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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #32-25 - Migrazioni e memorandum (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 22 Dec 2025 07:41:27 +0200
Nel mondo, in questo momento storico, ci sono più di cinquanta conflitti
in corso. Si tratta del numero più alto dalla fine della seconda guerra
mondiale. Purtroppo - ma è anche fisiologico che sia così - l'attenzione
dell'opinione pubblica non è equamente distribuita tra tutte le guerre
che devastano più di novanta paesi su tutto il pianeta. Per molte
ragioni, alcuni conflitti sono presi in considerazione più di altri e,
inevitabilmente, le mobilitazioni per contrastarli o anche, più
semplicemente, le iniziative di solidarietà in favore delle popolazioni
colpite si svolgono seguendo una specie di agenda politica nella quale
si rischia di perdere interi pezzi di conoscenza e consapevolezza.
Oltre a questo, c'è una guerra globale che è sottesa a tutti i conflitti
ma della quale si parla sempre fino a un certo punto e sempre sulla scia
- spesso emotiva - di eventi eclatanti. Si tratta della guerra
all'immigrazione, dispiegata con gli strumenti normativi e repressivi
che ben conosciamo e che continua a mietere vittime lungo tutte le
frontiere.
Rimanendo dalle nostre parti, dall'inizio dell'anno fino al 25 di
ottobre, secondo l'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione
internazionale per le migrazioni (Oim), almeno 472 persone sono morte e
479 risultano disperse sulla rotta del Mediterraneo centrale. Si tratta
sempre di cifre che vanno intese per difetto perché è impossibile avere
certezza di tutti i viaggi migratori o di quante persone si mettano in
cammino in un determinato lasso di tempo.
Venerdì 17 ottobre l'ennesimo naufragio avvenuto non lontano da
Lampedusa, in zona Sar maltese, è costato la vita a diversi bambini e a
una donna incinta. Secondo le testimonianze di chi era bordo, venti
persone sono complessivamente disperse.
I superstiti hanno raccontato di essere partiti in trentacinque da Al
Khums, in Libia, su un'imbarcazione in vetroresina che poi si è
capovolta dopo due giorni di navigazione.
Lo scorso 27 ottobre almeno quattro persone sono morte dopo che un
natante è affondato al largo della costa sud-occidentale di Lesbo, in
Grecia. Sette sopravvissuti, tutti cittadini sudanesi (a proposito di
guerre dimenticate), sono stati tratti in salvo.
Il giorno seguente diciotto immigrati sono morti al largo delle coste di
Sabrata, nella Libia occidentale.
È una contabilità deprimente ma necessaria per comprendere l'enorme
gravità di quanto accade, purché si tenga a mente che dietro a queste
fredde cifre ci sono sempre persone con le loro storie, speranze,
progetti di vita stroncati per sempre.
All'indomani del naufragio di Sabrata, l'organizzazione Refugees in
Libya ha denunciato «l'ennesima tragedia nel Mediterraneo» chiedendo un
intervento immediato delle autorità europee per garantire vie di
salvezza sicure per i rifugiati.
«La strada verso la cosiddetta sicurezza in Europa - prosegue
l'organizzazione - continua a uccidere perché l'Europa si rifiuta di
garantire percorsi sicuri, perché l'Europa continua a stringere la sua
presa sulla pelle dei vulnerabili, perché l'Europa continua a finanziare
milizie e mani violente che commettono crimini contro l'umanità in Libia
e Tunisia. E prima o poi l'Europa dovrà rispondere delle sue azioni».
Proprio Refugees in Libya, insieme ad altre associazioni e Ong, ha
manifestato il mese scorso a Roma per chiedere al governo di non
rinnovare il memorandum tra Italia e Libia siglato nel 2017. L'accordo,
in assenza di revoche o richieste di modifiche pervenute da uno dei due
paesi, si rinnova automaticamente ogni tre anni.
L'Italia aveva tempo fino al 2 novembre per bloccare il memorandum ma,
ovviamente, il governo Meloni ha lasciato correre ignorando anche un
paio di mozioni con cui le opposizioni chiedevano di non rinnovare o,
almeno, modificare questo accordo criminale. Ciò significa che il 2
febbraio del prossimo anno il memorandum Italia-Libia verrà
automaticamente prorogato per altri tre anni.
Come già spiegato su queste pagine si tratta di un vero e proprio patto
scellerato con cui l'Italia sostiene i delinquenti della cosiddetta
guardia costiera libica per il controllo delle frontiere.
A causa di questo accordo migliaia di persone vengono detenute
arbitrariamente e si calcola che oltre 158.000 immigrati siano stati
respinti in Libia dove torture, violenze, e riduzione in schiavitù sono
documentate da Nazioni Unite, Corte penale internazionale e
organizzazioni indipendenti come Human Rights Watch e Amnesty International.
Le Nazioni Unite, tramite una inchiesta sul campo del marzo 2023, ha
accertato che in Libia sono stati commessi crimini contro l'umanità e ha
chiesto la cessazione di ogni forma di supporto al paese nordafricano.
Persino la Corte di cassazione italiana e la Corte europea dei diritti
umani hanno stabilito che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco
delle persone soccorse.
Eppure, soltanto quest'anno, sempre secondo i dati riportati dall'Oim, i
migranti intercettati in mare e riportati nei centri di detenzione
libici sono stati 22.509.
Nonostante tutto questo, quindi, la collaborazione tra Italia e Libia
continua e continuerà. È evidente che il governo fascista che sta
opprimendo il nostro paese non ha alcuna intenzione di mettere mano
all'accordo. D'altra parte, qualunque contestazione alla disumanità del
memorandum o alla criminalità dei partner libici non rappresenta di
certo un problema per chi ha garantito un rimpatrio sicuro con tanto di
volo di stato a un soggetto come il generale Almasri, accusato dalla
Corte dell'Aia di crimini di guerra e contro l'umanità.
Non bisogna dimenticare però, e giova sempre ribadirlo, che questo
accordo fu sottoscritto da un esecutivo di centrosinistra, guidato
all'epoca da Paolo Gentiloni (con Marco Minniti al Viminale) così come
sempre da quell'area politica sono state prodotte - nel corso del tempo
- un'infinità di altre porcherie in materia di immigrazione.
L'accanimento burocratico e repressivo contro gli ultimi, contro chi non
ha i documenti, contro chi è costretto a fuggire (anche) dai conflitti
armati, rappresenta di per sé il compendio di tutte le guerre. Si tratta
dell'aggressione, classista e razzista allo stesso tempo, con cui le
classi dominanti dichiarano guerra all'umanità.
Alberto La Via
https://umanitanova.org/migrazioni-e-memorandum/
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(it) Brazil, Capixaba, FACA: PER L'UNITÀ E L'ORGANIZZAZIONE ANARCHICHE: DALLA TEORIA ALL'AZIONE COMBATTIVA! (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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