A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ _The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours | of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025 | of 2026

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Brazil, Capixaba, FACA: Il doppio sciopero a Ginevra* di Mikhail Bakunin (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 30 Apr 2026 07:27:21 +0300


I borghesi ci provocano. Si sforzano di spingerci alla disperazione con ogni mezzo, pensando, non senza ragione, che sarebbe molto vantaggioso per i loro interessi costringerci a dichiarare loro guerra oggi stesso. Ci calunniano e ci insultano sui loro giornali; distorcono, travisano e inventano i fatti, contando sulla simpatia del loro pubblico, che perdonerà loro tutto, purché i borghesi, i padroni, siano scagionati e gli operai diffamati. Sicuro di questa impunità e di questa simpatia, il Journal de Genève, soprattutto il bugiardo incallito, si supera nelle menzogne.

Non si accontentano di provocarci e insultarci attraverso i loro scritti; impazienti di farci perdere la pazienza, ricorrono alla violenza. I loro tristi figli, quella gioventù dorata la cui corrotta e vergognosa indolenza detesta il lavoro e i lavoratori; Questi accademici, eruditi in teologia e ignoranti di scienza, questi liberali della ricca borghesia, scendono in piazza, come l'anno scorso, e si accalcano nei caffè, armati di revolver malamente nascosti nelle tasche. Si potrebbe dire che temono un attacco da parte degli operai e si sentono costretti a tenerli lontani.

Lo credono davvero? No, assolutamente no, ma fingono di crederci per avere un pretesto per armarsi e una ragione plausibile per attaccare. Sì, per attaccare noi, perché martedì scorso hanno osato picchiare alcuni nostri compagni che, provocati da tutti quegli insulti, hanno risposto con verità piuttosto sgradevoli, senza dubbio, per orecchie delicate come le loro, ma che non hanno nemmeno osato toccare. Si sono lasciati trattenere e maltrattare per diverse ore, finché una commissione inviata dall'Associazione Internazionale al Comune non è venuta a prenderli.

Cosa pensano questi borghesi? Vogliono davvero costringerci a scendere in piazza armati? Sì, lo vogliono. E perché lo vogliono? Il motivo è molto semplice: vogliono uccidere l'Internazionale.

Basta leggere i giornali borghesi, cioè quasi tutti i giornali di tutti i paesi, per convincersi che se c'è una cosa che oggi, più di ogni altra, è oggetto di timore e orrore per la borghesia europea, è l'Associazione Internazionale dei Lavoratori. E, poiché dobbiamo essere onesti, soprattutto, onesti anche nei confronti dei nostri avversari più acerrimi, dobbiamo riconoscere che la borghesia ha mille motivi per aborrire e temere questa formidabile associazione.

Tutta la prosperità borghese, lo sappiamo, come prosperità esclusiva, si fonda sulla miseria e sul lavoro forzato del popolo, imposto non dalla legge, ma dalla fame. Questa schiavitù del lavoro viene chiamata, è vero, nei giornali liberali come il Journal de Genève, libertà del lavoro. Ma questa strana libertà è paragonabile a quella di un uomo disarmato e nudo che si abbandona alla mercé di un altro armato dalla testa ai piedi. È la libertà di essere schiacciati, di essere massacrati. - Questa è la libertà borghese. È comprensibile che i borghesi la adorino e che gli operai non la tollerino affatto; perché questa libertà è ricchezza per i borghesi e miseria per gli operai.

Gli operai sono stanchi di essere schiavi. Non meno dei borghesi, anzi più dei borghesi, amano la libertà, perché capiscono benissimo, sanno per dolorosa esperienza, che senza libertà non può esserci dignità né prosperità per l'uomo. Ma comprendono la libertà solo nell'uguaglianza; perché la libertà nella disuguaglianza è privilegio, vale a dire il godimento di alcuni fondato sulla sofferenza di tutti. - Vogliono l'uguaglianza politica ed economica simultaneamente, perché l'uguaglianza politica senza uguaglianza economica è una finzione, un inganno, una menzogna, e non ne vogliono più. I lavoratori, dunque, tendono necessariamente a una trasformazione radicale della società che deve sfociare nell'abolizione delle classi, sia dal punto di vista economico che politico, e in un'organizzazione in cui tutti gli uomini possano nascere, crescere, istruirsi, lavorare e godere dei beni della vita in condizioni di uguaglianza. Tale è il desiderio di giustizia, tale è anche l'obiettivo ultimo dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Ma come passare dall'abisso di ignoranza, miseria e schiavitù in cui oggi sono immersi i proletari delle campagne e delle città, a questo paradiso, a questa realizzazione di giustizia e umanità sulla terra? Per questo, i lavoratori hanno un solo mezzo: l'associazione. Attraverso l'associazione, si istruiscono, si informano a vicenda e pongono fine, con i propri sforzi, a questa fatale ignoranza che è una delle cause principali della loro schiavitù. Attraverso l'associazione, imparano ad aiutarsi a vicenda, a conoscersi, a sostenersi reciprocamente e, infine, creeranno una forza più formidabile di quella di tutto il capitale borghese e di tutti i poteri politici messi insieme.

Il doppio sciopero a Ginevra* di Mikhail Bakunin

I borghesi ci provocano. Si sforzano di spingerci alla disperazione con ogni mezzo, pensando, non senza ragione, che sarebbe molto vantaggioso per i loro interessi costringerci a dichiarare loro guerra oggi stesso. Ci calunniano e ci insultano sui loro giornali; distorcono, travisano e inventano i fatti, contando sulla simpatia del loro pubblico, che perdonerà loro tutto, purché i borghesi, i padroni, siano scagionati e gli operai diffamati. Sicuro di questa impunità e di questa simpatia, il Journal de Genève, soprattutto il bugiardo incallito, si supera nelle menzogne.

Non si accontentano di provocarci e insultarci attraverso i loro scritti; impazienti di farci perdere la pazienza, ricorrono alla violenza. I loro tristi figli, quella gioventù dorata la cui corrotta e vergognosa indolenza detesta il lavoro e i lavoratori; Questi accademici, eruditi in teologia e ignoranti di scienza, questi liberali della ricca borghesia, scendono in piazza, come l'anno scorso, e si accalcano nei caffè, armati di revolver malamente nascosti nelle tasche. Si potrebbe dire che temono un attacco da parte degli operai e si sentono costretti a tenerli lontani.

Lo credono davvero? No, assolutamente no, ma fingono di crederci per avere un pretesto per armarsi e una ragione plausibile per attaccare. Sì, per attaccare noi, perché martedì scorso hanno osato picchiare alcuni nostri compagni che, provocati da tutti quegli insulti, hanno risposto con verità piuttosto sgradevoli, senza dubbio, per orecchie delicate come le loro, ma che non hanno nemmeno osato toccare. Si sono lasciati trattenere e maltrattare per diverse ore, finché una commissione inviata dall'Associazione Internazionale al Comune non è venuta a prenderli.

Cosa pensano questi borghesi? Vogliono davvero costringerci a scendere in piazza armati? Sì, lo vogliono. E perché lo vogliono? Il motivo è molto semplice: vogliono uccidere l'Internazionale.

Basta leggere i giornali borghesi, cioè quasi tutti i giornali di tutti i paesi, per convincersi che se c'è una cosa che oggi, più di ogni altra, è oggetto di timore e orrore per la borghesia europea, è l'Associazione Internazionale dei Lavoratori. E, poiché dobbiamo essere onesti, soprattutto, onesti anche nei confronti dei nostri avversari più acerrimi, dobbiamo riconoscere che la borghesia ha mille motivi per aborrire e temere questa formidabile associazione.

Tutta la prosperità borghese, lo sappiamo, come prosperità esclusiva, si fonda sulla miseria e sul lavoro forzato del popolo, imposto non dalla legge, ma dalla fame. Questa schiavitù del lavoro viene chiamata, è vero, nei giornali liberali come il Journal de Genève, libertà del lavoro. Ma questa strana libertà è paragonabile a quella di un uomo disarmato e nudo che si abbandona alla mercé di un altro armato dalla testa ai piedi. È la libertà di essere schiacciati, di essere massacrati. - Questa è la libertà borghese. È comprensibile che i borghesi la adorino e che gli operai non la tollerino affatto; perché questa libertà è ricchezza per i borghesi e miseria per gli operai.

Gli operai sono stanchi di essere schiavi. Non meno dei borghesi, anzi più dei borghesi, amano la libertà, perché capiscono benissimo, sanno per dolorosa esperienza, che senza libertà non può esserci dignità né prosperità per l'uomo. Ma comprendono la libertà solo nell'uguaglianza; perché la libertà nella disuguaglianza è privilegio, vale a dire il godimento di alcuni fondato sulla sofferenza di tutti. - Vogliono l'uguaglianza politica ed economica simultaneamente, perché l'uguaglianza politica senza uguaglianza economica è una finzione, un inganno, una menzogna, e non ne vogliono più. I lavoratori, dunque, tendono necessariamente a una trasformazione radicale della società che deve sfociare nell'abolizione delle classi, sia dal punto di vista economico che politico, e in un'organizzazione in cui tutti gli uomini possano nascere, crescere, istruirsi, lavorare e godere dei beni della vita in condizioni di uguaglianza. Tale è il desiderio di giustizia, tale è anche l'obiettivo ultimo dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Ma come passare dall'abisso di ignoranza, miseria e schiavitù in cui oggi sono immersi i proletari delle campagne e delle città, a questo paradiso, a questa realizzazione di giustizia e umanità sulla terra? Per questo, i lavoratori hanno un solo mezzo: l'associazione. Attraverso l'associazione, si istruiscono, si informano a vicenda e pongono fine, con i propri sforzi, a questa fatale ignoranza che è una delle cause principali della loro schiavitù. Attraverso l'associazione, imparano ad aiutarsi a vicenda, a conoscersi, a sostenersi reciprocamente e, infine, creeranno una forza più formidabile di quella di tutto il capitale borghese e di tutti i poteri politici messi insieme.

Ancora qualche anno di sviluppo pacifico e l'Associazione Internazionale diventerà una forza contro cui sarà ridicolo voler combattere. La borghesia lo sa fin troppo bene, ed è per questo che oggi ci provoca a lottare. Oggi sperano ancora di poterci scacciare, ma sanno che domani sarà troppo tardi. Vogliono costringerci a combattere al loro fianco ora.

Cadiamo in questa rozza trappola, lavoratori? No. Faremo molto piacere alla borghesia e rovineremo la nostra causa per molto tempo. Abbiamo la giustizia e il diritto dalla nostra parte, ma la nostra forza non è ancora sufficiente per combattere. Reprimiamo dunque l'indignazione nei nostri cuori, restiamo fermi, irremovibili, ma calmi, qualunque siano le provocazioni dei giovani arroganti e impertinenti della borghesia. Sopportiamo ancora un po'; non siamo forse abituati alla sofferenza? Soffriamo, ma non dimentichiamo nulla.

E, mentre aspettiamo, continuiamo, raddoppiamo e ampliamo sempre di più il nostro lavoro di propaganda. È necessario che i lavoratori di tutti i paesi, contadini, operai e lavoratori delle città, sappiano cosa vuole l'Associazione Internazionale e comprendano che, al di fuori del suo trionfo, non esiste per loro altro serio mezzo di emancipazione; che l'Associazione Internazionale è la patria di tutti i lavoratori oppressi, l'unico rifugio contro lo sfruttamento della borghesia, l'unica forza capace di rovesciare l'insolente potere della borghesia.

Organizziamoci, espandiamo la nostra Associazione, ma, al tempo stesso, non dimentichiamo di consolidarla affinché la nostra solidarietà, che è tutta la nostra forza, diventi ogni giorno più reale. Siamo sempre più uniti nello studio, nel lavoro, nell'azione pubblica, nella vita. Uniamoci in imprese comuni per rendere la nostra esistenza un po' più sopportabile e meno difficile; Formiamo ovunque e per quanto possibile quelle società di consumo, di mutuo credito e di produzione che, pur non essendo in grado di emanciparci in modo sufficiente e significativo nelle attuali condizioni economiche, abituino i lavoratori alla pratica imprenditoriale e preparino i semi preziosi per l'organizzazione del futuro.

Quel futuro è vicino. Possa l'unità di schiavitù e miseria che oggi abbraccia i lavoratori di tutto il mondo trasformarsi, per tutti noi, in unità di pensiero e di volontà, di intenti e di azione - e risuonerà l'ora della liberazione e della giustizia per tutti, l'ora della rivendicazione e della piena soddisfazione.

* Questo testo conclude la serie di scritti di Bakunin pubblicati da FACA tra febbraio e marzo 2026.

https://federacaocapixaba.noblogs.org/post/2026/03/26/a-dupla-greve-de-genebra/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center