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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #39 - Perché oggi far parte di un collettivo? - Claudia Mazzanti (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 22 Dec 2025 07:41:12 +0200


La scuola é un luogo di confronto e di stimolo alla creatività. Ma quale formazione per un insegnante può essere ritenuta valida? Nella scuola è fondamentale la propria ricerca in ambito pedagogico: quando gli alunni perdono la motivazione allo studio è possibile educarli alla frustrazione attraverso una corretta valutazione dinamica. Sostenerli nella consapevolezza di non aver ancora raggiunto un obiettivo, ma che arriveranno ad ottenerlo perché ciò che stanno vivendo fa parte del processo di apprendimento.
Il docente è l'essere umano che guida questo rapporto in cui lui stesso si cimenta completamente.
Quando il docente rintraccia la causa del disagio che prova lo studente, lo riporta alla sua soggettività.
Ora che sono parte di un collettivo che pensa mi sento molto più forte e non mi spavento.
Vedo attraverso gli eventi che accadono a scuola.
E sono fiduciosa che pensare insieme sia costruttivo per me e possa esserlo per molti altri.
La professione dell'insegnante non può essere privata della sua dimensione collettiva, ciò la impoverisce e le scelte della scuola-azienda vanno nella direzione di tagliare ogni possibilità al confronto, riflessione o elaborazione personale e ancor più collettiva.
L'intenzione è chiara: si controlla meglio un ambiente privo di stimoli in cui tutto diventa esecuzione e non frutto di una riflessione.
Essere nel Collettivo Michel-Ferrer mi fa sentire anche attraverso il tempo, sento la responsabilità di parlare ad altri che possono sentirsi confusi, riesco a capire il senso di ingiustizia e sofferenza che provano e possono aver provato gli altri lavoratori, non solo quelli della scuola. I lavoratori che si sentono schiacciati dal sistema e non riescono più a pensare, a vedere una prospettiva in cui un cambiamento delle condizioni sia possibile, partendo da noi uno ad uno.
Il collettivo pedagogico Michel Ferrer rappresenta per me un'esperienza importante, perché ha cambiato irreversibilmente la mia visione del mondo: ora ci sono uomini e donne che pensano insieme, come è cambiata la mia prospettiva e cosa posso dare io come contributo teorico agli altri? Posso condividere idee, riflettere e elaborare un nuovo modo di essere scuola.
Non sono più sola nella mia ricerca pedagogica, mi confronto con altri lavoratori e trovo nuove soluzioni, collettive. Posso dire che, dalla mia esperienza all'interno del Collettivo Pedagogico Michel Ferrer, nel nostro gruppo si muovono forze che definiscono l'identità, alimentano un narcisismo sano, la fiducia nel pensiero irrazionale o senza coscienza che appartiene a ciascuno di noi. Ognuno di noi si sente titolare di una ricerca pedagogica, ciò ci accomuna indipendentemente dal tipo di lavoro ed esperienza che abbiamo dall'infanzia fino all'università.
La nostra riflessione collettiva ha un'obiettivo principale: lavorare insieme affinché gli studenti possano diventare soggetti politici, protagonisti nelle loro vite e portatori di quel pensiero alternativo come affermava Pëtr Kropotkin nel suo libro Il mutuo appoggio: "sviluppare la coscienza della solidarietà umana, il sentimento della stretta dipendenza della felicità di ciascuno dalla felicità di tutti porta l'individuo a considerare i diritti di ciascuno come uguali ai propri".

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