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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #37 - L'importanza dell'organizzazione dello SPAZIO per fare scuola -- Paola Perullo (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica

Date Fri, 7 Nov 2025 08:30:07 +0200


Con la riapertura del nuovo anno scolastico, in un contesto sempre più buio dal punto di vista socio-politico ed economico a livello internazionale, si rischia di perdere di vista il sano proposito di trasmettere ai bambini e ai ragazzi, l'importanza di un impegno intellettivo che possa facilitare la costruzione di un pensiero critico e alternativo al modo di percepire ciò che sta succedendo e alla rassegnazione. In particolare gli insegnanti si dovrebbero interrogare sul modo in cui viene proposto l'incontro con le conoscenze nella scuola, di fronte alla crescita dell'alienazione riguardo allo studio e al desiderio di cultura.
Per molti anni la Scuola dell'Infanzia ha fatto da apripista, per portare nel dibattito sull'apprendimento-insegnamento, attraverso ricerche teoriche e sperimentazioni, l'importanza dell'organizzazione degli spazi all'interno della scuola. Da più parti arriva la critica che sia ancora troppo diffusa la pratica per cui, le diverse discipline, siano insegnate tutte allo stesso modo: si legge un capitolo o si ascolta una lezione, la si memorizza, e poi c'è la verifica o un'interrogazione per certificare quanto ciascuno ricorda di quel contenuto. Pensiamo come sarebbe diverso incontrare la geografia come esplorazione dello spazio, osservazione di ciò che c'è fuori della scuola, e disegno e realizzazione di mappe. Oppure organizzare la storia come raccolta di documenti da rendere vivi con comparazioni e dialoghi, o ancora, affrontare la letteratura come un intreccio vitale tra parola scritta e parola parlata, da animare con letture ad alta voce e tanto teatro.
Nella Scuola dell'Infanzia, diventa teatro ogni spazio libero, compreso il giardino, in cui i bambini sono liberi di inventare e costruire scenari con materiali semplici, tipo teli colorati, cuscini grandi, scatole e scatoloni di cartone, fogli di tutte le dimensioni, mollette per i panni, sassi, palline di vetro...ecc. Perché lo scenario costruito, diventa la cornice dentro la quale i bambini iniziano il gioco del "far finta di", che è il vero gioco teatrale dove ognuno parla e mima la sua "parte" di un copione inventato.
C'è molta democrazia nel pensare che la scuola possa essere provvista di spazi liberi, concepiti come un vero spazio pubblico vuoto, ideato per gli incontri, gli scambi e le parole. Questa idea ci rimanda alla progettazione della Polis fatta 2700 anni prima da navigatori provenienti dalla Grecia e approdati in Sicilia, dove, nella progettazione della nuova città, (vicino a dove ora si trovano i templi di Selinunte), scelsero di non costruire nulla nel luogo centrale di quella "polis", proprio con il fine di lasciare uno spazio pubblico vuoto da riempire con discussioni o rappresentazioni teatrali. Un'altra cosa che i bambini sottolineano quando hanno spazio a disposizione è che "si litiga meno", altra intuizione di come anche le relazioni personali possano migliorare attraverso grandi spazi condivisi, perché non viviamo un impedimento di restrizione alla nostra immaginazione, ma piuttosto la possibilità di farla "viaggiare" insieme a quella degli altri.
Si potrebbe dire in sintesi che spazi organizzati diversamente producono reazioni, pensieri e relazioni diverse. Questi cambiamenti si possono notare anche da piccole modifiche, come quella di spostare i banchi e invece di lasciarli disposti in fila, metterli uno accanto all'altro formando un rettangolo, oppure togliendo i banchi per lasciare un cerchio di sedie o ancora togliendo anche le sedie per disporci seduti a terra. Tullio De Mauro, parlando di Mario Lodi sosteneva che "la lezione più incisiva viene dal rendiconto del suo fare scuola: Mario che entra il primo giorno di scuola in una prima elementare e propone di servirsi della cattedra come una eccellente stia entro cui allevare i pulcini.
Il maestro scende tra i banchi, li dispone in cerchio, siede in un punto qualunque e comincia a parlare. Questo vale parecchi volumi di pedagogia teorica". Comenio,(1) considerato il precursore dell'Attivismo Pedagogico, fu il primo a sostenere, nella metà del 1600, che "la conoscenza deve necessariamente cominciare attraverso i sensi e solamente quando questa osservazione delle cose sarà fatta, la parola potrà intervenire per spiegarla con efficacia".
Soltanto un pensiero che restituisca alla conoscenza il corpo tutto intero, può contrastare la tendenza a credere che l'intero mondo possa essere contenuto dietro a uno schermo da guardare, stando seduti.
Al contrario, proprio davanti all'enorme quantità di contenuti presenti in rete, abbiamo ancor più bisogno del corpo tutto intero, dei nostri sensi, di praticare diversi linguaggi espressivi e di incontrare la natura e la città, facendo tesoro di esplorazioni ed esperienze non virtuali.
Da questo punto di vista riflettiamo su cosa ha voluto dire per noi tutti l'esperienza avvilente del Covid che ci ha relegati davanti a uno schermo per essere sicuri di non essere contagiati, ma chiediamoci quanto ancora siamo vittime di questo retaggio che invece ha fatto scoprire ai nostri governanti nuove forme di controllo e di potere, per impedirci di restituire alla scuola un'idea di "grande piazza aggregante", luogo di incontro in cui i pensieri e le immagini di un singolo si rispecchiano in un'immagine di comunità condivisa, attraverso la capacità di esplorare e di spingerci con l'immaginazione oltre gli abituali orizzonti, per mutare il nostro destino cercando e affermando l'umanità che è in noi.
Il lavoro nella Scuola dell'Infanzia dovrebbe essere sperimentato, secondo me, da tutti i docenti, per un periodo, magari anche da chi insegna nelle Università, perché a quella età, nel loro modo di giocare spontaneo, i bambini trasformano spazi e inventano mondi che non ci sono, sono utopici, ma l'immaginare nuovi mondi possibili e prefigurare con la fantasia ciò che ancora non esiste, sono modi propriamente umani, del nostro metterci in relazione con la natura e la società.
Siamo nati per raccontare storie, per creare e nutrirci di poesia, di musica teatro e tutto questo ci aiuta a dare senso al mondo in cui viviamo.
Cominciamo a trasformare con convinzione gli spazi delle nostre scuole, sapendo che è l'intero mondo che ha bisogno di essere rivoluzionato, ma non possiamo che cominciare dai luoghi che abitiamo e da noi stessi.
Note:
1) Giovanni Amos Comenio

https://alternativalibertaria.fdca.it/
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