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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #39 - Revisionismo e negazionismo: l'uso politico della storia - Roberto Manfredini (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 21 Dec 2025 07:28:44 +0200


Uno degli aspetti della nuova storiografia di fine Novecento è stata quella di ridare voce agli sconfitti, agli esclusi o emarginati. Il passaggio da una società rurale ad una industriale ha avuto ripercussioni che sono arrivate fino ad oggi, nei rapporti di potere, nei sistemi di produzione, nell'organizzazione rurale, nell'accesso ai beni ambientali e nel ruolo che assume lo stato nei processi di modernizzazione. ---- La perdita di punti di riferimento e ammonimenti della memoria storica, come ad esempio l'Olocausto, il permanere di un potenziale pericolo di ricaduta nella barbarie, che si somma con l'abbandono dei contenuti ideali da parte dei partiti e lo sgretolamento della solidarietà sociale nella crisi europea, apre la strada ai falsificatori della storia e alle idee di odio e discriminazione.
Un esempio di uso politico della storia è il negazionismo, le risposte a queste falsificazioni sono state diverse.
In Francia alcuni autori: Alain Bihr, Guido Goldiron, Emmanuel Chavaneau, Didier Daeninikx, Georges Fontenis, Valerie Igounet, Thierry Maricourt, Roger Martin, Pierine Pivas, Christian Terras e Philippe Videlier hanno risposto alla domanda, come si può dopo mezzo secolo negare la Shoah?
Sono state analizzate non solo le correnti politiche che diffondono il negazionismo ma anche i settori della sinistra che riprendono questi temi, assieme a personalità uscite dal giudaismo o dall'antifascismo. Gli "assassini della memoria" secondo l'espressione di Pierre Vidal-Naquet, riprendono forza per negare l'esistenza dei campi di sterminio o per minimizzarne l'ampiezza. Questi gruppi bianchi, bruni, ma anche rossi non sono solo uniti dall'antisemitismo, ma producono una ragnatela ambientale, ideologica e polemiche. Leaders di opinione conosciuti e coinvolti nel negazionismo, in nome della libertà di espressione assoluta, in Francia hanno iniziato Robert Faurisson e Pierre Giullaume per arrivare all'Abbé Pierre a Roger Garaudy a Pierre-André Taguieff.
Il revisionismo storico come fenomeno generale è stato analizzato anche in lezioni tenute presso la libreria Calusca City Lights di Milano da storici come Sergio Bologna, Pier Paolo Poggio, Claudio Costantini, Cesare Bermani, Mimmo Franzinelli, Brunello Mantelli, Luigi Ganapini, Gianpasquale Santomassimo, Luciano Guerci, Francesco Germinario, Karl Heinz Roth e Carlo Tombola.
Secondo questi storici gli obiettivi del revisionismo storico nel XX secolo sono la questione comunista e la rilettura della rivoluzione francese del 1789. Se agli inizi del secolo l'obiettivo era il riconoscimento dell'egemonia del liberalismo e la condanna delle resistenze alla modernizzazione del capitale presenti in Italia dopo il Risorgimento, dopo il secondo conflitto mondiale il compito del revisionismo storico è quello di raggiungere il dissolvimento delle classi e l'affermazione della società consumistica, l'integrazione delle masse, l'allontanamento dalle ideologie e la fine della storia nel post-modernismo. Per ricreare una frattura in campo occidentale nelle elaborazioni derivate dalla alleanza antifascista, escludendone il comunismo e la storiografia come scienza umana. Con l'uso politico della storia si cerca uno sbocco reazionario nella privatizzazione e il ritorno al solo racconto dei ceti dominanti.
In particolare in Italia, Francia e Germania a essere revisionata è la storiografia sul fascismo e del nazismo, questo ha provocato spesso una loro riabilitazione provocandone poi ricadute politiche. La necessità di rilanciare le identità nazionali degli stati passa spesso dalla pulizia delle "colpe". Nell'analisi dei rapporti tra borghesia e lotta di classe si dimentica la spoliazione della sovranità nelle popolazioni soggette al colonialismo e si cerca il controllo delle dinamiche geopolitiche uscite dai processi anti-imperialisti.
Nella storiografica tedesca le tesi revisioniste tendono a presentare lo sterminio degli Ebrei come una sorta di risposta ai massacri commessi in Unione Sovietica dal regime staliniano. Il revisionismo a partire dagli anni Ottanta del Novecento, recupera il concetto di consenso di massa ottenuto dai regimi, per rimettere in discussione il processo di sterminio nazista, puntando sia sulla singolarità o unicità irripetibile dell'evento Auschwitz, sia situandolo in un periodo passato , sempre più lontano, in un'epoca che sembra ogni giorno più distante e diversa dall'attuale e che in fondo rimarrà irripetibile nella storia umana.
Ci sono storici e scrittori che hanno cercato di analizzare la condizione umana non solo legata al tempo crudele della storia incentrato sulla guerra. Simone Weil, Stig Dagerman, Camus, Sartre, Daniel Guérin, hanno proposto anche un esistenzialismo che ha consapevolezza della fine, ma attento alla critica sociale e alle ingiustizie; hanno visto nel capitalismo una esasperata competizione portatrice di insicurezza e angoscia nell'individuo. Un pensiero incentrato sulla morale della vita, il confronto tra il bene e il male, l'uso della scrittura per ordinare un mondo frantumato. I legami con le tematiche storiche libertarie o del sindacalismo portano alla critica della società di massa e alla constatazione del fallimento di altre possibilità politiche, l'angoscia "democratica" o la canonizzazione dell'astratto nelle esperienze statalizzate.

BIBLIOGRAFIA:
AA.VV. Négationnistes: les chiffoniers de l'histoire, Editions Golias et Syllepse, Parigi, 1997; Jean-Paul Sartre, L'antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica, Mondadori, Milano, 1990;
AA.VV. Lezioni sul revisionismo storico, Cox 18 Books, Calusca City Lights, Milano, 1999.

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