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(it) Italy, UCADI, #207 - QUALCHE DOMANDA SULL'UCRAINA (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 1 Jun 2026 07:41:13 +0300
L' approvvigionamento di gas e petrolio, reso ancor più problematico
dalla guerra all'Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, stanno
facendo riflettere sull'opportunità di riprendere le forniture di
petrolio e gas russo, interrotte masochisticamente a causa del sostegno
all'Ucraina, che sarebbe moralmente motivato dall'aggressione russa,
anche al costo di sanzioni più dannose per l'Occidente che per la
Russia. Certamente sta contribuendo a un mutamento dell'orientamento la
circostanza che l'amato alleato statunitense, insieme all'altrettanto
criminale Stato d'Israele, ha aggredito lo Stato iraniano, poiché, si
sostiene che la loro azione sarebbe per alcuni giustificata dalla natura
liberticida del regime iraniano.
Ma al di là di queste considerazioni è necessario cercare di rispondere
alla domanda: nello Stato ucraino che è governato da un regime liberale,
che rappresenta i valori dell'Occidente, in quale misura l'ordinamento
ucraino è compatibile con quello di uno Stato di diritto e con i
principi che ispirano l'Unione europea che sta svenando i popoli che ne
fanno parte per difenderla? Se la risposta è affermativa, così motivando
il proprio sostegno, ne discende che una esigenza di difesa preventiva
da una presunta volontà aggressiva russa, sia tutta da dimostrare, posto
che un paese come la Russia, con una popolazione di 146 milioni circa,
dispone di un territorio più grande dell'Europa da 1,5 a 1,6 km² e di
risorse naturali immensamente maggiori. Pertanto cosa se ne farebbe
dell'Europa, non disponendo nemmeno delle forze per controllarla?
Tutto ciò premesso, notiamo che l'Ucraina disponeva, prima dell'inizio
della guerra, di una popolazione che si aggirava intorno ai 42 milioni
di abitanti. Lo scoppio della guerra civile nel 2014, iniziato con un
colpo di Stato in seguito agli scontri di Maidan, evento notoriamente
finanziato dagli Stati Uniti, per dichiarazione degli stessi, è stato
seguito dalla repressione governativa della popolazione di alcuni oblast
orientali (Donbass) che chiedevano l'autonomia, attuata da milizie
nazionaliste di "volontari" di orientamento dichiaratamente neonazista e
nazionalista.
Come è noto, falliti i due accordi di Minsk che prevedevano la
concessione dell'autonomia al Donbass, non attuata la federalizzazione
dello Stato come precondizione per porre fine al conflitto, l'esercito
russo invadeva il 24 febbraio 2022 il paese, continuando una guerra che
si combatte tuttora e che ha ridotto la popolazione ucraina a meno di 20
milioni. Sul conteggio pesano naturalmente i caduti sui campi di
battaglia, i morti per effetto dei bombardamenti, ma soprattutto l'esodo
delle popolazioni che si sono in parte riversate in Occidente, 8 milioni
hanno trovato rifugio in occidente, mentre circa 10 milioni hanno scelto
la Russia, a riprova che nel paese era, ed è, in corso una guerra civile
tra una parte delle popolazioni russofone e quelle di altra etnia,
nazionalisti e filo occidentali, e che soprattutto le popolazioni
dell'Ucraina orientale vivevano il loro rapporto con il potere centrale
ucraino come una sopraffazione etnica.
I principi dello Stato di diritto violati
Gli abitanti russofoni dell'Ucraina denunciano la violazione dei diritti
delle minoranze linguistiche garantiti attraverso l'applicazione del
principio di non discriminazione contenuto all'Art. 21 della Carta dei
Diritti Fondamentali UE e di quello della valorizzazione della diversità
culturale (Art. 3 TUE). Benché non esista un corpo unico di leggi della
UE vincolanti sulle minoranze, la tutela si basa su norme internazionali
e politiche di salvaguardia del multilinguismo. La protezione avviene
attraverso la tutela dei diritti individuali delle persone appartenenti
a minoranze, basandosi sul principio di non discriminazione per origine
etnica o lingua. Va detto che si tratta di uno dei diritti fondamentali,
tanto che è un requisito che i paesi che vogliono aderire all'Unione
Europea devono possedere, principio che dovrebbe valere anche
per l'Ucraina che con tanta insistenza chiede l'adesione.
Questa tutela è rafforzata dalla Carta Europea delle Lingue Regionali o
Minoritarie del 1992 che, benché emanata dal Consiglio d'Europa e non
direttamente dall'UE, impegna gli Stati firmatari a proteggere e
promuovere l'uso delle lingue minoritarie nell'istruzione, nella
giustizia e nei servizi pubblici.
L'Ucraina invece cancella dalle scuole l'insegnamento delle lingue delle
minoranze, ne vieta l'uso negli uffici pubblici, ne brucia i libri, ne
mette all'indice gli autori, soprattutto se russi, arresta perfino chi
ne parla in pubblico. Si veda a riguardo ??? ???????????? ??????????????
??????????? ???? ?? ?????????, 2019,[legge sul funzionamento della
lingua ucraina come lingua di Stato], (????????? ????????? ???? (???),
2019, No 21, ??.81) inasprita ???? No 1, ?/2021 ??? 14.07.2021.
Benché i diritti di libertà religiosa e il separatismo tra Stato e
confessioni religiose non seguono un modello unico, ma sono
caratterizzati da una pluralità di modelli nazionali nell'ambito di una
cornice giuridica europea comune che garantisce la neutralità, la non
discriminazione e il dialogo.
La libertà religiosa è sancita come diritto fondamentale dalla Carta dei
diritti fondamentali dell'UE (art. 10), che garantisce la libertà di
pensiero, coscienza e religione, includendo il diritto di cambiare
religione o credo, e di manifestare la propria fede sia in pubblico che
in privato. In particolare l'Articolo 17 TFUE, introdotto dal Trattato
di Lisbona, stabilisce che l'Unione "rispetta e non pregiudica lo status
previsto dalla legislazione nazionale delle Chiese e delle associazioni
religiose negli Stati membri".
"L'UE si impegna a mantenere un dialogo aperto, trasparente e stabile
con le Chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche non
confessionali. Inoltre il diritto europeo vieta discriminazioni basate
sulla religione, specialmente nell'ambito lavorativo, garantendo
accomodamenti ragionevoli per le esigenze religiose".
Questi principi sono violati dalla legge ucraina: "Per la protezione del
sistema costituzionale nell'ambito delle attività delle organizzazioni
religiose"[??? ??????? ??????????? ??????? ?? ????? ??????????
?????????? ???????????, (????????? ????????? ???? (???), 2024, No 49,
??. 290)]. Questa decisione non solo modifica la legge sulla libertà
religiosa del 1991, ma ha "infettato" gli ordinamenti lituano, estone e
lettone, stimolando l'emanazione di norme analoghe. I ministri di culto
delle confessioni religiose diverse da quella di Stato vengono
perseguitati dalla polizia del regime, le chiese sottratte alle
confessioni religiose che le gestiscono e assegnate alla Chiesa di
Stato, i fedeli vengono espulsi dalle chiese alle quali afferiscono e
privati di qualsiasi edificio di culto, Chiese, clero e fedeli non
appartenenti alla Chiesa di Stato vengono perseguitati, malmenati,
imprigionati.
La corruzione regna sovrana sulle forniture e gli appalti di Stato e
perfino sulle forniture militari, mentre le indagini sulle ruberie messe
in atto dalla classe dirigente ucraina vengono utilizzate mediaticamente
e spacciate per rivendicare l'esistenza di un controllo democratico che
sarebbe testimoniata dalla scoperta degli episodi di corruzione e delle
ruberie che coinvolgono i più alti gradi del governo e
dell'amministrazione pubblica.
Innumerevoli sono poi le norme incompatibili con la legislazione europea
in materia di tutela della salute, per l'uso di pesticidi e di OGM;
inquinatissimo è il suolo, anche a causa della guerra e ciò malgrado i
prodotti agricoli ucraini vengono venduti e commercializzati nell'Unione
europea, a danno della salute dei cittadini europei e a prezzi
concorrenziali con quelli degli agricoltori dei paesi U.E., a causa del
basso costo della manodopera, delle facilitazioni commerciali accordate,
dell'inesistente valore della moneta nazionale. Questo perché i
finanziamenti dell'Unione europea coprono in toto l'inesistente bilancio
del paese.
A fronte dell'approssimarsi di una crisi economica profonda, è giunto il
momento nel quale gli Stati afferenti all'Unione europea debbono
chiedersi, nel nome degli interessi delle loro popolazioni, se sia
giunto il momento di smetterla di continuare a farsi del male,
continuando a sostenere l'Ucraina e la sua guerra, la banda di criminali
che gestisce il potere posto che, peraltro, il paese sta lentamente, ma
inesorabilmente perdendo la guerra sul campo di battaglia, mentre su
quanto avviene è calato il silenzio mediatico, interrotto da qualcuno
che favoleggia di successi ucraini sul campo di battaglia.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2026/04/19/qualche-domanda-sullucraina/
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