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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #37 - Per una reale difesa delle condizioni salariali e sociali delle lavoratrici e dei lavoratori e' ora di cambiare marcia - Cristiano Valente (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 6 Nov 2025 11:20:07 +0200


Aumenti salariali direttamente sui minimi tabellari contrattuali e forte riduzione del salario accessorio. ---- Fringe benefit, welfare aziendale, fondi previdenziali e sanitari, enti bilaterali, tutti istituti che dividono il movimento dei lavoratori, permettendo ai padroni di recuperare, oltre ai loro profitti, notevoli quantità di denaro, attraverso la deducibilità di tali somme a scapito del sistema sanitario nazionale universale, del welfare pubblico e della previdenza. ---- C.V. ---- I "fringe benefit" (benefici accessori) stanno rappresentando, sempre più, uno dei maggiori strumenti di politica retributiva proposti dal padronato privato nei diversi rinnovi contrattuali di categoria. Questi "istituti" sono costituiti da un insieme di compensi aggiuntivi, rispetto allo stipendio base, elargiti sotto forma di beni o servizi. Si va dai classici voucher o buoni pasto, all'uso di auto aziendali, ai dispositivi elettronici, quali smartphone o laptop (pc portatili), ai buoni carburante, buoni spesa, oppure a servizi quali alloggi, corsi di formazione, viaggi aziendali, baby sitting, palestre convenzionate, fino a polizze assicurative e sanitarie personali, per arrivare al rimborso delle spese di trasporto o del carburante e financo "gift card"(carte per buoni regalo). Uno degli ultimi più significativi casi in cui il padronato sta portando avanti tale scelta è il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che, scaduto a giugno dello scorso anno e che rivedrà in questo mese di settembre la ripresa degli incontri fra le parti sociali, ha visto le strutture padronali di categoria, Federmeccanica e Assistal, proporre una vera e propria contro piattaforma, rispetto alle 280 euro di aumento salariale richiesto unitariamente dalle strutture sindacali, Fiom. Fim e Uilm, proponendo un aumento sui minimi salariali limitato all'indice IPCA, che risulterebbe complessivamente la metà della richiesta sindacale, ma disponibilissimi ad aumentare dalle attuali 200euro l'anno di "fringe benefit" alle 700euro nei prossimi quattro anni. Nello specifico queste somme dovranno essere spesi per asili nido, babysitting, acquisto di libri scolastici e borse di studio, assistenza agli anziani, trasporto pubblico per il lavoratore ed i familiari fiscalmente a carico. In sostanza meno soldi in busta paga, ma più "welfare aziendale". A ben motivare questa visione è stato l'ex Presidente di Federmeccanica, Federico Visentin, che in una sua intervista al Corriere della Sera dello scorso Aprile, candidamente ha affermato: "gli aumenti economici oltre all'inflazione -calcolata tramite- IPCA NEI (dovuta in base alla clausola di garanzia) non devono andare sui minimi retributivi. Ma su altri elementi economici (i fringe benefit) che alle aziende costano meno". Questa operazione porterebbe infatti a regime una deducibilità da parte padronale di oltre un miliardo di euro (700euro pro capite x oltre 1.500.000 lavoratori dell'intero settore) che andrebbero ad aggiungersi ai profitti aziendali e contemporaneamente sottratti alla fiscalità generale che notoriamente sovvenziona il "welfare" pubblico ed universale. Sul piano fiscale infatti, per il datore di lavoro, il costo di erogazione dei "fringe benefit" è deducibile, consentendo un risparmio contributivo. Nell'immediato vi sono vantaggi anche per il singolo lavoratore, che entro determinati limiti stabiliti dalla legge, vede anch'esso queste somme non tassate come reddito. Infatti il quadro normativo relativo ai "fringe benefit" è stato più volte modificato nel corso degli ultimi anni. La  Legge di Bilancio 2025  ha confermato le novità già introdotte nel 2024, apportando però alcune rilevanti modifiche alle soglie di non imponibilità e ampliando la platea dei potenziali beneficiari. In particolare, i principali limiti di esenzione fiscale previsti per il 2025 sono i seguenti: a) 1.000 euro  di "fringe benefit" annui per la generalità dei lavoratori: fino a questo importo, tutti i beni e servizi concessi al dipendente non concorrono alla formazione del reddito imponibile e quindi non sono tassati né per il lavoratore né per l'azienda; b) 2.000 euro  per i dipendenti con figli a carico: questa soglia rafforzata è destinata alle famiglie, consentendo un vantaggio economico superiore per chi deve sostenere spese per i figli; c) 5.000 euro  per lavoratori neoassunti e fuori sede: la vera novità della manovra 2025 è l'introduzione di una soglia eccezionale, applicabile ai dipendenti che, assunti o trasferiti nel 2025, spostano la loro residenza di oltre 100 km per raggiungere il Comune in cui si trova la nuova sede di lavoro. Ma tutti questi vantaggi immediati, oltre a ridurre la quantità fiscale complessiva, hanno la funzione di ridurre le nostre pensioni future in quanto non vanno a sommarsi ai contributi previdenziali, determinano differenze sostanziali nelle condizioni sociali della classe, favorendo e determinando elementi di divisione e di non solidarietà nel tessuto lavorativo.

"l'umanità unita da una sola lingua fu colpita dall'ira di Dio che confuse le loro lingue causando la loro dispersione e la fine della costruzione della torre" (liberamente tratto da Genesi 11 - 1,9)
Infatti l'aumentata introduzione dei "fringe benefit" porta alle estreme conseguenze quella diversità di condizioni sociali a seconda della appartenenza alle diverse categorie ed ai mutevoli e temporanei rapporti di forza nei diversi comparti lavorativi, aumentando così la babele salariale e normativa del movimento dei lavoratori, tradizionale e potentissima arma, da parte padronale e governativa, per logorare e dividere il tessuto solidaristico delle masse lavoratrici. Babele e aleatorietà, cioè incertezza e imprevedibilità delle future condizioni sociali delle masse lavoratrici, già messa in atto dalla scelta, a partire dalla seconda metà degli anni '90 del secolo scorso, del passaggio, per quanto riguarda la previdenza, la così detta seconda gamba pensionistica. Non vogliamo con queste note ritornare approfonditamente sulla oramai antica questione del passaggio dal sistema a ripartizione retributivo, in cui i contributi pensionistici versati all'INPS e rivalutati annualmente al tasso di inflazione previsto dall'ISTAT venivano utilizzati per pagare i trattamenti pensionistici in corso, commisurati agli ultimi stipendi, all'attuale sistema a capitalizzazione contributiva, in cui invece la pensione che un lavoratore prenderà a fine carriera verrà pagata coi suoi contributi individuali, cumulati per un'intera vita lavorativa e rivalutati (forse) attraverso gli investimenti fatti dal suo fondo pensione. Rileviamo solo che al pari dei "fringe benefit" i fondi pensionistici negoziali che vedono attualmente (si potrebbe dire fortunatamente) la copertura di solo poco più di 4 milioni di lavoratori (1) permettono al padronato di dedurre le cifre che vengono erogate per ogni singolo lavoratore. La cifra confermata per quest'anno, complessiva delle somme versate dal singolo lavoratore e dal suo datore di lavoro di 5.164,57 euro. Questa svolta operata convintamente anche dalle dirigenze sindacali sul finire degli anni '90 del secolo scorso, ha certamente determinato che le nostre pensioni (salario differito) oltre a essere notevolmente ridotte nel suo ammontare complessivo, non arrivando mai a quell'80% minimo previsto con il vecchio ordinamento, siano usate paradossalmente dai nostri padroni per finanziarsi, in quanto i diversi fondi pensionistici investono queste somme in quel vero e proprio "casinò" azionario e borsistico, dove il banco vince sempre, ma il banco non sono i lavoratori e le lavoratrici. Ma non è questo il solo paradosso in atto. Gli ultimi dati forniti dal Sole24ore, l'organo di stampa padronale, ci riferisce che le linee di investimento garantite, quelle che più e meglio permettono ai fondi pensione negoziali di garantire eventualmente il capitale versato al raggiungimento del pensionamento, investendo in obbligazioni o titoli di stato, rispetto ad investimenti in azioni soggette a più volatilità e quindi ad un maggior rischio, il confronto, in un arco temporale di 15 anni, quindi dal 2010 ad oggi, è fra un +20,1% dei fondi negoziali rispetto al +42,5 % garantito dal Tfr. (2) Stesso ragionamento e stessa riflessione vale per il cosi detto secondo pilastro riguardo la sanità integrativa, che si sta dimostrando elemento significativo e dirimente per ridurre oltremodo la sanità pubblica. In un recente e circostanziato documento a difesa della sanità pubblica e contro l'ipotesi dell'autonomia differenziata "Non possiamo restare in silenzio. La società civile per la sanità pubblica" redatto congiuntamente da oltre 130 associazioni quali Associazioni di Promozione Sociale (APS) organizzazioni del terzo settore, associazioni non commerciali e senza scopo di lucro e strutture sindacali, si può leggere: "Il Piano strutturale di Bilancio di medio termine 2025-29, approvato dal Consiglio dei ministri il 27settembre 2024, anziché impegnarsi a rafforzare il Ssn prospetta il potenziamento del secondo pilastro attraverso lo sviluppo e il riordino degli strumenti per la sanità integrativa".(3) Questi istituti reintroducono infatti, come le vecchie mutue, uno stretto collegamento fra assistenza sanitaria e condizione occupazionale, producendo una diversità di trattamenti e di servizi a favore di alcune specifiche categorie di lavoratori; quelle con maggiori capacità contrattuali e una differenziazione dei percorsi assistenziali su base categoriale e territoriale, escludendo ampie parti della popolazione, quali disoccupati, lavoratori precari, pensionati e a volte anche i familiari degli iscritti a questi fondi. In più le agevolazioni fiscali a sostegno di questi fondi, come quelli pensionistici e quelli del "welfare aziendale", producono un minor gettito Irpef complessivo, ma soprattutto un minor monte contributivo posto a carico dei lavoratori aderenti ai fondi, i quali potranno contare, in vista del calcolo della loro pensione, su un minor ammontare di versamenti effettuati. Inoltre, questi fondi, producono un eccesso di coperture assicurative, in particolare nei confronti di specifiche voci di spesa, come visite specialistiche e accertamenti diagnostici, e quindi una moltiplicazione delle prestazioni erogate, con il conseguente rischio di aumento di prestazioni e diagnosi inappropriate, e quindi anche della spesa complessiva.
Questi "fondi operano infatti sulla base di un modello prestazionale, palesemente in contrasto con le esigenze di integrazione dei servizi e di presa in carico della persona, nonché sulla base di incentivi alla selezione delle prestazioni più remunerative a prescindere dalle priorità di salute, che, in sanità caratterizzano l'erogazione privata. In tale situazione si produce una perdita di benessere per la collettività e un aumento dei costi per la tutela della salute, ampiamente dimostrata nei paesi con sistemi sanitari basati sulle assicurazioni come gli Stati Uniti".(4)
Queste chiare, precise e condivisibili affermazioni, pur fatte proprie e sottoscritte da strutture territoriali sindacali importanti, quali la CGIL Lombardia, oppure dallo SPI CGIL di Torino, evidentemente ancora non sono riuscite a condizionare i gruppi dirigenti nazionali, sopratutto i gruppi dirigenti nazionali delle singole categorie, verso una necessaria e proficua autocritica ed a una risoluta inversione di marcia, in particolare verso quegli Enti Bilaterali, cresciuti ed ampliati non casualmente a partire dalla metà degli anni '90 del secolo scorso.
enti bilaterali o sindacato di strada?

Gli Enti Bilaterali sono organismi di origine contrattuale, finanziati con versamenti delle aziende e trattenute dalle buste paga dei lavoratori, in cui rappresentanti delle imprese e del sindacato collaborano nell'esercizio di funzioni,quali l'amministrazione dei fondi di previdenza e sanità integrative, interventi a sostegno del reddito, osservatori nazionali sui contratti.
Ci è ben chiara la feroce ritrosia, (eufemisticamente parlando), di alcune particolari categorie sindacali di ridurre il peso e la funzione di questi Enti, diventati depositari di ingenti masse finanziarie e fonte di ulteriore reddito individuale per una burocrazia sindacale in parte "trombata" e ingessata in questa nuova prospettiva mercantile, ma una organizzazione che dedica sempre più tempo e risorse a gestire gli spazi che si sono aperti nelle pieghe di un sistema di welfare, segnato sempre più da un sotto finanziamento dello Stato, garantendo così spazi di mercato a imprenditori privati, un sindacato che non solo fornisce servizi legali e fiscali, ma che ambisce a gestire quote crescenti di salario, previdenza e assistenza sanitaria complementari e anche ammortizzatori sociali integrativi, formazione professionale, attività ricreative e financo servizi commerciali per gli iscritti, è un sindacato che da organizzazione della classe, da struttura di resistenza, tende a diventare parte di un sistema "parastatale",integrandosi contemporaneamente nel mercato capitalistico. La prospettiva di un "sindacato di strada" che la CGIL da tempo indica nei suoi documenti ufficiali e congressuali, qualsiasi sia l'effettivo senso e accezione che il gruppo dirigente nazionale ha e pensa di questa indicazione, contrasta e confligge con la prassi ed i metodi che le singole federazioni categoriali nazionali cocciutamente perseguono, attraverso gli Enti Bilaterali. Un ulteriore paradosso, in questa fase di revanscismo delle classi dominanti lo troviamo in un recente e importante intervento di riflessione del gruppo dirigente nazionale della stessa CGIL, nel quale vengono esplicitate riflessioni e indicazioni di ciò che oggi sarebbe necessario e auspicabile, ed in cui testualmente leggiamo: "ritorno alle Camere del lavoro delle origini, quelle in cui disoccupati, tute blue giacchette nere, donne che facevano il lavoro a domicilio - lo stesso che fanno oggi molti forzati del computer che forniscono i dati alle centrali dell'intelligenza artificiale - maestri e insegnanti che volevano insegnare a chi ne aveva bisogno e lavoratori che volevano imparare si trovavano insieme per mettere in discussione lo sfruttamento del lavoro e le diseguaglianze" (5) Quanto la realtà sindacale odierna nei territori e a livello nazionale sia lontana da quella auspicata è evidente ai più. Ma ancora più chiaramente si afferma che "la mancata riflessione sulle ragioni vere di quella sconfitta" (si sta parlando della sconfitta operaia a partire dall'EUR del 1978 fino agli anni '90 appunto) "ha impedito per anni di riflettere su quale forma dell'azione sindacale fosse davvero più adeguata a rappresentare il lavoro frammentato del nuovo sfruttamento" determinando "una deriva burocratica istituzionale del movimento sindacale italiano, che precipita senza una discussione vera su quei nodi, negli anni Novanta" (6) Inoltre sulla specifica questione sanitaria possiamo leggere: "Nella sanità, per esempio, abbiamo tutti ceduto in anni non lontani alla ideologia che vedeva nella azienda il modello organizzativo che avrebbe risolto il problema dei costi e della burocrazia. E abbiamo troppo tranquillamente accettato che si passasse dalle Unità Sanitarie Locali alle Aziende Sanitarie. Per scoprire poi che dentro la logica dell'azienda, dietro i numeri progressivamente sparivano le persone, e che si indebolivano, fino quasi ad azzerarsi le attività di prevenzione sul territorio e nei luoghi di lavoro.
Le USL nacquero anche dalle lotte per la salute negli ambienti di lavoro, dalla straordinaria alleanza dei consigli dei lavoratori con l'intelligenza di uomini come Maccacaro e di tanti giovani medici che decisero di diventare medici del lavoro, per svolgere un servizio sociale, in fabbrica e sul territorio, per difendere lì la salute e il ben vivere delle persone.
Nell'azienda la prevenzione è pressoché sparita.
E sono spariti i soggetti che vanno nelle fabbriche e nei cantieri non solo per ispezionare la responsabilità delle sventure che capitano, ma per prevenirle, valutando coi lavoratori quali sono le cause che sono all'origine di quelle sventure ormai quotidiane." (7)
Quanto queste riflessioni, seppur tardive, possano conciliarsi con la filosofia degli Enti Bilaterali che offrono prestazioni sanitarie individuali e quanto questi stessi Enti siano in linea con l'indicazione di quel sindacato di strada che se pur confusamente, come abbiamo visto, dovrebbe rappresentare una nuova e necessaria orizzontalità delle Camere del Lavoro, non è dato sapere.
Solo una cruda riflessione ed una reale autocritica, può permettere al movimento sindacale di riprendersi. "mettere tra parentesi le sconfitte, non indagarne con cura le ragioni di fondo, non è mai una buona cosa per costruire la ripresa"(8)

Note:
(1) Relazione COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) per l'anno 2024 presentata lo scorso 23 giugno 2025.
(2) Il Sole 24Ore. Confronto rendimenti fondi pensione vs Tfr: analisi su 10 e 15 anni - 27 Giugno 2025
(3) Firenze 22 Febbraio 2025 "Non possiamo restare in silenzio. La società civile per la sanità pubblica" Saluteinternazionale.info
(4) Idem
(5)https://centroriformastato.it/democrazia-lavoro-e-sindacato-dopo-i-referendum/diAndreaRanieri Francesco Sinopoli. Pubblicato il 20 giugno 2025. Questo intervento è stato presentato da Francesco Sinopoli, Presidente della Fondazione di Vittorio anche alla giornata seminariale organizzata dalla Camera del Lavoro di Livorno il 28 Luglio 2025 dal titolo "Rappresentanza, conflitto partecipazione: quale sindacato confederale?"
(6) Idem
(7) Idem
(8) Idem

https://alternativalibertaria.fdca.it/
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