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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - Missione Handala. Disertare, boicottare, bloccare lo sterminio. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 25 Oct 2025 08:21:40 +0300


Uno, anzi due punti di partenza, ed un'unica meta all'arrivo. La recente missione politico-umanitaria dell'Handala, l'imbarcazione della Freedom Flotilla, ha inteso tracciare simbolicamente la rotta per le campagne di mobilitazione a sostegno della popolazione palestinese della Striscia di Gaza vittima del genocidio del governo di Israele e dei suoi maggiori partner internazionali. ----I punti di partenza, dicevamo, cioè i porti da cui è salpata Handala: Siracusa e Gallipoli in Salento. Una scelta non casuale, dettata dall'esigenza di Freedom Flotilla Italia di porre all'attenzione generale il ruolo strategico assunto dalle regioni Sicilia e Puglia nei processi di militarizzazione dei territori e dell'economia. Ma soprattutto di denunciare l'ignobile sostegno fornito da esse alla realizzazione della "soluzione finale palestinese" da parte di Benjamin Netanyahu con l'occupazione totale della Striscia e la deportazione sotto la spinta di carri armati, blindati e ruspe di oltre un milione di persone chissà verso quale campo rifugiati in uno dei tanti inferni del pianeta. Dalla Sicilia, dalla sua principale base di morte, Sigonella, transitano i grandi aerei cargo con cui gli Stati Uniti d'America trasferiscono ad Israele le armi e le munizioni impiegate per il genocidio post 7 ottobre 2023. Da Sigonella, ogni giorno, decollano gli aerei con e senza pilota di US Navy, US Air Force, NATO e dei reparti militari di alcuni paesi europei che dopo aver raggiunto i cieli del Mediterraneo orientale contribuiscono ad identificare e tracciare gli obiettivi che saranno poi colpiti dai bombardamenti delle forze armate israeliane, a Gaza, in West Bank, Libano, Siria, Yemen, Iran.

Un ruolo di vera e propria belligeranza, quello dell'Italia, rimarcato dall'uso di alcune grandi basi ospitate in Puglia. Per chissà quale beffardo gioco del destino, il reparto d'élite della Marina di Tel Aviv protagonista dei due ultimi atti di pirateria navale nelle acque del Mediterraneo contro le imbarcazioni della Freedom Flotilla, la "Madaleine" e l'"Handala", lo "Shayetet 13" di Haifa, si addestrava nel 2023 a Brindisi fianco a fianco con i marines della Brigata "San Marco", simulando proprio le azioni di abbordaggio in mare aperto. Ad Amendola (Foggia), un anno fa, l'Aeronautica Militare italiana tributava i massimi onori al Capo di Stato Maggiore delle forze aeree israeliane, il generale Tomer Bar, identificato da alcune ONG come il primo responsabile della strage di cinque giornalisti di Al Jazeera a Gaza il 10 agosto scorso. Sempre ad Amendola e nei cieli del Tirreno, fianco a fianco con i piloti italiani, si sono addestrati i top gun dei cacciabombardieri F-16 ed F-35 israeliani che hanno desertificato la Striscia e il sud del Libano. E gli avieri del 32° Stormo della base foggiana sono stati ospiti più volte nel deserto del Negev per sperimentare con gli israeliani le operazioni di strike con i droni...

Sicilia e Puglia sono pure due importanti laboratori per riprodurre in salsa italiana il modello-sistema del complesso militare, industriale, finanziario, accademico di Israele: a Galatina (Lecce) è stata aperta una scuola internazionale di alta formazione dei piloti dei caccia, partner l'Aeronautica Militare e Leonardo SpA: qui vengono proposti corsi addestrativi agli stati canaglia di mezzo mondo e, contestualmente, la vendita delle più innovative tecnologie di morte prodotte dalla holding industriale a capitale pubblico. Qualcosa di analogo sarà fatto nei prossimi mesi anche in Sicilia: il ministro Crosetto ha annunciato l'istituzione nell'Isola di un'accademia per la formazione dei piloti dei caccia F-35 dual use (con armi convenzionali e nucleari), tramite un accordo tra Aeronautica, Leonardo e Lockheed Martin, con tanto di collaborazioni con start-up e centri di ricerca universitari. In pole position per la nuova scuola bellica, Sigonella, Trapani-Birgi, Pantelleria e perfino l'ex base missilistica di Comiso (Ragusa), oggi aeroporto civile in irreversibile stato di crisi.

La missione di Handala, brutalmente interrotta dal blitz degli incursori israeliani, ha però indicato una pratica di azione e di lotta, netta ed immediata. Di fronte al collaborazionismo sanguinario dei governi e delle maggiori forze politiche e sociali internazionali, spetta a tutti noi di metterci i corpi, le mani, la faccia, sporcarcele di terra, fango e salsedine pur di non inzozzarceli del sangue delle sorelle e dei fratelli di Palestina. Azione diretta in mare, nelle piazze, nelle vie, nelle università, nelle fabbriche di armi, nei porti e negli aeroporti della logistica di guerra per bloccare tutti i processi di alimentazione della catena del genocidio israeliano. Interventi immediati di boicottaggio e sanzionatori di tutti quei soggetti economici e finanziari, diplomatici, militari, "culturali" e sportivi che legittimano la pulizia etnica e l'apartheid del popolo palestinese.

Tra meno di un mese potrebbe definitivamente chiudersi la "partita" di Tel Aviv contro i residenti della Striscia di Gaza, con la cancellazione di ogni forma di vita e la totale desertificazione del territorio e della sua costa. Netanyahu e l'IDF annunciano che il 7 ottobre 2025 celebreranno i due anni dall'offensiva di Hamas con il pieno controllo militare ed amministrativo di Gaza e l'imprigionamento di un milione di uomini sfiniti, donne e bambini nella più grande gabbia-zoo a cielo aperto del pianeta. Sette giorni dopo si dovrebbe giocare ad Udine un'altra "partita", Italia-Israele, eliminatoria dei mondiali di calcio 2026. Su un manto d'erba inondato di sangue c'è chi vorrebbe occultare l'olocausto e graziare i suoi efferati esecutori. Handala, l'umanità che ci stava a bordo e che invocava un piccolo gesto di umanità dove l'umanità è stata annientata dalla barbarie di Israele, ci chiede di impedire in ogni modo che si giochi questa partita del delirio di morte. Italia-Israele non s'ha da giocare né adesso né mai, costi quel costi.

A Napoli, i tifosi hanno le idee chiare. In un vicolo dei quartieri spagnoli è stato realizzato un grande murales con Diego Armando Maradona e la bandiera palestinese. Se Diego fosse vivo, lui che aveva nel cuore la Palestina, chiederebbe di disertare. Disertare, boicottare, bloccare con i corpi lo sterminio sotto le bombe e per fame e sete del popolo di Palestina sono imperativi a cui nessuno oggi può esimersi dal fare.

Risponderemo alla storia e ai figli dei nostri figli di ciò che abbiamo e non abbiamo fatto in questi tragici giorni di fine estate 2025.

Antonio Mazzeo

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