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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #32-25 - Sciopero generale del 28 novembre. Prospettive e problemi (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 21 Dec 2025 07:28:20 +0200
Questo testo sconta il fatto che la costruzione dello sciopero del 28
novembre è un work in progress e che per molti versi la situazione
potrebbe cambiare. D'altro canto la seguiremo con attenzione. ---- La
considerazione da cui partire è il fatto che non siamo di fronte al
classico sciopero indetto dall'assieme o da parte dell'universo del
sindacalismo di base, ma ad un'iniziativa che si colloca in un quadro
per molti versi nuovo e a fronte di possibilità tutte da verificare.
---- Abbiamo infatti alle spalle lo sciopero del 3 ottobre, che ha visto
assieme nell'indizione e in piazza il sindacalismo di base e la CGIL e,
prima, lo sciopero a sostegno della popolazione di Gaza del 22 settembre
indetto da CUB, USB e da altri sindacati.
Una novità, non l'unica né la principale ma da tenere presente, di
quanto è avvenuto tra settembre e ottobre è la dialettica fra
sindacalismo di base e CGIL. A settembre, infatti, la CGIL aveva scelto
di andare in solitaria indicendo uno sciopero il 19 che, a causa della
legislazione sullo sciopero, era solo per le categorie del settore
privato, con l'effetto di determinare tensioni interne e di assistere
dall'esterno a una mobilitazione di straordinaria e imprevista ampiezza
il 22 settembre. Preso atto della situazione, la stessa CGIL ha
accettato un'indizione unitaria dello sciopero del 3 ottobre proclamato,
di fronte al blocco della Global Sumud Flotilla, con CUB e USB e con la
Confederazione Cobas che si era aggiunto nel frattempo, un'obiettiva
novità.[Lo sciopero del 3 ottobre è stato indetto anche da C.I.B.
Unicobas - n.d.r.]
Ovviamente, chi scrive, per triste privilegio dell'età, non si
caratterizza per eccessivo stupore ed entusiasmo di fronte alle svolte a
sinistra della CGIL, che spiega, come è già avvenuto in passato, col
fatto che, di fronte a un governo di destra, CGIL e CISL si collocano su
posizioni opposte e la CGIL indurisce la sua posizione, mentre la CISL
si prosterna con la UIL che oscilla fra le due.
Quanto questa deriva sia contingente o strutturale lo verificheremo col
tempo, per ora questo è un dato di fatto da cui prendere le mosse.
Ma la vera novità è la straordinaria riuscita della mobilitazione con
centinaia di migliaia di persone in piazza, un universo complesso e
interessante: settori di lavoratrici e lavoratori che in categorie come
quella della scuola, ma non solo, hanno scioperato in buon numero,
studenti e studentesse, cittadine e cittadini. Per di più è stata
evidente la simpatia che circondava la mobilitazione, una simpatia
determinata dalla consapevolezza che a Gaza si era di fronte a una
strage di civili, molti dei quali bambini. Questo senza dimenticare il
fatto che lo sciopero del 3 ottobre forza per la prima volta da anni in
misura massiccia la situazione rispetto alla legislazione antisciopero,
un passaggio politico del quale non va sottovalutata la rilevanza.
A questo proposito vale la pena di leggere quanto scrive Sergio
Fontegher Bologna, studioso del movimento operaio, su "Il Manifesto" del
20 ottobre 2025 nell'articolo "Per un futuro del movimento pro
Palestina". "L'energia accumulata nelle manifestazioni per la Palestina
deve tradursi nel rimettere in discussione i rapporti di potere nei
paesi capitalistici e in particolare nell'Italia di Meloni. Che sia
questa la nostra maggiore preoccupazione. Per ottenere migliori
condizioni di vita e di lavoro dei giovani intrappolati nella gig
economy, dei freelance, dei precari della scuola e della sanità, dei
salariati dell'industria, degli schiavi della raccolta pomodori o della
logistica. Perché questo e non altro significa cambiare i rapporti di
potere... Se persino il presidente della Repubblica si è deciso
finalmente a dire una parolina sulla questione salariale, vuol dire che
nelle alte sfere qualcuno ha capito che la situazione sociale in Italia
ha toccato un punto critico. E qualora le energie di liberazione e di
rivolta sprigionatesi nelle manifestazioni per la Palestina dovessero
prendere la strada giusta, le cose potrebbero cambiare. Ma sul serio.
Inoltre, c'è un'altra considerazione da fare. La situazione a Gaza è
complessa, la spinta ad appoggiare la causa palestinese può frammentarsi
e dividersi. Potrebbe succedere il peggio del peggio e cioè che di tutta
questa energia accumulata rimangano soltanto dei residui focalizzati
sulla contrapposizione fisica. Mentre la sua grande forza è stata quella
di essere un movimento pacifico e di massa. Perché sia di massa un
movimento non può che essere pacifico, pur nella sua intransigenza. Così
può contare sul piano dei rapporti di potere e non ridursi a pura
testimonianza."
In queste note, a mio avviso, si coglie il problema e la scommessa che
abbiamo di fronte e che inizieremo a verificare col prossimo sciopero:
"E qualora le energie di liberazione e di rivolta sprigionatesi nelle
manifestazioni per la Palestina dovessero prendere la strada giusta, le
cose potrebbero cambiare. Ma sul serio.".
Veniamo all'oggi, mentre stendo questo articolo arriva la notizia che la
CGIL intende indire uno sciopero il 12 dicembre. Non è necessaria
un'intelligenza politica fuor di misura per capire che non intende
accettare una data già proposta e che il giro di valzer del 3 ottobre
non è detto che si ripeta.
Evidentemente settori importanti dell'apparato della CGIL non ritengono
utile un asse col sindacalismo di base anche perché il clima,
l'entusiasmo, la mobilitazione che c'erano all'inizio di ottobre oggi
non sembrano darsi e molti apparatnik evidentemente ritengono che si può
tornare all'ordinaria amministrazione. D'altro canto l'approccio
"unitario" della CGIL era più funzionale a presentarsi come democratici,
pluralisti e, appunto, "unitari al movimento nella sua fase di massima
estensione e vivacità" che a rinsaldare i rapporti con organizzazioni
sindacali inevitabilmente percepite come concorrenti e con le quali i
rapporti quotidiani non sono, nella quotidianità, sereni.
Esaminiamo la situazione: al momento lo sciopero del 28 novembre vede
l'indizione o l'adesione allo sciopero, a quanto risulta dal sito della
Commissione di Garanzia dell'esercizio del diritto di sciopero, di ADL
Cobas, CLAP, Confederazione Cobas, CUB, Sbm, Sgb, Si Cobas, SIAL Cobas,
Usb, USI 1912.[In data 7.11.25 lo sciopero è stato indetto anche da
Unicobas e in data 9.11.25 da USI CIT - n.d.r.]
Il 5 novembre i Cobas Scuola hanno pubblicato un appello a cercare un
accordo sulla data fra sindacati di base e CGIL e a ritirare entrambe le
indizioni per concordarne una nuova e comune, appello, lo dico senza
sottovalutare la questione di merito, coerente con loro posizioni
storiche basate sulla ricerca indefessa di una relazione con la CGIL.
In realtà si tratta di una proposta di non semplice realizzazione e da
parte dei Cobas sembra volta più che altro a conquistare il ruolo di
"federatori". Circolano anche appelli ampiamente condivisibili ma che
vedono difficoltà evidenti di militanti della CGIL e del sindacalismo di
base per una soluzione unitaria e, nel concreto, per stare sulla data
del 28. In ogni caso, nei prossimi giorni, la situazione per quel che
riguarda la data dello sciopero e il giro di valzer fra sindacalismo di
base e CGIL troverà un qualche chiarimento. Vale ora però la pena di
concentrarsi sulla piattaforma di sciopero sulla base dei documenti
originali.
Utilizzo, ma non è l'unico in circolazione, estratti un documento della
CUB del 23 ottobre che ha, a mio avviso, il pregio della sintesi...
"SCIOPERO GENERALE DEL 28 NOVEMBRE: MOBILITAZIONE AL SERVIZIO DI
LAVORATORI E MOVIMENTI
Le ragioni per un altro SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO sono tante, in
continuità con le mobilitazioni delle ultime settimane e le
proclamazioni degli scorsi 22 settembre e 3 ottobre. PER LA PALESTINA E
I PALESTINESI
Mentre si avvicina la "Giornata internazionale della solidarietà con il
popolo palestinese" del 29 novembre, data in cui in tutta Europa si
terranno numerose manifestazioni, tutti ormai sanno che in Palestina non
esiste alcun accordo di pace ma solo una tregua, peraltro ignorata da
Israele che continua a massacrare i civili Palestinesi... Come non
bastasse, Israele, con l'avallo di Trump, inseguendo l'inaccettabile
disegno della Grande Israele ha ripreso i bombardamenti in Libano.
CONTRO LA GUERRA E L'ECONOMIA DI GUERRA
I venti di guerra spirano sempre più forti, non solo in Medio Oriente ma
anche in Europa, ben oltre i confini dell'Ucraina e nel mondo...
L'economia di guerra sta rendendo estremamente critiche le condizioni
materiali delle masse popolari e dei lavoratori in Italia, alle prese
con i tagli allo stato sociale e ai servizi pubblici.
PER I SALARI E I DIRITTI DEI LAVORATORI, LA SANITÀ, LA SCUOLA E I TRASPORTI
La Legge di Bilancio 2026 non prevede alcun serio intervento per
aumentare concretamente i salari dei lavoratori in Italia mentre si
allunga l'età per andare in quiescenza e le pensioni più basse restano
inchiodate alla povertà. L'aumento del costo della vita costituisce una
piaga che assilla l'economia di milioni di persone in Italia, ormai alle
prese con uno scivolamento costante in una condizione di povertà
profonda. Nel frattempo, mentre Meloni&Co prevedono di spendere fino al
5% del Pil in spese militari (22 miliardi di euro in 3 anni!), nulla
viene fatto per garantire un adeguato ed efficiente servizio Sanitario
pubblico e universale, né si progetta l'auspicato risanamento della
Scuola e dell'Università, né si vara un piano per una concreta
ristrutturazione del servizio di trasporto pubblico, tale da favorire la
mobilità nelle grandi città e la connessione da e per l'Italia.
Niente neppure per quanto riguarda un intervento a tutela delle
condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro mentre lo stillicidio di
morti e incidenti sul lavoro continua senza sosta.
PER IL RILANCIO DI UN PIANO DI EDILIZIA POPOLARE
L'assenza di un Piano di edilizia popolare è ormai una piaga che neppure
il Governo Meloni vuole risolvere mentre il caro affitti sta diventando
un problema che non conosce eguali nella storia recente in Italia.
CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELL'AMBIENTE CHE IPOTECA IL FUTURO
Per non parlare della mancanza di veri interventi per un progetto di
tutela e risanamento ambientale in grado di garantire alle future
generazioni l'adeguata vivibilità delle città e non solo.
È importante sottolineare che la Cub ha indetto lo sciopero generale del
28.11.2025, individuando una data in cui tutte le categorie dei
lavoratori, anche quelle dei servizi essenziali, possono astenersi dal
lavoro, evitando il liberticida intervento della Commissione di
Garanzia: si conferma la disponibilità di rendere disponibile la
proclamazione alle altre oo.ss. E di valutare eventuali riprogrammazioni
che collettivamente decideremo."
Ora è evidente che vi è fra il prossimo sciopero e quelli del 22
settembre e del 3 ottobre una continuità per quel che riguarda la
mobilitazione su quanto avviene a Gaza e, parallelamente,
un'accentuazione del peso che si dà al fronte interno e allo scontro
capitale - lavoro ed è proprio questo il passaggio centrale che dovremo
verificare sul campo.
Senza sottovalutare le mobilitazioni positive degli studenti e della
società civile è proprio sulla rilevanza e radicalità della
mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori che si gioca la partita.
Cosimo Scarinzi
https://umanitanova.org/sciopero-generale-del-28-novembre-prospettive-e-problemi/
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