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(it) Italy, Umanita Nova #27-25 - Solidarietà senza confini. Roma 4 ottobre per una Palestina libera (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 12 Nov 2025 09:08:11 +0200
La mobilitazione dal basso ---- Nelle ultime settimane in Italia si è
costituito un movimento socio politico nazionale come non se ne vedevano
da quasi 20 anni. ---- L'ondata di indignazione e insorgenza ha preso
l'abbrivio dall'ormai intollerabile genocidio del popolo palestinese e
dagli atti di pirateria e rapimento ai danni degli equipaggi della
Global Sumud Flotilla perpetrati dallo stato di Israele. Ma nel suo
progressivo ingrossarsi e prendere forza, questa ondata ha
inevitabilmente inglobato un numero gigantesco di realtà sociali,
sindacali, lavorative, studentesche e giovanili inclusive di ogni
condizione sociale e personale, fascia di età e origine.
Una gigantesca convergenza, finalmente unitaria e dialogante pur
mantenendo le singole specificità ed identità.
Il primo travolgente segnale di questo potente flusso dal basso è stato
lo sciopero generale nazionale del 22 settembre e la formazione di
presidi solidali permanenti nelle stazioni ferroviarie e negli snodi
logistici e commerciali di moltissime città. Quello romano si è
installato nei pressi della stazione Termini in Piazza dei Cinquecento,
ribattezzata simbolicamente Piazza Gaza.
La mobilitazione popolare ha preso corpo in ben 100 città italiane,
scese in piazza la sera del 1º ottobre e nel pomeriggio del 2, alla
notizia delle intercettazioni e degli arresti compiuti illecitamente
dalle forze militari israeliane nelle acque internazionali antistanti le
coste palestinesi e in quelle territoriali di competenza gazawi. È poi
culminata nello sciopero generale nazionale e nei numerosi cortei
cittadini del 3 ottobre, fino al grande corteo nazionale del 4 ottobre a
Roma e alle manifestazioni di sostegno svoltesi contemporaneamente in
altre città.
Il corteo capitolino del 4 ottobre, indetto dalle associazioni
palestinesi in Italia e dai sindacati di base, non ha solamente espresso
in modo inequivocabile la solidarietà alle vittime dell'olocausto
palestinese ma ha puntato il dito contro l'economia di guerra imposta
dall'imperialismo capitalista di cui il governo Meloni e le finte
opposizioni sono collusi strumenti. E soprattutto ha puntato il dito
contro la loro complicità nel genocidio di un popolo inerme, schiacciato
tra il tentativo di costituire una nuova teocrazia islamica per mano di
Hamas ed suoi alleati geopolitici e le mire affaristiche delle
multinazionali già in lizza per la costruzione della "Riviera di Gaza",
ad uso e consumo di ricchi sionisti senza scrupoli che pur di
appropriarsi della striscia di Gaza e della Cisgiordania non esitano a
trucidare uomini, donne, anziani, e bambini, definendoli "terroristi
nemici di Israele".
Tutti gli eventi di piazza hanno ottenuto il plauso e la solidarietà
anche delle persone che, impossibilitate a partecipare attivamente agli
eventi di piazza e all'astensione lavorativa, hanno solidarizzato con il
movimento e le vittime del genocidio fin dal 22 settembre. A nulla è
valsa la propaganda imperante che ha blaterato inutilmente e falsamente
di profonda disapprovazione degli utenti dei servizi e delle attività
pubbliche e private bloccate dalle mobilitazioni e dagli scioperi.
La partecipazione
Malgrado la Questura abbia messo in atto ogni possibile tattica di
sabotaggio, il corteo si è svolto sostanzialmente in modo pacifico. Foto
e riprese aeree avvalorano le stime degli organizzatori circa una reale
partecipazione eccezionale all'evento. Se non ci sono state un milione
di persone, la cifra effettiva ci si avvicina moltissimo.
La partecipazione totale alle mobilitazioni che si sono susseguite in
questi giorni in tutta Italia si attesta su numeri enormi, mai raggiunti
prima.
Il Gruppo Anarchico Bakunin
Il Gruppo Anarchico Bakunin ha partecipato a tutte le mobilitazioni di
queste ultime settimane, in continuità con la propria azione di
contrasto al genocidio del popolo gazawi, al massacro di tutte le
vittime innocenti, al militarismo e alla teocrazia, denunciati fin
dall'attacco del 7 ottobre 2023.
Il 4 ottobre ha manifestato con uno spezzone particolarmente partecipato
(con molte decine di compagne e compagni) sfilando dietro lo striscione
recante lo slogan "né dio, né stato, né guerra: liber? tutt? in libera
terra!".
Per un certo tratto anche il LEA (Laboratorio Ebraico Antirazzista) ha
sfilato col suo striscione "nessune sarà libero finché non lo saremo
tutte" accanto a quello del Bakunin, a riprova del rifiuto totale di
posizioni antisemite, e della rivendicazione delle proprie idee
antisioniste, antimperialiste, anticapitaliste e antinazionaliste e
contro ogni forma di oppressione autoritaria e discriminatoria, in netta
opposizione alla semplificazione del ragionamento binario: "antisionista
= antisemita / Sionista = brave cittadine", con cui la propaganda
governativa cerca di manipolare l'opinione pubblica.
In particolare, il Gruppo Anarchico Bakunin ha, anche in
quest'occasione, messo coerentemente in discussione tutto l'impianto del
concetto di stato, di nazionalismo e di teocrazia, nell'ambito dello
specifico dibattito politico.
Ne è una efficace sintesi lo slogan che ha adottato il gruppo per lo
striscione portato in piazza fino a ieri pomeriggio, quando si è
verificato ancora una volta il sempre più frequente interesse e
avvicinamento di giovani, così come sta accadendo durante le iniziative
e le conferenze organizzate presso lo Spazio Anarchico di Via Vettor
Fausto, 3 Roma.
Non siamo con loro!
Particolare non trascurabile in tutto il movimento è la totale
dissociazione da qualsiasi forma di violenza di stato, di
discriminazione etnico-religiosa e di suprematismo di sorta, e la
richiesta pressante di libertà e autodeterminazione del popolo
palestinese, scevra da qualsiasi tentativo di ulteriore nuova
oppressione (vedi il rifiuto del disarmo di Hamas e la sua
controproposta gettata sul tavolo della trattativa "mediata" da Trump di
affidare la gestione della striscia di Gaza ad un governo tecnocratico
palestinese in cui il partito armato vuole avere un ruolo predominante).
Il fiume in piena di corpi e voci che ha travolto per lo più
pacificamente Roma era costituito da una eterogenea compagine che
attraversava ogni fascia di età, anche se in maggioranza di giovani e
giovanissimi, origine, condizione fisica e sociale e considerando la
portata del movimento convergente che si è spontaneamente formato in
questi giorni, sarà impossibile negare che sia rappresentativo del paese
REALE.
La propaganda governativa da ieri in poi non potrà più mistificare la
realtà, berciando mendaci "l'Italia è con noi".
NON LO SIAMO AFFATTO!
Lezioni di umanità da chi proprio non può fare il "week lungo"
I detenuti con permesso di lavoro del carcere di Bologna, la Dozza,
hanno scioperato in solidarietà con la popolazione gazawa e cisgiordana.
Il loro comunicato, tra l'altro, recita:
"Per noi reclusi andare a lavorare è un momento di libertà dal contesto
carcerario in cui viviamo. Nonostante ciò rinunciamo a un giorno di
libertà e al nostro stipendio".
Il "divide et impera" non funziona più
Durante le imponenti manifestazioni di questi giorni il rimando alle
scelte di questo governo è stato molto forte: l'uso scellerato del PNRR
in favore delle spese militari anziché sociali (sanità, istruzione,
welfare e previdenza ne hanno pagato le conseguenze), la repressione e
l'autoritarismo crescente (decreti sicurezza, leggi bavaglio etc),
l'asservimento alle forze militariste, capitaliste ed imperialiste, la
complicità nel genocidio palestinese.
A questo va sommata la creazione e persistenza della crisi russo-ucraina
che ha portato alla guerra combattuta per procura in quei territori.
Da questo è nata l'insistente richiesta di dimissioni del governo Meloni.
Ma quale seguito avrà?
La forza motrice impressa dall'onda emotiva causata dall'ormai
insopportabile persistere dell'olocausto palestinese si potrà evolvere
in forza politica e sociale durevole? E per quanto tempo, prima di
esplodere tra le mani di chi ne sta cavalcando l'onda lunga?
I sindacati ed i movimenti di base, grazie anche alla miopia della CGIL
nel fallire clamorosamente tempismo e strategia politica con lo
sciopericchio di venerdì 19 settembre, riusciranno a mantenersi in sella
a questa tigre e avranno la capacità e la forza politica di gestire
quello che sembra (e si spera) un punto di svolta di portata storica per
l'Italia?
Di contro, il governo messo alle strette dalla crescente rianimazione
della coscienza critica popolare come reagirà? I sistemi oppressivi
messi in atto fino ad oggi, potrebbero diventare un'onda anomala di
ritorno oppure un riflusso reattivo della popolazione ormai esausta per
la crisi economica e sociale?
Questo movimento, paragonato a uno tsunami socio politico, deve ora
trovare il modo di presidiare e mobilitare stabilmente ogni ambiente
lavorativo, le scuole e le università, così come ogni altro ambiente e
livello sociale e culturale.
Deve avere la forza di proseguire nel blocco degli snodi logistici e
commerciali, dei trasporti di merci e rifornimenti da e per Israele.
Deve mantenere ogni centimetro riguadagnato nei confronti di quello che
sembrava un ineluttabile strapotere di destra, invece scosso fin nelle
sue fondamenta in 5 giorni. E che comincia a dare segni di cedimento con
il balbettio di queruli figuri quali Tajani e Salvini e l'ormai
inefficace e sconfessato vittimismo meloniano.
Nella convergenza dimostrata fermamente da tutte le eterogenee forze
sociali e politiche che si sono organizzate dal basso e unite perché
finalmente avvenga un cambiamento profondo in questo Paese, sembra
essersi ridestata dunque la coscienza critica da troppo tempo sopita
sotto la pesante coltre della precarizzazione di ogni aspetto della vita
della popolazione.
Non si arriverà, forse, a un sistema libertario, ma c'è la concreta
possibilità di ripristinare alcune fondamentali libertà e diritti erosi
dal sempre più opprimente sistema autoritario messo in atto dal governo.
E magari anche di ricostituire garanzie sociali, dignità economica e
libertà colpite da attacchi che, dall'ascesa di Berlusconi in poi, hanno
devastato le classi subalterne, a favore di un liberismo buono solo a
rimpinguare potere e tasche capitalistiche.
Intanto altre 11 imbarcazioni hanno levato le ancore dall'Italia: la
rotta segnata attraverso il Mediterraneo orientale punta verso la costa
tra Gaza e l'Egitto, in un nuovo tentativo di rompere il blocco navale
operato illecitamente da Israele. L'arrivo è previsto tra 4 giorni.
Il vento sta cambiando. E soffia sempre più forte come sulle vele della
nuova flotilla.
Fricche, Melitea e Nestor
https://umanitanova.org/solidarieta-senza-confini-roma-4-ottobre-per-una-palestina-libera/
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