparente successo dell'operazione di assimilazione dei nuovi paesi dell'Est spingeva anzi l'Europa, e soprattutto l'Inghilterra, legata da un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti e afflitta da nostalgie per il perduto impero, a perseguire la politica di smembramento della Russia, che intanto aveva ricostruito la propria compagine statale.
Il primo passo era costituito dallo sganciamento dell'Inghilterra dall'Unione europea, su iniziativa dei conservatori britannici, che hanno costituito in ambito NATO un "gruppo di lavoro" che avrebbe portato alla Brexit dell'Inghilterra dall'U.E., per poter più liberamente agire come soggetto autonomo: uno sganciamento istituzionale, ma non troppo, nella prospettiva di poter in futuro, se necessario, dopo aver orientato dall'esterno la politica estera dell'Unione, ripristinare rapporti organici (come dimostra la costituzione del gruppo dei "volenterosi"). Inizia nel frattempo la destabilizzazione ad Est che nel 2014 sfocia nella crisi di Maidan e nell'esplosione della guerra civile in Ucraina. Utilizzando il nazionalismo xenofobo e sovranista di una componente di destra della politica del paese, da sempre storicamente presente in quei territori, che affonda i suoi valori in principi contigui all'arianesimo e a nazismo e faceva aggio sui sentimenti antirussi, bisognava ora procedere allo smantellamento dell'altra opzione che fino ad allora aveva guidato l'Unione europea, la quale prevedeva la partnership con la Russia in nome dello scambio energia materie prime, prodotti industriali e sviluppo.
La strategia prevedeva l'aggressione alle minoranze russofone dell'Ucraina, presupposto per rompere la neutralità di questo Stato e l'equilibrio fra le diverse etnie che fanno parte del paese. Lo sviluppo di questo piano di destabilizzazione provocava l'intervento della Russia che si illudeva di poter mettere con un'"operazione di polizia" sotto controllo la situazione in Ucraina, sottovalutando il grado e la profondità della penetrazione negli anni della NATO nel paese e le potenzialità acquisite dal nazionalismo ucraino.
L'esplosione dello Stato di guerra con l'Ucraina permetteva ai servizi segreti inglesi e ai loro alleati statunitensi di recidere il cordone ombelicale, essenziale che permetteva la politica di cooperazione fino ad allora sviluppata, in particolare dalla Germania e distruggere il Nord Stream Due, attribuendone la paternità all'Ucraina. Questa politica ha caratterizzato tutta la guerra d'Ucraina che è stata finalizzata alla distruzione dei legami energetici tra la Russia e i paesi U.E., indotti masochisticamente a sostenere i suoi principali nemici. La successiva rescissione dei contratti di fornitura di petrolio e gas prodotte dalle sanzioni alla Russia non sono che il logico sviluppo di questa politica.
Con l'amministrazione Trump l'attacco allo sviluppo dell'Europa assumeva pienamente l'obiettivo di acquisizione del controllo del mercato internazionale del petrolio e dell'energia, attraverso l'attacco al Venezuela e all'Iran: l'obiettivo strategico era costituito dalla distruzione del welfare europeo, poiché il risparmio dei popoli europei va canalizzato, attraverso le assicurazioni private e i fondi pensione gestite dai grandi colossi statunitensi per drenare risorse e a rimpinguare un mercato finanziario, quello statunitense, asfittico, privo di capitale, caratterizzato da una deindustrializzazione del territorio statunitense che lo stesso capitalismo americano ha perseguito pervicacemente alla ricerca del massimo profitto e dell'abbattimento del costo del lavoro, esternalizzando le produzioni e trasformando l'intera economia statunitense in un vorace strumento finanziario che vive dello sfruttamento e della rendita delle economie sottomesse e scommette sul salto tecnologico costituito dall'intelligenza artificiale e dalla bolla finanziaria costruita su questa ipotesi.
In questo scenario l'Europa è destinata a perdere inesorabilmente, prigioniera dei suoi processi decisionali, macchinosi e lenti, dalla mancanza di visione strategica, dalla assoluta ignoranza dei propri interessi, dalla mancanza di autonomia politica, dall'incapacità di assumere e fare propria una politica di approvvigionamento energetico che la metta al sicuro dall'attacco portato ai suoi popoli, alla loro economia, al loro benessere.

La soluzione possibile

La soluzione possibile è indissolubilmente legata alla riscoperta del diritto comunitario internazionale e soprattutto al rispetto del principio "Pacta sut servanda" ripetutamente violato dagli Stati Uniti. L'Unione europea, in nome della difesa dei popoli europei, dovrebbe procedere all'immediata interruzione di ogni sostegno all'Ucraina, a meno che essa non provveda ad adeguare le sue strutture e il suo ordinamento ai principi comunitari, visto che tra le sue richieste vi è la pretesa di adesione all'Unione. Ciò vuol dire che questo paese, accettando il principio di autodeterminazione dei popoli, si trasformi in Stato federale e delle autonomie che riconosce eguali diritti e doveri a tutte le etnie e i popoli che lo compongono, a tutti i gruppi linguistici, a tutti i gruppi religiosi, sancendo per legge il pluralismo dell'ordinamento, in conformità con quello comunitario che assicura l'autonomia linguistica, la libertà religiosa, la laicità dello Stato, il rispetto dell'appartenenza etnica. Parimenti l'Unione dovrebbe procedere ad una verifica dell'applicazione di questi principi e nei diversi Stati che ne fanno parte e sanzionare quegli ordinamenti che li violano, primi tra tutti i Paesi Baltici. Allo Stato ucraino dovrebbe essere lasciata la scelta tra l'accettare queste condizioni, oppure essere lasciato a condurre la guerra da solo contro la Russia, senza alcuna assistenza o aiuto in armi e sostegno finanziario.
Questa scelta permetterebbe, non solo alla pace immediata ma, se accompagnata dalla contemporanea stipula con la Russia di un rapporto di cooperazione basato sul mutuo interesse e il ripristino degli scambi economici e commerciali, sancito dalla stipula di idonei Trattati e accordi, ma anche la ripresa economica in tutta l'area comunitaria. Ne risulterebbe un indubbio reciproco vantaggio che permetterebbe all'Europa di affrontare e contrastare la strategia di disarticolazione della propria economia e del proprio benessere, messi in atto dagli Stati Uniti e dagli altri competitors a livello internazionale. Per quanto, al momento, questa strada sembra utopica, essa è la sola che consente la presenza dell'Europa tra i grandi competitors internazionali e quindi la nascita di un nuovo equilibrio multipolare tra le diverse aree del mondo.
Tutto ci dice che l'ordine imperiale stabilito dagli Stati Uniti è finito, che il "secolo americano" è ormai alle spalle, e che i nuovi attori del panorama internazionale come la Cina e l'India, nonché i paesi aderenti ai BRICS, si vanno imponendo sullo scenario mondiale.
Gli scricchiolii che si odono sono sempre più forti: il 23 marzo il governo degli Stati Uniti ha dichiarato la propria insolvenza sulla base dei bilanci consolidati del Dipartimento del Tesoro, per l'anno fiscale 2025, anche se nel quasi totale silenzio dai media, denunciando 6,06 trilioni di $ di attivi totali contro 47,78 trilioni di $ di passivi totali al 30 settembre 2025, segno che il mondo intero non è più disposto a permettere agli statunitensi di vivere al di sopra delle loro possibilità. E non è un caso che gli iraniani abbiano posto come condizione per il transito nello stretto di Hormuz il pagamento di un pedaggio e la commercializzazione di gas e petrolio in euro o Renminbi (il Yuan è l'unità di misura). È il primo passo per scardinare il sistema dei petrodollari e con esso segnare la fine della posizione di rendita su tutte le transazioni da parte statunitense.
È proprio la crisi montante dell'impero statunitense ad aprire qualche spiraglio per l'Europa che deve ringraziare la resistenza eroica dell'Iran che, al di la delle profonde critiche per il suo regime di governo in campo sociale, sta infliggendo agli Stati Uniti una lezione strategica, costringendolo a difendere prioritariamente Israele, anche rispetto alle sue basi in Medio Oriente e screditando quindi l'ombrello protettivo offerto agli Stati del Golfo a caro prezzo, nonché selezionando gli obiettivi da colpire, a cominciare dalla produzione di elio e dai data center localizzati nel Golfo, per sfruttarne le riserve di energie, mettendo così in discussione la tenuta della bolla economica costruita dagli USA sugli investimenti nell'intelligenza artificiale, a causa del lievitare dei costi e della carenza delle componenti essenziali. Tutto ciò, si noti bene, a vantaggio della Cina, la quale anch'essa ha investito nell'intelligenza artificiale ma ha già provveduto ad integrarne le ricadute con una messa a terra che incide e potenzia le filiere e i processi produttivi.
È tutto questo ci dice che sarebbe questo il momento per l'Europa per fare di tutto per chiudere la guerra d'Ucraina e ripristinare i rapporti di partnership con la Russia. Ma è un'aspettativa e una speranza del tutto utopica, in considerazione della composizione della classe dirigente della quale l'Unione europea dispone. E dire che attingendo alla sua storia l'Europa avrebbe un fulgido esempio di che cosa fare: basterebbe ricordarsi della Defenestrazione di Praga (1618) e ripeterne la dinamica dalle finestre di palazzo Berlaymont, a Bruxelles, sede della Commissione, finalmente aperte.

Gianni Cimbalo

https://www.ucadi.org/2026/04/19/una-proposta-per-salvare-lunione-europea/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center