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(it) Brazil, Capixaba, FACA: Il doppio sciopero a Ginevra* di Mikhail Bakunin (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 30 Apr 2026 07:27:21 +0300
I borghesi ci provocano. Si sforzano di spingerci alla disperazione con
ogni mezzo, pensando, non senza ragione, che sarebbe molto vantaggioso
per i loro interessi costringerci a dichiarare loro guerra oggi stesso.
Ci calunniano e ci insultano sui loro giornali; distorcono, travisano e
inventano i fatti, contando sulla simpatia del loro pubblico, che
perdonerà loro tutto, purché i borghesi, i padroni, siano scagionati e
gli operai diffamati. Sicuro di questa impunità e di questa simpatia, il
Journal de Genève, soprattutto il bugiardo incallito, si supera nelle
menzogne.
Non si accontentano di provocarci e insultarci attraverso i loro
scritti; impazienti di farci perdere la pazienza, ricorrono alla
violenza. I loro tristi figli, quella gioventù dorata la cui corrotta e
vergognosa indolenza detesta il lavoro e i lavoratori; Questi
accademici, eruditi in teologia e ignoranti di scienza, questi liberali
della ricca borghesia, scendono in piazza, come l'anno scorso, e si
accalcano nei caffè, armati di revolver malamente nascosti nelle tasche.
Si potrebbe dire che temono un attacco da parte degli operai e si
sentono costretti a tenerli lontani.
Lo credono davvero? No, assolutamente no, ma fingono di crederci per
avere un pretesto per armarsi e una ragione plausibile per attaccare.
Sì, per attaccare noi, perché martedì scorso hanno osato picchiare
alcuni nostri compagni che, provocati da tutti quegli insulti, hanno
risposto con verità piuttosto sgradevoli, senza dubbio, per orecchie
delicate come le loro, ma che non hanno nemmeno osato toccare. Si sono
lasciati trattenere e maltrattare per diverse ore, finché una
commissione inviata dall'Associazione Internazionale al Comune non è
venuta a prenderli.
Cosa pensano questi borghesi? Vogliono davvero costringerci a scendere
in piazza armati? Sì, lo vogliono. E perché lo vogliono? Il motivo è
molto semplice: vogliono uccidere l'Internazionale.
Basta leggere i giornali borghesi, cioè quasi tutti i giornali di tutti
i paesi, per convincersi che se c'è una cosa che oggi, più di ogni
altra, è oggetto di timore e orrore per la borghesia europea, è
l'Associazione Internazionale dei Lavoratori. E, poiché dobbiamo essere
onesti, soprattutto, onesti anche nei confronti dei nostri avversari più
acerrimi, dobbiamo riconoscere che la borghesia ha mille motivi per
aborrire e temere questa formidabile associazione.
Tutta la prosperità borghese, lo sappiamo, come prosperità esclusiva, si
fonda sulla miseria e sul lavoro forzato del popolo, imposto non dalla
legge, ma dalla fame. Questa schiavitù del lavoro viene chiamata, è
vero, nei giornali liberali come il Journal de Genève, libertà del
lavoro. Ma questa strana libertà è paragonabile a quella di un uomo
disarmato e nudo che si abbandona alla mercé di un altro armato dalla
testa ai piedi. È la libertà di essere schiacciati, di essere
massacrati. - Questa è la libertà borghese. È comprensibile che i
borghesi la adorino e che gli operai non la tollerino affatto; perché
questa libertà è ricchezza per i borghesi e miseria per gli operai.
Gli operai sono stanchi di essere schiavi. Non meno dei borghesi, anzi
più dei borghesi, amano la libertà, perché capiscono benissimo, sanno
per dolorosa esperienza, che senza libertà non può esserci dignità né
prosperità per l'uomo. Ma comprendono la libertà solo nell'uguaglianza;
perché la libertà nella disuguaglianza è privilegio, vale a dire il
godimento di alcuni fondato sulla sofferenza di tutti. - Vogliono
l'uguaglianza politica ed economica simultaneamente, perché
l'uguaglianza politica senza uguaglianza economica è una finzione, un
inganno, una menzogna, e non ne vogliono più. I lavoratori, dunque,
tendono necessariamente a una trasformazione radicale della società che
deve sfociare nell'abolizione delle classi, sia dal punto di vista
economico che politico, e in un'organizzazione in cui tutti gli uomini
possano nascere, crescere, istruirsi, lavorare e godere dei beni della
vita in condizioni di uguaglianza. Tale è il desiderio di giustizia,
tale è anche l'obiettivo ultimo dell'Associazione Internazionale dei
Lavoratori.
Ma come passare dall'abisso di ignoranza, miseria e schiavitù in cui
oggi sono immersi i proletari delle campagne e delle città, a questo
paradiso, a questa realizzazione di giustizia e umanità sulla terra? Per
questo, i lavoratori hanno un solo mezzo: l'associazione. Attraverso
l'associazione, si istruiscono, si informano a vicenda e pongono fine,
con i propri sforzi, a questa fatale ignoranza che è una delle cause
principali della loro schiavitù. Attraverso l'associazione, imparano ad
aiutarsi a vicenda, a conoscersi, a sostenersi reciprocamente e, infine,
creeranno una forza più formidabile di quella di tutto il capitale
borghese e di tutti i poteri politici messi insieme.
Il doppio sciopero a Ginevra* di Mikhail Bakunin
I borghesi ci provocano. Si sforzano di spingerci alla disperazione con
ogni mezzo, pensando, non senza ragione, che sarebbe molto vantaggioso
per i loro interessi costringerci a dichiarare loro guerra oggi stesso.
Ci calunniano e ci insultano sui loro giornali; distorcono, travisano e
inventano i fatti, contando sulla simpatia del loro pubblico, che
perdonerà loro tutto, purché i borghesi, i padroni, siano scagionati e
gli operai diffamati. Sicuro di questa impunità e di questa simpatia, il
Journal de Genève, soprattutto il bugiardo incallito, si supera nelle
menzogne.
Non si accontentano di provocarci e insultarci attraverso i loro
scritti; impazienti di farci perdere la pazienza, ricorrono alla
violenza. I loro tristi figli, quella gioventù dorata la cui corrotta e
vergognosa indolenza detesta il lavoro e i lavoratori; Questi
accademici, eruditi in teologia e ignoranti di scienza, questi liberali
della ricca borghesia, scendono in piazza, come l'anno scorso, e si
accalcano nei caffè, armati di revolver malamente nascosti nelle tasche.
Si potrebbe dire che temono un attacco da parte degli operai e si
sentono costretti a tenerli lontani.
Lo credono davvero? No, assolutamente no, ma fingono di crederci per
avere un pretesto per armarsi e una ragione plausibile per attaccare.
Sì, per attaccare noi, perché martedì scorso hanno osato picchiare
alcuni nostri compagni che, provocati da tutti quegli insulti, hanno
risposto con verità piuttosto sgradevoli, senza dubbio, per orecchie
delicate come le loro, ma che non hanno nemmeno osato toccare. Si sono
lasciati trattenere e maltrattare per diverse ore, finché una
commissione inviata dall'Associazione Internazionale al Comune non è
venuta a prenderli.
Cosa pensano questi borghesi? Vogliono davvero costringerci a scendere
in piazza armati? Sì, lo vogliono. E perché lo vogliono? Il motivo è
molto semplice: vogliono uccidere l'Internazionale.
Basta leggere i giornali borghesi, cioè quasi tutti i giornali di tutti
i paesi, per convincersi che se c'è una cosa che oggi, più di ogni
altra, è oggetto di timore e orrore per la borghesia europea, è
l'Associazione Internazionale dei Lavoratori. E, poiché dobbiamo essere
onesti, soprattutto, onesti anche nei confronti dei nostri avversari più
acerrimi, dobbiamo riconoscere che la borghesia ha mille motivi per
aborrire e temere questa formidabile associazione.
Tutta la prosperità borghese, lo sappiamo, come prosperità esclusiva, si
fonda sulla miseria e sul lavoro forzato del popolo, imposto non dalla
legge, ma dalla fame. Questa schiavitù del lavoro viene chiamata, è
vero, nei giornali liberali come il Journal de Genève, libertà del
lavoro. Ma questa strana libertà è paragonabile a quella di un uomo
disarmato e nudo che si abbandona alla mercé di un altro armato dalla
testa ai piedi. È la libertà di essere schiacciati, di essere
massacrati. - Questa è la libertà borghese. È comprensibile che i
borghesi la adorino e che gli operai non la tollerino affatto; perché
questa libertà è ricchezza per i borghesi e miseria per gli operai.
Gli operai sono stanchi di essere schiavi. Non meno dei borghesi, anzi
più dei borghesi, amano la libertà, perché capiscono benissimo, sanno
per dolorosa esperienza, che senza libertà non può esserci dignità né
prosperità per l'uomo. Ma comprendono la libertà solo nell'uguaglianza;
perché la libertà nella disuguaglianza è privilegio, vale a dire il
godimento di alcuni fondato sulla sofferenza di tutti. - Vogliono
l'uguaglianza politica ed economica simultaneamente, perché
l'uguaglianza politica senza uguaglianza economica è una finzione, un
inganno, una menzogna, e non ne vogliono più. I lavoratori, dunque,
tendono necessariamente a una trasformazione radicale della società che
deve sfociare nell'abolizione delle classi, sia dal punto di vista
economico che politico, e in un'organizzazione in cui tutti gli uomini
possano nascere, crescere, istruirsi, lavorare e godere dei beni della
vita in condizioni di uguaglianza. Tale è il desiderio di giustizia,
tale è anche l'obiettivo ultimo dell'Associazione Internazionale dei
Lavoratori.
Ma come passare dall'abisso di ignoranza, miseria e schiavitù in cui
oggi sono immersi i proletari delle campagne e delle città, a questo
paradiso, a questa realizzazione di giustizia e umanità sulla terra? Per
questo, i lavoratori hanno un solo mezzo: l'associazione. Attraverso
l'associazione, si istruiscono, si informano a vicenda e pongono fine,
con i propri sforzi, a questa fatale ignoranza che è una delle cause
principali della loro schiavitù. Attraverso l'associazione, imparano ad
aiutarsi a vicenda, a conoscersi, a sostenersi reciprocamente e, infine,
creeranno una forza più formidabile di quella di tutto il capitale
borghese e di tutti i poteri politici messi insieme.
Ancora qualche anno di sviluppo pacifico e l'Associazione Internazionale
diventerà una forza contro cui sarà ridicolo voler combattere. La
borghesia lo sa fin troppo bene, ed è per questo che oggi ci provoca a
lottare. Oggi sperano ancora di poterci scacciare, ma sanno che domani
sarà troppo tardi. Vogliono costringerci a combattere al loro fianco ora.
Cadiamo in questa rozza trappola, lavoratori? No. Faremo molto piacere
alla borghesia e rovineremo la nostra causa per molto tempo. Abbiamo la
giustizia e il diritto dalla nostra parte, ma la nostra forza non è
ancora sufficiente per combattere. Reprimiamo dunque l'indignazione nei
nostri cuori, restiamo fermi, irremovibili, ma calmi, qualunque siano le
provocazioni dei giovani arroganti e impertinenti della borghesia.
Sopportiamo ancora un po'; non siamo forse abituati alla sofferenza?
Soffriamo, ma non dimentichiamo nulla.
E, mentre aspettiamo, continuiamo, raddoppiamo e ampliamo sempre di più
il nostro lavoro di propaganda. È necessario che i lavoratori di tutti i
paesi, contadini, operai e lavoratori delle città, sappiano cosa vuole
l'Associazione Internazionale e comprendano che, al di fuori del suo
trionfo, non esiste per loro altro serio mezzo di emancipazione; che
l'Associazione Internazionale è la patria di tutti i lavoratori
oppressi, l'unico rifugio contro lo sfruttamento della borghesia,
l'unica forza capace di rovesciare l'insolente potere della borghesia.
Organizziamoci, espandiamo la nostra Associazione, ma, al tempo stesso,
non dimentichiamo di consolidarla affinché la nostra solidarietà, che è
tutta la nostra forza, diventi ogni giorno più reale. Siamo sempre più
uniti nello studio, nel lavoro, nell'azione pubblica, nella vita.
Uniamoci in imprese comuni per rendere la nostra esistenza un po' più
sopportabile e meno difficile; Formiamo ovunque e per quanto possibile
quelle società di consumo, di mutuo credito e di produzione che, pur non
essendo in grado di emanciparci in modo sufficiente e significativo
nelle attuali condizioni economiche, abituino i lavoratori alla pratica
imprenditoriale e preparino i semi preziosi per l'organizzazione del futuro.
Quel futuro è vicino. Possa l'unità di schiavitù e miseria che oggi
abbraccia i lavoratori di tutto il mondo trasformarsi, per tutti noi, in
unità di pensiero e di volontà, di intenti e di azione - e risuonerà
l'ora della liberazione e della giustizia per tutti, l'ora della
rivendicazione e della piena soddisfazione.
* Questo testo conclude la serie di scritti di Bakunin pubblicati da
FACA tra febbraio e marzo 2026.
https://federacaocapixaba.noblogs.org/post/2026/03/26/a-dupla-greve-de-genebra/
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