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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #29-25 - Una manovra senza margini. Legge di bilancio 2026: ancora vantaggi per i padroni (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 25 Nov 2025 07:47:26 +0200
È stata varata dal governo la legge di Bilancio per il 2026. L'anno che
viene si presenta come una tappa cruciale per il governo Meloni,
l'ultimo anno "pieno" della legislatura, in cui dispiegare
l'armamentario utile per la creazione del consenso. Nel 2027 si vota e
bisogna puntare a raggranellare il massimo delle croci sulla scheda per
poter restare in sella: impresa non così difficile, visto che ai seggi
si reca ormai la metà degli aventi diritto e con il sistema elettorale
vigente basta conquistare un 25% di voti espressi per disporre di
un'ampia maggioranza parlamentare. Dodici milioni di voti ed il gioco è
fatto!
La legge di bilancio si prefigge quindi di non scontentare nessuno e
quindi di non spostare niente: infatti si basa sul nulla cosmico e serve
solo a lasciare in pace i ricchi. È un provvedimento molto "draghiano",
assolutamente inadeguato ad affrontare le gravissime emergenze che
attanagliano il Paese, l'economia, la società, il mondo del lavoro, la
condizione di vita degli sfruttati e delle persone fragili. A partire
dai problemi che sono sotto gli occhi di tutti: la
deindustrializzazione, la perdita di competitività, la crisi della
sanità, la precarietà dell'occupazione, l'ineguaglianza fiscale,
l'impennata della povertà assoluta e relativa.
Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (la cornice della legge
di bilancio) presentato alle Camere il 7 ottobre scorso ammetteva
apertamente che la crescita è asfittica e tale rimarrà: 0,5% nel 2025 e
0,7% nel 2026 e nel 2027.
L'unica seria preoccupazione del governo è chiudere il bilancio del 2025
sotto il 3% come rapporto deficit/Pil (un risultato definito
"fantastico" dal FMI). Questo consentirebbe al Paese di uscire dalla
procedura d'infrazione entro il primo semestre del 2026 e quindi si
potrebbe finalmente varare un bel piano di riarmo, finanziato a debito,
con le spese conteggiate al di fuori del perimetro del patto di
stabilità (che vincola l'Italia fino al 2031). Così il governo potrebbe
cominciare ad alzare la spesa militare, dai 45 miliardi attuali fino a
150 miliardi l'anno, entro il 2035, per obbedire ai diktat degli Usa di
Trump e della Nato di Rutte: questo è ciò che comporta l'impegno di
portare la spesa al 5% del PIL. Vale a dire che nell'arco dei prossimi
10 anni i mediocri che sono al comando intendono spendere quasi 1.000
miliardi di euro nell'acquisto di nuove armi, prevalentemente di marca
americana, ma anche "Made in Europe", per fronteggiare la Russia o altri
nemici immaginari.
Di conseguenza la legge di bilancio 2026 è del tutto insignificante: il
quadro tendenziale ed il quadro programmatico coincidono quasi
esattamente, il che equivale a dire che la politica economica è morta,
che basterebbe inserire un pilota automatico e che la differenza tra
destra e sinistra è ormai indecifrabile.
La manovra consiste in 18,7 miliardi di euro (la più debole dal 2014),
con 10 miliardi di tagli alle spese e 8 miliardi di nuove entrate. Nuove
entrate che dovrebbero arrivare per oltre la metà da banche e
assicurazioni, ma sulla base di contributi "volontari". In cifre, nel
2026 dovrebbero arrivare 4,4 miliardi, altrettanti nel 2027 ed altri 2,5
nel 2028. In totale undici miliardi nel triennio. Ma c'è da crederci?
Visto che questa voce rappresenta un'entrata così importante, sarà bene
soffermarsi, con una piccola ricostruzione storica. Nel 2023 il governo
voleva tassare al 40% gli "extraprofitti" bancari. Marina Berlusconi
(che possiede Banca Mediolanum) si imbizzarrì e convocò Tajani perché si
guadagnasse lo stipendio e facesse recedere il governo dai suoi
propositi. Detto, fatto: il provvedimento cambiò natura e alle banche
venne concessa l'opzione tra pagare la tassa o accantonare gli utili a
riserva. Nessuna banca pagò nulla, tutte misero a riserva, in totale 6,2
miliardi di euro. Nelle casse dello Stato non entrò un centesimo.
Ora il governo chiede alle banche di tirare fuori le riserve del 2023 e
"affrancarle", cioè pagarle come dividendi agli azionisti: in cambio
offre una tassazione agevolata del 27.5% anziché del 40%. Non c'è
obbligo, ma solo incentivo. Il resto della cifra verrebbe fuori da un
incremento di 2 punti dell'IRAP e da vari tipi di rinvio di partite
deducibili, come già era stato previsto nella legge di bilancio del
2025. Le banche (e le assicurazioni, tirate dentro con anticipi su tasse
future, da prelevare poi dai clienti) sembrano poco convinte di questo
salasso e quindi che tutto questo funzioni è ancora tutto da vedere.
Per restare all'aumento delle entrate, l'altro pezzo importante arriva
dal PNRR, che la premier dell'attuale governo aveva a suo tempo bocciato
e respinto. Adesso viene comodo però, perché cinque miliardi dei fondi
europei (che non si fa in tempo a spendere) verranno utilizzati in
sostituzione di risorse domestiche e andranno a finanziare le spese
correnti della manovra (peraltro tagliate in modo lineare per due
miliardi di euro).
Se guardiamo all'altra colonna, nella lista della spesa, troviamo
l'altro grande capitolo della legge: la questione dell'IRPEF, che, come
sappiamo, viene pagata per l'80% da lavoratori dipendenti e pensionati.
Il governo offre di abbassare di due punti (dal 35% al 33%) l'aliquota
sul secondo scaglione (28.000-50.000 euro). Un risparmio risibile: chi
guadagna 30.000 euro avrà 40 euro l'anno in più (3 euro al mese), chi ne
ha 50.000 avrà 440 euro l'anno in più. Lo sconto vale fino a redditi di
200.000 euro, quindi i risparmi più consistenti vanno a chi ha redditi
già più elevati o addirittura altissimi. In compenso chi sta sotto i
28.000 euro lordi annui (e sono 30 milioni di contribuenti, tra cui
magari molti evasori, ma anche la parte più consistente del lavoro
povero) non vedrà restituito neanche un centesimo.
Il costo totale sarà di 2,8 miliardi. Ma solo il drenaggio fiscale nel
triennio 2022-2024 ha portato via dalle tasche di lavoratori e
pensionati 25 miliardi di maggiori tasse (10 volte tanto). Soldi che non
verranno mai più restituiti!
Per restare al tema lavoro, la novità emersa nelle battute finali parla
di detassazione degli aumenti contrattuali ottenuti nel 2026 (o
negoziati nel 2025), con un'aliquota ridotta al 5% su questa fetta di
salario, ma solo per i redditi inferiori ai 28.000 euro annui. Si
ridurrebbe anche dal 5% all'1% l'aliquota applicata sui premi di
produttività contrattati in azienda, una platea che riguarda solo una
piccola parte dei lavoratori del settore privato (meno di 5 milioni di
addetti).
Per i suoi elettori e la sua base sociale invece il governo concede
molto: oltre al mantenimento della flat-tax (aliquota 15% fino a 85.000
euro e addirittura solo 5% nei primi 5 anni di attività delle nuove
Partite Iva), siamo alla rottamazione quinquies, che coprirebbe le
cartelle emesse fino a tutto il 2023, con rate da pagare in nove anni
(senza sanzioni). Ma anche così non basta: chi aderisce paga in genere
la prima rata per evitare ipoteche giudiziali sulle proprietà, poi
interrompe i versamenti e ricomincia ad evadere come e più di prima.
Cento miliardi l'anno di evasione fiscale sono la cifra scandalosa che
non accenna a scendere. E i dati parlano di quasi 200 miliardi di
economia sommersa nel 2023, di un aumento di oltre 14 miliardi rispetto
all'anno prima (il valore di una manovra!), e di oltre 3 milioni di
lavoratori in nero.
Per la crisi demografica, il governo proroga il finanziamento all'80% di
tre mesi di congedo parentale e alza da 40 a 60 euro l'assegno delle
madri con due figli e ISEE sotto i 40.000 euro, ma il vero nodo (la
precarietà e povertà del lavoro dei giovani) non viene minimamente
affrontato. Per quanto riguarda l'accesso ai servizi in base all'ISEE,
viene alzata fino a 92.000 euro la franchigia del valore della prima
casa, ma non si trovano i soldi per rendere detraibili le spese per i
libri scolastici.
I dati eclatanti sull'occupazione rivelano solo che i lavoratori anziani
non riescono più ad andare in pensione e la legge di bilancio non farà
altro che peggiorare la situazione: la sterilizzazione dell'allungamento
per le aspettative di vita non c'è e dal 2027 si comincia con un mese di
allungamento, che diventano due nel 2028 (esentati solo gli addetti a
lavori gravosi e usuranti, non quelli precoci). Altro che abolire la
Fornero: la stanno peggiorando, sia per le pensioni di vecchiaia che di
anzianità. Umiliante l'aumento di 20 euro al mese per chi ha la pensione
minima.
Alla sanità andranno 2,4 miliardi, una goccia nel mare, rispetto alle
enormi esigenze di un settore in situazione catastrofica, tra mancanza
di medici, di personale, di strumenti per garantire il recupero delle
chilometriche liste d'attesa. E saranno soldi che al 40% saranno
dirottati verso la sanità privata, mentre il resto serve a rinnovare i
contratti e assumere qualche medico ed infermiere in più (ne mancano
ormai 180.000 in tutto il SSN, ma ne entreranno solo 7.000, tra medici e
infermieri).
Persino la Confindustria esprimeva giudizio negativo, prima della
versione definitiva: chiedeva otto miliardi all'anno di nuovi incentivi
alle imprese, da recuperare attraverso il congelamento delle aliquote
IRPEF ai lavoratori, che sono stati salassati dal drenaggio fiscale.
Senza contare che il 50% dei lavoratori ha il contratto scaduto e che il
potere d'acquisto, secondo i dati Istat, è calato del 9% tra 2021 e 2025.
In ogni caso anche i padroni, come gli evasori, hanno avuto
soddisfazione, perlomeno quelli titolari di medie e grandi imprese.
Saranno loro a utilizzare i 4 miliardi previsti, nell'ambito di
Industria 5.0: ammortamenti al 180% per chi fa investimenti di
innovazione, al 220% per chi fa investimenti "green" per la transizione
energetica. A cui aggiungere la conferma dei crediti d'imposta per le
ZES (zone economiche speciali) e le ZLI (zone di logistica integrata),
nonché il rifinanziamento della Legge Sabatini e dei contratti di sviluppo.
Si tratta quindi di trarre le conclusioni e mettere al centro della
lotta politica una piattaforma costruita sulle istanze sociali, che
ribalti l'impostazione meloniana della legge di bilancio.
Una piattaforma che raccolga le idee e le proposte che sono presenti da
anni nelle rivendicazioni dei sindacati di base, che mirano a risolvere
problemi di struttura, e che possono oggi trovare nuova spinta dal
grande ciclo di lotta che abbiamo appena vissuto attorno alla
mobilitazione per Gaza.
Da un lato un modello di sviluppo rispettoso della natura e
dell'ambiente, che produca nuova occupazione, di buona qualità e di
tutela del lavoro.
Dall'altro un modello sociale che garantisca un reddito adeguato a
tutti, lavoratori e pensionati, precari e garantiti, giovani e donne,
con un adeguato sistema di servizi di welfare.
La giustizia fiscale deve garantire la progressività, ma anche uguale
tassazione per uguale reddito, anziché l'applicazione di aliquote
diversificate su rendite finanziarie, lavoro autonomo, rendite immobiliari.
Oltre a servizi sociali di qualità, deve essere garantito il diritto
alla casa, attraverso nuovi piani di edilizia pubblica, per le fasce
meno abbienti, le giovani coppie, gli studenti fuori sede.
L'enormità della disparità sociale, cresciuta in questi anni, richiede
una tassazione straordinaria, prima una tantum e poi strutturale, dei
grandi patrimoni e degli alti redditi.
Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi dobbiamo batterci per
rovesciare il punto di vista collettivo sull'insulsa manovra Meloni e
imporre un cambio di strategia politica, economica e sociale.
Giorgetti è contento che l'Italia sia tornata in serie A, secondo le
agenzie di rating. Noi siamo stufi di restare da 30 anni in fondo alla
classifica, per salari, servizi e diritti.
Renato Strumia
https://umanitanova.org/una-manovra-senza-margini-legge-di-bilancio-2026-ancora-vantaggi-per-i-padroni/
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