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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #37 - Guerra e rivoluzione nella Spagna del 1936/39: la tradizione religiosa e l'influenza economica e politica della Chiesa cattolica nella storia iberica sin dal suo formarsi. Daniele Ratti (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 8 Nov 2025 08:53:41 +0200
Lo scopo di questo articolo è quello di dare un quadro della rivoluzione
spagnola inedito rispetto al tradizionale racconto storiografico, al
fine di evidenziare quegli elementi culturali e storici che hanno
profondamente influenzato la rivoluzione del luglio 1936 e la
controrivoluzione nazionalista. A tal fine occorre mettere in evidenza
le origini storiche ed il successivo ed originale percorso di una
nazione, la Spagna, che formatasi sul finire del 1400 attraverso una
crociata, caso unico in Europa, ha trovato nel corso dei secoli i suoi
riferimenti nella più strenua difesa della tradizione cattolica,
divenendo il simbolo più estremo e radicale del conservatorismo
religioso o meglio dell'antimodernismo. La Spagna entrò nella nuova era
del tutto impreparata, senza adeguati strumenti culturali, né strutture
economiche e sociali, ma soprattutto con una popolazione divisa da
incolmabili differenze economiche. Sul piano politico rimanevano i due
secolari problemi spagnoli, l'arretratezza ed il dominio della Chiesa,
in un mondo tra i più poveri d'Europa.
La povertà era la caratteristica del paese e la sua cifra fu
l'emigrazione, che coinvolse almeno 500.000 persone su una popolazione
di 18.500.000 abitanti. Gli indici dell'arretratezza economico-sociale
erano tutti rivolti all'alto, l'analfabetismo segnava un tasso 64%,
l'agricoltura, il cui rendimento non era eccedente ad un livello minimo
di consumo, assorbiva circa due terzi dei lavoratori.
Due erano i secolari poteri: l'esercito e la Chiesa cattolica. La Chiesa
era un residuo medievale, forte di 80.000 tra preti, religiosi e
monache. I conventi erano 2.919, i monasteri 763 e ospitavano 44965
persone, di cui 36.509 religiosi e 8.396 religiose. La Chiesa, di fatto,
era il maggior soggetto capitalista del Paese, contava 11.000 proprietà
rurali, 7828 proprietà urbane (1). La Chiesa aveva anche forti interessi
nel settore immobiliare urbano, nell'industria, nelle banche, nella
finanza. In un Paese con metà degli abitanti analfabeta, la scuola
cattolica svolgeva un essenziale servizio sociale. L'arretratezza del
clero era proverbiale, basta dire che il cardinale Segura, ritenuta la
più autorevole incarnazione della Fede, considerava il bagno uno
strumento del diavolo e il liberismo un pericolo per la fede. Buona
parte della popolazione aveva oltrepassato la soglia di sopportazione
dei soprusi e delle ingiustizie non più tollerabili, ed una parte di
questa aveva anche nel tempo assimilato la pratica della ribellione e
dall'autogestione per il riscatto sociale e questa fu la scintilla per
quel susseguirsi di rivolte che, dall'inizio del secolo scorso,
esplosero poi nel luglio del 1936.
Se già questo quadro è abbastanza anomalo nel panorama europeo, lo è
ancora di più la narrazione storica della rivoluzione spagnola. Già la
denominazione di guerra di Spagna, declinata al singolare, è fuorviante,
poiché si è trattato di una vera e propria guerra civile, la più
sanguinosa mai avvenuta nella storia. Ufficialmente, cinquecentomila
vittime, probabilmente il doppio. Tutti declinano al singolare l'evento,
mentre si è trattato del quarto conflitto civile. I tre precedenti, le
guerre Carliste, combattute nel corso del secolo XIX, avevo visto
contrapporsi i due fronti sempre presenti nelle moderne vicende
iberiche, quello clericale ed anticlericale. Ma è soprattutto la visione
della storiografia corrente e la percezione comune della vicenda che ha
prodotto la più grande mistificazione della storia contemporanea. La più
radicale contrapposizione di classe e il più profondo tentativo
rivoluzionario mai sperimentato nella vicenda umana, è stato invece
narrato come un primo confronto tra antifascismo e fascismo in campo
europeo, una anticipazione di quello che sarebbe accaduto dopo pochi
anni tramite i movimenti di Resistenza nazionali ai regimi nazifascisti.
Le Brigate Internazionali accorse in aiuto alla Repubblica furono
considerate il segno tangibile di questa anticipazione alla lotta per la
libertà e la democrazia. In sintesi prevalse l'immagine
dell'internalizzazione del conflitto a discapito di tutte le premesse e
le motivazioni peculiari intrinseche alle vicende spagnole,
focalizzandosi unicamente sull'aspetto ideologico del conflitto o
sull'appoggio esterno che ricevettero entrambe le parti. E' bene
chiarire subito la ragione politica di tale costruzione storiografica.
Il Comintern (La Terza Internazionale a guida mosco- vita), aveva da
tempo elaborato una precisa strategia in vista del futuro scenario
europeo, impostato su una divisione politica dell'Europa in due aree di
influenza, quella sovietica e quella statunitense. I movimenti di
Resistenza nazionali operanti nei rispettivi quadranti geopolitici
dovevano creare un fronte con le forze politicamente alleate. In tale
prospettiva la difesa della Repubblica spagnola e l'alleanza delle forze
comuniste e socialiste con quelle borghesi repubblicane e democratiche
rispondeva a tale disegno, mentre le realizzazioni rivoluzionarie
anarchiche e dei lori alleati del POUM, mediante le autogestioni, le
requisizioni delle terre, delle fabbriche e le collettivizzazioni,
rappresentavo l'opposto del disegno politico strategico della Terza
Interazionale. Da qui si devono inquadrare le tragiche settimane
barcellonesi del maggio '37 con gli scontri tra anarchici e comunisti.
Ma soprattutto ben si comprende la costruzione della narrazione delle
vicende spagnole come la difesa della Repubblica e la scelta
"democratica" anziché rivoluzionaria. Ma la colpa storica maggiore fu ed
è quella di aver cancellato nella memoria storiografica il peso decisivo
della cultura, della tradizione religiosa dell'influenza economica e
politica che la Chiesa cattolica aveva sulla società e sulla storia
iberica sin dal suo formarsi. Se non si parte da questo dato, non si può
comprendere quanto è accaduto a partire dall'estate del '36. La
ribellione franchista fu l'epilogo di una lunga marcia iniziata nel 1492
che portò all'unità della Spagna pochi decenni dopo. La potenza
continentale della Spagna nei secoli XVI e XVII si formò ed accompagnò
con la fondazione e sviluppo della Santa Inquisizione, della più potente
Compagnia cattolica, quella dei Gesuiti. L' idea di nazione si fuse
infine definitivamente più tardi con la fede cattolica nella rivolta
antinapoleonica (l'unica guerra che vide sconfitto Napoleone prima di
Waterloo). L'epopea contro i francesi non fu una semplice rivolta polare
vissuta come la guerra d'indipendenza, una delle tante che infiammarono
il continente europeo nel corso del XIX secolo, ma fu la rivolta del
Credo cattolico contro l'ateismo e il modernismo, contro chi aveva osato
sostituire la ragione a Dio. La resistenza antinapoleonica giocò un
ruolo determinante nel plasmare il moderno del nazionalcattolicesimo.
Una parte preponderante del clero spagnolo, quella che aveva una visione
tradizionalista del mondo, ha sempre vissuto qualsiasi cambiamento come
un'eresia politica e religiosa. Un momento cruciale della storia
spagnola e della chiesa iberica fu l'invasione napoleonica, che portò
insieme alle truppe francesi la modernità. Fu quello il momento in cui
la classe dirigente spagnola, la Chiesa e l'aristocrazia dovettero
scegliere: o incamminarsi verso nuovi orizzonti europei tutti da
scoprire o rimanere ancorati alle certezze dei privilegi.
La scelta reazionaria, quella che si fonda sul concetto di crociata, di
guerra santa di mobilitazione religiosa, di una lotta per la quale i
cattolici devono mobilitarsi per la salvezza della fede e dell'unità
della Spagna, nasce da parte del clero nell'ambito di una mistica
patriottica formatasi nel 1808 con la guerriglia antinapoleonica e la
fattiva partecipazione del clero alla lotta armata. L'inizio della
partecipazione attiva del clero ai conflitti spagnoli lo si deve
indicare nell'insurrezione del 1808, che fu comunemente
storiograficamente considerata come una sorta di Guerra Santa, nella
quale il clero assunse un ruolo indiscusso di avanguardia nelle
operazioni militari.
Il vescovo di Belbastro, Augustin, dichiara nel paese aragonese di
Casteion de la Puente: "Uniamoci dunque, figli miei, per la causa comune
in questa guerra. Dobbiamo essere tutti soldati, prima di tutto. In
mezzo a voi, il vostro indegno pastore sarà colui che, posto davanti al
vostro volto, alzerà la mano sinistra per incoraggiarvi, con il segno
sacro della vittoria del peccato e brandirà l'acciaio con la mano destra
per santificarlo con una specie di unzione, immergendolo nel sangue dei
suoi nemici" (2). La rivolta franchista ed il suo successo furono
l'apoteosi e la fine di questo secolare percorso, questa fu la lunga
marcia del Nazionalcattolicesimo spagnolo. La diversità del franchismo
rispetto agli altri fascismi europei sta nel diverso modo di aver
"sacralizzato la politica". Il fascismo ed il nazismo avevano creato il
culto della nazione del popolo, cercando di creare un vincolo unitario
tra i due concetti. L'uso di simboli, liturgie, cerimonie era
finalizzato alla celebrazione di un nuovo culto che doveva dare
l'illusione al popolo di partecipare attivamente, da protagonista, ad
una liturgia nazionale.
La politica tradizionale assume in questo modo una nuova dimensione, un
carattere del tutto religioso, in altre parole si arriva alla
sacralizzazione della politica. Nella vicenda spagnola, più
specificatamente nel franchismo, prende forma un'altra esperienza: la
politica si appropria delle esperienze del fascismo e del nazismo, ma
con una significativa differenza, assumendo nelle celebrazioni e nelle
parate solo l'aspetto esteriore, ma nel contempo appropriandosi, e qui
sta la differenza, anche e soprattutto del contenuto religioso. Non è
solo una commistione di termini ma è una a "concelebrazione" di riti
civili e religiosi sempre più sovrapposti. Fu proprio il mondo
ecclesiastico ad "invadere" il campo civile, parlando per primo della
guerra come una crociata. Il simbolo del franchismo e del
nazionalcattolicesimo è racchiuso nel più celebre manifesto franchista,
che troneggiava alle spalle dello studio privato di Franco e raffigurava
una croce risultante dall'incontro tra il numero uno e la parola cruzada
con l'ombra di questa prima crociata il cui centro è la Spagna che
abbraccia il mondo. A questo concetto simbolico si affianca la scritta
"ESPANA orientadora spiritual del mundo": non può esservi dichiarazione
più esplicita di una missione universale e divina. (3)
Note
(1) Spagna Libertaria Pier Fracesco Zarcone Massari Editore
(2) clero e guerre spagnole in età contemporanea (1808 - 1939 ) a cura
di A. Botti Rubattino Editore
(3) Chiesa Cattolica e Guerra Civile in Spagna nel 1936 a cura di A.
tedeschi guida editori
Questo il link al quale si trova il manifesto franchista di cui si parla
nell'articolo
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500660295
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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