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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #7-26 - Sempre a fianco di chi diserta. A quattro anni dalla guerra in Ucraina - le manifestazioni (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 1 May 2026 08:25:26 +0300
In diverse città intorno al 24 febbraio si sono tenute manifestazioni e
iniziative antimilitariste. In questa data simbolica, a quattro anni
dall'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa, si sono
tenute iniziative di piazza contro ogni forma di imperialismo, contro il
militarismo, in solidarietà con i disertori di tutti i fronti.
Rispondendo all'appello dell'Assemblea Antimilitarista, a Trieste, a
Livorno, a Torino, a Reggio Emilia, a Palermo ci sono state
manifestazioni nelle piazze e azioni simboliche in alcuni dei luoghi che
più rappresentano la corsa al riarmo e alla guerra, come fabbriche di
armi e monumenti guerrafondai.
In occasione di questo "anniversario" il governo italiano ha rilanciato
la propaganda di guerra per giustificare la corsa al riarmo, approvando
un nuovo decreto per la cessione di armi all'Ucraina, il tredicesimo dal
2022. Tra i temi che hanno condito la retorica bellicista delle scorse
settimane abbiamo sentito ancora parlare di una nuova avanzata
dell'esercito ucraino. Continuano a raccontare la guerra in termini
eroici, mentre l'Ucraina e la Russia sono diventate un grande macello
per i proletari, con centinaia di morti al giorno su un fronte lungo
come tutta la penisola italiana. È questo il futuro che prospettano per
le giovani generazioni che vorrebbero arruolare nelle forze armate, per
la classe lavoratrice che vogliono in miseria, piegata e disciplinata,
ridotta a combattere per i propri padroni o a produrre e trasportare
armi che uccideranno altri proletari. Di fronte a questo scenario la
sola possibilità di salvezza è disertare. Ma che cosa significa di
preciso? Un'immagine concreta ci arriva proprio dalla guerra nell'Europa
orientale.
Dati emersi tra 2024 e 2025 permettono di mettere a fuoco la situazione.
In Ucraina sono circa 1,5 mlioni le persone che si sono rese
irreperibili per i Centri di reclutamento territoriale. Non hanno
comunicato la nuova residenza all'amministrazione, non possono quindi
essere raggiunti formalmente dalla chiamata per la coscrizione. Queste
persone, se si trovano ancora nel paese, rischiano di essere
riconosciute e trattenute in strada e di essere arruolate con la forza.
Nei quartieri delle città ci sono gruppi solidali che allontanano le
squadre di reclutatori per impedire che portino via le persone che
abitano nella zona per arruolarle. Ci sono poi quasi 290 mila
procedimenti penali aperti nei confronti di militari che hanno
abbandonato ingiustificatamente la propria unità. Di questi, la maggior
parte, circa 235 mila, non sono rientrati dopo una licenza o una libera
uscita, mentre 54 mila per la legge sono "disertori", si sono quindi
allontanati senza giustificazione dalla propria unità. Non molto diversa
sembra essere la situazione in Russia; anche se non ci sono dati
comparabili, si sa che dal 2022 al 2025 circa 800 mila russi hanno
lasciato il proprio paese. Al netto delle altre cause di emigrazione,
alcune delle quali fortemente influenzate dalla situazione di guerra in
cui si è gettato il paese, molti cercano di sfuggire alla mobilitazione
militare.
Noi siamo scesi in piazza fin da subito, non per sostenere un governo,
non per scegliere un campo imperialista, non per sostenere un
nazionalismo, ma contro tutti gli eserciti e contro tutte le guerre.
Non ci appartiene la neutralità degli stati o l'equidistanza borghese,
siamo contro tutti i governi, contro tutti gli stati e tutti gli
imperialismi. Scegliamo una parte, la parte delle classi oppresse e
sfruttate, gettate nel tritacarne della guerra là dove si combatte,
gettate nella miseria e schiacciate dalla repressione ovunque nel mondo.
Per questo siamo solidali con i disertori, con coloro che mostrano come
ci si possa sottrarre al massacro, alla macchina militare. Ma non basta.
Come ha evidenziato il gruppo Assembly di Kharkiv in alcuni articoli,
c'è bisogno che in Ucraina la massa di renitenti e disertori vada oltre
il nascondersi e rovesci il proprio governo. Lo stesso dovrebbe
succedere in Russia, dove la morsa repressiva avrebbe bisogno di un
forte movimento di massa per scardinare lo stato di polizia e fermare la
guerra. Questa riflessione serve a ricordarci che la diserzione deve
essere il primo passo e trasformarsi in rivoluzione. Non basta la scelta
etica individuale di sottrarsi al massacro, che comunque è da sostenere,
bisogna che la scelta diventi collettiva, per costruire un movimento di
massa in grado di fermare una guerra e rovesciare un governo.
Nel mezzo di una guerra però, sotto le bombe, nella paura e nella
sofferenza, nella fuga, sotto una legge marziale, mettere in moto questi
processi è estremamente difficile. Bisogna agire prima. Per questo
dobbiamo aver chiaro cosa possiamo fare fin da ora, ed estendere il
senso della diserzione. Sui posti di lavoro, nella produzione come nella
logistica, come nelle scuole e nelle università, disertare la guerra
significa fermare la produzione di armi, bloccare i trasporti militari,
rifiutare la reintroduzione del servizio militare in qualsiasi forma si
presenti, respingere la propaganda di guerra, lavorare alla costruzione
di un movimento di massa antimilitarista che possa mettere in
discussione le politiche di guerra.
Dario Antonelli
https://umanitanova.org/sempre-a-fianco-di-chi-diserta-a-quattro-anni-dalla-guerra-in-ucraina-le-manifestazioni/
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