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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - USAI 2 - IL PARADISO DELLE PARITARIE (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 1 Nov 2025 08:57:30 +0200
Che prospettive per i ragazzi? ---- I ragazzi e le ragazze che si
iscrivono negli istituti paritari ottengono una sorta di sollievo
immediato: ambiente molto più rilassato, carichi di studio alleggeriti,
se non assenti, percezione del fatto che saranno senz'altro promossi...
è evidente che sentano di essersi scrollati di dosso dei problemi. Ma,
una volta usciti da quell'ambiente "protetto", nel quale l'imperativo è
portarli avanti a tutti i costi - specie al costo della retta - quale
impatto potrebbero subire? Otterranno sì un diploma valido ai fini della
legge, ma quali competenze - termine di cui oggi si abusa - avranno
maturato?
Col tempo, molti ragazzi si rendono conto di ciò, e divengono
consapevoli di aver fatto una scelta che sì, ha permesso loro di avere
quel pezzo di carta fra le mani, ma svuotato di tutto il suo significato
più vero: un percorso di crescita e di studio. Capendo che, alla fin
fine, la scuola statale, seppur con le sue storture innegabili, non era
poi così peggio.
Come è possibile che questi studenti superino un esame di maturità tale
e quale a quello di una scuola statale, viste queste premesse? Per
rispondere a questa domanda, occorre partire dal presupposto che tutti,
studenti, docenti e imprenditori, sono consapevoli del fatto che, se
all'esame dovesse palesarsi un ispettore del Ministero, sono dolori. La
presenza di questi ultimi, a dire il vero, è ancora rara o nulla;
nonostante le fantomatiche misure adottate dal nuovo governo. Ad ogni
modo, tutti gli sforzi sono sempre volti a portare a termine l'opera
senza "scossoni". Il presidente di commissione e gli esterni designati,
che si rendono conto della situazione, collaborano coi commissari
interni per supportare gli studenti il più possibile, con molta
"generosità" in fase valutativa. Che senso ha? A questo punto,
l'ulteriore quesito da porsi sarebbe piuttosto: che senso avrebbe
troncare il percorso in dirittura d'arrivo, dopo averli portati senza
colpo ferire fino a quel punto, per giunta con la l'idea sottostante di
concludere indenni? È raro, per cui, che qualcuno si impunti e vi remi
contro.
Che prospettive per i docenti?
In tutto questo marasma, manca una disamina su uno dei protagonisti
essenziali quando si tratta di scuola: gli insegnanti delle scuole
paritarie.
Anzitutto, questi non vengono reclutati tramite le graduatorie valide
per la scuola statale; cosicché, già in questo primo frangente, viene da
chiedersi cosa si debba intendere con "paritario" - rispetto al sistema
di istruzione statale. Bensì, è il proprietario della azienda - o chi ne
fa le veci nel settore delle risorse umane - che si preoccupa di
valutare i curriculum inviati alla scuola, svolgere i relativi colloqui
di lavoro, per poi assumere, su criteri meramente discrezionali.
Insomma; non c'è graduatoria che tenga, e la scuola paritaria dovrebbe
semplicemente curarsi di verificare che il docente abbia i criteri di
accesso.
Altrettanto "poco paritaria" è la metodologia con la quale viene fatto
il contratto: se va bene, si firma un contratto, sino al 30 giugno, a
collaborazione coordinata e continuativa, attraverso il quale si
percepisce uno stipendio "a gettoni" - ovvero a presenza - senza alcuna
copertura di ferie o malattia, con un compenso netto all'ora di 10 euro,
in media. Caso eclatante è stato quello del periodo Covid, con maree di
docenti a casa che, semplicemente, non hanno percepito un euro per quei
giorni di convalescenza. Se va male, il "pagamento" sta nei punti delle
graduatorie provinciali che l'incarico fa fruttare. Già l'Italia è
fanalino di coda per la retribuzione dei docenti in statale di ruolo; ma
qui siamo a un livello ben peggiore. Tenendo conto che, in una scuola
secondaria di secondo grado, il monte massimo di ore per un insegnante è
di 18 settimanali, stiamo parlando di una retribuzione massima che non
può eccedere gli 800 euro mensili. E questo nel migliore dei casi,
perché molte di queste istituzioni paritarie hanno un numero basso di
classi formate, tali per cui non si riesce a raggiungere le 18 ore, per
insegnanti di materie con poche ore settimanali.
Davanti a condizioni contrattuali di questo tipo viene da chiedersi che
senso abbia voler sottolineare la natura paritaria - e dunque
equiparata, rispetto alle scuole statali - se poi sono i proprietari
stessi di questi istituti a qualificare indirettamente come un servizio
di scarsa qualità quello da loro offerto. Altrimenti non ci si può
spiegare in altro modo una disparità così estrema tra i contratti dello
Stato e questi.
E l'attività effettiva di insegnamento? In un contesto come quello della
precarietà nella scuola italiana, un contratto con una scuola paritaria
è, per i giovani insegnanti, una delle poche risorse possibili per
cercare di ottenere qualche punto in graduatoria e macinare esperienza.
Gli imprenditori del settore lo sanno, e sfruttano questo a loro
vantaggio. Quello che sembra un fatto positivo, diviene così un vero e
proprio ricatto occupazionale, perché chi assume si fa forte del
presunto "privilegio" che concede all'aspirante docente di ruolo;
perciò, già di base quest'ultimo è propenso ad accettare le condizioni
di lavoro, in vista di un futuro più roseo nella scuola statale.
Quando, ad un colloquio di lavoro del genere, ci si sente dire: «In
questa scuola non ci piacciono i brutti voti», si è davanti a un
messaggio molto chiaro.
Se si dovesse trovare qualcosa di veramente "paritario" tra queste
scuole e le statali, le responsabilità di cui gli insegnanti devono
farsi carico. Anzi, probabilmente una scuola paritaria è anche più
impegnativa da quel punto di vista, perché oltre al lavoro che ci si
attende da un insegnante, nella sua relazione educativa, c'è anche il
compito di curare l'immagine della scuola come azienda. Ed è qui una
delle storture principali, poiché il docente si sente di aver a che fare
con "studenti-clienti" - o forse sarebbe meglio dire "genitori-clienti"
- che devono essere soddisfatti in quanto tali, onde portare profitto a
chi ha in mano l'azienda. Il docente di una scuola paritaria non è
libero nella sua attività: a prescindere dalla sua motivazione e dalla
sua volontà di mettere in campo strategie educative volte al
potenziamento degli studenti che si trova di fronte, dovrà sempre fare i
conti con le strategie aziendali, il sistema clientelare di cui la
scuola si nutre e - soprattutto, lo si deve sottolineare per l'ennesima
volta - il messaggio sottinteso che i propri figli andranno avanti
perché si sta pagando. Al che, i docenti si chiedono: perché opporsi? E
si promuove tutti; attraverso i sopracitati scrutini, in cui le
valutazioni vengono "gonfiate" appositamente per permettere il passaggio
alla classe successiva, l'ammissione all'esame, il diploma. E tutto ciò
conferma, ancora una volta, la necessità di ripensare la valutazione, in
modo tale che non continui ad esercitarsi questa «egemonia del voto», e
facendo sì che sia protagonista il percorso dello studente e non una
semplice attribuzione numerica.
Quando, come spesso capita, ci si ritrova davanti a classi ingestibili,
con una molteplicità di problematiche di tipo comportamentale, è
necessario ricordarsi sempre che la responsabilità di ciò non può stare
nei ragazzi ma, come è doveroso ricordare, in una classe dirigente
incapace di costruire un sistema scolastico funzionante e delle leggi
chiare ed eque che impediscano queste ineguaglianze. Altro che "paritarie"!
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