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(it) Italy, FDCA, Cantiere #43 - Emilio Canzi, un comandante anarchico nella Resistenza - Mario Salvadori (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 29 Apr 2026 07:37:13 +0300
La recente uscita di un libro sulla vita privata di Emilio Canzi ha
riacceso i riflettori su una importante figura partigiana dell'Appennino
settentrionale, più esattamente della zona di Piacenza.[1]Un testo che
si presenta interessante e sicuramente opportuno, visto il rischio di
oblio che da tempo ha investito molti di coloro che fecero una scelta
coraggiosa andando a combattere per una società veramente diversa, in
cui vi fosse libertà, giustizia sociale, solidarietà, uguaglianza.
Emilio Canzi, anarchico, era uno di questi.
La sua vita, lo diciamo senza timore di abusare del termine, è
leggendaria. Nato a Piacenza il 14 marzo 1893, alla fine del 1913 viene
arruolato e inviato in Libia, poi sul fronte italo-austriaco nel
Trentino, e infine partecipa alla battaglia di Vittorio Veneto
raggiungendo il grado di sergente maggiore. Aderisce al movimento
anarchico e partecipa attivamente alle agitazioni del dopoguerra e alla
lotta antifascista con gli Arditi del Popolo; per questo assieme alla
moglie Vittoria Parmeggiani deve espatriare in Francia - dove nasceranno
i figli Bruna e Pietro - e qui si associa all'Unione dei comunisti
anarchici dei profughi italiani e fa parte del Comitato anarchico pro
vittime politiche di Parigi, assumendovi un ruolo centrale. Nel
settembre 1936, all'inizio della guerra civile e della rivoluzione, si
reca in Spagna ed entra nella Colonna italiana della "Ascaso", operante
in Aragona, partecipando subito alla battaglia di Almudevar e in seguito
a tutti i principali combattimenti, assumendo il comando di una sezione
della Colonna. Canzi, in seguito, fa parte di quegli anarchici italiani
che accettano la militarizzazione delle milizie incorporandosi nell'ex
Colonna Durruti. Dopo i fatti del maggio 1937 a Barcellona decide di
rimanere in Spagna e combatte nelle Brigate Internazionali divenendo
comandante di una Brigata e rimanendo ferito. Nel settembre '37 rientra
quindi a Parigi, si impegna nel Comitato anarchico pro-Spagna e
collabora con la stampa libertaria. In seguito all'invasione tedesca
della Francia, Emilio Canzi viene arrestato nel gennaio 1941 dalla
polizia nazista, e dopo una detenzione in Germania viene estradato in
Italia dove è condannato a cinque anni di confino e inviato all'isola di
Ventotene. Alla caduta di Mussolini non viene liberato, come tutti gli
altri anarchici confinati, e solo dopo l'8 settembre 1943 riesce a
fuggire dal campo di concentramento di Renicci di Anghiari (AR); si reca
così sulle montagne piacentine, promuovendo a Peli di Coli la
costituzione della prima formazione partigiana della provincia. Dopo lo
sbandamento della formazione continua a partecipare all'attività
cospirativa ma viene arrestato dai fascisti, poi liberato nel maggio
1944 in uno scambio di prigionieri. Ricevuto l'incarico dal CLN Alta
Italia, unifica le formazioni partigiane in un comando unico e diventa
comandante della XIII Zona, un ruolo delicato in cui da una parte deve
coordinare la difesa dai continui rastrellamenti dell'esercito tedesco e
dei fascisti, e dall'altra deve operare per mantenere un equilibrio tra
le diverse formazioni partigiane a causa delle tensioni esistenti nel
piacentino tra quelle autonome e quelle politiche. In seguito a un
grande rastrellamento invernale, che colpisce pesantemente le formazioni
partigiane della zona, si apre una crisi nel "Comando unico" tra chi
sostiene la apoliticità delle formazioni e chi - come il PCI - intende
operare per la loro politicizzazione. Viene così messo in discussione il
ruolo di Emilio Canzi, che ha agito sempre con una visione pluralista,
visto dai comunisti come il punto debole del comando piacentino non
avendo una forza politica organizzata alle spalle (cosa che invece
accadeva ai partigiani anarchici a Genova, Carrara, Milano...). I
comunisti tentano allora di prendere il comando generale - sostenuti
inaspettatamente dalla missione inglese, favorevole alla sostituzione
con un militare di carriera - arrivando il 20 aprile 1945 ad arrestare
Emilio e i suoi collaboratori, poi liberati da un altro reparto
partigiano. Così Emilio Canzi partecipa come semplice partigiano ai
combattimenti per la liberazione di Piacenza e sarà presente pochi
giorni dopo alla solenne sfilata partigiana nelle vie della città.
Nel dopoguerra, nonostante le forti tensioni nell'ambiente partigiano e
tra i partiti politici, è eletto presidente dell'ANPI piacentino e
inoltre viene reintegrato nel suo ruolo di comandante unico con il grado
di colonnello. Canzi partecipa anche alle riunioni e ai convegni del
movimento anarchico, e al congresso di Carrara del settembre 1945 in cui
viene costituita la Federazione Anarchica Italiana. Il successivo 2
ottobre viene investito, in circostanze poco chiare, da una camionetta
militare inglese e gli viene amputata una gamba, ma muore di
broncopolmonite all'ospedale di Piacenza il 17 novembre 1945. La sua
città gli tributa un grande funerale e il lutto cittadino; viene sepolto
a Peli di Coli, dove aveva iniziato la lotta partigiana e dove poi gli
verrà dedicato un monumento meta di escursioni e di visite. La sua
intensa vita militante, la sua figura di uomo e di comandante partigiano
internazionalista, non settario e pluralista, sono stati e restano un
esempio sempre attuale di un anarchismo visto come punto di riferimento
per un movimento di classe e di liberazione più ampio.
Nota
[1]Christian Donelli, Franco Sprega, Cristiano Maggi, Il comandante
anarchico e le sue battaglie nel cuore del '900. Emilio Canzi, vita,
lotta e memoria tra documenti e fotografie inedite, Ravizza Editore, 2025.
Fonti
Claudio Silingardi, Canzi Emilio, in Dizionario biografico degli
anarchici italiani, BFS Edizioni, Pisa, 2000.
Giorgio Sacchetti, Senza frontiere, pensiero e azione dell'anarchico
Umberto Marzocchi (1900-1986), Zero in condotta, Milano 2005.
Gabriele Barone, Il comandante anarchico, l'album privato di Emilio
Canzi svela la dimensione umana di un eroe della Resistenza, «Il Fatto
Quotidiano», 18/02/2026
(https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/18/emilio-canzi-comandante-anarchico-resistenza-notizie/8293428).
https://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/
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