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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #39 - Eserciti e emergenza ambientale "Gli eserciti in tempo di pace consumano, in tempo di guerra distruggono" - Carmine Valente (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 27 Dec 2025 09:39:56 +0200
Lo slogan come sappiamo deve essere capace di esprimere in poche parole,
semplici e accattivanti, concetti importanti e deve essere facilmente
memorizzabile. Il messaggio del sottotitolo che ha contraddistinto i
movimenti antimilitaristi del secolo scorso ha questo pregio. ---- In
dodici parole definiva in maniera limpida il ruolo nefasto che gli
eserciti avevano nella società sia in tempo di guerra che in tempo di
pace. ---- Oggi, quando il mondo si trova ad affrontare una crisi
climatica che appare senza argini, questa descrizione non è più
sufficiente. In tempo di guerra gli eserciti distruggono, e lo fanno con
maggiore entità e cattiveria, gli esempi a noi vicini dell'Ucraina e
della Palestina, ma gli scenari negli altri contesti di conflitto non
sono diversi testimoniano il cinismo e la barbarie con cui si
distruggono interi territori e si uccidono migliaia di giovani soldati e
decine di migliaia di uomini, donne e bambini, colpevoli solo di vivere
in quei paesi.
Nel mentre accade questo, nei nostri salotti i maître à penser del
pensiero unico disquisiscono se a fronte di 70.000 - 80.000 morti a Gaza
di cui oltre il 60% donne, vecchi e bambini, si possa/deve parlare di
genocidio o "semplicemente" di massacro.
Né il milione tra morti e feriti stimati nel conflitto tra Russia e
Ucraina sembra smuovere le coscienze nell'occidente democratico, anzi si
convoca una adunata dove i pifferai della borghesia provono a
convincere i giovani che è giusto e bello morire per la patria europea.
Ma quando i corpi di questi giovani torneranno in una cassa di legno o
dentro un telo nero, come accade in tante parti del mondo, le lacrime
saranno inutili, i pifferai da solerti ragionieri registreranno i
numeri, ma per ogni soldato o civile che muore un angolo di mondo sara
andato distrutto.
Se la guerra lascia ferite profonde con la morte e la devastazione dei
territori, in tempo di pace l'apparato militare non è neutro e parlare
di consumo visto solo essenzialmente come dato economico, come si
faceva nel secolo scorso, non racconta lo stato dell'arte.
Il rapporto Climate Crossfire (1) rileva, tra le altre cose, che:
L'impronta fossile militare della NATO è aumentata da 196 milioni di
tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e) nel 2021 a 226 milioni di
tonnellate di CO2e nel 2023, 30 milioni di tonnellate in più in due
anni, equivalenti a oltre 8 milioni di auto in più.
Se tutti i membri della NATO raggiungeranno l'obiettivo del 2% del PIL
tra il 2021 e il 2028, la loro impronta fossile militare totale sarà di
2 miliardi di tCO2e.
Il nuovo obietivo di portare al 5% del PIL le spese per armamenti
apre scenari apocalittici.
Questi milioni di tonnellate di CO2, forse non riescono a farci
comprendere bene quale è l'impatto che le armi hanno sull'ambiente, ma
se analizziamo i consumi dei caccia bombardieri il contesto di
devastazione ambientale appare in tutta la sua gravità.
Ad esempio, i caccia F-35A consumano circa 5.000 litri di petrolio
all'ora rispetto ai 3.000 dei caccia F-16 che stanno sostituendo. Ovvero
un caccia bombardiere consuma in un'ora quello che un autoveicolo di
medie dimensioni consuma in un anno per percorrere 25.000 km.
Il progetto di riarmo che l'Unione Europea ha messo in campo oltre agli
evidenti problemi che arrecherà sul fronte dello stato sociale deve
essere valutato anche nella prospettiva dei disastri ambientali non
solo perché vengono distolti i necessari investimenti per contrastare la
già precaria situazione ambientale, e le quotidiane alluvioni a cui sono
soggetti i nostri territori sono lì a ricordarcelo, ma anche del
peggioramento che i massicci investimenti in armi avranno come
impatto significativo sul clima e sull'ambiente.
L'impatto ecologico del riarmo è un aspetto che fino ad oggi è stato
spesso sottovalutato ed oggi a fronte della furia bellicista che ha
avvolto le istituzioni internazionali viene completamente esorcizzato.
Il surriscaldamento del pianeta è passato in secondo piano, ma i
"climate clock"(2) ci indicano che il tempo a nostra disposizione per
invertire la tendenza è oramai di pochi anni. Pessimismo che trova
conferma nelle analisi degli scienziati della rivista Bulletin of
the Atomic Scientists che attraverso il loro orologio simbolico
(Doomsday Clock - Orologio dell'Apocalisse) (3) la cui mezzanotte
simboleggia la fine del mondo fissano l'attuale situazione a 89 secondi
la distanza ipotetica da tale evento dell'apocalisse.
Come l'esercito distrugge in tempo di pace
Non è semplice ricostruire l'impatto ambientale del settore militare
perchè non esiste alcun obbligo per i governi di comunicare le emissioni
di questo settore. La loro rendicontazione è stata esclusa dal
Protocollo di Kyoto su pressione degli Stati Uniti e ha carattere
volontario per l'Accordo di Parigi.
Benchè non rendicontate e nascoste le esercitazioni militari hanno un
impatto ambientale significativo.
Le installazioni militari occupano vaste aree di terreno, spesso
sottratte a usi civili o alla conservazione naturale. Le aree utilizzate
per le esercitazioni spesso subiscono danni permanenti, con la
distruzione di vegetazione, terreni, habitat naturali, erosione del
suolo e conseguente desertificazione.
Duarnte le esercitazioni viene inquinato il suolo e l'acqua.
Le esplosioni e i residui di munizioni rilasciano sostanze chimiche
tossiche (come piombo, mercurio e altri metalli pesanti) che possono
contaminare il suolo e le falde acquifere.
Le esercitazioni su larga scala, soprattutto quelle che coinvolgono
aerei, navi e carri armati, consumano enormi quantità di combustibili
fossili, contribuendo alle emissioni di CO2 e al cambiamento climatico.
Le devastazioni dei territori durante le esercitazioni con armi pesanti,
aerei e veicoli militari alterano gli eco sistemi incidendo sulla
stessa fauna selvatica, causando stress, migrazioni forzate o
alterazioni del comportamento animale.
Le sostanze tossiche rilasciate durante le esercitazioni possono
rimanere nell'ambiente per decenni, con effetti negativi sulla salute
umana e sugli ecosistemi.
Tutto ciò rappresenta un danno in atto che anche in una prospettiva, ad
oggi non all'orizzonte, di inversione di tendenza lascierà segni
indelebili per le future generazioni in quanto ripristinare le aree
utilizzate per esercitazioni militari spesso inquinate da materiale
radiattivo - uranio impoverito- è complesso e costoso.
Fermare l'escalation militare è oggi un obiettivo non più rinviabile, le
risorse che vengono dirottate per combattere lo scontro tra un
imperialismo in declino e un imperialismo in ascesa, in realtà sono
risorse che stanno programmando la distruzione del pianeta, distruzione
che non necessariamente avverrà con un conflitto nucleare, anche se i
criminali che ci governano ci stanno provando, ma con un depauperamento
del sistema ambiantale prossimo alla linea del non ritorno.
1) https://www.tni.org/en/publication/climate-crossfire
2) https://climateclock.world/
3) Bulletin of the Atomic Scientists - Wikipedia
https://alternativalibertaria.fdca.it/
________________________________________
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