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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - Caro vacanze all'italiana (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 18 Oct 2025 10:38:33 +0300
In questa travagliata estate, in barba alle guerre, l'argomento
preferito pare essere la palpabile crisi che sta vivendo il settore
turistico italiano. ---- Facendo un passo indietro ci troviamo a
maggio, nel giorno della festa dei lavoratori e delle lavoratrici,
quando a Napoli la spiaggia delle Monache viene narrata come
letteralmente invasa da un numero impressionante di persone, ammucchiate
lì per trascorrere una giornata diversa nel delimitato spazio "libero"
concesso a chi non può permettersi altro. Che sarebbe stata un'altra
estate contraddistinta dall'escalation inarrestabile di assalti ai
luoghi liberi, rincari, fatiche, polemiche e ingiustizie non era
difficile da prevedere, anche perché di fatto non si tratta di
previsioni, ma di conferme i cui dati annuali più che fornire smentite e
lasciare scampoli di speranza, non possono far altro che rimarcare gli
inasprimenti.
Invece alla galoppata finale della stagione estiva 2025 c'è chi si
mostra ancora sorpres* e desideros* di raccontare cosa accade nei lidi,
fare la classifica delle città con gli stabilimenti balneari più cari
d'Italia, ripostare i vip, che si indignano e denunciano la desolazione
delle spiagge a pagamento e quanto hanno dovuto sborsare per un lettino,
un ombrellone e un piatto di pasta.
Stando ai numeri le città più care sono Rimini, Padova e Napoli, ma a
parte la Sicilia in cui i costi sono aumentati "solo" di circa il 6%, in
gran parte d'Italia i prezzi di tutto, a cominciare dai servizi di base
del settore del tempo libero, sono aumentati vertiginosamente. Inoltre,
nonostante si batta sui lidi, in realtà la montagna non è affatto
esclusa da questo fenomeno con le medesime manovre d'invasione che nelle
località marine e soprattutto con la malsana idea di replicare la
rivisitazione delle esperienze fino a snaturarle, trasformando, per
esempio, il campeggio in glamping (campeggio glamour con amenities!),
proponendo pernottamenti in case sugli alberi a cifre stellari,
degustazioni striminzite a falso chilometro 0, tanto che il tormentone
generale de* italian* è diventato "Ferie a casa!" perché non c'è proprio
più dove andare senza incorrere nel rischio di essere presi per i
fondelli e spendere una quantità esagerata di denaro per mezza giornata
(l'altra mezza trascorsa in code autostradali).
Ciò che fa spavento più di ogni altra cosa, però, non è tanto il dover
assistere ad un'altra, ennesima applicazione del ragionamento basico
capitalista che vuole che se un servizio o un prodotto può essere
venduto dieci volte quanto vale poiché c'è chi è disposto a pagarlo, non
vi è ragione di ribassarlo perché non è bene mettere limiti alla
speculazione, quanto l'analisi piatta compiuta da chi denuncia tutto questo.
Davanti alla richiesta di rivedere i costi di una giornata allo
stabilimento balneare, che pure ha senso e va fatta, di rendere meno
deluxe esperienze ormai vendute solo alla gente straniera poiché
divenute inaccessibili per le tasche italiane, davanti alle analisi che
tentano di farsi più complesse mettendo in collegamento tutto questo con
i salari da miseria di un'Italia sempre più povera, si può tentare di
invitare a spingersi oltre e fare tesoro di questa tanto rimarcata crisi
per comprendere cosa modificare in maniera trasversale, dando senso
all'utilizzo di tale termine la cui etimologia racchiude la presa di
posizione, il preciso punto di vista e la scelta. Fino a quando la
logica di chi si oppone alla speculazione sarà "fate, ma entro certi
limiti" il problema non solo non verrà risolto, ma la polemica si
trasformerà facilmente in farsa. Davvero si può chiedere e sperare che
la speculazione venga tenuta a bada? La risposta arriva da Unioncamere,
che ci fa sapere che al 30 giugno 2025 agli stabilimenti balneari
italiani se ne sono aggiunti 108, arrivando a quota 7.352 rispetto ai
7.244 dell'anno precedente. Ancora una volta si perde l'occasione di
trasformare un problema in una lotta sociale: le spiagge devono essere
libere, le montagne devono essere libere, il diritto di fare esperienze
va salvaguardato e per garantire tutto questo la speculazione deve
essere contrastata in assoluto, non soltanto smussata.
Invece il cuore di tutto questo polverone è nutrito di ridicolaggini a
suon di italiani versus stranieri, famiglie con il proprio ombrellone e
la schiscetta del pranzo narrate con un mix di pietismo e sdegno, come
se fosse segno di deriva e non di ragionevole esperienza nel luogo.
Ancora una volta risulta comodo segnalare il problema, sbandierarlo
senza fare niente per risolverlo. Nessuna analisi ha provato a mettere
in luce il collasso di una certa prassi vacanziera, invitando a
boicottare certi circuiti di servizi che tra alloggi, ristoranti, siti
d'interesse culturale, esperienze di qualsiasi tipo, biglietti dei mezzi
di trasporto, causano l'aumento continuo e inarrestabile dei costi
complessivi di tutto e non come difetto da correggere, ma come segnale
intrinseco dell'agonia di questo sistema, capace di prolungarsi proprio
grazie al fatto che sì, intanto c'è chi paga senza capire che è
irragionevole, ma c'è anche chi non può permetterselo, ma se potesse lo
farebbe e non sta mettendo in crisi questo concetto di vacanza per
metterne in forma uno più virtuoso.
E se appare miserabile andare alla spiaggia libera con ombrellone e
pranzo a sacco, si capisce perché ancora siano come il fumo negli occhi
scelte come lo scambio di case (il cui circuito, si badi bene, inizia a
far propri certi meccanismi non dissimili da quelli più gettonati con
recensioni, punteggi, visibilità, ma che dà comunque la possibilità di
praticare un altro modo di viaggiare), i cammini strutturati per tappe
nei rifugi, un certo tipo di campeggio e la fruizione di luoghi e
contesti in una modalità epurata dall'attitudine da turista, scelte che
vengono fatte solo da una percentuale talmente bassa di persone da non
riuscire a contrastare le pratiche consumistiche consuete del viaggiare.
Assieme a un settore che si autoalimenta collassando continuamente, c'è
una popolazione refrattaria al ripensamento delle pratiche e dei bisogni
legati allo svago. A braccetto con le aziende che acquisiscono
chilometri di spiagge per restituirle alla collettività privatizzate e
inaccessibili, c'è tutta quella gente che odia la natura, ma va in quel
luogo di montagna perché divenuto virale per il selfie, c'è ogni persona
che alimenta dentro di sé il bisogno di essere turista, inteso nel senso
più consumistico e alienato del termine. E così sappiamo che anche la
prossima volta, che sia Natale, Pasqua o l'intera estate andremo in giro
come turist* dicendo che è tutto caro e schifoso e leggendo sui giornali
che purtroppo il turismo è in crisi, ma che per fortuna l'Italia
continua ad essere una meta ambita.
Désirée Carruba Toscano.
https://www.sicilialibertaria.it/
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