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(it) Italy, Sicilia Libertaria #463 - Sempre e soltanto al servizio del turista: turismo e grande distribuzione organizzata (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 25 Nov 2025 07:47:19 +0200


Soffermandosi sul condizionamento turistico nei confronti della grande distribuzione organizzata (GDO), questo intervento interseca la resistenza al turismo di massa con la critica al sistema di distribuzione dei beni di consumo, i cui effetti deleteri a larga scala sono ormai noti ai più, tra cui la disintegrazione del commercio di prossimità, gli sprechi alimentari, lo sfruttamento dei lavoratori precari e la dipendenza da un'iniqua e fragile economia globalizzata. In un contesto internazionale in cui i bulimici flussi turistici fagocitano persino le corsie dei negozi, dando vita a un grocery tourism fondato sull'acquisto di beni alimentari presso i supermercati (e viri chi priu), appare interessante chiedersi in che modo i capricci del turismo di massa intervengano sulla gestione di un punto vendita della GDO, condizionando di fatto il bisogno reale, da parte degli abitanti stabili, di reperire i beni di prima necessità. Per provare a rispondere si è dunque deciso di osservare il caso del Famila Superstore di piazza Marina, nel centro storico di Palermo, che sembra concretizzare in maniera esemplare le ingerenze socioeconomiche con cui l'aggressione turistica minaccia la qualità della vita quotidiana nelle città e nei quartieri mercificati.

Crocevia strategico della città extralegale nei lunghi decenni di abbandono postbellico del centro storico, piazza Marina è ormai da tempo diventata uno dei luoghi nevralgici del turismo a Palermo. Sul suo versante Sud-Ovest, in corrispondenza della salita Partanna, rimane ancora oggi aperto un grande supermercato che per diversi lustri ha visto passare la straripante e varia umanità del centro storico, soddisfacendone la diversificata domanda di beni. In seguito a dei recenti lavori di ristrutturazione e ampliamento del negozio, il nuovo Famila Superstore è stato presentato lo scorso luglio come emblema di una rivoluzione della vendita al dettaglio, puntando a divenire una food hall (sic!) la cui estetica è dichiaratamente ispirata al patrimonio monumentale delle vicinanze.

Varcata la soglia del supermercato, si accede immediatamente all'area dedicata alla frutta e alla verdura, dove in cima a una montagna di pesche campeggiano le istruzioni per una corretta e autonoma operazione di selezione e pesatura dei prodotti freschi... il tutto scritto esclusivamente in lingua inglese. In un banco adiacente sono esposte insalate già pronte o da comporre sul momento, rigorosamente imballate in abbondante plastica: la soluzione ideale per un pranzo take away, leggero e veloce, da consumare bene che vada nella breve pausa del tour de force all'ombra del Ficus monumentale di villa Garibaldi, il parco pubblico che occupa buona parte della piazza. Al contempo, in una stagione in cui le assolate campagne siciliane abbondano di frutta e verdura per tutti i gusti, l'unica varietà di pomodoro disponibile (al netto di quelle, costosissime, confezionate in plastica e polistirolo) pulsa di un arancione radioattivo... e proviene dal Belgio. Sebbene non sia possibile in questa sede fornire cifre precise a tal proposito, proseguendo tra le corsie si ha la sensazione che i prezzi siano generalmente aumentati, con maggiore evidenza (e non a caso) nel reparto delle bevande alcoliche.

Ma il cambiamento più eclatante riguarda il personale. Dei dipendenti a lungo in servizio in questo punto vendita (e fino ai lavori di ristrutturazione, di cui sono stati obbligati a respirare la polvere per intere settimane) solo pochi fortunati hanno infatti mantenuto il loro posto di lavoro: tutti gli altri sono stati trasferiti altrove, sostituiti qui da lavoratori più giovani e dall'atteggiamento parodisticamente servizievole. Una trasformazione ambientale e umana che si riflette persino nella clientela incontrata, laddove anche qui, tra le corsie di un supermercato in un quartiere ancora molto diversificato sul piano sociale, il ceto popolare palermitano sembra essere scomparso a favore di un lampante aumento della presenza di turisti.

Persino il parcheggiatore informale che per tanti anni ha aiutato i clienti a portare la spesa dalle casse al posteggio gratuito adiacente al vecchio negozio è stato diffidato dallo svolgere il suo servizio. D'altro canto, la sosta nel parcheggio interno adesso rimane gratuita fino a novanta minuti e soltanto dietro presentazione di uno scontrino di almeno 10EUR, altrimenti costa 10EUR (sì, dieci) per ogni ora; e al contempo, qualora l'andazzo non fosse ancora abbastanza evidente, è stato lanciato in pompa magna il servizio di galley delivery chiamato "Spesa in porto", riservato al rifornimento delle barche ormeggiate presso il porto turistico della Cala, a poche centinaia di metri dalla piazza.

L'osservazione fin qui compiuta non lascia spazio a vane speranze. L'epidemia turistica in corso a Palermo, fondata sull'experience di un esotismo esasperato che invita al consumo spasmodico di cibo e alcool di pessima qualità e a prezzi sempre più elevati, moltiplica e intensifica in maniera vertiginosa le traiettorie estrattivistiche che intralciano le vite delle migliaia di persone che si ostinano ad abitare o frequentare quotidianamente il centro storico della città. Persino acquistare beni di prima necessità nel più esteso degli ultimi due supermercati del centro storico di Palermo vuol dire subire comunque l'asservimento totalizzante che individua nel turista il destinatario privilegiato di qualsiasi servizio: un turista che chiaramente non vuole mettersi a cucinare verdure locali e di qualità; che non ha bisogno di un'automobile per fare scorte delle offerte necessarie ad arrivare a fine mese; che dev'essere esonerato dal fare la fila alla cassa insieme alla città reale, quella dei disoccupati, dei migranti, di chi si sbatte ogni giorno per calare la pasta all'ora di cena. È questa la città che pian piano sparisce e vogliamo difendere: la città di quelli che a viaggiare nemmeno ci pensano più, quelli che il viaggio più atteso e disperato lo hanno già compiuto, quelli che sono obbligati a respirare i miasmi dei cumuli di spazzatura disseminati lungo i vicoli della nostra cattività.

Salvatore Laneri

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