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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #32-25 - Venezuela: il potere del petrolio. Narcopretesti dei gendarmi del mondo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 18 Dec 2025 08:52:46 +0200
Pare che Trump sia ancora indeciso tra lo sferrare un attacco militare o
l'aumentare la pressione affinché Maduro molli la presidenza e
s'installi a Caracas un governo amico. ---- Intanto la più massiccia
concentrazione di forze navali e di truppe da sbarco mai registrata dai
tempi della crisi dei missili russi a Cuba nel 1962 si è schierata nei
pressi di Trinidad e Tobago, mentre la USS General Ford - la più grande
portaerei statunitense - ha lasciato il Mediterraneo e si sta dirigendo
verso il mar dei Caraibi. Si parla di 15 tra incrociatori e
cacciatorpedinieri lanciamissili, un sottomarino a propulsione nucleare
e bombardieri di varia stazza e natura, pronti alla bisogna nelle loro
basi in territorio USA, mentre a Puerto Rico stazionano 15mila marines.
Non mancano poi le azioni segrete degli agenti della CIA infiltrati nel
territorio.
Intanto si susseguono gli attacchi aerei a pescherecci, piccole
imbarcazioni che navigano al largo delle coste venezuelane, accusate -
senza prove - di trasportare quantitativi di droga verso la Florida
(fino ad oggi sono 16 le barche colpite e 64 i morti ammazzati).
Attacchi al di fuori di ogni diritto e di ogni accordo internazionale,
anche se questo non dovrebbe stupirci più di tanto, stante la natura
stessa del diritto, frutto, sempre e comunque, dei rapporti di forza
vigenti.
Il paese nordamericano non è nuovo a queste sortite: già nel dicembre
del 1989, 26mila soldati USA invasero il Panama per destituire il
presidente Noriega, divenuto ingovernabile dopo anni di servizio nella
CIA, per sostenere, con il traffico di droga, i contras impegnati a
sconfiggere la rivoluzione sandinista nel vicino Nicaragua. Come
Noriega, anche Nicolas Maduro è accusato, senza prove tangibili, di
essere un narcotrafficante, a capo di un cartello di narcos: sopra di
lui pende una taglia di cinquanta milioni di dollari, stanziati
ovviamente dal governo USA. A questo proposito è bene ricordare le
affermazioni di Pino Arlacchi, già sottosegretario generale ONU e
direttore dell'Ufficio ONU per il controllo delle droghe dal 1997 al
2002, grande esperto di narcotraffici, che recentemente, in un articolo
pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" del 30 agosto u.s., ha citato il
Rapporto mondiale sulle droghe del 2025, in cui si evidenzia come il
Venezuela sia interessato unicamente dal passaggio di una frazione
marginale della droga colombiana, confermando i contenuti e le analisi
dei 30 rapporti annuali precedenti. "Solo il 5% della droga colombiana
transita attraverso il Venezuela. Ben 2.370 tonnellate - dieci volte di
più - vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400
tonnellate passano dal Guatemala": così riporta Arlacchi nel suo
articolo. Inoltre il vero problema degli USA è il fentanyl, un potente
oppiaceo prodotto nei laboratori, grazie a precursori chimici
provenienti dalla Cina e introdotto nel paese da cartelli di narcos
messicani.
Viene da chiedersi allora cosa si nasconde dietro questa operazione
militare, che sembra sempre più simile a quella 'speciale', inaugurata
da Putin nel 2022.
Negli ultimi anni, l'America del sud - al pari dell'Africa - è entrata
nei piani di sviluppo e d'influenza cinese: in Perù il paese asiatico ha
realizzato un porto poco a nord di Lima che riduce la navigazione di una
decina di giorni verso l'estremo oriente, attirando il traffico
commerciale sia del nord che del sud America. Inoltre aumentano gli
investimenti cinesi e, di conseguenza, la crescita delle zone d'influenza.
Come avviene in Brasile, dove Lula non solo firma accordi commerciali
con Pechino, ma è anche alla guida dei Brics, l'insieme che raggruppa i
Paesi con più della metà del PIL mondiale.
In questo contesto Trump si sta muovendo per riprendere il controllo di
quella che, secondo la dottrina Monroe - dal nome del presidente USA che
la elaborò nel 1823 - è la primaria area d'influenza degli USA:
l'America centro-meridionale. Nata con intenti difensivi dalla volontà
colonialista e imperialista delle potenze europee, tale dottrina si è
via via evoluta con la trasformazione degli Stati Uniti in una potenza
industriale e militare. Come affermò Theodore Roosevelt nel 1904:
"Stante la dottrina Monroe, comportamenti cronici sbagliati nel
continente americano richiedono l'intervento di polizia internazionale
da parte di una nazione civilizzata". In questa affermazione c'è tutta
l'arroganza e la volontà dominatrice del capitalismo nordamericano e del
suprematismo bianco che hanno portato gli USA ad assumere il ruolo di
poliziotto internazionale nella propria area d'influenza e non solo.
Con il sostegno al golpista Jair Bolsonaro in Brasile, al presidente
argentino Javier Milei, al quale sono stati garantiti 25 miliardi di
dollari per assicurargli la vittoria nelle recenti elezioni di medio
termine, con le pressioni economiche e politiche per aumentare i voti
contrari (Argentina e Paraguay) e gli astenuti (Ecuador e Costarica)
nelle votazioni ONU contro il blocco di Cuba, con le sanzioni economiche
e politiche al presidente della Colombia Gustavo Petro e alla sua
famiglia, e ora con la minaccia militare contro il Venezuela, gli USA
vogliono riprendere il controllo del 'cortile di casa'. Il Venezuela poi
è particolarmente ricco di una delle risorse più ambite da Donald Trump:
il petrolio. Quel petrolio che lo ha spinto a minacciare un altro
intervento militare, questa volta in Nigeria, altro grande produttore di
petrolio, per 'proteggere i cristiani' - a suo dire - dagli attacchi
delle milizie islamiste.
Nel caso di Maduro la crescente pressione militare potrebbe limitarsi ad
avere l'ambizione di provocare, di per se stessa, l'implosione del
regime, con la caduta del leader maximo e il trasferimento di potere a
qualcuno di più gradito, come ad esempio il premio Nobel per la pace,
Maria Corina Machado, a capo dell'opposizione, iperliberista, esponente
di una potente famiglia proprietaria, fedelissima di Trump, al quale ha
promesso pezzi dell'industria petrolifera venezuelana.
La cerchia intorno a Maduro è un insieme ben lontano dagli esordi della
cosiddetta rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez nel 1999.
L'impostazione socialdemocratica dei primi governi chavisti, sostenuta
economicamente dagli enormi introiti della rendita petrolifera, si è ben
presto vanificata a fronte dell'andamento altalenante del suo prezzo sul
mercato mondiale, con il conseguente taglio di servizi e sussidi, la
chiusura di reparti produttivi nel settore industriale, accompagnati
dalle politiche sanzionatorie e paragolpiste degli USA. Risultato:
crescita della disoccupazione e dell'inflazione, perdita del potere
d'acquisto dei salari, impoverimento della popolazione, ma anche
arroccamento del settore militare, dei funzionari statali, degli
appartenenti al Partito Socialista Unificato del Venezuela, a difesa dei
propri privilegi e dei propri traffici riguardanti petrolio, oro e
prodotti minerari. Nonostante questo, tutti i tentativi portati avanti
dagli Stati Uniti nel sostenere i vari oppositori di destra, candidatisi
nelle diverse campagne elettorali non hanno raggiunto il loro obiettivo.
Ora ci si è messo anche il Comitato Norvegese per il Nobel nel
promuovere Machado a capofila dell'opposizione contro Maduro,
un'operazione non casuale atta a ridare fiato e forza ai nemici interni
al regime e qualche giustificativo alle minacce esterne.
Molti analisti sostengono che l'opzione militare è difficile da
attuarsi, sia per la dimensione del paese, sia per l'armamento diffuso
in Venezuela e la presenza di diversi corpi armati, statali e
parastatali, e di milizie facenti capo a diverse fazioni legate oggi al
regime ma pronte ad una resa di conti interna per la spartizione del
bottino. Un'invasione armata da parte degli USA potrebbe rivelarsi un
boomerang per Trump e creargli dei contraccolpi all'interno del mondo
MAGA, già poco propenso a sostenerlo nel suo attivismo internazionale a
scapito delle questioni interne. Detto questo, mentre si deve denunciare
con forza l'operazione imperialista USA nei confronti del Venezuela - e
ovviamente non solo di questo - è opportuno interrogarsi sullo stato
delle opposizioni di marca socialista al regime, allo scopo di capire
quale spazio di manovra potrebbero avere nella crisi del paese per non
consegnarlo nelle mani dell'imperialismo yankee e dei suoi sostenitori
venezuelani. Un'opposizione formata da attivisti ex-chavisti, militanti
di base dei quartieri popolari e delle strutture industriali, alle prese
con una repressione crescente, coerente con la definizione che lo stesso
Maduro ha dato del suo sistema basato sull'alleanza
'civil-militare-poliziesca'. Un'opposizione comunque debole, priva di
quelle risorse finanziarie necessarie a far fronte alla potenza dello
Stato, tanto più che il regime odierno in Venezuela si configura come un
regime oligarchico militarizzato e corrotto, trasformazione sempre più
autoritaria dello Stato populista configurato inizialmente da Hugo
Chavez, con un'economia liberale basata sul dollaro (mentre i salari
sono nell'inflazionata moneta locale), l'apertura al capitale
transnazionale, le privatizzazioni, le promozioni di zone economiche
speciali e di zone riservate esclusivamente agli stranieri, agli
affaristi e alle figure di alto profilo del regime. Il Venezuela di
Maduro è sempre più estraneo a logiche e pratiche di progresso sociale,
sempre più lontano dai bisogni della popolazione che si era illusa di
trovare in Chavez e nello chavismo la chiave di volta per la proprie
condizioni di vita.
Massimo Varengo
https://umanitanova.org/venezuela-il-potere-del-petrolio-narcopretesti-dei-gendarmi-del-mondo/
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