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(it) Italy, Sicilia Libertaria #462 - No other land (2025) di Basel Adra (palestinese), Yuval Abraham (israeliano), Rachel Szor (iraniana) e Hamdan Ballal (palestinese). (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 16 Oct 2025 08:43:20 +0300


No other land è un documentario prodotto (con una compartecipazione svedese), diretto, scritto e montato da un collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra (palestinese), Yuval Abraham (israeliano), Rachel Szor (iraniana) e Hamdan Ballal (palestinese)... racconta la storia della pulizia etnica da parte di Israele nei territori di Hebron (Cisgiordania) tra il 2019 e il 2023... mostra l'occupazione delle Forze di difesa israeliane che per costruire un poligono di tiro e una zona di addestramento militare... distruggono villaggi, uccidono persone, sotterrano pozzi d'acqua, tagliano la corrente elettrica... gli israeliani non riconoscono l'esistenza del villaggio di Masafer Yatta (che appare già sulle carte geografiche del XIX secolo) e tengono la comunità sotto assedio. I giorni sono scanditi da un "esperto" israeliano che consegna ai palestinesi l'avviso di demolizione delle loro case... subito eseguita da bulldozer e soldati che sparano contro le proteste delle gente... si vedono famiglie costrette allo spostamento, altre che ricostruiscono nella notte la loro casa. Nel gennaio del 2021 un soldato israeliano spara sulla folla che vuole difendere il loro generatore di elettricità e il giovane Harun Abu Aram resta paralizzato... non è possibile trasportarlo in un ospedale per le limitazioni imposte alla libertà di movimento dei palestinesi e non avendo più una casa, la madre, Shamia, si prende cura del figlio in una grotta (morirà due anni dopo per le ferite riportate). Il breve frammento dei giornalisti stranieri che intervistano Shamia e filmano il figlio avvolto in coperte e con gli occhi sbarrati verso un cielo di pietra, è toccante... si capisce che i giornalisti sono lì più per "dovere di cronaca" che per sostenere un dolore immenso... Shamia "buca" lo schermo e mostra che anche nella disperazione di donna/madre palestinese, non abbassa il capo... riesce a comunicare l'amaritudine della povertà e la regalità della propria storia.

I militari israeliani continuano l'opera di distruzione nel territorio di Masafer Yatta... buttano giù anche l'unica scuola costruita da uomini (la notte), donne e bambini (il giorno)... i filmati di Basel Adra (e di repertorio) mostrano l'efferatezza dello screditare, dell'annientare, del polverizzare degli israeliani con le imposture elettorali della politica internazionale... come quando si vede Sir Tony Blair che passeggia per qualche minuto sulle macerie di Masafer Yatta, sempre in buona luce per i cani da riporto dei telegiornali della sera. Così Adra: "Porto con me la telecamera da quando ero adolescente. Ho iniziato a filmare ciò che accadeva al mio villaggio. Il motivo per cui ho cominciato è che vedevo solo ruspe entrare nelle nostre comunità e demolire le nostre case. Volevo che il mondo sapesse che noi viviamo su questa terra. Che esistiamo". Adra e il suo amico, il giornalista israeliano Yuval Abraham, cercano di diffondere attraverso i media ciò che accade in quei territori... i video di Adra e gli articoli di Abraham non raggiungono una grande risonanza... così decidono di fare un documentario e dare più visibilità a una condizione di brutalità... intanto lo spopolamento forzato, il nascere di nuove case che il governo israeliano ritiene illegali, i coloni che impugnano i fucili contro la popolazione palestinese (protetti dall'esercito) continuano al canto funebre delle ruspe.

Adra e Yuval sono minacciati di morte e quando Yuval in televisione parla della drammatica situazione dei palestinesi a Masafer Yatta, è accusato di alimentare l'antisemitismo contro Israele... i militari cercano di arrestare Adra ma riesce a fuggire e allora imprigionano il padre, anch'esso attivista per i diritti umani (Adra prende il suo posto a un povera pompa di benzina per mantenere la famiglia). Il film si chiude con una didascalia dove si avverte che il lavoro è stato ultimato prima degli attacchi di Hamas a Israele (7 ottobre 2023) e in una sequenza piuttosto emotiva si vede l'assalto dei coloni (13 ottobre 2023) in cui uno di loro spara a bruciapelo a un cugino di Basel, Zakriha Adra, disarmato. Intanto l'esodo forzato delle famiglie palestinesi si è intensificato e le ruspe, i fucili e i carri armati degli israeliani continuano a violare loro terra.

No other land è un vero e proprio atto d'accusa contro la politica genocida del governo di Israele... sotto un certo taglio, più sommerso, certo... anche l'Autorità Nazionale Palestinese non ne esce bene... la gente dei territori intorno a Masafer Yatta sembra abbandonata al proprio destino di oppressi senza rimedio. Quando la barbarie prende il sopravvento, l'accanimento del fanatismo si rivolge contro gli esseri umani, brucia il passato e spazza via l'arte di gioire... la dittatura del profitto e del possesso domina in ogni ambito del sapere e sui comportamenti... i potenti rovistano come maiali nel letamaio della gloria e approntano le fosse comuni per i disingannati... il disprezzo per la giustizia sociale fuoriesce da fantomatici tavoli di pace dove siedono le nazioni che sono i più grossi produttori/mercanti d'armi... e le favole dei poeti annunciano i funesti giorni di guerre che impongono nuove schiavitù, nuove miserie, nuovi flagelli. No other land ha raccolto riconoscimenti significativi... al 74esimo Festival di Berlino vince il premio per il Miglior Documentario e il Premio del Pubblico nella sezione Panorama, e poi i premi ai festival di IDFA Amsterdam, Vancouver Int.l Film Festival, CPH: DOX Copenhagen, Visions du Reel Nyon, EFA - European Film Award 2024 come Miglior Documentario e Miglior Film, fino a conseguire l'Oscar come miglior documentario nel 2025... quando Adra e Abraham ritirano il premio alla Berlinale nel 2024, Adra dice: "La mia comunità, la mia famiglia hanno filmato la cancellazione della nostra società per mano di questa occupazione brutale. Sono qui che celebro questo premio, ma mi è molto difficile mentre decine di migliaia di persone vengono trucidate e massacrate da Israele a Gaza. Masafer Yatta, la mia comunità, sta venendo rasa al suolo da bulldozer israeliani. Chiedo soltanto una cosa: alla Germania, visto che mi trovo qui a Berlino, di rispettare la volontà dell'ONU e smettere di mandare armi ad Israele". Per aver incluso No other land al Festival di Berlino, alcuni politici/amministratori hanno chiesto la destituzione del direttore artistico, Carlo Chatrian, fine conoscitore del cinema d'autore. Anche per la consegna dell'Oscar al film palestinese sono sorte controversie e dibattiti pubblici... sia in Europa che in America le accuse di propaganda antisemita, diffamazione, distorsione dei fatti, odio velenoso verso Israele... sono state pressanti... governanti e letterati hanno chiesto la testa dei responsabili per aver accettato e premiato il documentario nei vari festival... tuttavia il film ha continuato a mietere interessi culturali/politici ovunque è stato proiettato e ha raggiunto incassi di quasi 4 milioni di dollari... poco meno di un milione solo in Italia. Il ministro della cultura israeliano, Miki Zohar, ha invitato tutte le sale cinematografiche israelite di non diffondere No other land. Gli esercenti americani non hanno comprato il film (se non alcuni indipendenti)... come sappiamo, la cricca ebraica che sta dietro le statuette dorate di Hollywood non è avara di onorificenze quando si tratta di film dove il fantasma del sionismo s'aggira sugli schermi del mondo.

La storia la scrivono i vincitori, ma qualche volta è la poesia, la letteratura, la fotografia, il cinema a scrivere la storia delle vittime in un linguaggio universale che riesce a "toccare" i corpi dei condannati alla catastrofe, riconoscere l'afflizione e le ferite di un popolo e accedere a un'altra umanità. No other land è la testimonianza della memoria infranta di una collettività che insorge di fronte al disinteresse, all'imperturbabilità, all'insensibilità delle società del calcolo spietato... nelle quali il valore dell'uomo è ridotto alla stregua di schiavo, nemmeno vestito elegante... si tratta di un documentario girato sul campo con telecamere d'occasione o amatoriali... non si guarda tanto alla preziosità della fotografia o alla perfezione delle inquadrature quando i fucili si sostituiscono alle richieste di libertà... autori e personaggi interpretano se stessi e danno voce e volto a chi ha perso il diritto di parlare, di vivere, di sognare... in un montaggio serrato, a tratti epico, si vedono le proteste pacifiche dei palestinesi contro le demolizioni, respinte con la violenza dell'esercito israeliano e dei coloni... le organizzazioni per i diritti umani sono etichettate dai sionisti come gruppi terroristici... il silenzio degli Stati Uniti e dell'Europa sulle stragi dei palestinesi grida di vergogna... ogni forma di resistenza è repressa nel sangue di uomini, donne, bambini che lottano per rivendicare la loro esistenza... non si tratta di cosa hanno fatto i palestinesi ma di cosa non ha fatto il mondo intero a difesa del diritto alla vita di un intero popolo.

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